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lunedì 23 aprile 2012

IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE DI BERNARDO SOARES (Fernando Pessoa, Feltrinelli). Intervento di Mariangela Notaro


Il Libro dell’Inquietudine si presenta ad occhio nudo come un’accozzaglia in apparenza sconnessa di riflessioni, impressioni, valutazioni, vaneggiamenti della mente. Non sarebbe quindi da ascrivere nella categoria del romanzo, ma piuttosto in quella del diario. Pessoa ha infatti inventato un personaggio di nome Bernardo Soares e gli ha affidato il compito di stendere un diario. Soares è dunque un personaggio di fantasia che usa la sottile finzione letteraria dell'autobiografia. L’autore delega così il diario alla penna di una delle sue molteplici identità letterarie: Bernardo Soares. Il diario di Pessoa copre l’arco di circa un ventennio ed è giunto tra le nostre mani quasi sotto le sembianze di fogli sparsi, come se l’autore avesse voluto privarlo di un ordine concettuale. La bellezza di quest’opera risiede proprio nella possibilità che offre al lettore di farsi leggere a caso e lasciarsi stregare; leggerlo diviene, infatti, un barcamenarsi nella poesia, è identificarsi in qualcuno che si tratteggia come nessuno, è isolarsi da una realtà che pure viene investigata in modo ossessivo ed analitico. Ad una prima disincantata lettura si ha pronta l’impressione che lo scritto non vesta alcuna consistenza, alcuna tangibilità di fatti, impressioni, esperienze. Il ricorrere insistente, sovrastante delle parole "fingere", “inganno”,  "mentire " può infatti facilmente portarci nella direzione di una non considerazione del reale come se Pessoa volesse eludere il nudo, crudo dispiegarsi della vita, ma ad una più coscienziosa lettura questo suo artificio si rivela essere la sola via per affrontare svestiti la nuda realtà. Il libro chiede di essere letto più e più volte per farci diventare coscienti che si tratta invece di un’opera eccezionalmente lucida sull'esistenza. Il risultato finale somiglia a qualcosa come“perdersi in Pessoa” e perdersi vuol dire conoscerlo e conoscersi, guadagnare se stessi. Pessoa è insieme poeta e filosofo e nel libro le due identità si compenetrano costantemente contribuendo a fare dello scritto una singolare opera d’arte. Il suo pensiero visionario di cui è impregnata ogni pagina, è ciò che in realtà conferisce all’uomo Pessoa , alla sua opera e alla vita stessa la sua significatività. Questa è una caratteristica profonda del suo pensiero: comunicarcelo attraverso immagini balenanti, inebrianti anche quando queste sembrano mostrarsi più rispondenti al concreto. Altro elemento degno di nota è il rapporto strettissimo tra l’Io e il resto del mondo, ma ciò che rende questo dettaglio insolito è ancora una volta l’esprimerlo attraverso un’apparente dicotomia d’immagini, pensieri, annotazioni. Pare che Pessoa voglia comunicarci la verità attraverso il suo contrario o l’annullamento della stessa e ciò che colpisce è l'estrema angoscia ed insieme l'estrema lucidità nel considerare ogni cosa, come si può ben vedere in frasi del tipo:“Ho capito, con una illuminazione segreta, di non essere nessuno”. Suona quasi sconcertante questa sua capacità di immergersi nella verità e fluttuare nei suoi labirinti più inesplorati e temuti sino a giungere alla conclusione che nulla di quel che si palesa è veramente. Attraverso la sua opera, Pessoa negando e al tempo stesso riconoscendo tutto e niente vuole educarci al mutamento, alla pluralità che ogni essere è al di là di verità umane date per risolutive e quindi, alla possibilità di risorgere sempre.

domenica 22 aprile 2012

SVETLANA OSTAPOVICI


 “Svetlana Ostapovici is born in Ribnita, Moldova, in 1967. She moved to Italy on 1999 where she lives and works now..” (l’opera qui proposta è di  Svetlana Ostapovici)
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UNUM


“Change is on the horizon... Today's benefits landscape is facing unprecedented changes. People are working longer and more flexible schedules, the cost of health care continues to rise and companies increasingly find it hard to provide competitive benefits while staying on top of changing regulations.
...and we're here to help - At Unum, we understand these challenges. As one of the world's leading benefits providers, thousands of businesses count on us. We help them build a robust benefits package, provide absence management services and keep them informed of emerging trends in employee benefits. The result? Customers who count on forward-thinking solutions backed by a strong and diverse company.”


Nicholas Nickleby by Charles Dickens (Penguin Books)


Around the central story of Nicholas Nickleby and the misfortunes of his family Dickens created some of his most wonderful characters: the muddle-headed Mrs. Nickleby, the gloriously theatrical Crummles, their protegee Miss Petowker, the pretentious Mantalinis, and the mindlessly cruel Squeers and his wife. Nicholas Nickleby's loose, haphazard progress harks back to the picaresque novels of the eighteenth century -- particularly those of Smollett and Fielding -- yet the novel's exuberant atmosphere of romance, adventure, and freedom is overshadowed by Dickens' awareness of social ills and financial and class insecurity. However, as Mark Ford writes in his Introduction to this new Penguin Classics edition, it is precisely these anxieties that "Nicholas Nickleby so often succeeds in transfiguring... into the wildest, most exhilarating forms of comedy."”

