Il Libro dell’Inquietudine si presenta ad occhio nudo come un’accozzaglia in
apparenza sconnessa di riflessioni, impressioni, valutazioni, vaneggiamenti
della mente. Non sarebbe quindi da ascrivere nella categoria del romanzo, ma
piuttosto in quella del diario. Pessoa ha infatti inventato un personaggio di
nome Bernardo Soares e gli ha affidato il compito di stendere un diario. Soares
è dunque un personaggio di fantasia che usa la sottile finzione letteraria
dell'autobiografia. L’autore delega così il diario alla penna di una delle sue
molteplici identità letterarie: Bernardo Soares. Il diario di Pessoa copre
l’arco di circa un ventennio ed è giunto tra le nostre mani quasi sotto le
sembianze di fogli sparsi, come se l’autore avesse voluto privarlo di un ordine
concettuale. La bellezza di quest’opera risiede proprio nella possibilità che
offre al lettore di farsi leggere a caso e lasciarsi stregare; leggerlo
diviene, infatti, un barcamenarsi nella poesia, è identificarsi in qualcuno che
si tratteggia come nessuno, è isolarsi da una realtà che pure viene investigata
in modo ossessivo ed analitico. Ad una prima disincantata lettura si ha pronta
l’impressione che lo scritto non vesta alcuna consistenza, alcuna tangibilità
di fatti, impressioni, esperienze. Il ricorrere insistente, sovrastante delle
parole "fingere", “inganno”, "mentire " può infatti facilmente
portarci nella direzione di una non considerazione del reale come se Pessoa
volesse eludere il nudo, crudo dispiegarsi della vita, ma ad una più
coscienziosa lettura questo suo artificio si rivela essere la sola via per
affrontare svestiti la nuda realtà. Il libro chiede di essere letto più e più
volte per farci diventare coscienti che si tratta invece di un’opera
eccezionalmente lucida sull'esistenza. Il risultato finale somiglia a qualcosa
come“perdersi in Pessoa” e perdersi vuol dire conoscerlo e conoscersi,
guadagnare se stessi. Pessoa è insieme poeta e filosofo e nel libro le due
identità si compenetrano costantemente contribuendo a fare dello scritto una
singolare opera d’arte. Il suo pensiero visionario di cui è impregnata ogni
pagina, è ciò che in realtà conferisce all’uomo Pessoa , alla sua opera e alla
vita stessa la sua significatività. Questa è una caratteristica profonda del
suo pensiero: comunicarcelo attraverso immagini balenanti, inebrianti anche
quando queste sembrano mostrarsi più rispondenti al concreto. Altro elemento
degno di nota è il rapporto strettissimo tra l’Io e il resto del mondo, ma ciò
che rende questo dettaglio insolito è ancora una volta l’esprimerlo attraverso
un’apparente dicotomia d’immagini, pensieri, annotazioni. Pare che Pessoa
voglia comunicarci la verità attraverso il suo contrario o l’annullamento della
stessa e ciò che colpisce è l'estrema angoscia ed insieme l'estrema lucidità
nel considerare ogni cosa, come si può ben vedere in frasi del tipo:“Ho capito,
con una illuminazione segreta, di non essere nessuno”. Suona quasi sconcertante
questa sua capacità di immergersi nella verità e fluttuare nei suoi labirinti
più inesplorati e temuti sino a giungere alla conclusione che nulla di quel che
si palesa è veramente. Attraverso la sua opera, Pessoa negando e al tempo
stesso riconoscendo tutto e niente vuole educarci al mutamento, alla pluralità
che ogni essere è al di là di verità umane date per risolutive e quindi, alla
possibilità di risorgere sempre.In qualità di affiliato Macrolibrarsi | eCommerce n°1 in Italia per il benessere di corpo e spirito io ricevo un guadagno dagli acquisti idonei - As a Macrolibrarsi affiliate | #1 eCommerce in Italy for the well-being of body and spirit / In qualità di Affiliato Amazon io ricevo un guadagno dagli acquisti idonei - As an Amazon Associate I earn from qualifying purchases
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lunedì 23 aprile 2012
IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE DI BERNARDO SOARES (Fernando Pessoa, Feltrinelli). Intervento di Mariangela Notaro
Il Libro dell’Inquietudine si presenta ad occhio nudo come un’accozzaglia in
apparenza sconnessa di riflessioni, impressioni, valutazioni, vaneggiamenti
della mente. Non sarebbe quindi da ascrivere nella categoria del romanzo, ma
piuttosto in quella del diario. Pessoa ha infatti inventato un personaggio di
nome Bernardo Soares e gli ha affidato il compito di stendere un diario. Soares
è dunque un personaggio di fantasia che usa la sottile finzione letteraria
dell'autobiografia. L’autore delega così il diario alla penna di una delle sue
molteplici identità letterarie: Bernardo Soares. Il diario di Pessoa copre
l’arco di circa un ventennio ed è giunto tra le nostre mani quasi sotto le
sembianze di fogli sparsi, come se l’autore avesse voluto privarlo di un ordine
concettuale. La bellezza di quest’opera risiede proprio nella possibilità che
offre al lettore di farsi leggere a caso e lasciarsi stregare; leggerlo
diviene, infatti, un barcamenarsi nella poesia, è identificarsi in qualcuno che
si tratteggia come nessuno, è isolarsi da una realtà che pure viene investigata
in modo ossessivo ed analitico. Ad una prima disincantata lettura si ha pronta
l’impressione che lo scritto non vesta alcuna consistenza, alcuna tangibilità
di fatti, impressioni, esperienze. Il ricorrere insistente, sovrastante delle
parole "fingere", “inganno”, "mentire " può infatti facilmente
portarci nella direzione di una non considerazione del reale come se Pessoa
volesse eludere il nudo, crudo dispiegarsi della vita, ma ad una più
coscienziosa lettura questo suo artificio si rivela essere la sola via per
affrontare svestiti la nuda realtà. Il libro chiede di essere letto più e più
volte per farci diventare coscienti che si tratta invece di un’opera
eccezionalmente lucida sull'esistenza. Il risultato finale somiglia a qualcosa
come“perdersi in Pessoa” e perdersi vuol dire conoscerlo e conoscersi,
guadagnare se stessi. Pessoa è insieme poeta e filosofo e nel libro le due
identità si compenetrano costantemente contribuendo a fare dello scritto una
singolare opera d’arte. Il suo pensiero visionario di cui è impregnata ogni
pagina, è ciò che in realtà conferisce all’uomo Pessoa , alla sua opera e alla
vita stessa la sua significatività. Questa è una caratteristica profonda del
suo pensiero: comunicarcelo attraverso immagini balenanti, inebrianti anche
quando queste sembrano mostrarsi più rispondenti al concreto. Altro elemento
degno di nota è il rapporto strettissimo tra l’Io e il resto del mondo, ma ciò
che rende questo dettaglio insolito è ancora una volta l’esprimerlo attraverso
un’apparente dicotomia d’immagini, pensieri, annotazioni. Pare che Pessoa
voglia comunicarci la verità attraverso il suo contrario o l’annullamento della
stessa e ciò che colpisce è l'estrema angoscia ed insieme l'estrema lucidità
nel considerare ogni cosa, come si può ben vedere in frasi del tipo:“Ho capito,
con una illuminazione segreta, di non essere nessuno”. Suona quasi sconcertante
questa sua capacità di immergersi nella verità e fluttuare nei suoi labirinti
più inesplorati e temuti sino a giungere alla conclusione che nulla di quel che
si palesa è veramente. Attraverso la sua opera, Pessoa negando e al tempo
stesso riconoscendo tutto e niente vuole educarci al mutamento, alla pluralità
che ogni essere è al di là di verità umane date per risolutive e quindi, alla
possibilità di risorgere sempre.domenica 22 aprile 2012
SVETLANA OSTAPOVICI
“Svetlana Ostapovici is born in
Ribnita, Moldova, in 1967. She
moved to Italy
on 1999 where she lives and works now..” (l’opera qui proposta è di Svetlana Ostapovici)
QUIUNUM
“Change is on the
horizon... Today's benefits landscape is facing unprecedented changes. People
are working longer and more flexible schedules, the cost of health care
continues to rise and companies increasingly find it hard to provide
competitive benefits while staying on top of changing regulations.
