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martedì 13 settembre 2011

Il libro del giorno: Giudici di Andrea Camilleri, Giancarlo De Cataldo, Carlo Lucarelli (Einaudi)













«Tutto è legato, per me, al problema della giustizia: in cui s’involge quello della libertà, della dignità umana, del rispetto tra uomo e uomo». Così Leonardo Sciascia in Porte aperte – storia di un giudice che in epoca fascista si batte per evitare a un imputato la condanna a morte – sintetizza l’importanza di una questione che è alla base del concetto stesso di civiltà. Dal ritratto manzoniano dei giudici Monti e Visconti, «uomini di cui tutta Milano venerava l’integrità, l’illibatezza, l’ingegno, l’amore pel bene pubblico, lo spirito di sacrificio e il grande coraggio civile» e che poi, come si racconta in Storia della Colonna Infame («l’opera che mi ha fatto cogliere la grandezza del Manzoni», ha detto Andrea Camilleri), condannarono a morte degli innocenti; fino a Gli dèi hanno sete di Anatole France, passando per Dostoevskij, Kafka, lo stesso Sciascia – che del tema «giustizia» fece quasi un’ossessione - , la letteratura è da sempre affascinata dalla figura che incarna il paradosso inevitabile dell’uomo che giudica l’uomo. Investito dal potere (e dal dovere) immenso di distinguere l’innocenza dalla colpa, la ragione dal torto (e dunque, estremizzando, il bene dal male), il giudice è però anche l’ingranaggio di un sistema che procede per errori e tentativi di correzione, strumento del potere politico e – talvolta – vittima. Sulla scia di questa lunga tradizione letteraria, tre grandi autori italiani firmano altrettante «storie di giudici», tre racconti che – in modi diversi – guardano alla vita, al coraggio, alla dedizione e all’incoscienza di chi ha a che fare ogni giorno con i rischi e le responsabilità di questo difficilissimo mestiere. Ci porta agli albori dell’unità d’Italia Andrea Camilleri con Il giudice Surra, arrivato in Sicilia dal nord, armato soprattutto della sua ingenuità e di un ostinato ottimismo, che riesce a vincere la prima battaglia contro la Fratellanza, che ancora non si chiama mafia ma è la stessa cosa. Con La bambina, Carlo Lucarelli ci racconta invece di un insospettabile giudice-ragazzina, costretta all’improvviso a vivere in clandestinità mentre a Bologna gli anni Ottanta deflagrano con inaudita violenza. Giancarlo de Cataldo racconta invece in Il triplo sogno del procuratore la lotta senza fine tra un procuratore e un sindaco agguerrito, emblema del legame malato – e apparentemente incurabile – tra legalità e cattiva politica. Storia, attualità, talento narrativo e una lunga esperienza in materia di crimini, indagini e processi (esperienza letteraria e, nel caso di De Cataldo, anche personale: l’autore è giudice alla Corte d’Assise di Roma) sono gli ingredienti che compongono questi brevi e intensissimi «pezzi d’autore». Tre voci inconfondibili riunite per la prima volta in un solo libro, insieme per raccontare la giustizia e fotografare il passato e il presente del nostro Paese. Perché, tornando a Sciascia, scrivere di giustizia non è altro che scrivere di libertà, di dignità, di rispetto: del nostro essere uomini e cittadini.

Eagle Pictures presenta MOZZARELLA STORIES Una Commedia malavitosa a base di caglio










Nel regno delle mozzarelle, Ciccio DOP (GianpaoloFabrizio) è il signore assoluto di un candido impero in cui lui è il ‘casaro’, ovvero il produttore di formaggio più importante. Dopo anni di dominio incontrastato, Ciccio DOP si trova ad affrontare una crisi senza precedenti che lo vede precipitare in una guerra di mercato contro dei misteriosi imprenditori cinesi. Questi ultimi hanno, infatti, invaso improvvisamente supermercati e ristoranti con una mozzarella di ottima qualità, di sapore eccellente e, soprattutto, a metà prezzo… Di fronte al rischio concreto di finire rovinato, la reazione di Ciccio DOP scatena una serie di eventi con cui dovranno fare i conti in prima persona sua figlia Sofia (Luisa Ranieri), una donna affascinante e carismatica; il cantante confidenziale Angelo Tatangelo (Massimiliano Gallo), nonché la sua vecchia partner e amore mai dimenticato Autilia “Jazz – Mood” (Aida Turturro) e l'ex campione di pallanuoto Dudo (Massimiliano Rossi). All’orizzonte si stagliano le complicate pretese dell’inquietante Mastu Pascale, la violenza letale di Gravinio (Tony Laudadio) e la follia melodrammatica di Gigino a' Purpetta (Giovanni Esposito). Nel momento più difficile, però, il lucido Ragioniere (Andrea Renzi) offrirà una serie di ottimi consigli, mentre un’enigmatica quanto saggia massaggiatrice cinese mostrerà a Sofia la strada per riuscire a creare qualcosa dal nulla e arrivare laddove nessuna donna era mai riuscita prima di lei.

