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mercoledì 4 maggio 2011

Prima dei mass media di Stefano Cristante (Egea). Dalla presentazione












La sociologia della comunicazione ha indagato con grande ampiezza lo sviluppo dei media di massa novecenteschi, dalla radio al cinema, dalla televisione a internet. Contributi molto importanti e numerosi hanno riguardato la creazione e lo sviluppo della stampa e della fotografia, del telegrafo e del fonografo, cioè dei principali mezzi di comunicazione ottocenteschi. Bisogna dunque pensare che non esistessero forme comunicative potenti ed efficaci nelle società susseguitesi nel corso del tempo storico, prima che i media moderni fossero portati a evidenza e a compimento tecnico? In assenza di società di massa e quindi di mass media, bisogna forse pensare che le forme della comunicazione abbiano svolto un ruolo marginale sino all'affermazione del capitalismo e dell'epoca moderna? Il rapporto “comunicazione-società”, centrale per l'analisi delle scienze sociali, inizia in epoche storiche lontane millenni: da quando esistono le comunità umane la ricerca di modi efficaci per comunicare caratterizza l'azione umana. Ecco allora che è possibile – utilizzando fonti provenienti dall'immenso territorio delle interpretazioni storiche – fissare uno sguardo su processi ed eventi che hanno consentito al genere umano di inventare proprie forme di contatto, di avvertimento, di apprendimento, di scambio, di racconto, di rappresentazione. Detto altrimenti, è possibile rivisitare la storia umana dal punto di vista della comunicazione. Si tratta infatti – ed è la strategia e l'idea-forza di questo libro – di una variabile fondamentale della storia umana: comunicazione e condivisione sociale viaggiano di pari passo. Prima ancora che si stabilizzassero le antichissime società tribali il genere umano è stato in grado di inventare modi per mettere in comune informazioni utili alla sopravvivenza della specie, consentendo uno sviluppo della conoscenza e un progressivo adattamento all'ambiente, modificando nel contempo l'ambiente stesso. Prima dei mass media seleziona e ripercorre le tappe fondamentali di questi processi: a partire dal corpo umano inteso come dispositivo primigenio di comunicazione, il volume si addentra nell'elaborazione dell'oralità e delle sue conseguenze aggregative, sottolineando il crogiolo espressivo in cui presero forma le diverse forme espressive della rappresentazione iconografica e della scrittura, evitando la successione lineare tra i diversi ambienti comunicativi e mettendo invece in risalto le contaminazioni sempre esistite tra le diverse forme espressive. Prima dei mass media si occupa di restituire alla storia sociale della comunicazione attraverso una triplice accentuazione concettuale: la creazione di reti, la costruzione del sapere e l'esercizio del potere. Dai piccolissimi gruppi nomadi precedenti ai primi insediamenti urbani fino all'organizzazione delle società di lettura del tardo Seicento inglese e francese, gli strumenti del comunicare hanno lavorato per includere (o per escludere) individui dentro uno stesso ambito di interazione. La creazione di reti, intese nel loro significato generale di collegamenti tra singoli fruitori e contributori di mezzi e tecnologie, risponde all'essenza relazionale della comunicazione. In sostanza, una volta definita la comunicazione come un'azione dotata di senso, le domande da cui prende l'avvio il volume sono: con chi agisce l'individuo addestrato a un mezzo? Quali settori sociali sono stati maggiormente toccati dalle specifiche tecnologie della comunicazione? Come hanno funzionato rispetto alle loro esigenze complessive? Ad esempio: la figura del mercante che emerge dalla cornice medievale come si avvantaggia della scrittura in epoca precedente alla stampa a caratteri mobili? Attraverso quali particolari iniziative mette in condivisione la propria esperienza? La seconda questione concettuale investe la costruzione del sapere: si tratta in questo caso di cogliere come i mezzi di comunicazione abbiano contribuito all'accumulo di conoscenze umane. Il riferimento più immediato va alla scrittura, in particolare alfabetica, in grado di costituirsi in piattaforma permanente per tutti i saperi, varcando le barriere dello spazio e del tempo, opponendosi alla friabilità dei saperi orali, sottoposti alla possibilità di estinzione. In realtà molti altri media hanno contribuito al permanere e all'espansione delle conoscenze, non solo tecnico-scientifiche ma più ampiamente culturali. Si tratta, ad esempio, della sfaccettata presenza sociale delle opere d'arte, in grado di sprigionare energie comunicative, nel senso che evidenziano un cumulo di conoscenze (tecniche, filosofiche, poetiche, architettoniche e così via) senza smentire le connessioni con la formazione e l'addestramento ad una estetica condivisa, fondata su linguaggi ad alto tasso di penetrazione collettiva. Infine, si è lavorato sul nodo dell'esercizio del potere: i mezzi inventati e perfezionati nelle diverse società sono stati utilizzati per organizzare le società e per governarle. A partire dall'oralità e dalla scrittura, lo spazio urbano compiuto – la polis – ha risentito in misura crescente dello sviluppo dei media e li ha usati per includere e per escludere gruppi sociali dal potere. Gli imperi dell'antichità classica hanno progettato e quindi realizzato grandi vie e grandi infrastrutture dove correvano messaggi scritti su papiro, leggeri per i cavalieri ma spesso pesanti per gli ordini contenuti. Grazie alla tecnologia alfabetica un territorio immenso poteva comunicare al proprio interno ed essere governato. Il sistema mediatico della corrispondenza consentì alla chiesa cattolica di resistere agli ultimi sconquassi delle invasioni barbariche e di tenere in piedi il principio dell'autorità occidentale. Per altri versi, l'opulenta comunicazione dei grandi eventi culturali rinascimentali indica con chiarezza il ruolo di rappresentazione del potere affidata alle forme espressive, e ne affida l'organizzazione a individui, famiglie e gruppi che sanno perfettamente di dominare attraverso immagini e coreografie, esibendosi personalmente come leader e come strateghi. Né smette di stupire la poderosa esibizione spettacolare di Federico II di Svevia, un imperatore che non esitava ad abbigliarsi alla foggia saracena e a portare nei suoi lunghi spostamenti di governo una quantità di bestie esotiche, particolari che contribuirono a farne una personalità eccezionale ed eccezionalmente chiacchierata. Inoltre, facendoci più prossimi alla nostra epoca, la vicenda dei giornali stampati racconta in modo estremamente chiaro la battaglia che sui mezzi di comunicazione venne combattuta tra fautori ed oppositori del potere assoluto, un potere che sembrava eterno e che invece poteva essere delegittimato attraverso informazioni e notizie ricavate da osservatori che inventavano le tecniche del giornalismo, e le mettevano a disposizione di nuovi e vasti pubblici, in attesa che nuovi media (a cominciare dal telegrafo) sancissero il ruolo della comunicazione di massa in una società a base metropolitana.

su BookRepublic

martedì 3 maggio 2011

Il libro del giorno: Dall’Altopiano al Mayumbe di Marco Crestani, (Giuseppe Meligrana Editor)












Mescola narrativa e microstoria, racconti fedeli, appunti, note, annotazioni, ricordi. Tutto parte dalla scoperta di un taccuino-promemoria che ha più di cento anni e racconta la storia di Giuseppe che il 3 gennaio 1903 parte da contrà Tortima sull’Altopiano di Asiago, e muore a Luki, in Congo Belga, il 27 agosto dell’anno successivo, dopo aver attraversato due volte l’Oceano Atlantico: la prima, dal porto di Genova fino a quello di Buenos Aires; la seconda, dall’Argentina al Sudafrica. In seguito, puntando verso nord, arriva fin dentro il “cuore di tenebra” del continente africano dove muore di febbre gialla. Può anche essere definito un racconto basato su una vicenda biografica che, inquadrata storicamente, scopre ai nostri occhi valenze antropologiche e letterarie molto significative, soprattutto oggi, spingendoci a ricordare il tempo in cui gli italiani, appena riuniti sotto un’unica bandiera, erano costretti a lasciare la patria per cercare lavoro altrove.