Oggi mangio da … n. 218: Ristorante La Locanda di Alia


 “Nel 1952, era appena finita la guerra, allorchè Papà  Antonio, fino ad allora sarto, e Mamma Lucia, casalinga, decisero di aprire una piccola Trattoria. Quattro tavoli ed una stufa a legna, in una cucina di qualche metro. In breve tempo,  divenne sosta per camionisti e viaggiatori di commercio. La loro filosofia era:  una cucina semplice con una materia prima eccellente.  Pinuccio e Gaetano, i loro figli, ancora oggi  rispettano questi insegnamenti..”
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Il libro del giorno: Guarire il Fegato con il Lavaggio Epatico di Andreas Moritz (Macro Edizioni)



Guarire il Fegato con il
Lavaggio Epatico Da non
perdere


Il fegato è l’organo responsabile della distribuzione e del mantenimento costante di “carburante” a tutto l’organismo. Agisce come una vera e propria stazione di depurazione che neutralizza gli effetti nocivi di ormoni, bevande alcoliche e farmaci. Depurando circa un litro e mezzo di sangue al minuto e fornendo la quantità necessaria di sostanze nutritive e di energia, il fegato garantisce il delicato equilibrio che ci mantiene in perfetta salute. Ma non sempre funziona al massimo delle sue capacità. I calcoli biliari, che formano delle ostruzioni al suo interno, possono indebolire in maniera considerevole la sua capacità di depurare il sangue ed è per questo che la loro presenza rappresenta il maggior impedimento all’acquisizione e al mantenimento di un buono stato di salute e vitalità, nonché una delle maggiori cause di malattia. Andreas Moritz in cui l'autore illustra il processo di lavaggio ed espulsione dei calcoli biliari da lui messo a punto e che può essere realizzatoin maniera autonoma a casa propria. Questo metodo naturale di depurazione semplice, economico indolore e sicuro può aiutarci a migliorare la nostra energia, liberarci dal dolore e regalarci bellezza e lucidità mentale, aprendoci le porte di una vita senza malattie.

DAIGUNDER




Daigunder (Bakutō Sengen Daigandā) È una serie anime che ha come protagonisti esseri umani che usano i robot nei tornei. Creato da Aeon e Takara e animato da Brains Base Animation Studio, la serie è andata in onda in TV Tokyo dall’ aprile 2002 al  dicembre 2002.

Graziella Gardini (Direzione Sea Marconi Envirotech Italia) consiglia: Tre volte all’inferno di Cristian Borghetti (Perdisa Pop)


" Tre romanzi brevi che danno nuova forza alla narrativa gotica italiana, tornando alle origini della stessa letteratura dell’orrore: Cristian Borghetti mescola linguaggi antichi e atmosfere storiche per dare vita a un mondo onirico e surreale, denso di citazioni e suggestioni proprie di scrittori come Edgar A. Poe o H. P. Lovecraft. Un’eccezionale immaginazione visionaria al servizio di incubi e paure ancestrali catapulta il lettore nell’oscurità, tra sangue ed erotismo, orrori e follie, creature infernali e misteriosi labirinti della mente, nei quali il macabro si allea con il romantico, la scienza con le arti occulte, l’amore con la morte.
Cristian Borghetti è nato a Lecco nel 1970. Ha studiato Filosofia Estetica all'università di Milano. Nell'ottobre del 2006 ha pubblicato la raccolta Ora di vetro (Montedit). Ha un blog www.cristianborghetti.it

L’ultimo vangelo di Barbara Goldstein. Traduzione di Taddeo Roccasalda (Fanucci Editore e Time Crime)


Un avvincente thriller storico che svela il segreto del mandylion, la raffigurazione del volto di Cristo la cui origine si perde nel buio dei secoli e del mito... Italia, inverno 1453. All’interno di un’abbazia abbandonata, un rudere fortificato in mezzo alle nevi del Gran Sasso, Alessandra d’Ascoli, una mercante di reliquie e confidente di papa Niccolò V, si sveglia: è ferita ma non ricorda nulla, salvo l’immagine di una sanguinosa battaglia. Uno sconosciuto, che afferma di essere suo marito, le rivela che il suo nome è Alessia. C’è tuttavia qualcosa in quell’uomo che le fa paura, qualcosa che le sfugge ma la terrorizza... Nonostante sia così debole, Alessandra si costringe dunque ad alzarsi e si inoltra lungo un sentiero che circonda l’abbazia, fino a una tomba sulla cui lapide è inciso il suo stesso nome. Comincia così un viaggio verso le ombre che assediano il suo passato, un viaggio che ben presto si rivelerà infernale: qual è la sua reale identità? Cos’ha fatto prima di perdere la memoria? Nel frattempo, qualcuno si aggira nel cuore dell’abbazia. Cosa sta cercando? E a chi appartiene quella salma esposta all’interno della cripta? Barbara Goldstein è nata nel 1966. Dopo aver lavorato come responsabile delle risorse umane per una grande banca tedesca, ha deciso di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Studiosa di filosofia e scienze comportamentali, quando non viaggia per effettuare le sue ricerche risiede a Monaco di Baviera. È autrice di altri sette thriller storici, le cui protagoniste sono sempre donne forti e indomite, che hanno avuto ottimi riscontri di critica e di pubblico. Barbara Goldstein sta scrivendo un nuovo romanzo che ha per protagonista Alessandra d’Ascoli, Das Testament.
«Alessandra, per me, è una specie di alter ego grazie al quale mi muovo nel mondo virtuale del Rinascimento italiano; rispecchia il lato più audace, avventuroso e temerario della mia personalità, una donna capace di osare là dove io mi limito a sognare. È la personificazione della fermezza d’animo, del gusto d’avventura, della curiosità intellettuale e della tolleranza.» Barbara Goldstein

sabato 21 aprile 2012

ROCCO PELLEGRINI


“Rocco Pellegrini è nato a San Donato Val Comino (FR) nel 1954. Artista poliedrico, usa varie tecniche nel tipo pittorico e nella fotografia. Ha tenuto personali a Ferrara, Pignataro Interamna, Cassino e San Donato V.C.. Ha partecipato inoltre a varie rassegne a Milano, Pisa, Ravenna, Ferrara, Trevi (Flash Art Museum), Salerno, Torino, Alatri, Malta (Biennale 1995), Innsbruck (Galerie Bertrand Kass) ecc. ottenendo premi e consensi, fra cui il II Premio al Conc. De Pisis ’95 a ferrara. E’ stato recensito su Flash Art, Il Messaggero, Il Resto del Carlino, Ciociaria Oggi, La Provincia, Art Diary, Mercato ed Arte, Quadri e Sculture, Comed, L’Elite ed altre pubblicazioni.  Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.” (l’opera qui proposta è di Rocco Pellegrini )

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Xcel Energy


“Our products and services differ based on state. Please select your state (or the state you're interested in) from the list to the left. Why do our products and services differ based on state? Because our business is regulated by state. We have regulated operations in eight Western and Midwestern states. The different regulatory body for each state we serve determines what products and services we deliver in that state.”


