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mercoledì 18 settembre 2019

L’Ora del buio di Giuseppe Perrone (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)




























“Il poeta davanti alla realtà deve avere uno sguardo disincantato. In uno stato di vigilanza, il suo compito è quello di attraversare l’esistenza senza mai chiudere gli occhi e soprattutto raccontando quello che vede Giuseppe Perrone ne L’ora del buio si fa poeta civile e con le spalle al muro scrive poesie prendendosi cura delle parole per mettere nero su bianco tutta la precarietà di noi esseri umani davanti alla decadenza in cui siamo precipitati. Poesia che guarda in faccia lo sgomento, l’indifferenza di questo lungo e interminabile viaggio al termine della notte che noi come umanità disumana abbiamo scelto di intraprendere da incoscienti senza preoccuparci delle conseguenze che ci porteranno all’estinzione. «L’uomo è il cancro della terra» scrive Emil Cioran. Giuseppe Perrone, come uomo e come poeta, ha preso coscienza di questa pericolosa e irreversibile deriva. Come poeta, che prima di tutto è uomo, scrive nel solco di una consapevolezza. L’ora del buio è il libro di un poeta e di un uomo che ha gli occhi aperti sulle macerie.” (dalla postfazione di Nicola Vacca curatore della collana Z)

Giuseppe Perrone è nato a Taranto nel 1959 e svolge l’attività di medico. Nel 2013 pubblica Tra i passi e le strade (Manni editori), il suo libro d’esordio. Nel 2017 esce La carità delle parole (Luoghi interiori)

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martedì 31 gennaio 2012

DANESI LATERIZI

“La storia di Danesi ha radici antiche e tutta la forza e la solidità di un’impresa che, da oltre cinquant’anni, continua a evolversi e crescere, nei numeri, ma anche e soprattutto nella qualità dei suoi prodotti e sistemi. Una storia che comincia nel 1955, anno in cui viene fondato il primo stabilimento di Soncino, nel cuore della pianura lombarda, ovvero in una zona ricca di argille di qualità con le quali approvvigiona tutta l’area compresa fra Cremona, Bergamo e Milano, interessata, nei primi anni Sessanta, da uno straordinario boom edilizio che le restituisce nuova fisionomia. Nel 1983 lo sviluppo dell’attività aziendale prosegue con l’acquisizione e l’immediata ristrutturazione di una seconda fornace, la Casella Braga, situata in provincia di Brescia. Questa, potenziando gamma e capacità produttiva, rafforza la copertura commerciale nell’area lombarda e consente a Fornaci Danesi di cominciare a estendere il proprio sviluppo commerciale anche negli importanti mercati del Veneto e dell’Emilia. Un ulteriore significativo salto di qualità avviene poi nel 1999, quando Fornaci Danesi acquisisce gli impianti di produzione di laterizio di Casei Gerola e di Lugagnano Val d’Arda che, ristrutturati e gestiti secondo l’ormai consolidata esperienza acquisita, consentono di incrementare ulteriormente la gamma e la diffusione dei prodotti a marchio Danesi in tutto il nord e centro Italia. Gli anni 2000 confermano il dinamico sviluppo societario caratterizzato da una sapiente politica di acquisizioni mirate, di sinergie e alleanze, nonché attraverso l’ingresso in settori complementari a quello specifico della produzione di laterizi. Una strategia incalzante contraddistinta dalla volontà di garantire uno sviluppo costante dell’azienda e di consolidare gli importanti risultati raggiunti. Queste le tappe più significative:
Nel 2000 viene costituita Latercom, società commerciale di cui Fornaci Laterizi Danesi detiene la partecipazione di controllo, il cui scopo è commercializzare, insieme ai propri prodotti, anche quelli di alcuni tra i marchi più importanti del comparto del laterizio.
Nel 2004 viene acquisita la partecipazione di Gruppo Sereni, storica e qualificata azienda cremonese.
Il 2005 vede l’acquisizione di Laterizi Valdata la cui attività, affiancandosi a quella dello stabilimento di Casei Gerola, consente di rafforzare la presenza del gruppo nell’area nord ovest del paese. Nel 2006 Fornaci Laterizi Danesi consolida la pluriennale alleanza strategica con il Gruppo RDB attraverso l’acquisizione di quote di partecipazione in RDB Strutture, società produttrice di prefabbricato leggero, e in RDB Terrecotte, società produttrice di mattoni faccia a vista. Infine, un ulteriore rafforzamento si determina nel 2007 con l’acquisizione da parte di Fornaci Laterizi Danesi, di quote della stessa RDB.
Nel 2008 nasce Danesi Latertech (confluita in Danesi nel 2009) una nuova società specificamente finalizzata alla produzione di laterizi ad alte prestazioni termiche. Negli anni più recenti, infatti, il Gruppo Danesi ha investito ingenti risorse nella ricerca e nello sviluppo di nuove gamme di laterizi con ottime caratteristiche termiche e acustiche, ma senza mai dimenticare gli indispensabili requisiti di efficienza in fase di posa e di gestione in cantiere.
Nascono così le gamme più performanti e innovative - tra le quali spiccano la linea Thermokappa con inserti in Neopor o sughero e i nuovi blocchi Poroton Plan TS a setti sottili – specificamente progettate e realizzate per rispondere alla crescente domanda in tema di risparmio energetico. Una strategia produttiva mirata, al punto che nel 2010 Danesi e Danesi Latertech diventano Partner Casa Clima grazie all'elevata competenza tecnica acquisita e al suo costante impegno per una gestione sostenibile. Un grande traguardo per il Gruppo Danesi e un chiaro obiettivo per il prossimo futuro: trasformare l’argilla in benessere abitativo, producendo laterizio di elevata qualità e prestazioni, in grado di rispondere alle più elevate prescrizioni tecnico-normative finalizzate al risparmio energetico”.