...and we're here to help -
At Unum, we understand these challenges. As one of the world's leading benefits
providers, thousands of businesses count on us. We help them build a robust
benefits package, provide absence management services and keep them informed of
emerging trends in employee benefits. The result? Customers who count on
forward-thinking solutions backed by a strong and diverse company.”
Nicholas Nickleby by Charles Dickens (Penguin Books)
Around the central story of
Nicholas Nickleby and the misfortunes of his family Dickens created some of his
most wonderful characters: the muddle-headed Mrs. Nickleby, the gloriously
theatrical Crummles, their protegee Miss Petowker, the pretentious Mantalinis,
and the mindlessly cruel Squeers and his wife. Nicholas Nickleby's loose,
haphazard progress harks back to the picaresque novels of the eighteenth
century -- particularly those of Smollett and Fielding -- yet the novel's
exuberant atmosphere of romance, adventure, and freedom is overshadowed by
Dickens' awareness of social ills and financial and class insecurity. However,
as Mark Ford writes in his Introduction to this new Penguin Classics edition,
it is precisely these anxieties that "Nicholas Nickleby so often succeeds
in transfiguring... into the wildest, most exhilarating forms of comedy."”
Oggi mangio da … n. 218: Ristorante La Locanda di Alia
“Nel 1952, era appena finita la
guerra, allorchè Papà Antonio, fino ad
allora sarto, e Mamma Lucia, casalinga, decisero di aprire una piccola
Trattoria. Quattro tavoli ed una stufa a legna, in una cucina di qualche metro.
In breve tempo, divenne sosta per
camionisti e viaggiatori di commercio. La loro filosofia era: una cucina semplice con una materia prima
eccellente. Pinuccio e Gaetano, i loro
figli, ancora oggi rispettano questi
insegnamenti..”
QUIIl libro del giorno: Guarire il Fegato con il Lavaggio Epatico di Andreas Moritz (Macro Edizioni)
|
|
Il fegato è l’organo responsabile della distribuzione e del mantenimento costante
di “carburante” a tutto l’organismo. Agisce come una vera e propria stazione di
depurazione che neutralizza gli effetti nocivi di ormoni, bevande alcoliche e
farmaci. Depurando circa un litro e mezzo di sangue al minuto e fornendo la
quantità necessaria di sostanze nutritive e di energia, il fegato garantisce il
delicato equilibrio che ci mantiene in perfetta salute. Ma non sempre funziona
al massimo delle sue capacità. I calcoli biliari, che formano delle ostruzioni
al suo interno, possono indebolire in maniera considerevole la sua capacità di
depurare il sangue ed è per questo che la loro presenza rappresenta il maggior
impedimento all’acquisizione e al mantenimento di un buono stato di salute e
vitalità, nonché una delle maggiori cause di malattia. Andreas Moritz in cui
l'autore illustra il processo di lavaggio ed espulsione dei calcoli biliari da
lui messo a punto e che può essere realizzatoin maniera autonoma a casa
propria. Questo metodo naturale di depurazione semplice, economico indolore e
sicuro può aiutarci a migliorare la nostra energia, liberarci dal dolore e
regalarci bellezza e lucidità mentale, aprendoci le porte di una vita senza
malattie.
DAIGUNDER
Daigunder (Bakutō Sengen Daigandā) È una serie anime che ha come protagonisti esseri umani che usano i robot nei tornei. Creato da Aeon e Takara e animato da Brains Base Animation Studio, la serie è andata in onda in TV Tokyo dall’ aprile 2002 al dicembre 2002.
Graziella Gardini (Direzione Sea Marconi Envirotech Italia) consiglia: Tre volte all’inferno di Cristian Borghetti (Perdisa Pop)
" Tre romanzi brevi che danno nuova forza alla narrativa gotica
italiana, tornando alle origini della stessa letteratura dell’orrore: Cristian
Borghetti mescola linguaggi antichi e atmosfere storiche per dare vita a un
mondo onirico e surreale, denso di citazioni e suggestioni proprie di scrittori
come Edgar A. Poe o H. P. Lovecraft. Un’eccezionale immaginazione visionaria al
servizio di incubi e paure ancestrali catapulta il lettore nell’oscurità, tra
sangue ed erotismo, orrori e follie, creature infernali e misteriosi labirinti
della mente, nei quali il macabro si allea con il romantico, la scienza con le
arti occulte, l’amore con la morte.
