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giovedì 3 marzo 2011

"La vita accanto" di Mariapia Veladiano (Einaudi). Intervento di Elisabetta Liguori













Se essere una donna brutta, di questi tempi, equivale ad una condanna, essere donne e basta rappresenta comunque una responsabilità. Mariapia Veladiano, insegnante di lettere vicentina, laurea in filosofia e teologia, esordiente a 50 anni suonati, questa responsabilità la sente tutta. Lo si intuisce dai temi che tratta. Da vincitrice di una delle poche kermesse letterarie ancora autentiche (Premio Calvino), la Veladiano ci consegna una storia di formazione positivamente arcaica. Quella di una donna brutta, appunto.
Non è facile scrivere di bruttezza del 2011. La bruttezza non esiste più. Non è più visibile, non è riconoscibile. Non interessa nessuno. Alla bruttezza non sono offerti angoli di osservazione o studio, così come per chi è brutto non è a disposizione alcun punto di vista per narrarsi al mondo. Rebecca, infatti, la protagonista di “ La vita accanto” è una bambina talmente brutta da essere indescrivibile. Un punto di solitudine indistinto che attraverso lo svelamento graduale della propria esistenza e dei misteri che l’avvolgono, diventa un’identità forte.
In realtà la bruttezza di Rebecca è solo uno dei temi del romanzo. Questo orrore estetico è sia causa che conseguenza; è il pretesto per raccontare crudelissimi silenzi, nefasti equivoci, tare famigliari, pettegolezzi malevoli, piccole perversioni alle quali l’asfissia provinciale riesce ad attribuire un’eco cosmica. Il vero tema del romanzo è il Male, più in generale. Da dove viene, come cresce, dove conduce. La bellissima madre di Rebecca alla nascita della figlia entra in uno stato di luttuosa depressione. Si abbandona ad un’attonita ripugnanza che ha origini segrete quanto antiche, scegliendo di non tenere più alcun rapporto con la figlia, né con il bellissimo marito, né con il mondo esterno. La causa del grido muto di questa donna sola è il nodo che il lettore dovrà sciogliere.
Dalla parte di Rebecca, a raccontarle quali desideri le sono concessi e quali no, quale angolo del mondo le è riservato, restano solo pochi, riuscitissimi personaggi minori. La cameriera, l’amica grassa, l’insegnate di pianoforte. Ovunque: fantasmi e profumi.
Profumi, sì, perché ciò che non può essere visto, può essere annusato. Anche l’amore. Anche il futuro. Questa è la ragione per cui personaggio non secondario di questo esordio narrativo è il fiume. Il suo odore, quello delle sue alghe, il contesto nel quale sono collocate le sue rive, la gente che abita aldilà e aldiquà delle sponde, e che il fiume stesso distingue in diverse categorie umane, in diverse forme di pensiero. Quel fiume racconta, con uno stile curatissimo e visionario, la provincia, i suoi mali, la sua bellezza opaca. Il fiume toglie e restituisce e, come ogni abile narratore, riesce ad essere custode e complice, viaggiatore sedentario. Un romanzo con i profumi e le atmosfere dei primi del novecento, questo della Veladiano dunque, che si spinge fin dentro il nocciolo della modernità con grande dignità, pudore e atmosfere velatamente noir. Un’opera prima che, come la vita vera, più della vita vera, non s’abbandona al lusso di un lieto fine rassicurante, ma celebra un’epica romantica, forse minore, ma pur sempre vera.



giovedì 1 ottobre 2009

Dal 10 ottobre, con i libri e per i libri, apre in via Cavallotti la Gutenberg a Lecce.