Fantozzi al biliardo!



Una delle migliori scene di orgoglio "ragionieristico"

fonte Youtube

Mi dichi. Prontuario comico della lingua italiana di Paolo Villaggio (Mondadori)





















Secondo voi "kibbutz" è un'espressione usata dalle contadine di Alberobello quando sentono bussare alla porta del trullo? "Venerea" si dice di donna bellissima e diafana? "Prostata" di persona sdraiata a terra, a faccia in giù, in atto di adorazione? "Kandinsky" è un dolce nazionale ungherese? E, passando al latino, Memento mori significa "il mio mento sembra quello di un negro"? Brevi manu "tenere le mani all'altezza delle ascelle"? Deus ex machina "perdio, che macchina!"? Allora avete bisogno di questo Prontuario comico della lingua italiana, un saggio tanto divertente quanto impietoso, scritto da una delle più grandi voci umoristiche della nostra storia. Villaggio ci fa ridere e riflettere sull'italiano scritto e quello parlato, la neolingua degli SMS e dei computer, i congiuntivi degli accademici e il linguaggio degli intellettuali di sinistra. Così l'inventore di Fantozzi torna a fustigare, esaltare, fotografare l'italiano medio. Inteso, stavolta, come lingua.

Crank di Ellen Hopkins (Fazi editore)





















Crank, libro più censurato nelle scuole americane, primo romanzo in versi, cui seguono Burned e Fall out, è entrato nella bestseller list del New York Times, conquistando centinaia di migliaia di giovani lettori(un milione di copie vendute in USA. Kristina Georgia Snow è la figlia perfetta: una studentessa modello, seria e tranquilla. Quando si trasferisce a casa del padre la sua vita cambia: la ragazza giudiziosa scompare e una nuova personalità sembra emergere, quella di Bree.
L'incontro con il mostro, Crank, avverrà per opera di Adam, il ragazzo dei suoi sogni, tutto muscoli scolpiti e sorrisi smaglianti, di cui lei si innamorerà, senza realizzare che quell'amore ne farà a pezzi la vitalità, la giovinezza, l'entusiasmo. Quella che inizialmente sembrava una montagna russa di emozioni e di svaghi ben presto si trasformerà nell'inferno della dipendenza e di una totale perdita di controllo. Bree tenterà di trovare una via di scampo, tra mille difficoltà, e la sua sarà una battaglia per recuperare la sua anima e la sua mente: in altri termini, la sua vita.

Ellen Hopkins è nata a Palm Springs, in California. Scrive poesie dall'età di nove anni. Ha iniziato la sua carriera come scrittrice di non-fiction per ragazzi, pubblicando all'incirca venti libri. Nel 2004 esordisce con Crank, il suo primo romanzo in versi, cui seguiranno Burned, Impulse, Identical, Glass e Tricks, tutti editi negli Stati Uniti da Simon & Shuster.

link per leggere le prime 33 pagine del libro di
Ellen Hopkins, Crank, traduzione di Velia Februari, Fazi Editore

Elogio della lettura e della finzione di Mario Vargas Llosa (Einaudi). Intervento di Roberto Martalò













A pochi mesi di distanza dal conferimento del Premio Nobel per la letteratura a Mario Vargas Llosa nel dicembre 2010, Einaudi pubblica il discorso pronunciato dallo scrittore peruviano a Stoccolma. Una dissertazione sull'importanza della lettura e della finzione nel progresso della storia dell'umanità, un panegirico alla letteratura e al ruolo che questa occupa nel processo di emancipazione dallo stato animale a quello tipicamente umano, dalla tirannia alla democrazia, dalla schiavitù alla libertà. Mario Vargas Llosa ripercorre le tappe più importanti della sua vita riuscendo a estrarne alcuni momenti salienti per il valore e il peso che questi hanno avuto nella sua vita e collegandoli a temi più ampi, anche di stretta attualità, come la libertà, il terrorismo, la Patria ecc.. Un viaggio che ha come filo conduttore l'amore per la scrittura e per la lettura, atti distinti ma indissolubilmente legati, per la capacità tutta umana di saper inventare storie, di fissarle su quel magico supporto che è il libro e di farle girare per il mondo fino a farle diventare patrimonio esclusivo dell'umanità intera e non solo di chi ha compiuto quello splendido atto di creazione. Letteratura come mezzo per vivere meglio, per uscire dai limiti imposti dalla realtà, vivere altri mondi e come stimolo e impegno a migliorare la propria condizione, singolare e collettiva. Letteratura come arma di difesa e ribellione da ogni forma di tirannia, da ogni tentativo di repressione delle libertà. Letteratura come strumento di fratellanza universale e che rende ogni uomo cittadino del mondo: a questo proposito, bellissimo e incredibilmente odierno il passo in cui, l'autore scrive: “..assieme alla religione (inteso come fanatismo religioso, nda), il nazionalismo ha rappresentato le causa delle peggiori carneficine della storia..non bisogna confondere il cieco nazionalismo e il suo rifiuto dell' “altro”, sempre seme di violenza, con il patriottismo, sentimento sano e generoso..”. Insomma, un opuscolo da leggere continuamente e da far leggere a tutti per ricordare quanto conta la cultura per l'umanità, in un'epoca in cui è l'ignoranza a fungere da oppio dei popoli.

lunedì 2 maggio 2011

Habemus papam il nuovo film di Nanni Moretti



http://www.habemuspapam.it
Trailer ufficiale di Habemus Papam, il nuovo film di Nanni Moretti con Michel Piccoli, Margherita Buy. Fonte Youtube/Fandango

Le cinque perle di Giovanni Paolo II. I gesti di Wojtyla che hanno cambiato la storia di Alberto Melloni (Mondadori)















Il lungo pontificato di Giovanni Paolo II è spesso considerato come un susseguirsi di record: dai continui viaggi in ogni parte del globo agli innumerevoli documenti scritti, alle infinite immagini televisive. Nell'anno della beatificazione di Wojtyla, decretata al termine di un processo che ha bruciato tutte le tappe, lo storico Alberto Melloni propone una chiave di lettura diversa del suo papato, preferendo a una sintesi di ampio respiro l'approfondimento di alcuni eventi che hanno lasciato il segno e "hanno bisogno di essere compresi in una prospettiva autonoma". Melloni sceglie cinque di questi gesti fondamentali. L'assise straordinaria dei vescovi del 1985, a venti anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II. L'incontro con il rabbino Toaff e la comunità ebraica nel Tempio Maggiore di Roma, nel 1986. Nell'ottobre dello stesso anno, ad Assisi, il papa allarga questa volontà di dialogo a tutte le religioni, promuovendo un incontro di preghiera senza precedenti, che è espressione del suo grande impegno per la pace. Un impegno che molti anni dopo, nel 2003, prenderà corpo nell'appassionato appello di un pontefice ormai anziano e malato, ma indomito, contro la guerra in Iraq. Non meno incisiva e dirompente era stata nel 2000, in occasione del Giubileo, la solenne richiesta di perdono per le violenze e le ingiustizie commesse nel corso dei secoli in nome della fede