Why Nations Fail: The Origins of Power, Prosperity, and Poverty by Daron Acemoglu, and James A. Robinson (Crown Business)


“"Brilliant and engagingly written, " Why Nations Fail "answers the question that has stumped the experts for centuries: Why are some nations rich and others poor, divided by wealth and poverty, health and sickness, food and famine? "Is it culture, the weather, geography? Perhaps ignorance of what the right policies are? Simply, no. None of these factors is either definitive or destiny. Otherwise, how to explain why Botswana has become one of the fastest growing countries in the world, while other African nations, such as Zimbabwe, the Congo, and Sierra Leone, are mired in poverty and violence? Daron Acemoglu and James Robinson conclusively show that it is man-made political and economic institutions that underlie economic success (or lack of it). Korea, to take just one of their fascinating examples, is a remarkably homogeneous nation, yet the people of North Korea are among the poorest on earth while their brothers and sisters in South Korea are among the richest. The south forged a society that created incentives, rewarded innovation, and allowed everyone to participate in economic opportunities. The economic success thus spurred was sustained because the government became accountable and responsive to citizens and the great mass of people. Sadly, the people of the north have endured decades of famine, political repression, and very different economic institutions--with no end in sight. The differences between the Koreas is due to the politics that created these completely different institutional trajectories. Based on fifteen years of original research Acemoglu and Robinson marshall extraordinary historical evidence from the Roman Empire, the Mayan city-states, medieval Venice, the Soviet Union, Latin America, England, Europe, the United States, and Africa to build a new theory of political economy with great relevance for the big questions of today, including: - China has built an authoritarian growth machine. Will it continue to grow at such high speed and overwhelm the West? - Are America's best days behind it? Are we moving from a virtuous circle in which efforts by elites to aggrandize power are resisted to a vicious one that enriches and empowers a small minority? - What is the most effective way to help move billions of people from the rut of poverty to prosperity? More philanthropy from the wealthy nations of the West? Or learning the hard-won lessons of Acemoglu and Robinson's breakthrough ideas on the interplay between inclusive political and economic institutions? "Why Nations Fail "will change the way you look at--and understand--the world.”

Oggi mangio da … n. 217: Ristorante L’Antico Ulivo


“Il Ristorante – Pizzeria L’Antico Ulivo si trova a Civita (CS), uno dei paesi più pittoreschi della Calabria, distante appena venti chilometri dalle spiagge dell’Alto Ionio e porta d’accesso alle incontaminate aree montuose del Parco Nazionale del Pollino. La sala, al pian terreno di un grazioso palazzetto ottocentesco, mette a disposizione 80 posti in un ambiente raccolto, caldo e raffinato, caratterizzato da belle volte a crociera con i mattoni a vista: il posto ideale per gustare le specialità che Patrizia, la padrona di casa e di cucina, prepara per palati che non si accontentano del “tipico” alla moda, conservando gli odori e i sapori della tradizione civitese. Nelle più miti giornate primaverili e nelle tiepide serate estive è possibile accedere al giardino dove, oltre all’antichissimo ulivo, si aggiungono vecchi fichi, peri, pruni, altri alberi da frutto e piante ornamentali tipiche del luogo. Intorno è possibile ammirare lo stupendo paesaggio delle rocce a strapiombo, mentre il paese si arrampica sul pendio. Sullo sfondo, il canto di gufi e usignoli – confuso dallo scroscio delle acque del Raganello che scendono nelle Gole – offrono intensi momenti di tranquillità.”

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Il libro del giorno: Umiltà di Ruben Cedeno (Editrice Italica)



Umiltà


Questa opera fu pubblicata il 27 ottobre 1986, Giorno del Disarmo Mondiale, nell'Anno ''Internazionale della Pace, durante la "Giornata Mondiale della Preghiera per la Pace" realizzata in Assisi con la partecipazione dei capi e rappresentanti delle Chiese cristiane e delle religioni di tutto il mondo invitati dal Santo. Padre e Beato Giovanni Paolo II, Gran Maestro della Divina Misericordia, al quale l'autore diede personalmente una copia di questo libro

DAI GUARD




Dai-Guard (Chikyu Boei Kigyō Dai Gado), definito tecnicamente "Terrestrial Defense Corp. Dai-Guard" è una serie televisiva di anime, prodotta da Xebec, e diretta da Seiji Mizushima.  E ' andata in onda dal 5 ottobre 1999 al 28 Marzo, 2000 su TV Tokyo, per 26 episodi.