QUI

giovedì 1 ottobre 2009

CONTAGI, V Giornata del Contemporaneo - AMACI alla Galleria Famiglia Margini di Milano

All'interno della mostra "IL CORPO OLTRE IL CORPO" si svolge, in occasione della Giornata del Contemporaneo un'esibizione Live-Performativa che vede artisti, muse, corde, colori e spettatori interagire tra loro in un turbine espressivo generato dalla contaminazione delle corporeità. Mettiamo a nudo l'anima attraverso il corpo!
Quante volte vi siete chiesti come nasce un'opera d'arte, quali sono i passaggi che permettono di creare sfumature, chiaroscuri o semplicemente come dall'idea astratta, visibile solo dall'artista perchè racchiusa nella sua mente, si arrivi all'opera completa? Alla Galleria Famiglia Margini sabato 3 Ottobre avete la possibilità di osservare un artista al lavoro. Un'esperienza che non capita spesso e che di sicuro vi emozionerà. Durante la serata lo spazio della Galleria si trasforma per ospitare, come in una performance del Teatro d'Improvvisazione, gli spettatori che diventeranno parte viva ed attiva dell'opera. Speciali performance prenderanno forma nel corso della serata, saranno momenti di mutevole estremismo e crescente intensità, che vedranno l'interazione a cavallo tra vita quotidiana e interpretazione della stessa. Accanto a queste insolite esperienze potrete assistere a Proiezioni incentrate su corpi deformati a causa dei moti convulsi della società contemporanea che inducono ad una profonda riflessione dai forti contenuti
estetici e sociali. Filmati che coinvolgono il pubblico a livello umano.
La denuncia dell'asportazione della libertà sessuale della donna a fianco ad antichi rituali di bondage. A lume di candela nella serata di Sabato 3 Ottobre alla Galleria Famiglia Margini potrete vivere la verità tramite l'espressione dell'arte.
Artisti: Fabrizio Garghetti, Emanuele Benedetti, Gatto Nero, Tomoko Nagao, Isotta Dardilli, Veronica Bellei, Florindo Rilli, Sara Meliti, Elcin Ekinci, Luca Lillo, Carlotta Polegato, Elvira Biatta, Beatrice Morabito, Alessandro Acerra, Max Papeschi, Pietro Geranzani, Salvatore Melillo.