L' ALLENATORE NEL PALLONE - IL GRANDE LINO BANFI CON IL SUO ORONZO CANA'



fonte PiccoloSchermoTv/Youtube

Il chèlcio secondo Oronzo Canà di Lino Banfi (Mondadori)












Non tutti sanno chi ha inventato il catenaccio, chi il calcio totale, le ripartenze o il 4-4-2. Ma tutti sanno chi ha inventato la bizona: Oronzo Canà. Il divertentissimo personaggio cinematografico, interpretato da Lino Banfi, è un ex calciatore (lo chiamavano La Iena del Tavoliere) che diventa allenatore della mitica Longobarda, neopromossa in Serie A. Le sue lezioni di "tèttica" in italo-barese sono entrate di diritto nella storia dell'umorismo italiano, così come gli altri personaggi che popolano il suo piccolo mondo: il bomber Aristoteles, il presidente Borlotti, il libero Speroni e il direttore sportivo maneggione Andrea Bergonzoni. In questo libro Lino Banfi si diverte a raccontare che cosa c'è alla base del pensiero calcio-umoristico di Canà, con straordinaria verve comica. Svela che la sua celeberrima "saghècia tèttica" deve molto a Liedholm ed Herrera, ma è anche frutto delle discussioni al bar dell'amico Omero Carnemolla, arricchite dai contributi di Aristarco Bottasecca e di Tarcisio Trottola, oltre che dagli studi di Oberdan La Fava, allevatore di polli.

Il libro del giorno: GOTHAM POLAROID di Francesco Cortonesi (Coolibri, Lupo editore)







LASCIAMI DORMIRE PER FAVORE - “NERO: Però non faresti del male a nessuno. BIANCO: No. Certo che no! NERO: Sei sicuro?” (Cormac McCarthy – Sunset Limited)

Un braccio che sembra spezzato. Materia cerebrale e sabbia. Gli occhi spalancati. L’orribile idea che ci sia stato un bacio prima dell’addio. Non sente più nulla. Non si accorge di chi le sfiora il viso. Non sorride a chi filma il suo cadavere. Non risponde a chi cercherà di aiutarla. E’ sola. Nel sangue e nella sabbia. Con il suo vestito a fiori. Intorno a lei c’è Gotham. E la misteriosa storia di un pipistrello fantasma.” Come tutte le grandi città, Gotham è ricca di storie e leggende, alcune reali, altre meno. Tra le sue strade, tra i suoi palazzi, sulla sua spiaggia si consumano ogni giorno grandi e piccole tragedie. Una ragazza che viene trovata morta, un ragazzo che deve girare un film sulla sua città, un vecchio poliziotto in pensione e un detective privato che cercano un serial killer che sogna scarafaggi, una donna che scopre di avere una rara malattia, un uomo depresso che… Su tutti Charlie, voce di Radio Gotham che, come Lupo solitario di American Graffiti, ci guida tra le storie e le strade di Gotham, con la sua voce, le sue canzoni, il suo amore per la città.

Ricette del sottopiatto di Marina Pizzi (Besa, collana Poet/Bar)













(16) - “Ha turno ancora il male morto// le conchiglie frantumate veci di monete// la nettezza panica del caso certo// alunno consumato infante// fantoccio di sé senza tremore al nulla.// L’ausilio dell’antenna coma di vecchi// particolari nidi di coriandoli vederli// accanto al coro della venia in cantica// tic di altare contatto di frescura.” Nella poesia di Marina Pizzi il pronunciarsi del Sacrificio è un dire destinale sulla resa dei conti che ciascuno di noi prima o poi è destinato a fare, per non rimanere con un pugno di mosche in tasca. E in questo monologo, perché fondamentalmente si tratta di questo, l’animo viene smembrato da forti gradazioni di Bene e Male, quasi si stesse svolgendo una lotta sanguinaria contro il Cielo.

Marina Pizzi è nata a Roma nel 1955, dove tuttora vive. Ha pubblicato numerose raccolte di poesia, molte delle quali sono state tradotte in persiano, inglese e tedesco. Tra i suoi ultimi libri: Dallo stesso altrove (Roma 2008), L’inchino del predone (Piacenza 2009), Il solicello del basto (Roma 2010). Attualmente cura sul web i blog di poesia Sconforti di consorte, Brindisi e cipressi, Sorprese del pane nero.

Contagio di Scott Sigler (Fanucci)












In questo horror-thriller avvincente, dei semi alieni provenienti dallo spazio infettano alcuni esseri umani, che iniziano a sviluppare inusuali sintomi e a manifestare escrescenze blu triangolari sulla loro pelle, diventando infine dei maniaci omicidi. L’agente della Cia Dew Phillips è incaricato di scoprire perché questi docili cittadini sono diventati preda di una furia omicida, e per farlo si avvale della collaborazione dell’epidemiologa Margaret Montoya, che ha riferito il primo degli strani casi. Uno degli infettati, l’ex giocatore di football Perry Dawsey, cerca di resistere all’attacco: egli sa fin troppo bene che, se non controlla la sua irascibilità, la gente può farsi male sul serio. Dopo un lungo percorso, ha finalmente chiuso con il suo passato violento, ma le presenze aliene che abitano il suo corpo reclamano la sua attenzione e non gli daranno tregua finché non le ascolterà.
Scott Sigler è un autore americano di fantascienza e horror. Originario del Michigan, attualmente risiede a San Francisco, in California, con la moglie e due cani. Nel 2006 Sigler ha concorso ai Parsec Awards con il racconto Hero nella categoria Best Fiction dedicata alla narrativa breve e con Infected nella categoria Best Fiction dedicata ai romanzi. Nel 2008, Contagious, il seguito di Infected, ha esordito al 33° posto della classifica dei best seller del New York Times. Nello stesso anno Scott Sigler ha vinto il Parsec Award nella categoria Best Speculative Fiction Story (Short Form) con il romanzo Red Man.
Un estratto

“Capitano Jinky- «Linea diretta del mattino sulle frequenze 92.5, cos’hai da raccontarci?»
«Li ho uccisi tutti.»
Marsha Stubbins gemette. L’ennesima testa di cazzo che si riteneva divertente e cercava di farsi mandare in onda giocando la carta della follia.
«Davvero? Bravo.»
«Devo parlare con il Capitano Jinky. Il mondo deve sapere.»
Marsha annuì. Erano le 6:15 del mattino, proprio l’ora in cui i pazzi e gli idioti si buttavano giù dal letto, ascoltavano il Capitano Jinky e gli Zoolander del mattino battere la fiacca in onda e sentivano di dover intervenire nel programma. Succedeva ogni mattina. Ogni... singola... mattina.
«Cosa deve sapere il Capitano Jinky?»
«Deve sapere dei triangoli.» La voce era sommessa. Le parole giungevano tra profondi sospiri, come se qualcuno cercasse di parlare appena dopo essersi sottoposto a un allenamento sfiancante.
«Bene, i triangoli. Mi sembra più un problema personale.»
«Non farmi la lezione, testa di cazzo!»
«Ehi, non puoi urlarmi in questo modo solo perché sono quella che passa al vaglio le chiamate, intesi?»
«Si tratta dei triangoli! Dobbiamo fare qualcosa. Mettimi in contatto con Jinky, altrimenti vengo lì e ti ficco un coltello in un occhio, cazzo!»
«Uh-uh» esclamò Marsha. «Un coltello in un occhio. Caspita.»
«Ho appena sterminato tutta la mia famiglia, non capisci? Sono ricoperto del loro sangue! Ho dovuto farlo! Perché me l’hanno detto loro!»
«Non è divertente, idiota, e comunque sei il terzo pluriomicida che ci ha chiamato stamattina. Se richiami, telefono alla polizia.»
L’uomo riattaccò. Marsha ebbe l’impressione che fosse stato sul punto di dire qualcosa, di inveire di nuovo contro di lei, fino a quando non aveva pronunciato la parola polizia. Poi aveva riattaccato e l’aveva fatto in tutta fretta. Marsha si massaggiò il volto. Aveva desiderato quello stage, e chi non l’avrebbe fatto? Il programma mattutino del Capitano Jinky era uno dei più apprezzati dell’Ohio. Ma, accidenti, l’incarico di passare al vaglio le chiamate, con le telefonate assurde che ricevevano giorno dopo giorno... Là fuori c’erano un sacco di ritardati convinti di essere divertenti.