Graziella Gardini (Direzione Sea Marconi Envirotech Italia) consiglia: Un segreto non è per sempre di Alessia Gazzola (Longanesi)


"Mi chiamo Alice Allevi e ho un grande amore: la medicina legale. Il più classico degli amori non corrisposti, purtroppo. Ho imparato a fare le autopsie senza combinare troppi guai, anche se la morte ha ancora tanti segreti per me. Ma nessun segreto dura per sempre. Tuttavia, il segreto che nascondeva il grande scrittore Konrad Azais, anziano ed eccentrico, è davvero impenetrabile. E quella che doveva essere una semplice perizia su di lui si è trasformata in un'indagine su un suicidio sospetto. Soltanto Clara, la nipote quindicenne di Konrad, sa la verità. Ma la ragazza, straordinariamente sensibile e intelligente, ha deciso di fare del silenzio la sua religione. Non mi resta che studiare le prove, perché so che la soluzione è lì, da qualche parte. Ma studiare è impossibile quando si ha un cuore tormentato. Il mio Arthur è lontano, a Parigi o in giro per il mondo per il suo lavoro di reporter. Claudio, invece, il mio giovane superiore, il medico legale più brillante che conosca, è pericolosamente vicino a me. Mi chiamo Alice Allevi e gli amori non corrisposti, quasi più delle autopsie, sono la mia specialità."

Il caso Maloney - La prima indagine del detective Joe Faraday. Traduzione di Mara Bevilacqua (Fanucci Editore e Time Crime)

Con Il caso Maloney, Graham Hurley inaugura una serie che in Gran Bretagna e in Francia ha fatto scalpore: thriller forti di una scrittura scabra e cristallina, e di una capacità di restituire la realtà della scena criminale con tale efficacia da annoverare tra i molti estimatori i più alti gradi della polizia e dell’investigazione del Regno Unito. Stewart Maloney è scomparso nel nulla: l’ispettore Joe Faraday è convinto che sia stato assassinato. Ma ci si può basare su una semplice intuizione in un luogo come Portsmouth, una delle città più povere e violente d’Inghilterra, dove le uniche leggi sono il traffico di droga e il crimine, e la sola regola è l’omertà? Sprecare energie dietro un presunto caso di omicidio è una perdita di tempo che Joe non può permettersi. Ma Faraday sta lottando anche contro altro: sotto un cielo grigio che incombe, nel quale solo il volo degli uccelli sembra avere ancora una direzione e un senso, i demoni di un passato che lo ossessiona non gli concedono tregua. Perché ritrovare Stewart Maloney vivo o morto è il perno intorno al quale ruota ormai la sua intera esistenza: e fallire significherebbe arrendersi a quei demoni, arrendersi alla follia...
Graham Hurley è nato nel 1946 a Clactonon-Sea, Essex. Dopo una fortunata carriera come documentarista, ha deciso di dedicarsi interamente alla scrittura. Il caso Maloney, primo thriller della serie che ha per protagonista Joe Faraday, consta al momento di dodici volumi e ha conosciuto un ampio consenso di critica e di pubblico; France 2 ha prodotto una fortunata trasposizione televisiva di quattro romanzi della serie. Hurley vive e lavora a Exmouth, nel Devon, con la moglie Lin, i tre figli e un gatto. «Se siete convinti, come lo sono io, che alcuni settori della nostra società siano al collasso, tenete presente che la prima testimone del degrado al quale si è giunti è la polizia. Perché è la polizia la prima ad avere a che fare con la rottura dei vincoli familiari, con gli orrori di un’educazione sbagliata, con la povertà e le ingiustizie che questa implica. Quello di cui sono testimoni oggi gli agenti di polizia è spesso lo specchio di quello che domani ci riguarderà tutti.» Graham Hurley