Galleria Famiglia Margini di Milano in Via Simone D’Orsenigo 6, presenta CONTAGI, V Giornata del Contemporaneo - AMACI a partire dal 3 ottobre 2009. Cocktail ore 18:00 offerto da ASTORIA VINI. A cura di Angelo Cruciani e Grace Zanotto

l'opera qui proposta è stata fornita dall'ufficio stampa della Galleria Famiglia Margini Eleonora D’Angelo e rappresenta un'opera di Luca Lillo

sabato 5 settembre 2009

Voglio dirti di Gianni Tursi (Besa editrice)

Gianni Tursi, giornalista e manager, scrive un libro accattivante e denso, che si lascia apprezzare in ogni sua pagina. Parliamo di “Voglio dirti” edito dalla salentina Besa editrice. In questo libro si parla dell’amore in una Milano (anni ’90) degli affari, spietata, veloce, e superficiale. Il protagonista è il “Dottore”, un ricco squalo della finanza, amato e osannato da tutte le donne, il cui fascino risiede soprattutto in quello sguardo triste e malinconico, da uomo che nella vita sentimentale non ha trovato mai pace, perché in pace con se stesso non lo è mai stato per colpa di quell’eterna corsa nel bruciare i traguardi di una carriera fulminante. E Milano non poteva che essere la città ideale per ambientare una storia come questa, dove l’imperativo categorico del “succesfull living” (con tanto di bella vita, macchine di lusso, campi da golf, e amicizie più che facoltose e più che griffate da Versace in poi) riesce a neutralizzare il tempo della riflessione e della vita. Infatti il “Dottore” si lascia più trascinare dalle amicizie erotiche, come le ama definire, con donne che hanno la vita di un giorno e di una notte, anzi per la precisione una deriva, come scelta esistenziale, del lasciarsi amare piuttosto che amare in presa diretta, come una possibile via di fuga da impegni che il protagonista non può certo assumersi: forse felicemente sposato, forse già padre … In un crescente incalzare di eventi si scoprono le trame e le vite di personaggi, si colgono gli intrecci di amori e situazioni, di rapporti tra uomini, donne, mariti, fidanzati, amanti dove vige nella maggior parte dei casi la legge del 3: ovvero del triangolo amoroso. Non trovo difficoltà a definirla una storia che tiene imprigionato il lettore sino alla fine, che in più di qualche suo passo lascia con il fiato sospeso, e che toglie il fiato il più delle volte: il tempo non basta mai, mai e poi mai e i dialoghi e le relazioni umane, come il più delle volte accade in percorsi esistenziali di questa tipologia, corrono sul filo di e-mail, fax, sms. Fondamentalmente il libro è uno spaccato del mondo della finanza a Milano, intriso di yuppismo, avidità e forse un pizzico di amoralità. Il protagonista è un degno erede del rampantismo degli anni ottanta, che idolatra il libero mercato e ne sfrutta le più evidenti incongruenze. È un tipico "self-made man", che si è fatto largo nella giungla della vita, in modo duro e spietato, il tipico “predator”dell'alta finanza, un uomo che vuol essere “larger than life” ma che potrebbe decantare Sun-Tzu come vademecum nella vita e negli affari.

sabato 1 agosto 2009

Acasadidio di Giorgio Morale (Manni)