Cristian Borghetti è nato a Lecco nel 1970. Ha studiato
Filosofia Estetica all'università di Milano. Nell'ottobre del 2006 ha pubblicato la
raccolta Ora di vetro (Montedit). Ha un blog www.cristianborghetti.it”
L’ultimo vangelo di Barbara Goldstein. Traduzione di Taddeo Roccasalda (Fanucci Editore e Time Crime)
Un avvincente thriller storico che svela il segreto del mandylion, la
raffigurazione del volto di Cristo la cui origine si perde nel buio dei secoli
e del mito... Italia, inverno 1453. All’interno di un’abbazia abbandonata, un
rudere fortificato in mezzo alle nevi del Gran Sasso, Alessandra d’Ascoli, una
mercante di reliquie e confidente di papa Niccolò V, si sveglia: è ferita ma
non ricorda nulla, salvo l’immagine di una sanguinosa battaglia. Uno
sconosciuto, che afferma di essere suo marito, le rivela che il suo nome è
Alessia. C’è tuttavia qualcosa in quell’uomo che le fa paura, qualcosa che le
sfugge ma la terrorizza... Nonostante sia così debole, Alessandra si costringe
dunque ad alzarsi e si inoltra lungo un sentiero che circonda l’abbazia, fino a
una tomba sulla cui lapide è inciso il suo stesso nome. Comincia così un
viaggio verso le ombre che assediano il suo passato, un viaggio che ben presto
si rivelerà infernale: qual è la sua reale identità? Cos’ha fatto prima di
perdere la memoria? Nel frattempo, qualcuno si aggira nel cuore dell’abbazia.
Cosa sta cercando? E a chi appartiene quella salma esposta all’interno della
cripta? Barbara Goldstein è nata nel 1966. Dopo aver lavorato come responsabile
delle risorse umane per una grande banca tedesca, ha deciso di dedicarsi a
tempo pieno alla scrittura. Studiosa di filosofia e scienze comportamentali,
quando non viaggia per effettuare le sue ricerche risiede a Monaco di Baviera.
È autrice di altri sette thriller storici, le cui protagoniste sono sempre
donne forti e indomite, che hanno avuto ottimi riscontri di critica e di
pubblico. Barbara Goldstein sta scrivendo un nuovo romanzo che ha per
protagonista Alessandra d’Ascoli, Das Testament.
«Alessandra, per me, è una specie di alter ego grazie al quale mi muovo nel
mondo virtuale del Rinascimento italiano; rispecchia il lato più audace,
avventuroso e temerario della mia personalità, una donna capace di osare là
dove io mi limito a sognare. È la personificazione della fermezza d’animo, del
gusto d’avventura, della curiosità intellettuale e della tolleranza.» Barbara
Goldstein
sabato 21 aprile 2012
ROCCO PELLEGRINI
“Rocco Pellegrini è nato a San Donato
Val Comino (FR) nel 1954. Artista poliedrico, usa varie tecniche nel tipo
pittorico e nella fotografia. Ha tenuto personali a Ferrara, Pignataro
Interamna, Cassino e San Donato V.C.. Ha partecipato inoltre a varie rassegne a
Milano, Pisa, Ravenna, Ferrara, Trevi (Flash Art Museum), Salerno, Torino,
Alatri, Malta (Biennale 1995), Innsbruck (Galerie Bertrand Kass) ecc. ottenendo
premi e consensi, fra cui il II Premio al Conc. De Pisis ’95 a ferrara. E’
stato recensito su Flash Art, Il Messaggero, Il Resto del Carlino, Ciociaria
Oggi, La Provincia,
Art Diary, Mercato ed Arte, Quadri e Sculture, Comed, L’Elite ed altre
pubblicazioni. Sue opere si trovano in
collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.” (l’opera qui proposta è
di Rocco Pellegrini )
QUI
Xcel Energy
“Our products and services
differ based on state. Please select your state (or the state you're interested
in) from the list to the left. Why do our products and services differ based on
state? Because our business is regulated by state. We have regulated operations
in eight Western and Midwestern states. The different regulatory body for each
state we serve determines what products and services we deliver in that state.”
Why Nations Fail: The Origins of Power, Prosperity, and Poverty by Daron Acemoglu, and James A. Robinson (Crown Business)
“"Brilliant and
engagingly written, " Why Nations Fail "answers the question that has
stumped the experts for centuries: Why are some nations rich and others poor,
divided by wealth and poverty, health and sickness, food and famine? "Is
it culture, the weather, geography? Perhaps ignorance of what the right
policies are? Simply, no. None of these factors is either definitive or
destiny. Otherwise, how to explain why Botswana
has become one of the fastest growing countries in the world, while other
African nations, such as Zimbabwe,
the Congo, and Sierra Leone,
are mired in poverty and violence? Daron Acemoglu and James Robinson
conclusively show that it is man-made political and economic institutions that
underlie economic success (or lack of it). Korea,
to take just one of their fascinating examples, is a remarkably homogeneous
nation, yet the people of North Korea
are among the poorest on earth while their brothers and sisters in South Korea are
among the richest. The south forged a society that created incentives, rewarded
innovation, and allowed everyone to participate in economic opportunities. The
economic success thus spurred was sustained because the government became
accountable and responsive to citizens and the great mass of people. Sadly, the
people of the north have endured decades of famine, political repression, and
very different economic institutions--with no end in sight. The differences
between the Koreas
is due to the politics that created these completely different institutional
trajectories. Based on fifteen years of original research Acemoglu and Robinson
marshall extraordinary historical evidence from the Roman Empire, the Mayan
city-states, medieval Venice, the Soviet Union, Latin America, England, Europe,
the United States, and Africa to build a new theory of political economy with
great relevance for the big questions of today, including: - China has built an
authoritarian growth machine. Will it continue to grow at such high speed and
overwhelm the West? - Are America's
best days behind it? Are we moving from a virtuous circle in which efforts by
elites to aggrandize power are resisted to a vicious one that enriches and
empowers a small minority? - What is the most effective way to help move
billions of people from the rut of poverty to prosperity? More philanthropy
from the wealthy nations of the West? Or learning the hard-won lessons of
Acemoglu and Robinson's breakthrough ideas on the interplay between inclusive
political and economic institutions? "Why Nations Fail "will change
the way you look at--and understand--the world.”