venerdì 20 aprile 2012

NEW PEP - Il quadro non è che un prodotto


C’era una volta la Pop Art. Un’arte fatta per le masse. Nata per la gente. Prodotta per il popolo. Popular, appunto. Da ingurgitare e consumare, esattamente come qualsiasi altro prodotto. Erano gli anni ’50-’60.  Andy Wharol, con la sua produzione seriale di ritratti serigrafati, dava inizio ad una sorta di catena di montaggio dell’arte. Trasponeva nella sua Factory la versione post-moderna della rinascimentale bottega d’artista, avvallando la teoria riguardante l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica già esposta da Walter Banjamin nel 1935,  e secondo la quale un’immagine più volte vista – dunque riconoscibile perché entrata a far parte del bagaglio iconico collettivo –, avrebbe in sé il potenziale per diventare un  eccezionale veicolo comunicativo. Un veicolo dall’idioma chiaro e fruibile e dall’impatto immediato, capace di  propagare  messaggi valicanti  lo status decorativo dell’immagine. Negli anni del Pop artisti come Warhol, Oldenburg e Dine recuperavano i loro soggetti  direttamente dagli scaffali di un supermercato o nei fast food, operando, in termini di scelta iconografica, una autentica decontestualizzazione duchampiana, capace di convertire un prodotto riconoscibile in opera d’arte. Quel prodotto, però, veniva ri-prodotto in chiave artistica, mediante tecniche grafiche, pittoriche o scultoree.  Era, dunque, l’arte che imitava il prodotto da scaffale o l’icona holliwoodiana, per rendersi istantaneamente fruibile. Oggi, a distanza di più di mezzo secolo, un artista come Pep Marchegiani  decide di ribaltare  i principi di base della Pop Art, nonché le regole di mercato. Capisce che,  per essere comunicativamente incisiva, l’immagine riconoscibile – il marchio, il logo, il ritratto o la caricatura del personaggio noto - deve essere riprodotta su supporti accessibili al grande pubblico, ovvero a quella fetta piuttosto farcita di gente che nelle gallerie e nei musei non entra quasi mai. Come afferma lo stesso Pep: “Il messaggio è indubbiamente lo stesso, quello che cambia è la scelta del supporto sul quale produrlo. La differenza è nella tecnica”. È  il prodotto stesso a farsi arte. Non più il dipinto, la serigrafia o la scultura, già capaci di ritrarlo e riprodurlo quale totem per la memoria iconica di massa. Il prodotto è già messaggio. Ma nella produzione di Pep Marchegiani si fa opera d’arte riproducibile, facilmente acquistabile, e altamente comunicativa. E lo stile adottato per perseguire un tale obiettivo non poteva che essere palesemente popular: essenziale, illustrativo e pubblicitario. Contorni netti e campiture. Talvolta piatte, talaltra strutturate a costruire volumi per livelli di gradazioni tonali. A questo punto è naturale captare che,  se l’immagine viene riprodotta su felpe,  t-shirt, borse, cover per iPhone o ruote di mountain bikes, la porzione di pubblico predisposta a riconoscerla e  fagocitarla sarà più variegata. Come afferma lo stesso  Pep “... trovo che l’opera  debba  comunicare sui più disparati supporti e essere alla portata di tutti dal collezionista al collezionista”. Le sue opere-prodotto  divulgano messaggi visivi audaci e impertinenti. Più precisamente agiscono una denuncia sociale, sfrontata e mai esiziale. Sono critiche formulate in chiave ironica e polemica.    Accuse sottili (ma non troppo), edulcorate dalla nettezza del segno e del colore. Con la stessa celerità di un rotocalco o di una pagina web,  Marchegiani  coglie la notizia, la mastica e la trasforma graficamente in un messaggio visivo da stampare e vendere al dettaglio. È così che nascono cicli in cui le immagini denunciano apertamente il principio di ‘sfruttamento’ –  umano, fisico e culturale –  sul quale si fonda il profitto stesso delle imprese. È il caso di Multinational. “Se penso al contenuto di un Big Mac – asserisce l’artista – mi viene in mente di denunciarli per strage”. Ecco allora personaggi politici mutare ridicolmente  in icone manga o eroi dei fumetti e dei cartoons. È il caso di Umberto Bossi, trasformato in una sconcertante Hello Kitty!  Perché secondo Pep, uno come lui non può che essere il prodotto di una multinazionale:  “… un essere umano pensa e comunica, il Bossi-Kitty esegue e si rompe, viene stampato su maglie ed è venduto grazie alla sua confezione con tanto di slogan sul ‘cell'hoddùro’… In sostanza Bossi è la risposta padana ad Hello Kittty, come il Trota è l'anti My Melody…”. La forza comunicativa e mediatica di Pep Marchigiani  è testimoniata  dai 20.000 visitatori che cliccano ogni giorno sulla sua pagina Facebook. Mentre  il suo brand  è prodotto  in licenza da grandi aziende, e  risulta presente in circa 200 boutique di alto livello. Una forza comunicativa pari a quella che le sue tele  hanno in galleria. Perché ora il collezionista non è il più soltanto il colto amatore d’arte, ma è anche  - e soprattutto – l’anonimo cittadino che indossa una felpa o una t-shirt. In questo senso, la produzione e riproduzione di Marchegiani sembra andare  ben oltre il concetto di Neo o New Pop. Si potrebbe parlare piuttosto di tendenza New Pep! Quando il quadro non è che un prodotto, e la vera opera d’arte diventa la t-shirt. A primavera inoltrata, in un festival di mutevoli cromie,  la Galleria Famiglia Margini di Milano ospita le sensazionali e sovversive creazioni  di Pep Marchegiani,  in una mostra che rovescerà il vostro modo di percepire l’oggetto d’arte. Sardonici ritratti e irriverenti caricature immortaleranno i grandi inganni della società contemporanea. Troverete magliette appese alle pareti come fossero quadri, e cover per cellulari esposte su piedistalli. Non mancheranno  le irriverenti pitto-sculture e i multipli in formato  polaroid. L’arte trascenderà l’arte, per diventare oggetto d’uso quotidiano.  E la causticità dell’immagine crescerà in modo esponenziale, proprio grazie all’istantanea riconoscibilità di loghi e soggetti, impastati con  lungimiranza dell’artista.  Perché l’opera  non è più pezzo unico da museo, ma può diventare oggetto riproducibile. Oggetto d’arte o oggetto d’uso. Indossabile e godibile.  Nasce una nuova forma di collezionismo di massa. Il messaggio visivo è immediatamente vendibile a chiunque. L’arte esce della galleria per entrare nel guardaroba della gente. Un modo decisamente esclusivo per fornire a compratori provenienti da qualsiasi status sociale,  e  di qualsiasi livello culturale, una nuova chiave di lettura della realtà.
Perché, per dirla  con le parole di Janet  Wolff:
“…. l’attività artistica intesa come genere di lavoro unico, con un prodotto anch’esso unico, addirittura trascendentale, è  un’idea errata, basata su determinati sviluppi storici, generalizzata erroneamente ed erroneamente considerata essenziale alla natura dell’arte.”

NEW PEP - “Il quadro non è che un prodotto." Mostra personale di Pep Marchegiani. Dal 27 Aprile al 27 maggio 2012. A cura di Giovanna Lacedra e Grace Zanotto.
Galleria Famiglia Margini - Via Simone D’Orsenigo, 6
20135 Milano
Vernissage: venerdì 27 aprile, ore 18.30

Info: www. famigliamargini.com / famiglia margini@gmail.com/ canoneinverso1977@libero.it
Tel.   +39/ 328 7141308