EDOARDO DE ANGELIS STORY: Note di Regia

Caserta & Me

Ho vissuto a Caserta dal 1988 al 2001. Ho assistito all’apice e al declino delle eccellenze di questa città: la Democrazia Cristiana, il basket, il calcio, la pallanuoto, l’edilizia, la prima generazione del clan dei casalesi mi sono passati davanti con entusiasmo e dignità, senso di orgoglio e violenza.

Mi ha sempre colpito la tendenza, che hanno molti in città, ad arrivare ad un passo dal successo per poi crollare clamorosamente: la squadra di basket che vince lo scudetto e l’anno dopo fallisce, la squadra di calcio che agguanta la serie B e l’anno dopo fallisce, la squadra di pallanuoto che, mentre sta per mettere il piede in serie A, fallisce! Antonio Pascale definisce Caserta come una città dove ognuno, prima, “era qualcos’altro”. Una città di “ex”. A me sembra, invece, una città di ex “quasi”. Atleti che sono arrivati “quasi” in serie A, altri che hanno “quasi” vinto uno scudetto, altri ancora che sono stati, un tempo, “quasi” felici. Uomini e donne di tutto il mondo possono arrivare a comprendere e perfino a ‘condividere’ questo sentimento: ognuno di noi può capire cosa significa essere stato, una volta nella vita, “quasi” qualcosa o qualcuno, per poi diventare qualcosa, qualcun’ altro o, più probabilmente, nessuno.

Caserta & la Mozzarella

Ogni uomo, donna o bambino che si trovi a mettere piede sul suolo di Caserta, lo fa con le papille gustative in fibrillazione e in testa un unico pensiero: la Mozzarella. La bontà di questo formaggio fresco a base di latte di bufala è rinomata in tutto il mondo. Chi possiede terre, bufale ed è in grado di estrarre il loro prezioso latte, detiene una fortuna tale da potere parlare di “Oro bianco”.

Mozzarella Stories & Noi

Durante gli anni trascorsi a Caserta, ho osservato con scrupolo e curiosità il modo di essere e di vivere che avevano le persone che mi circondavano. E' da queste persone in carne ed ossa che nascono i personaggi inventati di Mozzarella Stories: Ciccio DOP al momento si trova a dover fronteggiare una Guerra di mercato contro aggressivi produttori di mozzarella cinese. Dudo, ex campione di pallanuoto slavo, lavora oggi senza successo per la società di recupero crediti di Ciccio DOP. Angelo Tatangelo, idolo neomelodico di matrimoni e comunioni, è scomparso: al momento si trova bloccato sotto il corpo enorme, inamovibile e morto della sua antica partner e amore mai dimenticato Autilia Jazz Mood. A fornire a questi personaggi una via d’uscita ci penserà Sofia, figlia di Ciccio DOP, cresciuta senza chiedersi mai prima d'ora quale fosse il prezzo da pagare per la sua vita agiata. Sarà lei a trovare una collocazione per tutti, in questo o quell’altro mondo. Il tono è quello della commedia. Seguendo lo stesso percorso iniziato dalla tradizione della commedia all'italiana, intendiamo raccontare personaggi che si ispirano alla realtà ma la superano in quanto frutto di finzione. Si tratta di figure quanto meno eccentriche, costruite in prospettiva comica, ma che vanno rappresentate ponendo al centro la verità di cui sono portatori in quanto esseri umani.

Un film d’ensemble

Per raccontare questa storia avevo bisogno di attori e attrici cui potere affidare ruoli complessi e, in apparenza, sopra le righe, mentre in realtà fortemente radicati non solo nel mio immaginario, ma anche in quello di una terra come la Campania dalle grandi tradizioni. In questo senso sono stato molto fortunato a potere, tramite questo progetto, mettere insieme personalità e talenti diversi: come, ad esempio, quello di Luisa Ranieri per la prima volta in un personaggio dinamico e determinato, come quello di Aida Turturro al suo primo film in Italia e come quello di Gianpaolo Fabrizio per la prima volta davanti alla macchina da presa di un film destinato al grande schermo. Mozzarella Stories è un insieme di “prime volte”, inclusa, ovviamente, la "mia”: un punto di partenza comune per raccontare qualcosa di moderno, ma dal sapore antico.