Dal 10 ottobre, con i libri e per i libri, apre la Gutenberg a Lecce. La nostra libreria ha un sogno. Vivere della stessa vita dei libri che accoglie, divenendo parte di un processo di mediazione di parole e idee. Nella convinzione che nulla più di un libro ci rende consapevoli di appartenere ad una comune umanità, illuminata e tormentata dalle medesime speranze e angosce, abbiamo voluto dare inizio a questa nuova avventura, che è commerciale ed esistenziale allo stesso tempo. Da sempre avvicinarsi ad un buon libro significa avvicinarsi a noi stessi, alle differenze di cui siamo fatti, alle nostre zone più oscure, come a quelle più luminose; a quella parte di noi ancora capace di sognare, amare, temere, credere, disperarsi e reagire. Un buon libro, infatti, non si legge: vi si precipita. E’ potenzialmente contagioso e infinito e può generare infiniti altri libri. E’ carne, ossa, sangue e spirito, così come chi lo legge, per questo la scelta che presuppone, sia nel momento della scrittura che in quello della lettura, è sempre una necessità. Un buon libro genera uomini nuovi. Provoca reazioni. Costruisce legami prima inimmaginabili. Ecco, questo è per noi il libro. Con il libro e per il libro, noi oggi scegliamo di diventare parte attiva del meccanismo creativo e consapevole che la lettura consente. Scegliamo di partecipare alla creazione di nuovi e necessari legami tra gli uomini ed al loro possibile cambiamento. Scegliamo con forza e con tutti i mezzi a nostra disposizione. Su circa 100 metri quadrati di superficie complessiva, una particolare attenzione sarà dedicata al settore dei giovani lettori, alla stampa illustrata, all’arte ed alla piccola editoria, con l’intenzione caparbia di occuparsi contestualmente del territorio, dando voce allo stesso – alla sua luce come alle ombre, alla marginalità quanto all’orgoglio, ai confini da superare non meno che alle relazioni più ampie ancora da costruire - attraverso la parola scritta. Pensiamo a laboratori, percorsi creativi guidati ed altre forme di sostegno a progetti diversificati di crescita intellettuale, nell’idea di una cammino ambizioso, ma possibile perché condiviso. In altre parole, con passione e leggerezza vorremmo fare la nostra piccola parte: contribuire a diffondere, agevolare e stimolare, la scelta dei libri adatti a ciascuno di noi, perché l’intreccio tra la curiosità dei sogni e i diversi contatti umani, ci pare oggi il gioco più necessario all’umanità tutta.

Teresa, Caterina ed Elisabetta

sabato 26 settembre 2009

Oronzo Macondo Writers Factory, 2 - 3 - 4 ottobre 2009 a Villa Conca Marco














A soli 12 km da Lecce, 28 da Otranto, 0,5 km dal paesino Vanze di circa 400 persone si trova Villa Conca Marco che sorge nel cuore di un territorio protetto, insieme all’oasi del WWF “Le Cesine” e al campo da golf a 18 buche. Di grande valore storico ed architettonico è il Castello della vicina Acaya, cittadella fortificata, patrimonio dell’UNESCO e prossima sede internazionale del forum per la pace. Percorsi cicloturistici e a cavallo consentono di visitare le masserie limitrofe. La vicinanza al mare, 3 km da Torre Specchia dove siamo presenti con la struttura balneare “BUENA VENTURA”, offre al cliente la particolarità di una vacanza relax anche nel pieno di agosto. L’agriturismo Villa Conca Marco che ospita l’Oronzo Macondo Writers Factory si può agevolmente raggiungere in auto, percorrendo la Litoranea Adriatica (SP.366) in direzione Otranto; superate Acaya e l'oasi naturale WWF "Le Cesine"svoltare all'uscita "Vanze", Villa Conca Marco si trova a 800m sulla destra. Un progetto dunque ambizioso quello dell’Oronzo Macondo Writers Factory che parte da alcune considerazioni di base: Quale rapporto c'è tra letteratura, linguaggio e nuovi media? A distanza di oltre 10 anni dall'esplosione del web, le nuove tecnologie hanno cambiato il modo di scrivere, di raccontare, di farsi leggere? Le speranze di rilancio della letteratura e della scrittura creativa che agli inizi degli anni '80 alcuni intellettuali avevano riposto in internet sono state disattese o si sono concretizzate in nuovi orizzonti? E come ha reagito a tutto questo il mercato? Quali sono le prospettive artistiche ed economiche di questo mondo? "Oronzo Macondo" vuole porsi e porre queste ed altre domande in un week-end di incontri, dibattiti, workshop, approfondimenti sulla letteratura italiana contemporanea. Una residenza artistica per analizzare le nuove frontiere della cultura, le sue prospettive, i suoi successi, i suoi fallimenti, le illusioni. Scrittori, blogger, sociologi, studiosi e critici saranno ospiti del Salento in una sorta di grande fratello della comunicazione.