LUCIA SARTO


 “Lucia Sarto nasce in provincia di Udine nel 1950. Nel 1961 a Trieste si aggiudica il I° Premio al Concorso Regionale di Pittura per studenti delle Scuole Medie. La sua formazione artistica avviene tra Venezia e Torino, città nelle quali partecipa con notevole successo alle prime importanti Collettive. È a Torino, famoso centro della Cultura e dell'Arte Italiana, che si consacra Pittrice dell'Anno in una personale al Palazzo della Regione con le opere più significative del suo "Realismo Romantico". Ha al suo attivo oltre cento Mostre, di cui una cinquantina di Personali in Italia ed all'Estero. Nel 1979 a Como riceve il premio "Pittrice dell'Anno". Nel 1980 al Palazzo delle Manifestazioni a Como le viene assegnato il Premio "Costa Armatori" per le Mostre allestite sui Transatlantici nelle Crociere Internazionali. Nel 1981 riscuote un notevole successo di critica e di pubblico alla rassegna presso le Cave di Treviso. Nel 1983 partecipa, su invito, alla Expo Arte di Bari e alla Rassegna Internazionale d'Arte al Palazzo delle Manifestazioni di Salsomaggiore. Inoltre il Museo Civico di Foggia le dedica un'antologica di prestigio di grande successo. Tra il 1983 e il 1984 espone in diversi Paesi europei: sue le personali alla Galleria Kuck di Eschweiler (Aquisgrana), alla Castle Mews Gallery di Londra, all'Internationale Messe di Basilea. E' presente dal 1984 nella prestigiosa Galleria Otto di Vienna, in cui ogni anno viene allestita una sua Personale. Nel biennio 1986/87 è presente alle Fiere d'Arte di Parigi e di Los Angeles. Partecipa dall'86 a tutte le edizioni della Poggibonsi Arte, importante manifestazione ideata e promossa da Tommaso Giotti. Proprio su iniziativa di questi, nel 1993 viene proposta una sua personale al Palazzo Affari di Firenze. I suoi lavori sono presenti: dal 1993 alla galleria S.Giorgio di Portofino (GE), dal 1995 alla Decò Art Gallery di Lignano Sabbiadoro (UD) e dal 1998 alla Galleria Melori & Rosenberg di Venezia. Dal 1998 al 2005 partecipa all'Art Expo di New York. Nel 2005 la "Melori & Rosenberg Publishing" pubblica un nuovo catalogo con le opere più recenti. Le sue opere si trovano nelle più importanti collezioni pubbliche e private a Monaco, New York, Tokyo, Nagoya, Vienna, Francoforte, Londra, Portofino, Venezia. Nel maggio 2005 partecipa con due quadri alla mostra collettiva "Venice - Views on Ghetto" organizzata dalla Galleria Melori & Rosenberg presso la Sala Midrash Leone da Modena nel cuore del Ghetto Vecchio di Venezia. Nel settembre 2005 in occasione della VII Giornata Europea della Cultura Ebraica la Galleria Melori & Rosenberg inaugura presso la stessa sala storica una personale dell'Artista, "La Poesia dell'Attimo". La mostra riscuote un gran successo di pubblico e critica, motivo per cui verrà prorogata di oltre un mese. Nel giugno 2006 in seguito a contatti intercorsi tra la Galleria Melori & Rosenberg e l'Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv, l'Ambasciatore d'Italia in Israele Dr. Sandro De Bernardin ospita le opere della Mostra Views on Ghetto in occasione della Festa della Repubblica. In occasione di questo evento, la Casa Editrice Melori & Rosenberg pubblica un catalogo contenente le presentazioni dell'Ambasciatore e del Sindaco di Venezia, Prof. Massimo Cacciari. La Mostra "Venice - Views on Ghetto" diventa itinerante e viene ospitata dal Museo Italiano di Arte Ebraica U. Nahon di Gerusalemme e dagli Istituti di Cultura Italiana di Haifa e di Tel Aviv. Nell'aprile 2006 Lucia Sarto espone i suoi dipinti presso le " Otto Galerie" di Vienna. Nell'estate dello stesso anno i giclee delle sue opere più recenti vengono richiesti per l'allestimento del Cafè Jaleo, un punto di ritrovo a carattere culturale a Lanzarote. Dall' 1 al 31 dicembre 2006 partecipa all'importante collettiva "SMALLWORKS" presso la Galleria d'Arte ADDISON di Boca Raton (Florida). Da febbraio 2007  in esposizione permanente presso la Thornwood Gallery a Houston in Texas. Sempre a febbraio dello stesso anno l'Addison Gallery organizza una mostra personale con i nuovi lavori di Lucia Sarto " One Woman Exhibition" a Boca Raton FL che si protrae fino a marzo 2007. Da giugno 2007 i suoi originali sono in mostra permanente presso la Behr-Thyssen, Manhattan New York City. In concomitanza con questo evento il numero di giugno 2007 della prestigiosa rivista d'arte Art World News, pubblica un interessante articolo sui suoi lavori. Dal 4 al 25 gennaio 2008 la Thornwood Gallery le allestisce una mostra personale che presenta una ventina delle sue opere più recenti. A ottobre 2009 la A&D di Como organizza una personale dal titolo "Percorsi" promossa da AMACI nella giornata del Contemporaneo e con il patrocinio del comune di Como. A dicembre dello stesso anno ha partecipato al progetto culturale - 15² KUNST Macht Schule - ad Amburgo, terminato con un'asta da Sotheby's a Londra. Nel 2010 partecipa a Venezia all'importante collettiva "Nello Spazio della Croce", organizzata dalla Galleria Melori & Rosenberg in collaborazione con la Chiesa di San Salvador. Dal 16 Maggio 2010 la Galleria Melori & Rosenberg di Venezia presenta Lucia Sarto in "Interior Colors" una personale che apre il ciclo di mostre sul tema "Kitchen"” (l’opera qui proposta è di Lucia Sarto)

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CSX

“CSX Corporation, together with its subsidiaries based in Jacksonville, Fla., is one of the nation's leading transportation suppliers. The company’s rail and intermodal businesses provide rail-based transportation services including traditional rail service and the transport of intermodal containers and trailers. Overall, the CSX Transportation network encompasses about 21,000 route miles of track in 23 states, the District of Columbia and the Canadian provinces of Ontario and Quebec. Our transportation network serves some of the largest population centers in the nation. More than two-thirds of Americans live within CSX’s service territory. CSX serves major markets in the eastern United States and has direct access to all Atlantic and Gulf Coast ports, as well as the Mississippi River, the Great Lakes and the St. Lawrence Seaway. The company also has access to Pacific ports through alliances with western railroads. CSX moves a broad portfolio of products across the country in a way that minimizes the effect on the environment, takes traffic off an already congested highway system, and minimizes fuel consumption and transportation costs.”