Oggi mangio da … n. 217: Ristorante L’Antico Ulivo
“Il Ristorante – Pizzeria L’Antico
Ulivo si trova a Civita (CS), uno dei paesi più pittoreschi della Calabria,
distante appena venti chilometri dalle spiagge dell’Alto Ionio e porta
d’accesso alle incontaminate aree montuose del Parco Nazionale del Pollino. La
sala, al pian terreno di un grazioso palazzetto ottocentesco, mette a
disposizione 80 posti in un ambiente raccolto, caldo e raffinato,
caratterizzato da belle volte a crociera con i mattoni a vista: il posto ideale
per gustare le specialità che Patrizia, la padrona di casa e di cucina, prepara
per palati che non si accontentano del “tipico” alla moda, conservando gli
odori e i sapori della tradizione civitese. Nelle più miti giornate primaverili
e nelle tiepide serate estive è possibile accedere al giardino dove, oltre
all’antichissimo ulivo, si aggiungono vecchi fichi, peri, pruni, altri alberi
da frutto e piante ornamentali tipiche del luogo. Intorno è possibile ammirare
lo stupendo paesaggio delle rocce a strapiombo, mentre il paese si arrampica
sul pendio. Sullo sfondo, il canto di gufi e usignoli – confuso dallo scroscio
delle acque del Raganello che scendono nelle Gole – offrono intensi momenti di
tranquillità.”
QUI
Il libro del giorno: Umiltà di Ruben Cedeno (Editrice Italica)
Questa opera fu pubblicata il 27 ottobre 1986, Giorno del Disarmo Mondiale,
nell'Anno ''Internazionale della Pace, durante la "Giornata Mondiale della
Preghiera per la Pace"
realizzata in Assisi con la partecipazione dei capi e rappresentanti delle Chiese
cristiane e delle religioni di tutto il mondo invitati dal Santo. Padre e Beato
Giovanni Paolo II, Gran Maestro della Divina Misericordia, al quale l'autore
diede personalmente una copia di questo libro
DAI GUARD
Dai-Guard (Chikyu Boei Kigyō Dai Gado), definito tecnicamente "Terrestrial
Defense Corp. Dai-Guard" è una serie televisiva di anime, prodotta da
Xebec, e diretta da Seiji Mizushima. E '
andata in onda dal 5 ottobre 1999 al 28 Marzo, 2000 su TV Tokyo, per 26
episodi.
Graziella Gardini (Direzione Sea Marconi Envirotech Italia) consiglia: Un segreto non è per sempre di Alessia Gazzola (Longanesi)
"Mi chiamo Alice Allevi e ho un grande amore: la medicina legale. Il
più classico degli amori non corrisposti, purtroppo. Ho imparato a fare le
autopsie senza combinare troppi guai, anche se la morte ha ancora tanti segreti
per me. Ma nessun segreto dura per sempre. Tuttavia, il segreto che nascondeva
il grande scrittore Konrad Azais, anziano ed eccentrico, è davvero
impenetrabile. E quella che doveva essere una semplice perizia su di lui si è
trasformata in un'indagine su un suicidio sospetto. Soltanto Clara, la nipote quindicenne
di Konrad, sa la verità. Ma la ragazza, straordinariamente sensibile e
intelligente, ha deciso di fare del silenzio la sua religione. Non mi resta che
studiare le prove, perché so che la soluzione è lì, da qualche parte. Ma
studiare è impossibile quando si ha un cuore tormentato. Il mio Arthur è
lontano, a Parigi o in giro per il mondo per il suo lavoro di reporter.
Claudio, invece, il mio giovane superiore, il medico legale più brillante che
conosca, è pericolosamente vicino a me. Mi chiamo Alice Allevi e gli amori non
corrisposti, quasi più delle autopsie, sono la mia specialità."
Il caso Maloney - La prima indagine del detective Joe Faraday. Traduzione di Mara Bevilacqua (Fanucci Editore e Time Crime)
Con Il caso Maloney, Graham Hurley inaugura una
serie che in Gran Bretagna e in Francia ha fatto scalpore: thriller forti di
una scrittura scabra e cristallina, e di una capacità di restituire la realtà
della scena criminale con tale efficacia da annoverare tra i molti estimatori i
più alti gradi della polizia e dell’investigazione del Regno Unito. Stewart
Maloney è scomparso nel nulla: l’ispettore Joe Faraday è convinto che sia stato
assassinato. Ma ci si può basare su una semplice intuizione in un luogo come
Portsmouth, una delle città più povere e violente d’Inghilterra, dove le uniche
leggi sono il traffico di droga e il crimine, e la sola regola è l’omertà?
Sprecare energie dietro un presunto caso di omicidio è una perdita di tempo che
Joe non può permettersi. Ma Faraday sta lottando anche contro altro: sotto un
cielo grigio che incombe, nel quale solo il volo degli uccelli sembra avere
ancora una direzione e un senso, i demoni di un passato che lo ossessiona non
gli concedono tregua. Perché ritrovare Stewart Maloney vivo o morto è il perno
intorno al quale ruota ormai la sua intera esistenza: e fallire significherebbe
arrendersi a quei demoni, arrendersi alla follia...
Graham Hurley è nato nel 1946 a Clactonon-Sea, Essex.
Dopo una fortunata carriera come documentarista, ha deciso di dedicarsi interamente
alla scrittura. Il caso Maloney, primo thriller della serie che ha per
protagonista Joe Faraday, consta al momento di dodici volumi e ha conosciuto un
ampio consenso di critica e di pubblico; France 2 ha prodotto una fortunata
trasposizione televisiva di quattro romanzi della serie. Hurley vive e lavora a
Exmouth, nel Devon, con la moglie Lin, i tre figli e un gatto. «Se siete
convinti, come lo sono io, che alcuni settori della nostra società siano al
collasso, tenete presente che la prima testimone del degrado al quale si è
giunti è la polizia. Perché è la polizia la prima ad avere a che fare con la
rottura dei vincoli familiari, con gli orrori di un’educazione sbagliata, con
la povertà e le ingiustizie che questa implica. Quello di cui sono testimoni
oggi gli agenti di polizia è spesso lo specchio di quello che domani ci
riguarderà tutti.» Graham Hurley
venerdì 20 aprile 2012
NEW PEP - Il quadro non è che un prodotto
C’era una volta la Pop
Art. Un’arte fatta per le masse. Nata per la gente. Prodotta
per il popolo. Popular, appunto. Da ingurgitare e consumare, esattamente come
qualsiasi altro prodotto. Erano gli anni ’50-’60. Andy Wharol, con la sua produzione seriale di
ritratti serigrafati, dava inizio ad una sorta di catena di montaggio
dell’arte. Trasponeva nella sua Factory la versione post-moderna della
rinascimentale bottega d’artista, avvallando la teoria riguardante l’opera
d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica già esposta da Walter
Banjamin nel 1935, e secondo la quale
un’immagine più volte vista – dunque riconoscibile perché entrata a far parte
del bagaglio iconico collettivo –, avrebbe in sé il potenziale per diventare
un eccezionale veicolo comunicativo. Un
veicolo dall’idioma chiaro e fruibile e dall’impatto immediato, capace di propagare
messaggi valicanti lo status
decorativo dell’immagine. Negli anni del Pop artisti come Warhol, Oldenburg e
Dine recuperavano i loro soggetti
direttamente dagli scaffali di un supermercato o nei fast food,
operando, in termini di scelta iconografica, una autentica
decontestualizzazione duchampiana, capace di convertire un prodotto
riconoscibile in opera d’arte. Quel prodotto, però, veniva ri-prodotto in chiave
artistica, mediante tecniche grafiche, pittoriche o scultoree. Era, dunque, l’arte che imitava il prodotto
da scaffale o l’icona holliwoodiana, per rendersi istantaneamente fruibile.