Letteratura e web
Gianni Biondillo, Davide Borrelli, Omar Di Monopoli, Carlo Formenti, Elisabetta Liguori, Massimo Maugeri, Giulio Mozzi, Paolo Nori, Antonio Pascale, Livio Romano, Michele Trecca, Giorgio Vasta, Dario Voltolini

Programma venerdì 02 ottobre
ore 15.00 - registrazione
ore 16.00 - apertura dei lavori a cura di Carlo Formenti
ore 16.30 - Letteratura e Nuovi Media. L’aspetto creativo e della comunicazione

Dario Voltolini: Dal principio: Nazione Indiana e i fuoriusciti
Gianni Biondillo: Memoria dal retrobottega
Massimo Maugeri: Letteratitudine, un incontro di voci


Coordina Michele Trecca

Interventi di Davide Borrelli, Girolamo De Michele, Francesco Dezio, Omar Di Monopoli, Elisabetta Liguori, Giulio Mozzi, Antonio Pascale, Livio Romano, Michele Trecca, Giorgio Vasta

ore 18.00 - coffee break
ore 19.30 - chiusura dei lavori
ore 21.00 - reading letterario presso il comune di Zollino

Programma sabato 03 ottobre

ore 09.00 - registrazione
ore 10.00 - Letteratura e nuovi media. L’aspetto creativo e della comunicazione

Girolamo De Michele: Visione e presa del reale (romanzo, televisione, rappresentazione)
Giorgio Vasta: Ritorno alla militanza?
Antonio Pascale: La manutenzione dello stile


ore 13.00 - pausa pranzo
ore 15.00 - Letteratura e nuovi media. Gli aspetti del mercato

Carlo Formenti: Editoria, Web 2.0 e diritto d’autore
Giulio Mozzi: Vibrisselibri: luci e ombre di un’esperienza di editoria online
Dario Voltolini: "Il primo amore: l'esperienza on line diventa cartacea"
Interventi di Gianni Biondillo, Davide Borrelli, Girolamo De Michele, Francesco Dezio, Omar Di Monopoli, Elisabetta Liguori, Massimo Maugeri, Paolo Nori, Livio Romano, Michele Trecca


ore 16.30 coffee break
ore 18.30 presentazione del libro di BooksBrothers, Frammenti di cose volgari, a cura di Michele Trecca
ore 20.30 reading letterario presso il comune di Campi Salentina