domenica 1 maggio 2011

Lucio Dalla e Francesco De Gregori intervistati da Vincenzo Mollica



Lucio Dalla e Francesco De Gregori di nuovo insieme. Trent'anni anni dopo "Banana Republic" i due grandi cantautori firmano un nuovo lavoro, "Work in progress" che li ha portati a esibirsi con successo in giro per l'Italia. Intervista di Vincenzo Mollica.

fonte Youtube/Tg1 (Rai)

Il libro del giorno: FRANCESCO DE GREGORI. FRA LE PAGINE CHIARE E LE PAGINE SCURE di Claudio Faretti (Arcana)













Camminando sui pezzi di vetro, Francesco De Gregori è giunto al traguardo dei sessant’anni forte del suo istinto di cantastorie e di una rinnovata voglia di divertirsi sul palco. Dalle prime ballate folk agli album storici e alla dimensione concertistica dell’ultimo periodo, è stata un'evoluzione nella continuità. Sempre a rigorosa distanza di sicurezza dalle mode e dai rituali dello show business. Il suo canzoniere è un compendio di sentimenti sospesi, evocati con tocco visionario, cinematografico. Un percorso che, lungo le curve della memoria, attraversa le fasi più oscure e controverse della storia italiana – dal fascismo agli anni di piombo, da Piazza Fontana a Tangentopoli – acquistando al contempo un respiro universale, all'insegna di un umanesimo laico che anela al riscatto da ogni sofferenza e prevaricazione. Ma nei suoi versi, misteriosi e affascinanti, si è compiuta anche una rivoluzione lessicale decisiva per la canzone italiana. Fra le pagine chiare e le pagine scure è un viaggio nel songbook degregoriano che si snoda attorno ai suoi principali nuclei tematici, in bilico tra personale e sociale, realtà e fantasia, soffermandosi anche su alcune tappe cruciali: l'epopea del Folkstudio, il processo del Palalido, il sodalizio con Lucio Dalla – da BANANA REPUBLIC al ritorno di fiamma di WORK IN PROGRESS – le altre svariate collaborazioni, fino al recente suggello del nume Dylan. L'obiettivo del volume di raccontare, attraverso le sue canzoni e le sue parole, un protagonista assoluto della nostra musica.
CLAUDIO FABRETTI - Giornalista, redattore del quotidiano «Leggo», dirige una delle prime e più seguite webzine musicali italiane, Onda-Rock, e la sua “gemella” OndaCinema. È stato redattore del settimanale Avvenimenti e inviato in Serbia durante il conflitto nella ex Jugoslavia. Ha collaborato con «l’Espresso», «Onda Magazine», «Rockstar» e «Blow Up».

Un Papa che non muore : L’eredità di Giovanni Paolo II di Gian Franco Svidercoschi (edizioni San Paolo)









Dopo la morte di Giovanni Paolo II, avvenuta il 2 aprile 2005, la memoria del Papa che maggiormente ha segnato il XX secolo è stata tenuta viva dalla fede di quanti, ogni giorno, fanno riferimento alla sua testimonianza e al suo insegnamento. Una vera e propria “eredità” di cui solo ora si cominciano a cogliere compiutamente i tratti. In un testo ricco di fatti inediti e privati della vita del papa, eppure capace di sondare in profondità le intuizioni e le scelte profetiche del grande Pastore della Chiesa, Gian Franco Svidercoschi presenta un’analisi lucida e appassionante dell’eredità lasciata da Giovanni Paolo II. Il testo è racchiuso tra due istantanee della morte di Karol Wojtyla e ricostruisce le origini polacche del pontefice, la sua storia personale, i cambiamenti mondiali ai quali ha partecipato e dei quali è stato spesso ispiratore, le sfide del dialogo interreligioso, della pace, della santità.

Gian Franco Svidercoschi, italiano di origini polacche, inizia la carriera giornalistica giovanissimo nel 1959. Fu inviato dell’Ansa al Concilio Vaticano II e successivamente ricoprì l’incarico di vicedirettore de L’Osservatore Romano. Degna di nota la collaborazione con Papa Giovanni Paolo II alla stesura di Dono e Mistero nel 1996 e la pubblicazione con Stanislao Dziwisz di Una vita con Karol nel 2007. Tra gli altri suoi libri ricordiamo: Ho conosciuto nazismo e comunismo. Karol Wojtyla, un papa tra due totalitarismi (1998); Un Concilio che continua. Cronaca, bilancio, prospettive del Vaticano II (2002); L’esercito del papa (2003).

Nightside di Simon Green (Fanucci)