Perché Mozzarella Stories?

È da quando ho girato il mio primo fotogramma che in qualche modo mi preparo a questo film. Da allora sono trascorsi dieci anni e in tutte le piccole storie vere e inventate che ho raccontato c’è un tassello che è poi andato a comporre il puzzle di Mozzarella Stories. Ricordo che l’idea del film è nata con una domanda che ho fatto allo sceneggiatore De Pascalis: “Che succede se tutti cercano qualcuno che non si trova perché è rimasto incastrato sotto il corpo morto di un’amante enorme?”. Questa immagine rappresenta per me una sorta di immagine guida che mi ricorda la prospettiva che intendo fornire a questo racconto. La mia idea di spettacolo prevede l’accoglienza del pubblico nel salottino buono dell’idea già nota e in alcuni casi anche del luogo comune. Solo lì, quando è a suo agio, egli è pronto a idee nuove, shock e sorprese. È mentre sta ridendo che intendo fare in modo che versi una lacrima di commozione ed è proprio mentre la lacrima sta scivolando, che intendo metterlo nelle condizioni di abbandonarsi ad una risata “liberatoria”.

lunedì 12 settembre 2011

GQ n.1 - Madonna e Sting sono GQ. E tu?

Oggi mangio da… n.5: Café Quinson - Morgex (AO)









In Valle d'Aosta, ai piedi del Monte Bianco, a due passi da Courmayeur e da La Thuile, incastonato nel piccolo borgo di Morgex, si rivela agli occhi dei suoi ospiti il nostro ristorante, il Café Quinson, piccola gemma ricavata da un'antica casa del 1600, dove pietra e legno creano un'atmosfera accogliente, calda e famigliare, tipicamente montana. In questa cornice, lo chef Agostino Buillas, affiancato da Anna ed Elena Quinson, saprà conquistarvi grazie alla passione per la tradizione e all'amore per i prodotti delicati e genuini che reinterpreta con fantasia e innovazione. La sua cucina sperimenta nuovi sapori, audaci accostamenti, tecniche innovative, senza tralasciare le ricette tipiche del territorio, che rielabora sapientemente, utilizzando la carne bovina valdostana, i salumi artigianali, il pesce dacqua dolce, i formaggi, le verdure e i frutti dell'orto che cura in prima persona. Completa ed arricchisce la proposta gastronomica una vasta scelta di vini e distillati, selezionati tra le migliori etichette provenienti dai vigneti di tutto il mondo. "Commovente. Non ci sono altri termini per definire questo superbo Café Quinson Vieux Bistrot." (Marco Gatti)

La gestione del Café Quinson Vieux Bistrot è strettamente familiare. La passione per la ristorazione è nata nel secolo scorso quando Costance e Thomas Quinson tornarono dalla Francia e aprirono il locale. Erano i primi anni del '900 e da allora la nostra famiglia ha sempre portato avanti la tradizione.

IL SITO


MARINA YACHTING 2011












Un ufficiale dal passato eroico approda nella vita metropolitana. Con il suo aspetto deciso e forte, con il suo bagaglio di esperienza e conoscenza, con il suo indiscutibile savoir faire marinaro. L’Uomo Marina Yachting si prepara a un inverno freddo con il suo guardaroba affidabile e concreto, certo sempre e comunque della propria eleganza.

ARCHIVIO - Quattro materiali per il Pickot, emblema di Marina Yachting: dal panno Idrostop tradizionale, al poliestere a sezione stellare, dalla tela resinata opaca alla lana mélange, per una versione più leggera. L’interno trapuntato è staccabile e può essere indossato indipendentemente. Il poliestere a sezione stellare interpreta anche il trench a doppio petto e il nuovo parka Grecale, un capo militare con la sorpresa del piumino interno staccabile. Il montgomery è in taffettà tecnico opaco, come il blazer monopetto che si porta in ogni occasione. L’uniforme fa da fonte ispiratrice per una gamma di capi polifunzionali che uniscono stile e prestazione. Righe ecrù sottolineano e enfatizzano la derivazione militare anche su maglie, in lana Idrostop con punti da marinaio, e nei pantaloni in cotone ritorto con le ancore ricamate ton sur-ton.