Programma domenica 04 ottobre
ore 10.00 incontro finale e chiusura lavori

Per ulteriori informazioni:
info@oronzomacondo.it
http://www.oronzomacondo.it

domenica 2 agosto 2009

DEL VARIEGATO MONDO DEI POETI . In ricordo di Musicaos. Di Maria Zimotti

La nostalgia è cosa struggente. Cosa, perchè le cose trattengono i ricordi per rimandarceli a tradimento grazie al vento di una sera d'estate, per esempio. E' il vento di una sera d'estate a trasportarla, la nostalgia. Il vento è una licenza letteraria, perchè il vento quella sera a Noci non c'era. C'era il vento di Internet, l'autostrada virtuale che mi ha portato ad attraversare l'Italia per esserci. Internet è il vento che trasporta poeti che si incontrano nei siti virtuali. Come tutti i poeti non conoscono pregiudizi anagrafici, perciò stanno bene nella Rete. La mattina che ha preceduto la sera di Noci c'è stato un dibattito a quattro davanti ad un caffè sull'overdose dei blog letterari, ché c'era chi diceva che scrittori non ci si improvvisa, che tutti scrivono e chi si chiedeva chi stabilisce che cosa è valido e cosa no. La sera di Noci dà consistenza plastica ai nomi conosciuti in Rete e ti accorgi che i poeti fanno sempre altro, che nessuno nasce scrittore. Io sono scrittore, mi sembra sempre strano dirlo. Ho sentito dire tante volte: "Mi piacerebbe scrivere un libro". Uno aggiunse una volta "... per raccontare i soprusi subiti" e in questo desiderio di tutti c'è il germe dei blog. A proposito di blog, Musicaos sta lì che sonnecchia nel mare infinito del web. L'ultimo post della sua ultima stanca metamorfosi grafica ha per titolo La Gru ed io, nei miei ostinati giochi evocativi che portano sempre acqua al mulino del mio sentimentalismo la vedo come una cosa in standby, un forte uccello con i piedi ben piantati per terra pronto a librarsi di nuovo nel cielo del web, che è come il cielo della psiche dove niente si dimentica veramente. I poeti, intanto. Quando li vedi in carne e ossa ti accorgi perchè chi comincia a scrivere scrive sempre in poesia. Non c'è niente di professionale nella poesia. Istintivamente dico che la poesia è l'istinto primigenio della scrittura ed è forse un pensiero banale, da dilettante, banale come certe frasi fatte e pur vere, come lo scenario degli ulivi, come la vita che scorre. Ogni tanto, con calma, le occasioni della vita mi fanno conoscere di persona tutte quelle persone che hanno condiviso l'avventura di Musicaos, laddove le nostre pulsioni grafomani sono diventate pulsioni elettriche. E, come si dice, i poeti sono meglio dal vivo. Riconosci quella specie di ingenuo esibizionismo che ci coglie tutti all'inizio, perchè come ha detto una volta la mia cara amica Elisabetta Liguori, si scrive principalmente per essere amati. La potenza, la voglia, quando si comincia a scrivere, è quella di un bambino capriccioso che pensa di avere in mano le redini del mondo e non accetta no, come l'adolescente che pensa di sapere tutto. Poi, si impara a modulare, come si impara ad addomesticare la scrittura, perchè se si vuole dire tutto spesso la poesia non basta. Così, ora che Musicaos sta in archivio, dalla sua fucina calda, che per quanto mi riguarda è la fucina calda del Sud, si liberano a poetare per le strade del Sud, e non solo, bellissime ragazze dai vestiti fiorati che sono la ragazza del sud che avrei voluto essere, bella e intelligente oppure musicisti che non hanno smesso di essere giovani. Con dialoghi di questo tipo, intercettati nella sera di Noci, tra due poeti che non si erano mai visti, uno dei quali presentato da uno dei poeti organizzatori, come Luciano, il cui cognome all'altro poeta era sfuggito, coperto dal suono della musica : "Ah, tu sei Luciano, Luciano Pagano?". Misunderstanding creati dalla Rete, dai poeti senza volto. Così, dico grazie a Luciano Pagano, quello vero e a tutti gli altri di Musicaos che mi hanno permesso di conoscere tante persone interessanti che mi hanno aperto prospettive sempre nuove del mio Sud, che sta nell'infanzia delle cose della mia vita.
Sentimentalismi, dicevo.