“Quando arriva la grana - Esistono investigatori privati di tutti i tipi, ma non hanno niente a che vedere con le star televisive. Alcuni si occupano di assicurazioni, altri bazzicano alberghi dozzinali con la telecamera, sperando di ottenere prove per casi di divorzio, mentre a pochissimi capita di indagare su complicati misteri delittuosi. Certi danno la caccia a cose che non esistono, o che non dovrebbero esistere. Io, le cose le trovo. Avolte preferirei non trovarle, ma questo fa parte del territorio in cui opero. All’epoca, sulla targa scrostata della porta, c’era scritto TAYLOR INVESTIGAZIONI. Taylor sono io. Alto, scuro e non particolarmente bello. Porto con orgoglio le cicatrici dei vecchi casi e non deludo mai i clienti. Apatto che mi abbiano dato perlomeno un anticipo. Il mio ufficio di allora era accogliente, se si voleva essere benevoli, o minuscolo, a essere sinceri. Ci trascorrevo un sacco di tempo, perché era meno impegnativo di doversi fare una vita. Si trattava di un ufficio poco costoso in un’area poco costosa. Tutte le attività commerciali che avessero un senso si stavano trasferendo altrove, lasciando spazio a quelli che come me operavano nelle zone grigie tra il legale e l’illegale. Perfino i topi erano soltanto di passaggio, diretti in un luogo più civilizzato. I miei vicini erano un dentista e un commercialista, entrambi radiati, entrambi più ricchi di me. Pioveva forte la sera in cui Joanna Barrett venne a farmi visita. Era la tipica pioggia fredda, battente e impietosa, che ti fa pensare a quanto è bello trovarsi all’asciutto. Avrei fatto bene a prenderlo come un presagio, ma non sono mai stato bravo a cogliere gli indizi. Era tardi, ben oltre il calare della sera, e tutti gli altri lavoratori avevano lasciato l’edificio. Io ero ancora seduto alla scrivania e guardavo distrattamente il televisore portatile con il volume abbassato, mentre un uomo al telefono mi sbraitava nell’orecchio. Voleva i soldi, l’idiota. Mostrandomi comprensivo nei momenti opportuni, aspettavo che si stancasse e riagganciasse, quando a un tratto mi si drizzarono le orecchie. Nel corridoio si udivano dei passi, diretti verso la mia porta. Regolari, lenti... era una donna. Interessante. Le donne sono sempre i clienti migliori. Dicono che vogliono informazioni, ma in realtà quello che desiderano è ottenere vendetta; e non sono taccagne quando si tratta di pagare per quello che vogliono. Per quello di cui hanno bisogno. Donna iraconda, mare senza sponda; e io ne sapevo qualcosa”
John Taylor è un investigatore privato che ha il dono di ritrovare le cose perdute. Una sera nel suo ufficio di Londra entra Joanna Barrett, una ricca e affascinante donna d’affari. Sta cercando la figlia scomparsa e Taylor rappresenta la sua ultima speranza. Joanna possiede un unico indizio: sua figlia Cathy è fuggita a Nightside. E Taylor quel posto lo conosce bene... La ricerca della fuggiasca non si rivela facile: John si troverà ad affrontare una vorticosa serie peripezie e di slittamenti temporali, che metteranno a repentaglio la sua stessa vita.
Simon Richard Green è nato nel 1955 nell’Inghilterra del sud, ed è autore di numerosissimi romanzi fantasy e di fantascienza. Ha conseguito la laurea in Lingua inglese moderna e Letteratura americana presso l’Università di Leicester. Ha iniziato la sua carriera di scrittore nel 1973, e da allora ha pubblicato oltre cinquanta tra romanzi e racconti. Nel 1989 ha ricevuto l’incarico di scrivere il romanzo tratto dal film di Kevin Costner Robin Hood: principe dei ladri, vendendo oltre 370.000 copie.

sabato 30 aprile 2011

Raimondo Vianello e Sandra Mondaini - Ma quant'è forte Tarzan (1977-1978)



La mitica sigla finale di "Noi...no" dove Raimondo Vianello interpreta Tarzan e Sandra Mondaini un' esploratrice rapita. Fonte Youtube/Rai storia

Sandra Mondaini e Raimondo Vianello di Roberto Frini e Federico Bravetti (Gremese Editore)


















Sandra Mondami e Raimondo Vianello sono amati e seguiti da schiere di appassionati di tutte le età, che in questo volume troveranno il racconto definitivo e completo della loro lunghissima e fortunata storia artistica. Non solo la comune carriera televisiva, ma anche i rispettivi percorsi nel teatro e nel cinema (più di settanta film all'attivo per lui) vengono agilmente raccontati nei loro momenti più significativi, anche con l'aiuto di molte fotografie commentate, alcune delle quali autentiche rarità provenienti direttamente dall'archivio personale della coppia: dagli spettacoli di rivista ai film, alla televisione, con programmi come Un, due, tre (Tognazzi-Vianello) e Canzonissima '61, i mitici Tante scuse e Di nuovo tante scuse, e poi gli show del sabato sera in casa Mediaset e l'exploit tanto inaspettato quanto travolgente di Casa Vianello, la sit-com più longeva della nostra televisione. All'excursus cronologico della prima parte segue un'intervista rilasciata dai due artisti e una raccolta di alcune scenette tratte dai loro spettacoli: dal buffo carrellista Osvaldo interpretato da Raimondo (Il giocondo) alle strambe intemperanze di Sandra nei panni della bimba pestifera Arabella.

Giovanni Paolo II (a cura di Mario Castellana), Scienza e Verità (Pensa Multimedia)













La beatificazione di papa Giovanni Paolo II si terrà domani 1 maggio 2011. La casa editrice Pensa MultiMedia, pubblica il libro di Giovanni Paolo II (a cura di Mario Castellana), Scienza e Verità. «…dobbiamo compiere ogni sforzo per approfondire e consolidare la nostra fede ascoltando, accogliendo, proclamando, venerandola Paroladi Dio, scrutando alla sua luce i segni dei tempi e interpretando e vivendo gli eventi della storia». Questo è “Scienza e Verità” di Giovanni Paolo II (Pensa MultiMedia) a cura di Mario Castellana. L’intera pubblicazione tenta di centrare l’obiettivo di fornire uno spettro quanto più ampio possibile di un personaggio carismatico, religioso, politico, in una parola straordinario come lo fu proprio Giovanni Paolo II. Certamente in quest’uomo la Fede ha fatto più dei semplici “straordinari”, ma sono certo che la sua strategia vincente in qualsiasi ambito è stata determinata da più fattori come il dialogo, l’interrogarsi costantemente come poter migliorare il presente, leggendo con maggiore parsimonia il passato e guardando ad un futuro “sostenibile” anche attraverso la ricerca scientifica, costruendo magari scenari prossimi tecnologicamente eco/compatibili per l’uomo, per realizzare il parole povere il “migliore dei mondi possibili”. Un papa “scienziato” forse, sicuramente un uomo che accanto alla sua missione di vicario di Cristo in terra, aveva un’amore smisurato per l’uomo e per il suo progresso! Quest’opera costituisce la raccolta per eccellenza, degli interventi sulla scienza all’inizi del pontificato di Giovanni Paolo II, e rivela molti aspetti di un pontefice che ha considerato la riflessione sulla Scienza uno punto di riferimento solido e efficace per tracciare delle rotte utili sia sia al pensiero scientifico che alla ricerca teologica. Sono scritti, che precedonola Fideset Ratio, e fanno emergere una particolare ‘immagine della scienza’ strutturalmente e teoreticamente unificata anche ad una vera e propria pastorale della scienza, con cui sia il mondo laico che quello religioso devono confrontarsi per avviare insieme un dialogo di reciproco intendimento.

Autore: Giovanni Paolo II (a cura di Mario Castellana)

Titolo: Scienza e Verità

Editore: Pensa Multimedia

Prezzo: 14 euro

Pagine: 196

Il libro del giorno: L’inverno dello straniero di Gionatan Squillace (Pendragon)












Il romanzo è ambientato tra le montagne valdostane, durante un rigido inverno. Ma il vero inverno è dentro l’anima dei protagonisti, più freddo ed intenso di quello reale. L'autore ha voluto scrivere una storia “maledetta”, dove vi è poco dialogo ma molta sofferenza. Le parole contano poco, ma il silenzio che pervadono le pagine di questo lavoro fa molto di più. Una storia noir basata su un passato, quello del protagonista, dimenticato con sofferenza e su un presente accettato per forza di cose, forse per un inclinazione perversa al Male insegnato e vissuto sulla sua pelle fin da bambino. Il profilo del personaggio verrà delineato a poco a poco, e ne uscirà fuori un uomo algido e fin troppo razionale, che si rifugia in un casolare vecchio e marciscente, incastonato fra le bianche cime del nord d’Italia. Vuole la solitudine, desidera la solitudine, cerca la solitudine e non solo perchè è un uomo solitario, ma perchè soprattutto i fantasmi della sua vita sono così "rumorosi" e angoscianti che non basterebbero mille armadi per rinchiuderli e azzittirli. Ma ecco poi che l’incontro inaspettato e irruento nella sua vita di alcuni individui senza coscienza e cinici, legati a lui per una maledizione mai finita, sconvolgerà la calma di quelle montagne e l’anima del protagonista, che cadrà in un oblio di incubi e di irrazionalità da cui non si potrà più tornare indietro. Un thriller esistenziale, basato sulla psiche paranoica dei protagonisti e contornato da alcuni momenti cruenti. Incanalato in un universo tacito ed impassibile, le montagne della Val d’Aosta, punto nevralgico di una resa dei conti a lungo bramata, teatro di una profonda abiezione umana.

