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domenica 2 agosto 2009

DEL VARIEGATO MONDO DEI POETI . In ricordo di Musicaos. Di Maria Zimotti

La nostalgia è cosa struggente. Cosa, perchè le cose trattengono i ricordi per rimandarceli a tradimento grazie al vento di una sera d'estate, per esempio. E' il vento di una sera d'estate a trasportarla, la nostalgia. Il vento è una licenza letteraria, perchè il vento quella sera a Noci non c'era. C'era il vento di Internet, l'autostrada virtuale che mi ha portato ad attraversare l'Italia per esserci. Internet è il vento che trasporta poeti che si incontrano nei siti virtuali. Come tutti i poeti non conoscono pregiudizi anagrafici, perciò stanno bene nella Rete. La mattina che ha preceduto la sera di Noci c'è stato un dibattito a quattro davanti ad un caffè sull'overdose dei blog letterari, ché c'era chi diceva che scrittori non ci si improvvisa, che tutti scrivono e chi si chiedeva chi stabilisce che cosa è valido e cosa no. La sera di Noci dà consistenza plastica ai nomi conosciuti in Rete e ti accorgi che i poeti fanno sempre altro, che nessuno nasce scrittore. Io sono scrittore, mi sembra sempre strano dirlo. Ho sentito dire tante volte: "Mi piacerebbe scrivere un libro". Uno aggiunse una volta "... per raccontare i soprusi subiti" e in questo desiderio di tutti c'è il germe dei blog. A proposito di blog, Musicaos sta lì che sonnecchia nel mare infinito del web. L'ultimo post della sua ultima stanca metamorfosi grafica ha per titolo La Gru ed io, nei miei ostinati giochi evocativi che portano sempre acqua al mulino del mio sentimentalismo la vedo come una cosa in standby, un forte uccello con i piedi ben piantati per terra pronto a librarsi di nuovo nel cielo del web, che è come il cielo della psiche dove niente si dimentica veramente. I poeti, intanto. Quando li vedi in carne e ossa ti accorgi perchè chi comincia a scrivere scrive sempre in poesia. Non c'è niente di professionale nella poesia. Istintivamente dico che la poesia è l'istinto primigenio della scrittura ed è forse un pensiero banale, da dilettante, banale come certe frasi fatte e pur vere, come lo scenario degli ulivi, come la vita che scorre. Ogni tanto, con calma, le occasioni della vita mi fanno conoscere di persona tutte quelle persone che hanno condiviso l'avventura di Musicaos, laddove le nostre pulsioni grafomani sono diventate pulsioni elettriche. E, come si dice, i poeti sono meglio dal vivo. Riconosci quella specie di ingenuo esibizionismo che ci coglie tutti all'inizio, perchè come ha detto una volta la mia cara amica Elisabetta Liguori, si scrive principalmente per essere amati. La potenza, la voglia, quando si comincia a scrivere, è quella di un bambino capriccioso che pensa di avere in mano le redini del mondo e non accetta no, come l'adolescente che pensa di sapere tutto. Poi, si impara a modulare, come si impara ad addomesticare la scrittura, perchè se si vuole dire tutto spesso la poesia non basta. Così, ora che Musicaos sta in archivio, dalla sua fucina calda, che per quanto mi riguarda è la fucina calda del Sud, si liberano a poetare per le strade del Sud, e non solo, bellissime ragazze dai vestiti fiorati che sono la ragazza del sud che avrei voluto essere, bella e intelligente oppure musicisti che non hanno smesso di essere giovani. Con dialoghi di questo tipo, intercettati nella sera di Noci, tra due poeti che non si erano mai visti, uno dei quali presentato da uno dei poeti organizzatori, come Luciano, il cui cognome all'altro poeta era sfuggito, coperto dal suono della musica : "Ah, tu sei Luciano, Luciano Pagano?". Misunderstanding creati dalla Rete, dai poeti senza volto. Così, dico grazie a Luciano Pagano, quello vero e a tutti gli altri di Musicaos che mi hanno permesso di conoscere tante persone interessanti che mi hanno aperto prospettive sempre nuove del mio Sud, che sta nell'infanzia delle cose della mia vita.
Sentimentalismi, dicevo.

fonte iconografica: http://www.l-arcadinoe.com/it/wp-content/uploads/2009/04/poesia_in_un_abbraccio.jpg