Ho assolto al mio obbligo di leva, ormai sono passati quasi dieci anni, all’interno di una organizzazione non governativa che si occupava di immigrazione (gestiva un CPT nella provincia di Lecce), ed estendeva inoltre la sua azione nell’ambito del volontariato professionalizzato in più attività: dall’assistenza ai bisognosi, ai minori stranieri non accompagnati, alle donne (moldave, ucraine, africane) che volevano in qualche modo uscire dal giro della prostituzione, a extracomunitari in cerca di lavoro per regolarizzare la loro situazione nel nostro paese. Non avrei mai impugnato un’arma, e dunque per estinguere il mio debito nei confronti dello Stato, l’unica alternativa restava quella del servizio civile. Per mia natura sono stato sempre una persona che è vissuta di ideali, e quando ho sposato una causa (in qualunque ambito della mia vita) ho dato anima e corpo, senza risparmiarmi su nulla, rinunciando a orari e famiglia. No, non un martirio nel senso masochistico del termine, ma un essere per gli altri. Stavo bene, e volevo far star bene gli altri, anche se magari ero solo una piccola rotella nell’ingranaggio di una gigantesca macchina chiamata solidarietà! E di fatto vivendo questa esperienza, ho acquisito diverse competenze certo, ho vissuto momenti difficili indubbiamente, ma che non rimpiango. Ricordo nei confronti del “presidente” di questa ong, una mia disponibilità totale, perché per me chi era a capo di una struttura che aiutava il prossimo, non poteva essere che da premio nobel per la pace. A tratti, nel vorticoso caos di quei mesi, in piccoli barlumi di lucidità, spesso tra gli “effettivi” dello staff notavo qualcosa di stonato, percepivo che il loro forse era solo un desiderio di sopravvivere, avendo trovato un lavoro più o meno decoroso, piuttosto che l’altruismo o spirito di fratellanza, quello cristianamente autentico, quello evangelico. Ero giovane, e non molto smaliziato, non ancora pronto a leggere tra le righe. Ora rivedendo quel piccolo tracciato della mia biografia, ho capito più cose, e più cose mi sono state manifestate ancora più lucidamente, dopo che ho letto il lavoro, splendido, di Giorgio Morale dal titolo “Acasadidio” edito da Manni. Un romanzo senza troppi fronzoli e che parla di solidarietà, della sua struttura, della sua operatività, del volontariato, delle diverse gradazioni di moralità o a/moralità delle persone che vi lavorano, di quali sono gli intrecci affaristici (tra politica e media nella maggior parte dei casi), ricchi e fruttuosi che vanno nelle tasche di chi gestisce associazioni di volontariato, i quali fanno di una missione per il prossimo (certo ci sono le eccezioni) un vero e proprio Ministero della Propaganda falso/perbenista per incensare demagogicamente la propria generosità, e rendere le acque ancora più torbide di quello che non sono. Così, e deve essere così, non si riesce a vederci chiaro! Giorgio Morale, spiega, e lo fa in maniera da romanzo, con uno stile brillante e calibrato, a chi pensa che il mondo delle onlus nel volontariato professionalizzato sia tutto rose e fiori, come spesso il grigiore della superficialità, e il puro interesse la facciano da padroni. La storia viene ambientata nella periferia di Milano, parla di un’associazione di volontariato e i locali e corridoi sono descritti con forti connotazioni da iper/realismo oggettivo: tutto è tappezzato di «crocifissi [...] madonne, frasi del vangelo e di madre Teresa di Calcutta [...]. Aria cattolica: un po’ di gioia, un po’ di penitenza». Figura cardine il Presidente, figlio di immigrati, che dopo molte umiliazioni ce la fa, arriva a trovare una posizione di prestigio in una Milano non da bere, e lo fa facendo i soldi con gli “sfigati”. Il Centro è mandato avanti dalla diabetica Martina, da Ombretta, Teresa, Vanna e poi dalla peruviana Dora e Sonia. Il resto solo comparse, che seppur ben delineate nelle caratterizzazioni, rimangono figure dalla consistenza di ombre! Giorgio Morale ha dimostrato un immenso coraggio per due motivi: il recupero della letteratura come impegno civile, e il disvelamento dell’ipocrisia di un mondo che alla fine ha dimenticato nella maniera più assoluta cosa significhi spirito di servizio, assistenza alla persona, generosità, solidarietà, amore per il prossimo!

giovedì 4 giugno 2009

Il libro del giorno: Nomi, cose, città. Viaggio nell'Italia che compra di Arnaldo Greco (Fandango)

