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lunedì 22 giugno 2009

Il vento dell'odio di Roberto Cotroneo (Mondadori)

Le Marais è un quartiere della città di Parigi situato sulla rive droite della Senna, a nord dell'Île Saint-Louis. Le attrattive turistiche del quartiere lo rendono una delle zone più visitate della città: luogo probabilmente di maggior interesse del Marais è Place des Vosges, poi di sicuro, il Musée Picasso con la sua collezione di opere del maestro spagnolo, il Musée Carnevalet, che racconta la storia della città di Parigi tramite documenti e ricostruzioni, il Museo dell'arte e della storia del Giudaismo e gli Archives Nationales, con all'interno il Museo della storia della Francia.
Il Marais è uno tra i quartieri più “cool” della capitale francese, grazie alle numerose boutique di stilisti emergenti e locali di tendenza che, negli ultimi anni, sono diventati anche il centro della vita omosessuale della città, diventando un vero e proprio gay village. Al Marais ci sono stato due anni fa per la prima edizione del “Festival del Libro e della cultura italiana”. Qualcuno mi disse che era un posto dove avevano trovato asilo molti dei terroristi rossi degli anni di piombo. Sinceramente se avessi dovuto scegliere un posto per la mia latitanza, anche se fossi stato solo un semplice fiancheggiatore, avrei proprio scelto il Marais, e non perché avesse qualcosa di particolare in sé, ma perché rappresentava una parte dell’immensa Parigi, simbolo totale di passaggi, intrecci, archetipo del bosco jungeriano, dove il ribelle ricostruisce la sua identità e riordina la sua storia. E il Marais lo si trova anche nelle pagine dell’ultimo lavoro di Roberto Cotroneo, Il vento dell'odio (Mondadori, pp. 288, euro 18), dove l’autore parla attraverso le voci dei due protagonisti, degli anni Settanta, e di una porzione di storia d’Italia, densa di fantasmi e coni d’ombra così profondi da non riuscire a scorgerne neanche il fondo. Cristiano Costantini e Giulia Moresco, sono due terroristi, clandestini, due vite e due passati differenti, entrambi figli di due padri dalla doppia vita: uno informatore dei servizi segreti e fedele alla tradizione, ai valori, all’etica fascisti; l’altro detentore di segreti incredibili, e che della Cecoslovacchia ( e della Bulgaria) aveva fatto la sua seconda patria e la sua base operativa sia di affari di carattere economico che politico su più livelli. Sia Carlo che Giulia, sono legati da un unico desiderio, ovvero la volontà di non essere delle pedine, pedine sacrificabili, nelle mani di un passato ancora troppo ingombrante. Terminata l’esperienza della lotta armata, Giulia acquisterà la casa di Cristiano (latitante in Argentina da parecchi anni). Esegue dei lavori di ristrutturazione e trova nascosto in un tramezzo un memoriale, le cui verità sono pesanti come un macigno di svariate tonnelate, e che unisce le loro vite in maniera indissolubile. Cristiano, riceve per vie traverse il memoriale, e da quel momento in poi ,con la consapevolezza di non aver più alcuno scampo, inizia un viaggio allucinante e allucinato tra menzogne e mezze verità: la strategia della tensione, il ruolo dei Servizi deviati, la lotta armata, i tentativi di eversione dei poteri dello Stato, il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro. Cotroneo in questo suo nuovo, magnifico lavoro, che gli ha fatto perdere qualche ora di sonno come scrive proprio di suo pugno a fine libro, parla di segreti spesso solo sussurrati. Segreti di pulcinella direbbe l’ex presidente della Commissione Stragi Giovanni Pellegrino, se solo si consultassero tutti i documenti delle Inchieste della Commissione da lui presieduta. E scorrono davanti agli occhi della mente del lettore le vicende del caso Moro, ma non solo. Sembra che Roberto Cotroneo ammicchi al mistero dei misteri, una scoperta avvenuta quasi per caso e documentata nello splendido saggio di Stefania Limiti edito da Chiarelettere dal titolo L'Anello della Repubblica con postfazione di Paolo Cucchiarelli. Un servizio segreto di cui nessuno ha mai saputo nulla, venuto fuori dagli archivi del Viminale, una struttura occulta il cui compito era ostacolare le sinistre e condizionare il sistema politico con mezzi illegali, senza sovvertirlo. Un’agenzia con sola funzione perturbatrice, in grado di controllare inoltre qualsiasi terrorismo, sia di destra che di sinistra, e di dirigerne i passi nell’ombra.
Ciò che rende magistrale il lavoro di Cotroneo, sebbene si tratti di un romanzo, è una chiarezza totale, frutto di approfondimenti degni di uno storico del terrorismo, alla Mirco Dondi o alla Manlio Castronuovo per intenderci, nel parlare del periodo più difficile della nostra repubblica, e addirittura di aver riflettuto su un’estetica dell’omicidio politico che supera di gran lunga la più fervida fantasia della più recente corrente artistica dell’iper-realismo oggettivo, che va da Cattelan sino ad Adrian Tranquilli e co.! Ulteriore elemento di pregio del lavoro di Cotroneo, è l’aver lavorato sull’utopia non nella classica accezione filosofica, quanto nel considerarla un gigantesco buco nero, un vuoto primigeno, in cui scompaiono memorie, individualità, passioni, vicende. Un libro che vale la pena leggere, e necessario per ricordare ancora!