Oggi, a distanza di più di mezzo secolo, un artista come Pep Marchegiani decide di ribaltare i principi di base della Pop Art, nonché le
regole di mercato. Capisce che, per
essere comunicativamente incisiva, l’immagine riconoscibile – il marchio, il
logo, il ritratto o la caricatura del personaggio noto - deve essere riprodotta
su supporti accessibili al grande pubblico, ovvero a quella fetta piuttosto
farcita di gente che nelle gallerie e nei musei non entra quasi mai. Come
afferma lo stesso Pep: “Il messaggio è indubbiamente lo stesso, quello che
cambia è la scelta del supporto sul quale produrlo. La differenza è nella
tecnica”. È il prodotto stesso a farsi
arte. Non più il dipinto, la serigrafia o la scultura, già capaci di ritrarlo e
riprodurlo quale totem per la memoria iconica di massa. Il prodotto è già
messaggio. Ma nella produzione di Pep Marchegiani si fa opera d’arte
riproducibile, facilmente acquistabile, e altamente comunicativa. E lo stile
adottato per perseguire un tale obiettivo non poteva che essere palesemente
popular: essenziale, illustrativo e pubblicitario. Contorni netti e campiture.
Talvolta piatte, talaltra strutturate a costruire volumi per livelli di
gradazioni tonali. A questo punto è naturale captare che, se l’immagine viene riprodotta su felpe, t-shirt, borse, cover per iPhone o ruote di
mountain bikes, la porzione di pubblico predisposta a riconoscerla e fagocitarla sarà più variegata. Come afferma
lo stesso Pep “... trovo che
l’opera debba comunicare sui più disparati supporti e
essere alla portata di tutti dal collezionista al collezionista”. Le sue
opere-prodotto divulgano messaggi visivi
audaci e impertinenti. Più precisamente agiscono una denuncia sociale,
sfrontata e mai esiziale. Sono critiche formulate in chiave ironica e polemica. Accuse sottili (ma non troppo), edulcorate
dalla nettezza del segno e del colore. Con la stessa celerità di un rotocalco o
di una pagina web, Marchegiani coglie la notizia, la mastica e la trasforma
graficamente in un messaggio visivo da stampare e vendere al dettaglio. È così
che nascono cicli in cui le immagini denunciano apertamente il principio di
‘sfruttamento’ – umano, fisico e
culturale – sul quale si fonda il
profitto stesso delle imprese. È il caso di Multinational. “Se penso al
contenuto di un Big Mac – asserisce l’artista – mi viene in mente di
denunciarli per strage”. Ecco allora personaggi politici mutare
ridicolmente in icone manga o eroi dei
fumetti e dei cartoons. È il caso di Umberto Bossi, trasformato in una
sconcertante Hello Kitty! Perché secondo
Pep, uno come lui non può che essere il prodotto di una multinazionale: “… un essere umano pensa e comunica, il
Bossi-Kitty esegue e si rompe, viene stampato su maglie ed è venduto grazie
alla sua confezione con tanto di slogan sul ‘cell'hoddùro’… In sostanza Bossi è
la risposta padana ad Hello Kittty, come il Trota è l'anti My Melody…”. La
forza comunicativa e mediatica di Pep Marchigiani è testimoniata dai 20.000 visitatori che cliccano ogni
giorno sulla sua pagina Facebook. Mentre
il suo brand è prodotto in licenza da grandi aziende, e risulta presente in circa 200 boutique di
alto livello. Una forza comunicativa pari a quella che le sue tele hanno in galleria. Perché ora il
collezionista non è il più soltanto il colto amatore d’arte, ma è anche - e soprattutto – l’anonimo cittadino che
indossa una felpa o una t-shirt. In questo senso, la produzione e riproduzione
di Marchegiani sembra andare ben oltre
il concetto di Neo o New Pop. Si potrebbe parlare piuttosto di tendenza New
Pep! Quando il quadro non è che un prodotto, e la vera opera d’arte diventa la
t-shirt. A primavera inoltrata, in un festival di mutevoli cromie, la Galleria Famiglia
Margini di Milano ospita le sensazionali e sovversive creazioni di Pep Marchegiani, in una mostra che rovescerà il vostro modo di
percepire l’oggetto d’arte. Sardonici ritratti e irriverenti caricature
immortaleranno i grandi inganni della società contemporanea. Troverete
magliette appese alle pareti come fossero quadri, e cover per cellulari esposte
su piedistalli. Non mancheranno le irriverenti
pitto-sculture e i multipli in formato
polaroid. L’arte trascenderà l’arte, per diventare oggetto d’uso
quotidiano. E la causticità
dell’immagine crescerà in modo esponenziale, proprio grazie all’istantanea
riconoscibilità di loghi e soggetti, impastati con lungimiranza dell’artista. Perché l’opera non è più pezzo unico da museo, ma può
diventare oggetto riproducibile. Oggetto d’arte o oggetto d’uso. Indossabile e
godibile. Nasce una nuova forma di
collezionismo di massa. Il messaggio visivo è immediatamente vendibile a
chiunque. L’arte esce della galleria per entrare nel guardaroba della gente. Un
modo decisamente esclusivo per fornire a compratori provenienti da qualsiasi
status sociale, e di qualsiasi livello culturale, una nuova
chiave di lettura della realtà.