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Cocktails for Three by Madeleine Wickham (St. Martin's Press)


“At the first of every month, when the office has reached its pinnacle of hysteria, Maggie, Roxanne, and Candice meet at London's swankiest bar for an evening of cocktails and gossip. Here, they chat about what's new at "The Londoner," the glossy fashion magazine where they all work, and everything else that's going on in their lives. Or "almost "everything. Beneath the girl talk and the laughter, each of the three has a secret. And when a chance encounter at the cocktail bar sets in motion an extraordinary chain of events, each one will find their biggest secret revealed....”

Oggi mangio da … n. 216: Ristorante La Taverna del Conte di Diamante


“Diamante, bellissimo centro della Riviera dei cedri, tanto che Matilde Serao lo definì " La Perla del Tirreno" offre ai turisti uno dei mari più belli e puliti d'Italia, chi sceglie di venirci in vacanza può stare tranquillo, da giugno a settembre avrà tutto il sole che vorrà. Per la sua incantevole posizione sul mare, per la varietà della costa con spiagge immense e pulite e le stupende scogliere naturali, Diamante è una delle più importanti stazioni balneari della Calabria. Una delle sue caratteristiche è rappresentata dall'antistante isoletta di Cirella con i suoi splendidi fondali e dominata da una antica torre di vedetta. Con i suoi 150 murales, Diamante è il paese più dipinto d'Italia, un vero e proprio museo all'aperto realizzato nel centro storico del paese. Chi trascorre la vacanze a diamante non ha certo il tempo di annoiarsi, può "vivere la vita" 24 ore al giorno. Diamante da un pò di anni è diventata la capitale del piccante, infatti nella prima decade di settembre si svolge il Festival del Peperoncino, una kermesse che richiama gente da tutta Italia a godersi il folklore e la gastronomia locale, naturalmente a base di peperoncino, ingrediente fondamentale nella tradizione calabrese.  Il Ristorante - Oltre ad una vasta scelta di antipasti di mare, caldi o freddi, troverete una vasta scelta di primi piatti, sempre a base dipesce fresco, famosi per il loro delicato sapore come i "Gnocchetti al pesto e gamberi rossi", proposte rivisitate per i palati più esigenti, i pesci più... nobili cucinati a sale fino ed albume d'uovo, ed altre creazioni riconducibili all'esigenza del cliente, il tutto accompagnato da ottimi vini. Tra i ristoranti a Diamante, il Ristorante La taverna del Conte, è uno tra i più apprezzati, ogni giorno propone prelibatezze di pesce, rappresentando il meglio della tradizione italiana ma soprattutto regionale, avvalendosi della materia prima del territorio. Ogni piatto proposto rappresenta la giusta sintesi di gusto e genuinità degli ingredienti utilizzati e proposti.”

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Il libro del giorno: Gli irriducibili di Pino Casamassima (Laterza Edizioni)



Gli Irriducibili -
Storie di Brigatisti mai
 Pentiti


"Che significa essere irriducibile? Secondo il potere significa essere irriducibile alla dissociazione, opporsi al pentimento. Per non esserlo, bisogna quindi diventare un dissociato. Una mostruosità giuridica e storica". In questo libro parla Paolo Maurizio Ferrari, brigatista del primo nucleo storico cresciuto nella comunità dei cristiani di base Nomadelfia, che "pur in assenza di reati di sangue" ha scontato trent'anni di galera senza mai un permesso "perché a questo stato non si chiede nulla, lo si combatte" e una volta fuori, capeggia rivolte e contestazioni salendo anche sui tetti per difendere una casa occupata. Parla Cesare Di Lenardo, anche lui in galera da trent'anni, condannato per il sequestro del generale americano Dozier, che dalla cella ha rivendicato l'omicidio di Marco Biagi e in carcere ha subito torture che gli hanno impedito qualsiasi pensiero di pacificazione. Parlano Renato Curcio, Tonino Loris Parali e Prospero Gallinari, tre del nucleo fondativo del partito armato, cui si uniscono (per scelta d'uscita dalla lotta armata seppur con percorsi diversi) Raffaele Fiore, sua moglie Angela. Poi è la volta della storia di Nadia Lioce, una delle ultime terroriste arrestate, di fatto "seppellita" col duro regime del 41 bis nel carcere dell'Aquila. Una storia, quella dell'ultima leader delle Br-Partito comunista combattente, che inizia sui banchi delle scuole medie di Foggia. Pino Casamassima racconta la lotta armata attraverso le storie di chi non si è mai pentito né dissociato...

Graziella Gardini (Direzione Sea Marconi Envirotech Italia) consiglia: Cento Micron di Marta Baiocchi (Minimum Fax)


Eva ha quarant’anni, fa la biologa e lavora in un dipartimento all’università che la costringe a scontrarsi con la desolante situazione della ricerca in Italia. Bibi è una sua ex compagna di scuola, figlia unica di una ricca famiglia romana che in passato con l’aiuto di Eva si è rivolta a una clinica per la fecondazione assistita. Il tentativo di inseminazione non era riuscito e adesso, rimasta vedova e definitivamente sterile, non può più procreare in modo naturale. Ma Bibi vuole un figlio a tutti i costi, anche se la legge italiana non le consente di impiantarsi gli embrioni già fecondati. Dopo che il tentativo di corrompere il direttore della clinica fallisce, Bibi viene a sapere che i suoi embrioni sono misteriosamente spariti. Sulle tracce della verità, Eva e Bibi scopriranno l’esistenza di un traffico internazionale di embrioni, finalizzato alla sperimentazione clandestina, che attraverso la Svizzera le porterà fino in un paese asiatico senza leggi né limitazioni dove avvengono esperimenti con esiti incredibili. Un romanzo coinvolgente che mescola spaccato sociale e riflessioni sul potere umano di creare e manipolare la vita: la maternità è un fenomeno naturale, un diritto o un lusso? Dove finisce il progresso scientifico e dove inzia l’abuso?