fonte iconografica: http://www.l-arcadinoe.com/it/wp-content/uploads/2009/04/poesia_in_un_abbraccio.jpg

domenica 12 luglio 2009

Sempre nuova è l'alba (IV edizione). Libera notte di poesia

Nell’ambito della rassegna estiva “Nocincanta 2009”, organizzata dall’Amministrazione Comunale, anche quest’anno torna l’appuntamento con la Poesia. Ormai giunta alla sua quarta edizione la manifestazione “Sempre nuova è l’alba” diretta da Antonio Natile promette nuovamente di coinvolgere e stupire attraverso due personalità originalissime del panorama poetico nazionale e non solo: Maria Grazia Calandrone, poetessa e performer romana che conta numerosissime presenze su riviste letterarie tra cui Nuovi Argomenti, Gradiva, Sud, Le Fram e notevoli pubblicazioni, sua ultima fatica “ La macchina responsabile” Crocetti 2007 e Giovanna Marmo, attrice, poetessa ed artista figurativa napoletana autrice di “Fata morta” Emilio Mazzoli 2005 opera vincitrice del premio Antonio Delfini 2005 e del cd audio “Sex in Legoland” presentato alla BIG (Biennale Internazionale Giovani) nel 2002. Altri autori presenti saranno Biagio Lieti, giovane poeta de “Le Battaglie i robusti no” del 2008 per Poiesis Edizioni e Luciano Provenzano autore di "Tempo liberato" , Pensionante de’ Saraceni , 1985 ). Per concludere Irene Leo, autrice e performer di prossima pubblicazione il suo “Sudapest” Besa 2009, & Elisabetta Liguori autrice di “Il credito dell’imbianchino” Argo edizioni 2005. Incursioni musicali a cura di Checco Curci.
Venerdì 31 luglio ‘09
Ore 21.00- Scalinata della stazione, Noci (Ba)