Perché, per dirla con le parole di
Janet Wolff:
“…. l’attività artistica intesa come genere di lavoro unico, con un prodotto
anch’esso unico, addirittura trascendentale, è
un’idea errata, basata su determinati sviluppi storici, generalizzata
erroneamente ed erroneamente considerata essenziale alla natura dell’arte.”
NEW PEP - “Il quadro non è che un prodotto." Mostra personale di Pep
Marchegiani. Dal 27 Aprile al 27 maggio 2012. A cura di Giovanna Lacedra e Grace
Zanotto.
Galleria Famiglia Margini - Via Simone D’Orsenigo, 6
20135 Milano
Vernissage: venerdì 27 aprile, ore 18.30
Info: www. famigliamargini.com / famiglia margini@gmail.com/
canoneinverso1977@libero.it
Tel. +39/ 328 7141308
LUCIA SARTO
“Lucia Sarto nasce in provincia di
Udine nel 1950. Nel 1961 a
Trieste si aggiudica il I° Premio al Concorso Regionale di Pittura per studenti
delle Scuole Medie. La sua formazione artistica avviene tra Venezia e Torino,
città nelle quali partecipa con notevole successo alle prime importanti
Collettive. È a Torino, famoso centro della Cultura e dell'Arte Italiana, che
si consacra Pittrice dell'Anno in una personale al Palazzo della Regione con le
opere più significative del suo "Realismo Romantico". Ha al suo
attivo oltre cento Mostre, di cui una cinquantina di Personali in Italia ed
all'Estero. Nel 1979 a
Como riceve il premio "Pittrice dell'Anno". Nel 1980 al Palazzo delle
Manifestazioni a Como le viene assegnato il Premio "Costa Armatori"
per le Mostre allestite sui Transatlantici nelle Crociere Internazionali. Nel
1981 riscuote un notevole successo di critica e di pubblico alla rassegna
presso le Cave di Treviso. Nel 1983 partecipa, su invito, alla Expo Arte di
Bari e alla Rassegna Internazionale d'Arte al Palazzo delle Manifestazioni di
Salsomaggiore. Inoltre il Museo Civico di Foggia le dedica un'antologica di
prestigio di grande successo. Tra il 1983 e il 1984 espone in diversi Paesi
europei: sue le personali alla Galleria Kuck di Eschweiler (Aquisgrana), alla
Castle Mews Gallery di Londra, all'Internationale Messe di Basilea. E' presente
dal 1984 nella prestigiosa Galleria Otto di Vienna, in cui ogni anno viene
allestita una sua Personale. Nel biennio 1986/87 è presente alle Fiere d'Arte
di Parigi e di Los Angeles. Partecipa dall'86 a tutte le edizioni della Poggibonsi Arte,
importante manifestazione ideata e promossa da Tommaso Giotti. Proprio su
iniziativa di questi, nel 1993 viene proposta una sua personale al Palazzo
Affari di Firenze. I suoi lavori sono presenti: dal 1993 alla galleria
S.Giorgio di Portofino (GE), dal 1995 alla Decò Art Gallery di Lignano
Sabbiadoro (UD) e dal 1998 alla Galleria Melori & Rosenberg di Venezia. Dal
1998 al 2005 partecipa all'Art Expo di New York. Nel 2005 la "Melori &
Rosenberg Publishing" pubblica un nuovo catalogo con le opere più recenti.
Le sue opere si trovano nelle più importanti collezioni pubbliche e private a
Monaco, New York, Tokyo, Nagoya, Vienna, Francoforte, Londra, Portofino, Venezia.
Nel maggio 2005 partecipa con due quadri alla mostra collettiva "Venice -
Views on Ghetto" organizzata dalla Galleria Melori & Rosenberg presso la Sala Midrash Leone da
Modena nel cuore del Ghetto Vecchio di Venezia. Nel settembre 2005 in occasione della VII
Giornata Europea della Cultura Ebraica la Galleria Melori
& Rosenberg inaugura presso la stessa sala storica una personale
dell'Artista, "La Poesia
dell'Attimo". La mostra riscuote un gran successo di pubblico e critica,
motivo per cui verrà prorogata di oltre un mese. Nel giugno 2006 in seguito a contatti
intercorsi tra la
Galleria Melori & Rosenberg e l'Istituto Italiano di
Cultura di Tel Aviv, l'Ambasciatore d'Italia in Israele Dr. Sandro De Bernardin
ospita le opere della Mostra Views on Ghetto in occasione della Festa della
Repubblica. In occasione di questo evento, la Casa Editrice Melori
& Rosenberg pubblica un catalogo contenente le presentazioni
dell'Ambasciatore e del Sindaco di Venezia, Prof. Massimo Cacciari. La Mostra "Venice - Views
on Ghetto" diventa itinerante e viene ospitata dal Museo Italiano di Arte
Ebraica U. Nahon di Gerusalemme e dagli Istituti di Cultura Italiana di Haifa e
di Tel Aviv. Nell'aprile 2006 Lucia Sarto espone i suoi dipinti presso le
" Otto Galerie" di Vienna. Nell'estate dello stesso anno i giclee
delle sue opere più recenti vengono richiesti per l'allestimento del
Cafè Jaleo, un punto di ritrovo a carattere culturale a Lanzarote.
Dall' 1 al 31 dicembre 2006 partecipa all'importante collettiva "SMALLWORKS"
presso la Galleria
d'Arte ADDISON di Boca Raton (Florida). Da febbraio 2007 in esposizione permanente presso la Thornwood Gallery
a Houston in Texas. Sempre a febbraio dello stesso anno l'Addison Gallery
organizza una mostra personale con i nuovi lavori di Lucia Sarto " One
Woman Exhibition" a Boca Raton FL che si protrae fino a marzo 2007. Da
giugno 2007 i suoi originali sono in mostra permanente presso la Behr-Thyssen,
Manhattan New York City. In concomitanza con questo evento il numero di giugno
2007 della prestigiosa rivista d'arte Art World News, pubblica un interessante
articolo sui suoi lavori. Dal 4 al 25 gennaio 2008 la Thornwood Gallery
le allestisce una mostra personale che presenta una ventina delle sue opere più
recenti. A ottobre 2009 la A&D
di Como organizza una personale dal titolo "Percorsi" promossa da
AMACI nella giornata del Contemporaneo e con il patrocinio del comune di Como.