Se fossi fuoco, arderei Firenze, di Vanni Santoni (Laterza) e Bar Atlantic, di Bruno Osimo (Marcos y Marcos). Intervento di Nunzio Festa

I gambrini, per inteso, coi ragazzi di vita nulla han a che fare. Nonostante Vanni Santoni, in un passaggio alquanto istrionico ma pur sempre e semplicemente sempre estroso di "Se fossi foco, arderei Firenze", citi il poeta del fazzoletto rosso. Mentre una delle tante voci, accompagnate dalla voce principale, anorché esterna la seconda, fa il giro di boa in una delle traverse della capitale del Rinascimento. Una scorribanda senza corsa cominciata da uno studente di lettere e proseguita da una straniera allampanata. Che a sua volta finisce nello squardo del giovane che spera e spererà che un giorno il suo presidiare il Gabinetto Viesseux si trasformi nella casuale non casualità d'incrociare un grande e affermato che si voglia affidare ai suoi servigi di studioso in erba. Prima che dal Gambrinus, un gambrino si faccia ingoiare dalla foga di scrive grazie a un gruppo di lettori e scrittori giovani che dedicano parte del loro tempo libero a queste attività dello 'spirito' e della "vita". Duccio, insomma, potrebbe esser nato dappertutto. Ma solamente a Firenze avrebbe potuto farsi sfregare dai passaggi di Santa Croce e l'Oltrarno. Duccio in qualsiasi altra città avrebbe potuto conoscere la redazione sotterranea che gli fa amare la scrittura, eppure solamente nel capoluogo toscano è spiato dalla Stazione Leopolda. La traccia del romanzo ha poco da darci; non che sia frivola: più che altro per il fatto che veramente i personaggi sono troppo abbozzati. C'arrivano, quindi, difronte in forma di scarabocchio. Eppure quel che vivono potrete trovarlo in giro, a ben vedere. A incuriosirsi di certi ambienti. Perché si devono amare le tentazioni d'arte per assecondare gli istinti dei protagonisti del libro di Santoni. Il quale, dal suo canto, registra la vitalità e le fiacchezze  d'una città da toglier di cartolina. E, adesso, chiediamoci, con una guida romanzata sulla Firenze che fu medicea come attacca il "Bar Atlantic" di Bruno Osimo? E noi, al dunque, da cinta ci mettiamo il superlativo spettacolo teatrale di Renzo Martinelli interpretato a Matera da Federica Fracassi e Guido Baldoni, dall'omonimo libro d'Aldo Nove, "Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese...". E state per comprenderne la ragione. La precarietà dei giovani fiorentini, il precariato agito sotto al Gambrini dai gambrini e le esperienze fatte rivivere da Fracassi e Baldoni per via di Nove e Martinelli, sono praticamente l'altra faccia della trama-storia-vicenda dell'Adàm dell'ultimo libro del traduttore e cultore dell'ebraico Osimo. Un professionista dell'insegnamento che deve, materia che affronta con una certa apparente dose di tranquillità, divincolarsi tra treni e città del Settentrione italiota delle sedi universitarie nelle quali arriva a dar lezioni e sesso. Ebraico e sesso accanito. Mentre la moglie Ada, per lui Hhava attende a casa e il pene garantito durante il sonno insieme a un'altra mole di riti domestici. Ada, Paola, Monìca, Teresa, Fernanda, Sasha. Tutti giorni, l'intera settimana tranne il sabato del riposo, conditi da gesti abitudinari, nonostante quindi la precarietà di sottofondo, e le scopate. Nonostante l'affetto e lo stranissimo rispetto riservato alla mogliettina-commercialista Ada, l'intrigante e fedifrago Adàm si svuota con le altre, dunque, ma soprattutto come se avesse il culto del mantra si decida ai doveri che s'è imposto. "La sua vita è un mosaico di momenti vissuti al volo, tra carrozze ferroviarie, amanti diverse in città diverse e un beato stordimento, che lo porta a lasciarsi andare a questo flusso ininterrotto di esperienza con ironia e spirito giocoso. Lo stesso che l’autore mette nelle spassose note a pie’ di pagina, che costellano il libro con un tocco che mi viene spontaneo associare ad alcune delle uscite più felici di Woody Allen. Ma i temi, dicevo, sono seri. Su tutti, il precariato; lo spaesamento che induce in chi lo vive e si ritrova spezzettato in una serie sfilacciata di momenti. Manca un baricentro. Per Adàm il surrogato di questo ancoraggio interiore è l’adorata moglie, che pur cornifica abbondantemente, e anche il bar del titolo dell’opera, dove si consuma una confortante ritualità di gesti", scrive infatti in un'acuta, intelligente e sintetica recensione Giovanni Agnoloni. "Ma in questo suo mondo galleggiante sul mare dell’instabilità rientra anche la lingua ebraica, l’oggetto del suo lavoro", aggiunge Agnoloni. E in questo marasma di vicissitudini, non poteva mancare la sorpresa. Perché il professore deciderà per optare, in conclusione, per una scelta di vita in un certo qual senso e modo radicale. Che, appunto, modificherà gran parte d'abitudini e, prima di tutto, farà chiarezza sulla vera inadeguatezza e sul profondo sentimento d'insicurezza che il colto e attraente docente si preoccupava di mascherare. 

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