giovedì 30 aprile 2009

Stralune di Antonio Errico (Manni editore). Recensione di Elisabetta Liguori

Quanto c’è di noi alla fine di un viaggio? Questo sembra essere il tema principe dell’ultimo romanzo di Antonio Errico, Stralune, di recente pubblicato dalla casa editrice Manni. All’interno del viaggiare, direi, Errico è più catturato dal ritorno, che dalla partenza. Quale è la trama di questo viaggiare? Un ipotetico disertore sfuggito ad un’ipotetica guerra torna nella sua ipotetica casa ed al suo ipotetico passato, finendo per cedere all’inganno del raccontarsi, qui inteso come esito drammatico ma necessario di un qualunque percorso.
Perché questo titolo?
Un buon titolo è sempre o un’anticipazione o una conferma di quello che il testo contiene, in una sorta d’accordo preliminare tra lettore e scrittore. A mio avviso il titolo scelto da Errico per questo nuovo romanzo è una confessione appassionata, è la descrizione sincera di un occhio che scrive. Quella che l’occhio di Errico produce, infatti, non è solo poesia, né solo prosa. È voce pastosa che parla nel sonno, voce implicita, libera, fasica, simbolica. Sincerità ispirata, grondante fisicità. Del sonno ha la stessa vaghezza. La densità, l’indolenza rivelatrice, la visionarietà ombrosa che procede per fasi umorali, illuminando la notte. Da questo titolo è quindi naturale tornare al tema principale, dunque. Il tema del viaggio, dobbiamo dirlo, non può che confrontarsi con quello del tempo, da sempre caro ad Antonio Errico. Il tempo passato qui diventa soggetto attivo, attraverso il ricorso ad un ombra/personaggio. L’ombra insegue la narrazione, la stimola e la rende più profonda, consapevole e acuta. L’ombra avverte, l’ombra ripete, in un gioco sapiente di contrasti l’ombra riesce persino a far luce. L’ombra frammenta i luoghi nelle diverse voci che agitano il paese del ritorno. La madre, il padre, l’amata: queste voci si alternano stralunate; a volte prese dallo stupore, altre dallo sgomento, reagiscono come possono alla tirannia della memoria. Altro punto fondante la narrazione di Errico, infatti, è proprio la memoria, della quale il ritorno e il tempo attraversato si nutrono inevitabilmente. Memoria intesa come balsamo o come malattia? Il disertore, dopo i primi passi incerti nella notte e i primi silenzi angosciosi, comincia a domandarsi a cosa potrà mai servire il suo ritorno, cosa potrà ritrovare, salvare, restituire, sanare. È inevitabile domandarselo, per lui come per tutti, ma quello che più colpisce il lettore è che la risposta a questa domanda universale per Antonio Errico passa essenzialmente attraverso la conoscenza del proprio padre, l’osservazione della propria ombra, l’attesa dell’alba.
I propri passi ripetuti nella casa di famiglia, soprattutto quelli sembrano essere l’aituo fondamentale. Qualche tempo fa mi è capitato di leggere un altro romanzo che, se pure con toni del tutto diversi, affronta lo stesso tema. Penso a “ La madre che mi manca” di Joyce Carol Oates. In questo ultimo caso è la morte violenta della madre della protagonista ad obbligarla a tornare nella casa di famiglia, a calpestare passi antichi eppure incompresi, a toccare e ritoccare le vecchie mura deserte per tentare di comprendere tutto quello che è andato perso. Perché, per capire qualcosa di sé, è necessario ritornare, ma è pur vero che tutto quanto ci riguarda intimamente, tutto ciò che condiziona il nostro modo di essere, è accaduto quando eravamo troppo distratti e vivi per rendercene conto. Se è vero che il padre è l’origine, la ragione, il perché, l’ombra, è altrettanto vero che nulla sappiamo di quel “perché”, mentre accade. Cogliere a pieno il senso e il dettaglio di quella che è stata la vita dei nostri genitori è sempre gesto a posteriori. Non semplicemente memoria, ma ricostruzione tardiva. Dove ero io quando mia madre aveva quaranta anni e le cose più importanti della nostra vita si compivano? Dove eravamo noi? Chiedersi oggi “dove sono?” equivale per tutti a chiedersi “dove ero?”. La protagonista della storia della Carol Oates, come il reduce di Errico, tornano a se stessi dopo il tempo giusto, col giusto ritardo, e lo fanno per capire e capirsi. Entrambi toccano, calpestano, osservano i vecchi luoghi come se non li conoscessero affatto. Questo stupore stralunato, quindi, accomuna due romanzi seppur diversissimi per stili, atmosfere, ricercatezza del lessico, ambientazione, ma non solo questo. Anche il successivo bisogno di dimenticare le mura del passato, il loro richiamo da sirena, al fine unico di salvare la pelle ed il cuore. E se Errico è sud, lirico, elegante, pietroso, la Oates è America, spumeggiante, ironica, glamour, ma la vera narrazione è vita che va e ritorna come spola sul telaio. Sempre e ovunque.

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special tank to Mauro Marino

domenica 19 aprile 2009

LA SIGNORA DELLA LETTERATURA ITALIANA: MARIA CORTI

Domenica 19 aprile, ore 18.00, nella Sala Consiliare del Palazzo Ducale di Cavallino, ultimo appuntamento con la rassegna "Il colore delle parole", ideata e realizzata da Ambra Biscuso ed Alessandro Turco.

L'incontro è dedicato a Maria Corti. Lo spunto per ricordarla è nel tema della conversazione curata da Giuliana Coppola "Alla ricerca delle metafore e dell'Aghia Sofia, la santa sapienza, in terra d'Otranto, seguendo il percorso delle parole e della felicità mentale di Maria Corti". Interverranno, fra gli altri, Sergio Blasi, Elisabetta Liguori, Martina Gentile, Luigina De Prezzo, Rosa Mariano, Renata Asquer, Teresa Romano che hanno in maniera diversa lavorato accanto alla scrittura della artista. La giovanissima Federica Ventola darà voce al Canto delle Sirene.

Maria Corti, parlando di una donna dice: ….a lei spettava non solo il presente ma la memoria del passato e la previsione del futuro. Lei di diritto era insieme nell’attualità e nell’eternità.

