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venerdì 29 aprile 2011

Giovani, nazisti e disoccupati di Michele Vaccari (Castelvecchi Editore). Intervento di Roberto Martalò












Non è un romanzo di primo pelo, essendo uscito ad aprile 2010, l'ultimo lavoro di Michele Vaccari dal titolo forte e provocatorio “Giovani, nazisti e disoccupati”. Ambientato nella Bologna del “fancazzismo”, tra punkabbestia ricchi che fanno l'elemosina e giovani svuotati dagli agi concessi dalle famiglie di origine e dall'uso di droghe che “fanno figo”, tra aspiranti politicanti troppo concentrati su se stessi e falsi demagoghi che istigano alla violenza nei comportamenti, salvo poi sconfessarla a parole. Anarchico e devoto di Errico Malatesta, suo personalissimo consigliere fantasma, l'anonimo protagonista del romanzo è il “giovane-non giovane” di questi tempi: abituato a pensare al sodo, disgustato da chi cerca di essere alternativo a tutti i costi per essere notato, schifato dai fattoni sempre e comunque eppure anche lui dipendente dall'uso della trielina e vittima di uno squilibrio che lo rende quasi sociopatico. Innamorato di una ragazza che oscilla tra la tossicodipendenza e l'attivismo politico estremista, il giovane ragazzo, per realizzare il folle piano di dare una lezione ai parassiti che condividono con lui la casa, finirà a scontrarsi con la demenza delle follie del nazismo contemporaneo, che è solo un rigurgito di retorica violenta, e le ipocrisie di un certo modo di essere di sinistra dei nostri giorni. Un grido contro tutte le ipocrisie, contro i poteri forti attuali, contro chi denigra i giovani come praticanti del culto dell'ozio ma anche contro chi non fa nulla per migliorare se stesso e il nostro paese. Con un linguaggio sempre molto energico con ampi tratti tipici del pulp, Vaccari si scaglia contro le ipocrisie della nostra piccola Italia, con riferimenti non tanto velati alla società e alla politica dei nostri giorni, e denuncia il vuoto contemporaneo ideologico e politico che sforna certi caratteri da teatro dell'assurdo anche se tristemente reali.

lunedì 21 marzo 2011

Onnipotente di Michele Vaccari (Laurana editore)












“I cristiani io li conosco bene. Loro sì, che sono i peggiori. Voi rubate, uccidete, spacciate, violentate. Ma lo fate alla luce del sole. Loro sono uguali a voi, ma nascondono tutto. Proteggono la loro vera natura mandando avanti a rappresentarli il loro sosia: la morale. Fare la morale, ecco la loro maschera.”.
Santo Bustarelli è figlio di un politico italiano, di quelli che stanno sempre nell’ombra a tramare e di fatto detengono il governo del paese. Fin dai primi anni il padre progetta per Santo un grandioso futuro di potere., ma siccome, si sa, le cose di questo mondo passano, è meglio dedicarsi a quelle dell’altro: così il giovane Bustarelli entra in seminario e ne esce avido del potere dei poteri. Vale a dire il possesso dei beni della Chiesa e delle anime dei fedeli. Per raggiungere il papato - a questo infatti mira - tenta di scardinare dall’interno la Chiesa con una propaganda spregiudicata e la connivenza dei media. Conquista i giovani e le loro famiglie fondando le prime discoteche cristiane al mondo, le Disco Cristo, e fa prediche in diretta televisiva. Apparentemente è un moralizzatore dei costumi, un nuovo salvatore per l’umanità, ma una volta spente le telecamere e i riflettori Santo è pronto a raggiungere il potere a costo della vita degli altri. Si circonda di organizzazioni malavitose, sicari, produttori di armi e depravati pronti a qualsiasi cosa pur di compiacerlo. Incita la propria comunità all’odio verso le altre religioni, coalizza i cristiani d’Oriente e quelli d’Occidente contro il nemico comune, l’Islam, e procede nella scalata dalla diocesi di Chiavari fino al Vaticano, pronto a destituire il vecchio papa. Perché vale la pena di leggere L’onnipotente? Perché è un romanzo che fa riflettere sul tema del potere fine a se stesso, un potere che si autoalimenta grazie a un cursus honorum fatto di meschinità, segno distintivo dei nostri tempi. In secondo luogo perché, tutto sommato, ci mostra che anche in un sistema in decadenza è sempre possibile veder germogliare isole di opposizione, consegnandoci così una speranza. Infine perché è scritto senza mezze misure, con una franchezza e una libertà che spalanca le pagine. Michele Vaccai non vuole compiacere il suo lettore, ma turbarlo, parlando di un mondo allucinante che però esiste davvero. È quello dei nostri Anni Zero.
Michele Vaccari (Genova, 1980) ha pubblicato due saggi “Aleister Crowley. L’artigiano del male (Bevivino, 2004), Tutti gli occhi su di lui (Chinaski, 2006) e tre romanzi: Italian fiction (Isbn, 2007), Giovani, nazisti e disoccupati (Castelvecchi, 2010) e Delia Murena (Ad est Dell’equatore, 2010). Tra 2007 e 2009 ha diretto la collana VerdeNero di Edizioni Ambiente, attualmente si occupa della collana Inaudita Big di Transeuropa. Scrive e dirige per il collettivo Enter_tain. Collabora con il regista Marco Bechis.

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