giovedì 23 aprile 2009

Giorgio Guidelli, Operazione Peci (Storia di un sequestro mediatico), Quattro Venti edizioni

Gli anni ’80, se parliamo per un attimo di mercato dello spettacolo, per molti della nostra generazione hanno rappresentato un gustoso pasto mediatico offerto su di un piatto d’argento dalle industrie dell’intrattenimento cinematografico, d’animazione e della musica: da Wall Street con Michael Douglas, emblema del rampantismo senza esclusioni di colpi all’avveneristico Ritorno al Futuro con Michael J. Fox, da Goldrake a Mazinga Z, dai Duran Duran ai Run Dmc. Questo uno dei tanti riflessi di quell’epoca, senza dubbio tra i più rassicuranti, ma c’è anche un B-side, più oscuro, malevolo, canceroso. Partiamo dai fatti, quelli che sono nella dimensione oggettiva degli accadimenti, quelli consegnati nella fenomenologia della nostra storia e di quella del nostro paese. L’accusa di tradimento e delazione alla base del tragico epilogo: ovvero la condanna a morte da parte delle Brigate Rosse Fronte delle carceri - Partito Guerriglia comandate dal criminologo Giovanni Senzani (professor bazooka), in seguito all'arresto del fratello Patrizio Peci divenuto poi pentito e collaboratore di giustizia. Roberto Peci fu sequestrato il 10 giugno 1981 a San Benedetto del Tronto da un commando di 4 terroristi, sottoposto a interrogatorio e giustiziato il 3 agosto dello stesso anno. L'interrogatorio rigorosamente filmato con apparecchiatura Telefunken, fu inviato agli organi di stampa nazionali. La Rai, allora guidata dal socialista Sergio Zavoli, decise di non mandare in onda il filmato. Un atto fondativo per una possibile scarcerazione di Roberto Peci.
D’altra parte anche ai tempi del sequestro Moro (3 anni prima) si pose il problema se pubblicare o meno i comunicati delle BR e le lettere di Moro. McLuhan propose il black out. Cosa che poi fu fatta sia per D'Urso e Peci. Giovanni Senzani fotografò il momento dell’esecuzione, avvenuta con 11 colpi di arma da fuoco calibro 7,65, in un casolare abbandonato nella campagna romana, sulla Appia per la precisione. Passiamo al libro di Guidelli: in questo volume Giorgio Guidelli ricostruisce le fasi dell'organizzazione del sequestro di Roberto Peci, fratello del noto Patrizio, capo delle Brigate Rosse. Patrizio Peci fu tra i teste chiave del processo Moro. Nel giugno del 1981 i brigatisti decisero di fargliela pagare sequestrandogli il fratello e uccidendolo barbaramente, con un’esequzione di stampo mafioso: “ L’annientamento è l’unico rapporto possibile che intercorre tra proletariato marginale e traditori”. L’intero percorso di analisi portato avanti dal giovane giornalista, si basa sul memoriale di Robero Buzzatti, ex militante delle Br, e uno dei protagonisti di quel truce episodio di lotta armata. Un episodio che dal punto di vista dell’analisi mediatica, rappresenta un vero e proprio salto di paradigma, che getta le basi per una visione più spettacolare della morte e dell’azione terroristica in sé. In fondo Le BR fino a Senzani avevano sempre basato le loro "campagne" sui documenti: risoluzioni, comunicati, opuscoli, ecc. In un certo senso,
i mass media erano portati a interpretare ma ora, anzi in quell’occasione specifica, la strategia dell’eliminazione fisica diventava strategia filmica di una patologica messa in scena che lavora quasi con professionalità attoriale per la morte. Al di là del bene e del male! Mi piace concludere con un estratto di un intervento recensivo di Giuliano Boraso su questo volume di Guidelli apparso su www.brigaterosse.org quando dice: “ Ci piace anche questo recupero del passato sentito come esigenza del presente, questo saper guardare e interpretare i fatti di oggi mantenendo sempre un occhio di riguardo per quello che è stato e, probabilmente, sarà. “

Giorgio Guidelli: giornalista professionista, lavora dal '95 nei quotidiani della Poligrafici Editoriale (il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno).

Giorgio Guidelli, Operazione Peci (Storia di un sequestro mediatico), Quattro Venti edizioni, pp. 84

www.edizioniquattroventi.it

RIPARLIAMO DEGLI ANNI ‘70
Rassegna storico-culturale per conoscere
la storia degli “anni di piombo”

INCONTRO CON GIORGIO GUIDELLI, venerdì 24 aprile 2009
Brindisi - Via Colonne 46 – ore 18.00

Modera Manlio Castronuovo

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