Ed è sull’idea di attualità ed eternità che si conclude questo percorso nel Colore delle parole.

Maria Corti (1915-2002) è stata una delle figure centrali della cultura del Novecento: critica, filologa, teorica della letteratura, narratrice. Maria Corti insegnò dapprima ai licei; ottenuta la cattedra di Storia della Lingua Italiana all’Università di Pavia, nel 1972 creò il Fondo Manoscritti di autori moderni e contemporanei, a cui si collega la rivista “Autografo” da lei fondata. Collaborò anche ad altre riviste, quotidiani e ad iniziative editoriali. È stata membro della Accademia della Crusca, di Brera e dell’Arcadia; è ricordata anche all’estero per la sua instancabile attività di critica stilistico-letteraria. Alla sua costante attività di studiosa e critica si intrecciò quella di scrittrice e di coraggiosa sperimentatrice di diversi registri narrativi. Tutti i romanzi di Maria Corti sono viaggi da percorrere: intellettuali, metaforici, spaziali o storici. Tra questi ricordiamo: L’ora di tutti, un viaggio nella storia ottantina quattrocentesca; Il ballo dei sapienti, percorso tra costume e lingua nel pianeta-scuola degli anni Sessanta; Voci dal Nord Est e Il canto delle sirene, il primo viaggio investigativo nel New England, il secondo percorso tra tempo, cultura e storia, guidato da incantevoli sirene; Cantare nel buio, viaggio nella realtà del pendolarismo quotidiano.

Il Canto delle sirene Prima raffigurate nell'antica Grecia come uccelli rapaci con testa e bionda chioma di donna, poi dal Medioevo in avanti come donne a coda di pesce, le sirene sono da sempre con insidioso canto simbolo della seduzione intellettuale. Nei quattro episodi del libro, che vanno dai remoti tempi omerici all'oggi, Maria Corti illumina quella strana avventura di seduzione per cui "Sirene e naviganti si desideravano reciprocamente". Gli esiti sono fabulosi, drammatici o ironici, tutti conditi da un sottile chiacchierio delle Divine.

Nel Canto delle sirene protagonista è il pittore Basilio che dipinge Sirene, si mette sulle loro tracce sperando – e temendo – di essere fra gli eletti cui esse accordino le loro apparizioni, crede di avvertirne la misteriosa presenza durante i suoi tragitti sul mare intorno a Otranto, si pone in ascolto del loro canto. Ciò che ottiene è solo un profondo, panico silenzio. In parte, è però questo silenzio a ispirare quello che egli ritiene il suo capolavoro: un sacro dipinto di Santa Sofia, la divina sapienza raffigurata secondo la tradizione dell’iconografia bizantina. È qui evidente, da parte della narratrice e filologa, un recupero dell’idealizzazione pitagorico-platonica delle Sirene, ma anche del loro pathos “esiziale”. Infatti, a differenza di Ulisse, Basilio perirà nel naufragio della sua barca.

Scrive Maria Corti “le sirene invece di scomparire dalla storia umana davano luogo a frequenti apparizioni, ritorni qua e là nel corso dei secoli; niente meraviglia che figurassero in capitelli, in libri di poesia, nelle prediche, di volta in volta con diversa natura


Progetto e organizzazione: Ambra Biscuso e Alessandro Turco.
email: ilcoloredelle_parole@libero.it cell: 339.5607242

martedì 24 marzo 2009

Annamaria Ferramosca e il suo Curve di Livello a Lecce per Itinerario Rosa 09

Nell’ambito della rassegna
Itinerario rosa 2009 – percorsi al femminile

Città di Lecce, Assessorato alla cultura
Sala conferenze ex Conservatorio S. Anna ( Lecce)