venerdì 29 aprile 2011

Enrico Ruggeri - Polvere




da "Incontri d'Estate", Boario (Italy)

"Polvere" (Testo E. Ruggeri, Musica L. Schiavone)
Enrico Ruggeri (voce)
Luigi Schiavone (chitarra)
Renato Meli (basso)
Franco Amodio (batteria)
Franco Bernardi (tastiere)
Art Zitelli (cori)

http://www.enricoruggeri.net
http://www.luigischiavone.com

Canzone dall'album "Polvere" uscito
per la CGD nel 1983

fonte Youtube/Rete4

Che giorno sarà di Enrico Ruggeri (Kowalski)















Francesco Ronchi sognava di diventare un cantante famoso. La celebrità l'ha soltanto sfiorata, ma ha continuato testardamente a inseguirla tenendosi a galla come ha potuto negli "sfavillanti - ma non per tutti - anni ottanta", in un sottobosco popolato di personaggi sgangherati e arruffoni: discografici, manager, giovani di belle speranze disposti quasi a tutto pur di sfondare. Ha conosciuto persino qualche cantante di successo, e non era un granché. Francesco Ronchi ha incontrato l'amore e lo ha buttato via, aveva un grande amico e lo ha tradito. Da quasi vent'anni vivacchia cantando le canzoni degli altri su palchetti alti cinquanta centimetri. Finché, una sera, decide che è arrivato il momento di ribellarsi al suo destino.

Sia pace! Giovanni Paolo II a cura di Maurizio Di Giacomo (Edizioni San Paolo)








Le parole e le azioni di pace di Giovanni Paolo II gli hanno meritato un posto privilegiato nel cuore di milioni di uomini e di donne di tutti i continenti e di tutte le condizioni sociali. Il volume raccoglie le parole più forti del Papa su questo tema più che mai attuale: le Giornate Mondiale della Pace, la diplomazia e l’Onu, la pace, i bambini, i giovani e le donne, gli incontri interreligiosi ad Assisi, Giovanni Paolo II e i potenti della terra, la prima Guerra del Golfo (1991) e il grido per Sarajevo, la nuova guerra in Iraq e il nuovo messaggio per la pace. In Appendice l’utile sezione dei link ai siti web della pace.

Maurizio Di Giacomo è giornalista dell’agenzia di stampa ANSA e vaticanista.

Il libro del giorno: La feroce gioventù di Cesare Fiumi (Dalai)













Esterno notte. Una qualsiasi notte in Italia. Tre amici s'azzuffano per un po' di fumo e un cappellino non pagato. Per il più giovane, minorenne, scatta "la condanna a morte", eseguita con un'efferatezza neanche paragonabile al più "generoso" splatter movie. Il pre-testo, è un terribile episodio di cronaca del profondo Nord, per raccontare - storie alla mano - la crescita zero di una generazione di "disorientati" che sta cambiando i contorni al comune sentire di un Paese che, alla deriva pedagogica ed istituzionale, osserva apatico il suo declino, rinunciando al suo futuro, magari ad ogni futuro possibile. Una generazione tra i 15 e i 25 anni che, anche se fa male ammetterlo, sembrano quasi il frutto "genomatica" di una mutazione antropologica. Un risultato magari non cercato, forse nemmeno voluto, ma che sta bene a tanti, cui si è giunti penalizzando merito e profitto, per non parlare di istruzione e ricerca: ragazzi allo sbando emotivo storditi da sogni (destinati a restare tali) di soldi, potere e apparire. Mine vaganti che prima o poi presenteranno il conto a chi se le è dimenticate. Questo è il libro che fa parlare tutti quei ragazzi, poco più che adolescenti, che non si limitano bullescamente a aggredire per qualche spicciolo i loro coetanei, ma arrivano ad uccidere. Che cosa sta accadendo allora?

Giovani, nazisti e disoccupati di Michele Vaccari (Castelvecchi Editore). Intervento di Roberto Martalò












Non è un romanzo di primo pelo, essendo uscito ad aprile 2010, l'ultimo lavoro di Michele Vaccari dal titolo forte e provocatorio “Giovani, nazisti e disoccupati”. Ambientato nella Bologna del “fancazzismo”, tra punkabbestia ricchi che fanno l'elemosina e giovani svuotati dagli agi concessi dalle famiglie di origine e dall'uso di droghe che “fanno figo”, tra aspiranti politicanti troppo concentrati su se stessi e falsi demagoghi che istigano alla violenza nei comportamenti, salvo poi sconfessarla a parole. Anarchico e devoto di Errico Malatesta, suo personalissimo consigliere fantasma, l'anonimo protagonista del romanzo è il “giovane-non giovane” di questi tempi: abituato a pensare al sodo, disgustato da chi cerca di essere alternativo a tutti i costi per essere notato, schifato dai fattoni sempre e comunque eppure anche lui dipendente dall'uso della trielina e vittima di uno squilibrio che lo rende quasi sociopatico. Innamorato di una ragazza che oscilla tra la tossicodipendenza e l'attivismo politico estremista, il giovane ragazzo, per realizzare il folle piano di dare una lezione ai parassiti che condividono con lui la casa, finirà a scontrarsi con la demenza delle follie del nazismo contemporaneo, che è solo un rigurgito di retorica violenta, e le ipocrisie di un certo modo di essere di sinistra dei nostri giorni. Un grido contro tutte le ipocrisie, contro i poteri forti attuali, contro chi denigra i giovani come praticanti del culto dell'ozio ma anche contro chi non fa nulla per migliorare se stesso e il nostro paese. Con un linguaggio sempre molto energico con ampi tratti tipici del pulp, Vaccari si scaglia contro le ipocrisie della nostra piccola Italia, con riferimenti non tanto velati alla società e alla politica dei nostri giorni, e denuncia il vuoto contemporaneo ideologico e politico che sforna certi caratteri da teatro dell'assurdo anche se tristemente reali.

giovedì 28 aprile 2011

I film di David Lynch ... uno splendido promo tutto italiano!



Immenso spot/trailer trasmesso da Rai4 per annunciare la programmazione di "Cuore Selvaggio", "Twin Peaks: Fuoco Cammina Con Me", "Strade Perdute", "Una Storia Vera"

Il libro del giorno: David Lynch e il grande fratello (Besa editrice)













Cosa c'entra David Lynch con il Grande Fratello? È possibile che alcuni dispositivi narrativi leghino insieme un grande regista e alcuni real tv di successo? Con questo libro, lo storico del cinema e massmediologo Alessandro Agostinelli entra nel profondo dell'opera di David Lynch, attraverso l’analisi di alcuni suoi film più controversi: Strade Perdute, Una storia vera, Mulholland Drive. Il lavoro del regista americano viene analizzato alla luce delle turbative dello spettatore di fronte a certe narrazioni incongrue e all'uso destabilizzante delle immagini. Insieme alla originale presentazione del cinema di Lynch l’autore affronta anche uno degli argomenti più scottanti del mondo delle immagini: che cosa è vero e che cosa è falso quando guardiamo attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Vivere, morire, amare, guardare, socializzare. Ogni nostra azione è spesso il risultato di modelli sociali preimposti dai media.