Italia 2009. Nonostante la crisi l'italiano medio è ancora un consumatore da primato. Compra e vende, spesso, senza avere i soldi per farlo. Attraverso otto reportage dallo sguardo lieve e ironico Greco racconta questo aspetto del paese impazzito. Un viaggio con il quale scopriamo tic, mode, novità, luoghi assurdi e manie, ma anche lati meno illuminanti del nuovo consumismo. Un incredibile centro commerciale del napoletano, Vulcano Buono, che si pone di far concorrenza al Vulcano cattivo, le boutique dell'alta cucina e i mercati di quartiere del milanese. Cosa comprano gli italiani appena superato il confine di Austria e Slovenia, i mercati di una cittadina di provincia dopo l'arrivo delle badanti, quali prodotti scegliamo per i neonati e come, appena nato, un neonato diventi un consumatore, la spesa su internet, la corsa isterica al cibo "che fa bene", l'Italia del tempo libero e i suoi mille Festival. Tra un bordello sloveno, una bancarella di frutta sudamericana nel centro di Milano, un felice reparto di neonatologia e la casa di una vecchietta che vive con la sua ucraina, storie dall'Italia di oggi che compra, cambia abitudini, ma non si arrende.

"Anche durante l'attuale gravissima crisi economica il mondo dei consumi si presenta come una realtà articolata e vitale, che si presta a essere descritta nei suoi aspetti più caratteristici. Seguendo l'esempio di tanti scrittori del passato, si cimenta in questa impresa nel suo libro d'esordio Nomi, cose, città anche il giovane Arnaldo Greco, autore di diversi racconti usciti sulla rivista Nuovi Argomenti. La descrizione di Greco è particolarmente ricca, e spazia dai centri commerciali dell'area napoletana ai consumi degli italiani che da Gorizia vanno a fare compere oltre confine, dalle spese delle badanti ai giochi d'azzardo, dal commercio elettronico ai beni riservati ai neonati"

di Vanni Codeluppi tratto da Il Manifesto del 4/06/2009 p. 12

casa editrice Fandango: http://www.fandango.it/default.asp

Nomi, cose, città. Viaggio nell'Italia che compra di Arnaldo Greco
2009, 209 p., brossura, Editore Fandango Libri (collana Galleria Fandango)

venerdì 22 maggio 2009

PERCHE' AGLI STRANIERI SI DA' SEMPRE DEL TU? di Maria Zimotti

Io me lo ricordo ancora. Se ne stava inginocchiato sul ciglio della strada. "Ti prego, io andare subito via... fratello". Proprio nel classico modo oleografico in cui si rappresenta lo straniero, anzi no l'extracomunitario, un pò bingo bongo. Stava inginocchiato di fronte alla panza prominente di uno nato al confine tra la Calabria e la Campania, in qualche modo una terra di frontiera. Sempre per luoghi comuni ragionando il proprietario della panza racchiudeva in sè la furbizia campana e la capa tosta calabrese il tutto inguainato in una divisa da agente di polizia locale. Il potere di sopruso dato dalla divisa. Il tenente Garcia di Zorro più cattivello, più mefistofelico. Una divisa addosso a una persona del genere e la provincialità del male diventa grottesca macchietta. Se una persona si fosse inginocchiata davanti a me in quel modo io gli avrei detto "Si alzi per favore...". Già, "Si alzi per favore" perchè mi viene naturale dare sempre del lei. Noi non siamo inglesi, ci teniamo molto al lei. Proprio come regola fissa a una persona che non si conosce si da del lei. Invece agli stranieri si dà sempre del tu come a dire che nei nostri rapporti con loro le regole non valgono, con loro ci possiamo permettere certe confidenze.
Come se loro non contassero.
Senti,la voce del tozzo rappresentante dell'ordine era come un serpente strisciante, come uno di chiesa che sta guardando un film porno di nascosto, "queste cose non si fanno... guarda che io ti porto dentro". Un piccolo uomo che ha avuto il suo momento di potere, il potere di uno cui piace vincere facile. Che succede ad un uomo, qual'è il piacere che prova a vedere un uomo inginocchiato?
Perchè è un piacere, lo sentivo da quella voce strisciante.
E' un'ebrezza che non concepisco, l'ebrezza del potere.
So solo che assomigliò poi alla benevolenza che hanno certi cardinali il suo sospiro quando disse: "Va beh, adesso va e non farti più vedere...".
Che mai aveva fatto questo sventurato degno di tanta grazia?
Non aveva pagato il biglietto dell'autobus e il controllore leghista aveva chiamato i rinforzi. Lui era scappato per le campagne e il mio collega era corso a riacciuffare il pericoloso delinquente. "Gira al largo..." vaga per le acque extraterritoriali delle campagne.
Fratello, gli stranieri dicono sempre fratello.
Lo dicono anche quelli dei gloriosi "respingimenti".
Un altro uomo in divisa diceva in un'intervista in questi giorni che non riusciva a guardare suo figlio la notte dopo aver dovuto respingere le mine umane vaganti dei migranti. Fratello, gli diceva implorante e lui doveva obbedire ad un ordine.
Gli dava del tu, senza i fronzoli della nostra civiltà, arrivando alla sostanza delle cose, cioè ho solo bisogno di vivere, ho vagato sospeso nell'acqua, in una barca fragile come un catino, come ha detto Erri de Luca in "Solo andata".
Voglio solo toccare terra e magari anche inginocchiarmi.
L'acqua come spazio di transizione tra le terre lasciate e le terre promesse.
Ne sa qualcosa, nel suo piccolo, anche l'ottusa Lombardia. Lucia Mondella che saluta i monti con il sentimento incerto del futuro ancora, nonostante tutto, commuove.