A dicembre dello stesso anno ha partecipato al progetto culturale - 15² KUNST
Macht Schule - ad Amburgo, terminato con un'asta da Sotheby's a Londra. Nel
2010 partecipa a Venezia all'importante collettiva "Nello Spazio della
Croce", organizzata dalla Galleria Melori & Rosenberg in
collaborazione con la Chiesa
di San Salvador. Dal 16 Maggio 2010 la Galleria Melori
& Rosenberg di Venezia presenta Lucia Sarto in "Interior Colors"
una personale che apre il ciclo di mostre sul tema "Kitchen"” (l’opera
qui proposta è di Lucia Sarto)
QUI
CSX
“CSX Corporation, together
with its subsidiaries based in Jacksonville,
Fla., is one of the nation's
leading transportation suppliers. The company’s rail and intermodal businesses
provide rail-based transportation services including traditional rail service
and the transport of intermodal containers and trailers. Overall, the CSX
Transportation network encompasses about 21,000 route miles of track in 23
states, the District of Columbia and the
Canadian provinces of Ontario and Quebec. Our
transportation network serves some of the largest population centers in the
nation. More than two-thirds of Americans live within CSX’s service territory. CSX
serves major markets in the eastern United States
and has direct access to all Atlantic and Gulf
Coast ports, as well as the
Mississippi River, the Great Lakes and the St. Lawrence
Seaway. The company also has access to Pacific ports through
alliances with western railroads. CSX moves a broad portfolio of products
across the country in a way that minimizes the effect on the environment, takes
traffic off an already congested highway system, and minimizes fuel consumption
and transportation costs.”
HERE
Cocktails for Three by Madeleine Wickham (St. Martin's Press)
“At the first of every
month, when the office has reached its pinnacle of hysteria, Maggie, Roxanne,
and Candice meet at London's
swankiest bar for an evening of cocktails and gossip. Here, they chat about
what's new at "The Londoner," the glossy fashion magazine where they
all work, and everything else that's going on in their lives. Or "almost
"everything. Beneath the girl talk and the laughter, each of the three has
a secret. And when a chance encounter at the cocktail bar sets in motion an extraordinary
chain of events, each one will find their biggest secret revealed....”
Oggi mangio da … n. 216: Ristorante La Taverna del Conte di Diamante
“Diamante, bellissimo centro della
Riviera dei cedri, tanto che Matilde Serao lo definì " La Perla del Tirreno" offre
ai turisti uno dei mari più belli e puliti d'Italia, chi sceglie di venirci in
vacanza può stare tranquillo, da giugno a settembre avrà tutto il sole che
vorrà. Per la sua incantevole posizione sul mare, per la varietà della costa
con spiagge immense e pulite e le stupende scogliere naturali, Diamante è una
delle più importanti stazioni balneari della Calabria. Una delle sue
caratteristiche è rappresentata dall'antistante isoletta di Cirella con i suoi splendidi
fondali e dominata da una antica torre di vedetta. Con i suoi 150 murales, Diamante
è il paese più dipinto d'Italia, un vero e proprio museo all'aperto realizzato
nel centro storico del paese. Chi trascorre la vacanze a diamante non ha certo
il tempo di annoiarsi, può "vivere la vita" 24 ore al giorno.
Diamante da un pò di anni è diventata la capitale del piccante, infatti nella
prima decade di settembre si svolge il Festival del Peperoncino, una kermesse
che richiama gente da tutta Italia a godersi il folklore e la gastronomia
locale, naturalmente a base di peperoncino, ingrediente fondamentale nella
tradizione calabrese. Il Ristorante -
Oltre ad una vasta scelta di antipasti di mare, caldi o freddi, troverete una
vasta scelta di primi piatti, sempre a base dipesce fresco, famosi per il loro
delicato sapore come i "Gnocchetti al pesto e gamberi rossi",
proposte rivisitate per i palati più esigenti, i pesci più... nobili cucinati a
sale fino ed albume d'uovo, ed altre creazioni riconducibili all'esigenza del
cliente, il tutto accompagnato da ottimi vini. Tra i ristoranti a Diamante, il
Ristorante La taverna del Conte, è uno tra i più apprezzati, ogni giorno
propone prelibatezze di pesce, rappresentando il meglio della tradizione
italiana ma soprattutto regionale, avvalendosi della materia prima del
territorio. Ogni piatto proposto rappresenta la giusta sintesi di gusto e
genuinità degli ingredienti utilizzati e proposti.”
QUI
Il libro del giorno: Gli irriducibili di Pino Casamassima (Laterza Edizioni)
"Che significa essere irriducibile? Secondo il potere significa essere
irriducibile alla dissociazione, opporsi al pentimento. Per non esserlo,
bisogna quindi diventare un dissociato. Una mostruosità giuridica e
storica". In questo libro parla Paolo Maurizio Ferrari, brigatista del
primo nucleo storico cresciuto nella comunità dei cristiani di base Nomadelfia,
che "pur in assenza di reati di sangue" ha scontato trent'anni di
galera senza mai un permesso "perché a questo stato non si chiede nulla,
lo si combatte" e una volta fuori, capeggia rivolte e contestazioni
salendo anche sui tetti per difendere una casa occupata. Parla Cesare Di
Lenardo, anche lui in galera da trent'anni, condannato per il sequestro del
generale americano Dozier, che dalla cella ha rivendicato l'omicidio di Marco
Biagi e in carcere ha subito torture che gli hanno impedito qualsiasi pensiero
di pacificazione. Parlano Renato Curcio, Tonino Loris Parali e Prospero
Gallinari, tre del nucleo fondativo del partito armato, cui si uniscono (per
scelta d'uscita dalla lotta armata seppur con percorsi diversi) Raffaele Fiore,
sua moglie Angela. Poi è la volta della storia di Nadia Lioce, una delle ultime
terroriste arrestate, di fatto "seppellita" col duro regime del 41
bis nel carcere dell'Aquila. Una storia, quella dell'ultima leader delle
Br-Partito comunista combattente, che inizia sui banchi delle scuole medie di
Foggia. Pino Casamassima racconta la lotta armata attraverso le storie di chi
non si è mai pentito né dissociato...
Graziella Gardini (Direzione Sea Marconi Envirotech Italia) consiglia: Cento Micron di Marta Baiocchi (Minimum Fax)
Eva ha quarant’anni, fa la biologa e lavora in un dipartimento
all’università che la costringe a scontrarsi con la desolante situazione della
ricerca in Italia. Bibi è una sua ex compagna di scuola, figlia unica di una
ricca famiglia romana che in passato con l’aiuto di Eva si è rivolta a una
clinica per la fecondazione assistita. Il tentativo di inseminazione non era
riuscito e adesso, rimasta vedova e definitivamente sterile, non può più
procreare in modo naturale. Ma Bibi vuole un figlio a tutti i costi, anche se
la legge italiana non le consente di impiantarsi gli embrioni già fecondati.