Alessandro Agostinelli, scrittore e giornalista, è dottore di ricerca in Storia delle arti visive e dello spettacolo. Ha svolto consulenza e attività didattica in comunicazione e partecipazione. Fondatore del sito alleo.it, dirige il Festival del Viaggio di Firenze e il progetto inventarioitaliano.it. Collabora con l’“Espresso” e RadioTre Rai. Tra i suoi libri: il romanzo La vita secca (2002), i saggi La Società del Giovanimento (2004), Una filosofia del cinema americano (2004), Un mondo perfetto – I comandamenti dei fratelli Coen (2010).

WOJTYLA SEGRETO di Giacomo Galeazzi e Ferruccio Pinotti (Chiarelettere)












Guardiamo ai fatti. Questo libro, scritto dal vaticanista de “La Stampa” Giacomo Galeazzi e dal giornalista d’inchiesta Ferruccio Pinotti, ricostruisce la storia di Karol Wojtyla e si propone come un appello documentato contro la beatificazione. A uso di credenti e non credenti. Proviamo a mettere da parte i miracoli, veri o presunti. Proviamo a non guardare solo allo straordinario carisma di trascinatore di folle che ha lasciato tutti profondamente ammirati. Gli anni di Cracovia, i primi sponsor politici all’interno della Chiesa, le amicizie scomode (il vescovo americano Marcinkus, il vescovo cecoslovacco Hnilica - entrato anche nella vicenda della morte del banchiere dell’Ambrosiano Roberto Calvi -, il consigliere della sicurezza americano Brzeziński), la pioggia di soldi al sindacato polacco Solidarność. WOJTYLA SEGRETO fotografa anche una serie di personaggi da romanzo criminale: Sindona, Gelli, Pippo Calò, Flavio Carboni, Francesco Pazienza.

Questa controinchiesta raccoglie molte voci critiche anche interne al Vaticano, ostili alla beatificazione ma di fatto mai davvero ascoltate. Resta il dubbio di una decisione politica. E l’amarezza per i tanti vescovi che hanno combattuto contro regimi feroci, come Wojtyla contro il comunismo, giocandosi la vita. Nel libro si ricorda tra gli altri Oscar Romero, vescovo di San Salvador, trucidato mentre celebrava una messa. Anche lui possibile santo, ma c’è chi si oppone alla sua beatificazione. Cardinali per lo più vicini a Wojtyla e al suo successore Joseph Ratzinger. La fazione vincente. Oggi in gioco c’è il futuro della Chiesa: da una parte il potere dall’altra il messaggio di Cristo. I fatti dimostrano che con la beatificazione lampo di Wojtyla la Chiesa celebra soprattutto la sua ossessione secolare per il potere.

Giacomo Galeazzi è vaticanista de “La Stampa”. Tra i suoi libri ricordiamo L’ULTIMO PROFETA, BIOGRAFIA DI KAROL WOJTYLA (Spedalgraf 2005) e KAROL E WANDA, GIOVANNI PAOLO II E WANDA POLTAWSKA, STORIA DI UN’AMICIZIA DURATA TUTTA LA VITA (con FrancescoGrignetti, Sperling & Kupfer 2010).

Ferruccio Pinotti, giornalista e scrittore, è autore di molti libri di successo tra i quali ricordiamo POTERI FORTI (Bur 2005); OPUS DEI SEGRETA (Bur 2006); FRATELLI D’ITALIA (Bur 2007); COLLETTI SPORCHI (con Luca Tescaroli, Bur 2008); L’UNTO DEL SIGNORE (con Udo Gümpel, Bur 2009). Per Chiarelettere ha pubblicato LA LOBBY DI DIO (2010), un’inchiesta su Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere.


Intervista di Luisa Ruggio a Mario Desiati attorno al suo Ternitti edito da Mondadori













"Ternitti" è un eterno, un tetto, dedotto dalle assonanze di una lingua minore; un materiale - l'eternit - che uncina il respiro e fa la tana nei polmoni. Lo ha scoperto morendo di lavoro la classe operaia del Settanta, gli emigrati che hanno riempito le fabbriche concentrandosi sul miraggio di un benessere lontano da casa e che per tanto tempo - finché la tosse di troppi non ha rotto il silenzio omertoso dei produttori di amianto blu - hanno trafficato con la morte ignorandone i costi prima, provando una forma di pudore per la propria storia poi. Proprio come i salentini che tra il 1960 e il 1980 lavorarono nella fabbrica d'amianto di Niederurnen, nel cantone Glarus in Svizzera. Eppure esiste il momento in cui le storie la fanno finita col pudore, si fanno prendere per mano dalla rabbia e dalla compassione, tentano il travaso affinché chi ascolta possa restituire verità a un passato talmente brutto che corre il rischio di voler essere dimenticato. Chi ascolta resiste, resiste a questo impulso, riceve il passaggio - come si intercetta una palla di gomma sulla propria traiettoria, giocando ai Mondiali in una partita da cortile - lo protegge e corre, questo fa, corre a beneficio di tutti. Mario Desiati è uno che ascolta, protegge e corre. Il suo nuovo romanzo, "Ternitti" (Mondadori, Milano 2011, pp. 264, euro 18,50), appena arrivato in libreria è tra le opere presentate al Premio Strega, nella rosa dei 12 presentati mercoledì 27 aprile al Teatro San Marco di Benevento. Desiati, che nel frattempo impara a gestire la strana sensazione di trovarsi faccia a faccia con il proprio alter ego sul set del film di Pippo Mezzapesa, liberamente ispirato al suo "Il paese delle spose infelici" (Mondadori), commenta la notizia con la particolare mitezza che lo contraddistingue. E ci tiene a precisarlo: "Io non ho la puzza sotto al naso come molti miei colleghi che parlano male dei premi letterari perché non li vincono, secondo me sono un'ottima occasione di ribalta, io partecipo con spirito olimpico. L'ultimo mese prima dello Strega so che sarà molto duro, nel caso dovessi essere ammesso nei 12, conosco bene le pressioni di questo Premio che è come un campionato." Tra l'altro, Desiati ha letto alcuni degli altri libri in corsa per lo Strega, libri che gli sono piaciuti e per i quali prova una forma di gratitudine tutta sua. Un misto di grazia, gentilezza, forza, gli stessi elementi costitutivi della mappa geografica che stende sullo sfondo del suo nuovo romanzo (Tricase, il Ciolo, Lucugnano, Marina Serra, il Capo di Leuca, Torre Paduli e ancora e ancora), una bellezza - non solo quella di Mimì, il personaggio chiave in "Ternitti", poiché capace di amare - che fa da contrappunto alla miseria e alla vergogna, senza mai venire a patti con la mancanza di coraggio degli uomini che incontra o seppellisce. Persino davanti all'unico che ha amato e perduto - il padre di sua figlia Arianna - Mimì si impone come la coscienza. Lui, Pati, un operaio conosciuto al Nord in un capannone diviso troppi, lei, Mimì, qualcosa a metà tra una bambina e una donna che guida il lettore su e giù per il ponte che collega gli anni trascorsi con la sua famiglia in Svizzera e quelli del ritorno nel Salento degli antenati. Quest'ultimo è il luogo in cui Desiati colloca il secondo tempo di questa storia amara, attraversata da personaggi come Celestino, il fratello ubriacone di Mimì, capofila di alcuni tipi umani sui quali lo scrittore muove una carezza.