giovedì 2 aprile 2009, ore 18
sarà ospite


Curve di livello,
MARSILIO editore, collana Elleffe, Lingue di poesia


di Annamaria Ferramosca



Letture dell’autrice - Interventi di Elisabetta Liguori e Bianca Madeccia

Al violoncello Antonio Cavallo, all’arpa Carmela Cataldo



Perché i segni realizzino il processo di traghettare il tempo, a non arrendersi di fronte alla storia dicendola impossibile o finita, occorre che la parola poetica recuperi questo suo compito attraverso la componente mitica; occorre che la poesia non smetta una sua tensione anche utopica a farsi mitopoiesi, a isolare cioè i personaggi che schiude, le dimensioni che rappresenta, presentandole con quel nitore che è proprio del mito, come figure che in qualche modo si consegnano alla nostra memoria. E questa mitopoiesi, come attraversamento e confronto con le culture e con la tradizione, è un tratto distintivo della poesia di Annamaria Ferramosca.”

(Marcello Carlino, “poiein.it”)

Annamaria Ferramosca ha saputo proporre con questa sua nuova, convincente opera poetica, “Curve di livello” uno scandaglio ampio e incisivo del mondo. Ha saputo oscillare con moto isocrono tra la concretezza dei dati di fatto dell’essere e quell’aspirazione, ugualmente solida, a crearsi una “mitologia del quotidiano Questo libro è un utile e ispirato “manuale di volo” da leggere prima, dopo e durante i tentativi di decollo e di atterraggio sui suoli sassosi del nostro tempo.”
(Ivano Mugnaini, vicoacitillo.net )



Chiudiamo il libro avendo attraversato la densità di un'esperienza certamente adulta, pagine nelle quali si assume su di sé il tempo e il suo portato di scenari con energia e leggerezza e che hanno dietro l'eco della grande poesia, da Leopardi a Saffo al già citato Rilke.” ( Maria Grazia Calandrone, “La Mosca di Milano” )


In questa raccolta i suggestivi graffiti di ipotetiche grotte di Lascaux “traghettano” il tempo come sulle pagine la scrittura, in un abbattimento di barriere spazio-temporali come solo la magica forza del poiein sa operare.
(Valeria Serofilli , motivazione Premio Astrolabio)

Curve di livello è finalista al Premio Camaiore 2007, è Primo Premio Astrolabio,

Città di Castrovillari-Pollino , Violetta di Soragna, finalista ai Premi Lerici Pea e Pascoli.

venerdì 21 dicembre 2007

Tabula Rasa 06 - La rivista letteraria tutt'altro che invisibile











Tabula Rasa è la rivista che la Besa Editrice dedica dal 2002 alla scrittura di ricerca narrativa e poetica. Prosegue la collaborazione con il gruppo de iQuindici, la sezione dedicata alla narrativa accoglie una selezione dei racconti già comparsi sulla loro rivista Inciquid, in particolare gli autori ospitati sono Gabriele Gismondi, Sandra Risucci e Paolo Ferrari. La sezione dedicata alla narrativa si completa dei racconti inediti di Gabriele Dadati, Gianluca Gigliozzi e Michele Lupo, oltre che dall’esordio di Marco Montanaro, dal titolo "Gli ultimi giorni di martirio del Signor B.". Nella sezione dedicata alla critica è ospitato un interessante intervento di Christian Sinicco, dal titolo "La nuova poesia in Italia? ouverture sulla differenziazione", nel quale vengono esaminati gli autori della recente poesia italiana; insieme a questo gli interventi di Luciano Pagano, Elisabetta Liguori e Grenar, che con Giuseppe D’Emilio descrivono dall’interno l’esperienza di VibrisseLibri. Nella sezione poesia sono ospitati quattro autori, Fabio Franzin, con il poema inedito intitolato “Sull’orlo della strada”, Luigi Nacci, con una selezione di poesie scritte tra il 2004 e il 2007, Claudio Pagelli e, per la prima volta in rivista, Luigi Massari. Le illustrazioni di questo numero sono di Orodè.