Dopo che il tentativo di corrompere il direttore della clinica fallisce, Bibi
viene a sapere che i suoi embrioni sono misteriosamente spariti. Sulle tracce
della verità, Eva e Bibi scopriranno l’esistenza di un traffico internazionale
di embrioni, finalizzato alla sperimentazione clandestina, che attraverso la Svizzera le porterà fino
in un paese asiatico senza leggi né limitazioni dove avvengono esperimenti con
esiti incredibili. Un romanzo coinvolgente che mescola spaccato sociale e
riflessioni sul potere umano di creare e manipolare la vita: la maternità è un
fenomeno naturale, un diritto o un lusso? Dove finisce il progresso scientifico
e dove inzia l’abuso?
Se fossi fuoco, arderei Firenze, di Vanni Santoni (Laterza) e Bar Atlantic, di Bruno Osimo (Marcos y Marcos). Intervento di Nunzio Festa
I gambrini, per inteso, coi ragazzi di vita nulla han a che fare. Nonostante
Vanni Santoni, in un passaggio alquanto istrionico ma pur sempre e
semplicemente sempre estroso di "Se fossi foco, arderei Firenze",
citi il poeta del fazzoletto rosso. Mentre una delle tante voci, accompagnate
dalla voce principale, anorché esterna la seconda, fa il giro di boa in una
delle traverse della capitale del Rinascimento. Una scorribanda senza corsa
cominciata da uno studente di lettere e proseguita da una straniera
allampanata. Che a sua volta finisce nello squardo del giovane che spera e
spererà che un giorno il suo presidiare il Gabinetto Viesseux si trasformi
nella casuale non casualità d'incrociare un grande e affermato che si voglia
affidare ai suoi servigi di studioso in erba. Prima che dal Gambrinus, un
gambrino si faccia ingoiare dalla foga di scrive grazie a un gruppo di lettori
e scrittori giovani che dedicano parte del loro tempo libero a queste attività
dello 'spirito' e della "vita". Duccio, insomma, potrebbe esser nato
dappertutto. Ma solamente a Firenze avrebbe potuto farsi sfregare dai passaggi
di Santa Croce e l'Oltrarno. Duccio in qualsiasi altra città avrebbe potuto conoscere
la redazione sotterranea che gli fa amare la scrittura, eppure solamente nel
capoluogo toscano è spiato dalla Stazione Leopolda. La traccia del romanzo ha
poco da darci; non che sia frivola: più che altro per il fatto che veramente i
personaggi sono troppo abbozzati. C'arrivano, quindi, difronte in forma di
scarabocchio. Eppure quel che vivono potrete trovarlo in giro, a ben vedere. A
incuriosirsi di certi ambienti. Perché si devono amare le tentazioni d'arte per
assecondare gli istinti dei protagonisti del libro di Santoni. Il quale, dal
suo canto, registra la vitalità e le fiacchezze
d'una città da toglier di cartolina. E, adesso, chiediamoci, con una
guida romanzata sulla Firenze che fu medicea come attacca il "Bar
Atlantic" di Bruno Osimo? E noi, al dunque, da cinta ci mettiamo il
superlativo spettacolo teatrale di Renzo Martinelli interpretato a Matera da
Federica Fracassi e Guido Baldoni, dall'omonimo libro d'Aldo Nove, "Mi
chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese...". E state per comprenderne
la ragione. La precarietà dei giovani fiorentini, il precariato agito sotto al
Gambrini dai gambrini e le esperienze fatte rivivere da Fracassi e Baldoni per
via di Nove e Martinelli, sono praticamente l'altra faccia della
trama-storia-vicenda dell'Adàm dell'ultimo libro del traduttore e cultore
dell'ebraico Osimo. Un professionista dell'insegnamento che deve, materia che
affronta con una certa apparente dose di tranquillità, divincolarsi tra treni e
città del Settentrione italiota delle sedi universitarie nelle quali arriva a
dar lezioni e sesso. Ebraico e sesso accanito. Mentre la moglie Ada, per lui
Hhava attende a casa e il pene garantito durante il sonno insieme a un'altra
mole di riti domestici. Ada, Paola, Monìca, Teresa, Fernanda, Sasha. Tutti
giorni, l'intera settimana tranne il sabato del riposo, conditi da gesti
abitudinari, nonostante quindi la precarietà di sottofondo, e le scopate.
Nonostante l'affetto e lo stranissimo rispetto riservato alla
mogliettina-commercialista Ada, l'intrigante e fedifrago Adàm si svuota con le
altre, dunque, ma soprattutto come se avesse il culto del mantra si decida ai
doveri che s'è imposto. "La sua vita è un mosaico di momenti vissuti al
volo, tra carrozze ferroviarie, amanti diverse in città diverse e un beato
stordimento, che lo porta a lasciarsi andare a questo flusso ininterrotto di
esperienza con ironia e spirito giocoso. Lo stesso che l’autore mette nelle
spassose note a pie’ di pagina, che costellano il libro con un tocco che mi
viene spontaneo associare ad alcune delle uscite più felici di Woody Allen. Ma
i temi, dicevo, sono seri. Su tutti, il precariato; lo spaesamento che induce
in chi lo vive e si ritrova spezzettato in una serie sfilacciata di momenti.
Manca un baricentro. Per Adàm il surrogato di questo ancoraggio interiore è
l’adorata moglie, che pur cornifica abbondantemente, e anche il bar del titolo
dell’opera, dove si consuma una confortante ritualità di gesti", scrive
infatti in un'acuta, intelligente e sintetica recensione Giovanni Agnoloni.
"Ma in questo suo mondo galleggiante sul mare dell’instabilità rientra
anche la lingua ebraica, l’oggetto del suo lavoro", aggiunge Agnoloni. E
in questo marasma di vicissitudini, non poteva mancare la sorpresa. Perché il
professore deciderà per optare, in conclusione, per una scelta di vita in un
certo qual senso e modo radicale. Che, appunto, modificherà gran parte
d'abitudini e, prima di tutto, farà chiarezza sulla vera inadeguatezza e sul
profondo sentimento d'insicurezza che il colto e attraente docente si
preoccupava di mascherare.
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