A parte il dato che espliciti nella pagina dei Ringraziamenti, questa storia com'è entrata nella tua vita?

"Per alcuni anni ho vissuto la realtà del Capo di Leuca e tantissimi ragazzi della mia età avevano un genitore, un parente, che aveva lavorato in una fabbrica e si portava addosso una malattia, un segno forte di questo lavoro lontano dal paese, un segno che veniva trasmesso ai loro figli nella forma delle relazioni che cambiavano. In ogni famiglia pugliese c'è un pezzo che è andato via, questa è l'ossessione dei miei ultimi lavori, raccontare chi è andato via e anche chi è rimasto."

Il retrogusto femminile di questa storia è una grazia ruvida, quella di Mimì, un personaggio che ascolta e diffida della poesia o crede solo in quella involontaria.

"Sì, forse perché sa che dietro una poesia si possono nascondere le inadempienze degli uomini. Mimì va sulla sostanza dei fatti, sulla qualità del proprio amore. La grazia per lei è anche un senso della forza che si può cogliere dai fatti della vita."

Tra le voci degli antenati che Mimì ascolta, c'è anche lo spirito del poeta nella biblioteca di Lucugnano, Girolamo Comi. Ma il romanzo è pieno di voci, di omaggi (anche a Don Tonino Bello, n.d.r).

"Il Salento è pieno di percorsi interrotti e di voci dimenticate dall'editoria nazionale, ho cercato di farne conoscere qualcuno attraverso questo romanzo. Ci ho messo Stefano Coppola che è un poeta di Tricase, è morto a trent'anni. Ce ne sono tanti altri: Bodini, Claudia Ruggeri, e via elencando. Devo tanto alla poesia, questo libro è un canto di vita ma è anche un canto di morte. La Puglia è un grande ossario, questo fa sì che le nostre case antiche, i nostri muri, siano stati costruiti con la pietra a secco, quella pietra è l'anima dei nostri morti e con le loro voci Mimì cerca di restare in contatto."

I personaggi di Ternitti a un certo punto si giocano i segreti nelle partite a biliardino, un oggetto simbolo di certi anni.

"Il biliardino nel libro è un'ancora di salvezza, sia all'inizio quando è l'unico strumento per distrarsi dalla fatica, sia alla fine quando diventa un mezzo per sfogare la rabbia e ritrovarsi."

Quando gli stranieri eravamo noi, in Svizzera - come scrivi nel libro - ci chiamavano "cingoli". E' un periodo questo in cui la Puglia ha mostrato anche il suo lato meno ospitale, si è parlato e scritto di ronde a Manduria intorno alla tendopoli dei nuovi migranti. Cosa vedi in tutto questo?

"Mi viene in mente una frase molto semplice di un filosofo tedesco: "Questo Paese che chiede braccia oggi si è ritrovato degli uomini". Un modo per dire che loro chiamavano braccia quello che noi chiamiamo clandestini, materiale da usare soltanto nelle fabbriche. Quel filosofo cercava di trasmettere l'umanità di quegli uomini che hanno cambiato in meglio un Paese - gli effetti si sono visti cinquant'anni dopo - e che sono come i clandestini di oggi mal sopportati da chi a sua volta è stato clandestino per un periodo."

In questo libro sei dalla parte di Mimì, è in questo modo che racconti anche la ferita di essere donna, parliamo di questo aspetto della faccenda.

"E' difficile fare un discorso che esuli dalla politica, il conflitto più forte in Italia è un conflitto di genere. Il potere italiano è un potere maschile, machista, della peggior specie, vecchio e spaventato, è una maschera. Basta vedere le immagini di questi tunisini sbarcati a Lampedusa, tutti giovani, in contrapposizione con gli schiumanti anziani della Lega o altri esponenti xenofobi che hanno il potere nel nostro Paese. Manca la grazia, la gentilezza delle donne. Sono contrario alle quote rosa, penso che ci debba essere la parità, cinquanta per cento e cinquanta per cento. Come in questo libro, Mimì si è guadagnata i galloni della propria forza nella propria terra."

Gentilezza, grazia e libertà. A un certo punto in Ternitti emerge un senso della libertà, ovvero quello del poter restare nei propri luoghi.

"Sicuramente, un Paese è libero quando uno è libero di poter restare nella sua terra. In questi anni ho seguito i flussi migratori, è il senso dello studio che ho pubblicato in un reportage narrativo. La mia generazione è largamente emigrata, siamo tornati ai flussi degli anni Sessanta. Oggi sembra che si sia ripreso ad emigrare, vanno via persone qulificate che non hanno la possibilità di fare nella propria terra quello per cui hanno studiato. Fa impressione. Io non mi reputo un emigrante perché vivere tra Roma e Milano non è la stessa cosa che vivere lontanissimo, anche se c'è un verso di De Angelis che dice "Basta scendere dal letto per sentirsi emigranti". Però il fatto di essere fuori, essere lontano ti fa sembrare la Puglia come il posto più bello del mondo, poi quando torni anche se i posti si sono imbruttiti riesci a trasfigurarli, è una carta che ho giocato spesso nella scrittura. Lo diceva Kafka di Praga: questa città se vai via ti lascia artigliato."

Intanto sono in corso le riprese del film tratto dal tuo "Il paese delle spose infelici", la vivi da spettatore o ci sei dentro?

"All'inizio ho fatto un pò il superiore, non ho partecipato alla sceneggiatura, ho detto non mi interessa ma ho resistito poco, ero troppo curioso e sono corso sul set a conoscere gli interpreti. E' stato un poco traumatico, mi ha fatto impressione vedere il mio alter ego. E' come se tu vedi qualcosa di tuo che non c'è più, dopo tanti anni."

Il Desiati lettore che lettore è? Quando leggere diventa un mestiere come si vive questo piacere?

"E' un esercizio distinguere, ma anche la lettura professionale può essere una lettura di piacere. Cerco di mantenere questi due mondi distinti, a uno affido le ore migliori della mia vita, l'alba e la sera. E all'altro dedico le ore più operative, che trascorro nel mio ufficio a leggere manoscritti."

Hai letto qualcuno dei libri presentati allo Strega?

"Sì, "Storia della mia gente" di Edoardo Nesi (Bompiani), credo che sia un bel libro, è un reportage, ti racconta anche come questo Paese sta cambiando, Nesi è uno scrittore che ammiro molto. C'è il libro di Severini, "A cosa servono gli amori infelici" (Playground) che considero un maestro, uno scrittore marchigiano che pubblica sempre con piccoli editori, per scelta, è una bella consacrazione per lui ed è un onore per me stare accanto ad autori come questi."

Facciamo quel vecchio gioco usurato, sei all'inferno e puoi leggere soltanto un libro, quale? E il tuo Virgilio, potendo scegliere, chi sarebbe?

"Eh, qui tutti rispondono La Bibbia. Però penso di portarmi dietro i diari di Kafka perché lui lo conosceva bene l'inferno quindi potrei scoprire qualche trucco per cavarmela meglio. Il mio Virgilio sarebbe il buon Bohumil Hrabal, lo scrittore praghese che passava le ore migliori della sua vita nelle bettole di Praga ad ascoltare le storie dei vari personaggi. Sì, sarebbe proprio adatto."

articolo pubblicato su Paese Nuovo

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