sabato 16 maggio 2009

Il libro del giorno: Io ti perdono di Elisabetta Bucciarelli (Kowalski editore)

Risate, voci allegre ai confini di un bosco in montagna: cercano castagne. Un cagnolino scodinzola vicino alla piccola Arianna. Lei lo insegue nel labirinto degli alberi in una corsa malferma fino all'abbraccio di qualcuno. Scomparsa. Richiamata da un sacerdote che la conosce da quando era bambina, l'ispettore Maria Dolores Vergani torna in quel paesino della Val d'Aosta. L'uomo le chiede di aiutare la madre di Arianna in veste di psicologa, professione che non svolge più da tempo. Ma c'è anche dell'altro, che il prete non vuole o non può dire. Una leggenda antica, una richiesta di perdono, un senso di colpa che non trova pace. Intanto a Milano vengono rinvenuti in un'area industriale dismessa i resti di una donna e il collega Pietro Corsari la coinvolge, suo malgrado, in un'indagine ben oltre le mura della città, dove i milanesi sciamano per soddisfare desideri inveterati. In questo momento difficile, Maria Dolores può fidarsi solo di Achille Maria Funi, il suo aiuto, che la segue in missioni oltre la loro stretta competenza e che si rivela questa volta inaspettatamente sensibile e perspicace. L'ispettore Vergani si ritrova a fare i conti con l'amore, quello da cui non si può sfuggire e dal quale si vuole a tutti i costi scappare. E mai come ora Maria Dolores deve ripercorrere il proprio passato - un percorso che la porterà forse a diminuire la distanza di sicurezza fra sé e le persone della sua vita.

casa editrice Kowalski: http://www.kowalski.it/

"Con Io ti perdono Elisabetta Bucciarelli raggiunge dopo numerosi noir, una nuova maturità di scrittura. La nuova indagine dell'ispettore Maria Dolores Vergani, in una Milano che la Bucciarelli descrive come - una terra di nessuno,una landa desolata che alle nove di sera chiude porte e finestre e in un delirio di ordine e controllo multa, reprime e sorveglia - mette in campo una metafora di struggente attualità: La vera indagine è sulla differenza tra giustizia e verità. Quella tra orrore della morte e bellezza dell'arte (...)"

di Gian Paolo Serino
tratto da D, La Repubblica delle donne, n.646, p. 34


Io ti perdono di Bucciarelli Elisabetta, 2009, 252 p., brossura
Editore Kowalski (collana Narrativa)