MACRO LOGO - Il rosso “yacht club” interrompe senza mai invaderlo il blu Marina Yachting. I dettagli ecrù illuminano il buio delle profondità marittime. Piumini e bomber in nylon lucido, anche reversibili, accanto alla grande novità di stagione: il giaccone da vero lupo di mare, la tipica cerata da indossare a bordo, diventa un parka in cordura di nylon con il colletto in velluto e un gilet di salvataggio incorporato, vero antifreddo urbano. Uno dei pezzi più tecnici del mare diventa cult quotidiano, in versione lunga e corta. Le polo in interlock costituiscono l’anima “useful basic” del guardaroba, tutte con macrologo a contrasto. Lo spirito sailing della collezione trasla lo sport in attitudine da città.

BANCHINA - I grigi del fumo e della nebbia, i beige dal corda al teak. Una linea di lane e cotoni trattati, insieme a fibre di ultima generazione. Micro-poliestere dalla mano morbidissima e dall’alta performance per piumini e parka, anche in cotone impregnato, resinato, smerigliato. Il blazer è trapuntato, per un uso anti-freddo. I dettagli sono in evidenza: punti grossi e cuciture tramate, interni rinforzati, asole e tasche ampie, cappucci staccabili, bottoni marinari e zip per sottolineare gli spacchi laterali delle giacche. I tessuti sono importanti: maglie volumizzate da pescatore con righe dégradé, lana e nylon dall’aspetto “duro”, ma in filati morbidi, jersey militare smerigliato, piquet stretch per le polo, felpe con trattamenti “silky” per maggiore comfort. I pantaloni hanno un’ampia scelta di vestibilità e traggono spunto dal guardaroba delle divise militari della Marina. In cotone doppio ritorto, hanno il monogramma “MY” ricamato in tessitura. Le camicie, irrinunciabili nel vestire maschile, oltre alle righe osano i quadri, anche in digressioni cromatiche mélange, e hanno dettagli in fettuccia su polsi e colli.

IL SITO

A Burn Production: David Guetta - Nothing But The Beat (The Movie OFFICIAL TRAILER)

RSVP NOW to the online movie premiere: http://on.fb.me/GuettaScreening

"I cannot look at myself in the mirror if I do not give 100 percent. My ambition is new each day, I have so much to learn and so much to achieve." (David Guetta). Nothing But the Beat is the story of David Guetta and house music, as told by himself, his fans and the legions of legendary artists that he's worked with. The documentary focuses on Guetta and his unstoppable fire to create incredible dance music, fueled by an overwhelming passion and ambition to be the best. This is the official trailer.

For full details see our Facebook event: http://on.fb.me/GuettaScreening

Like Burn on http://Facebook.com/burn for more Guetta exclusives

http://burn.com // http://twitter.com/burn // http://burn-studios.com

A burn Production

In partnership with What A Music

A film by Partizan Films & Deviant Ventures

"Nothing But the Beat"

Directed by // Huse Monfaradi

Produced by // Umut Ozaydinli

Producers // Jacqui Edenbrow, Sasha Nixon

Executive Producers // Georges Bermann // Madeleine Sanderson //

David Stewart // Emmanuel Seuge // Dan White

Associate Producers: Jean-Philippe Noterman // Prinz Mathew Pinakatt // Pardeep Sall

Cinematography // Benedict Spence

Sound // Matthew Senuik

Edited by // Jamie Mac (meno informazioni)

Il libro del giorno: IL GOLPE INGLESE di Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella (CHIARELETTERE)












Una guerra devastante, mai interrotta. Questo libro apre uno squarcio importante nella storia del nostro paese e risponde a quesiti altrimenti indecifrabili che nemmeno le inchieste giudiziarie sono riuscite a chiarire del tutto. A cominciare dal delitto Matteotti (1924) per arrivare alla morte di Mattei (1962) e di Moro (1978). Ogni volta che gli italiani hanno provato a decidere del proprio destino, gli inglesi sono intervenuti. Ora i DOCUMENTI DESECRETATI, che i due autori hanno consultato negli archivi londinesi di Kew Gardens, lo dimostrano. Da quelle carte emerge con chiarezza che non è Washington a ordire piani eversivi per l’Italia, come si è sempre creduto, ma soprattutto Londra, che non vuol perdere il controllo delle rotte petrolifere e contrasta la politica filoaraba e terzomondista di Mattei, Gronchi, Moro e Fanfani. Il petrolio però non è il solo problema. Per gli inglesi anche i comunisti sono un’ossessione. Tanto da contrastarli con ogni mezzo. Persino arruolando schiere di GIORNALISTI, INTELLETTUALI E POLITICI per orientare l’opinione pubblica e il voto degli italiani. Un apposito dipartimento del Foreign Office lavora a questo obiettivo, affiancato da vecchi amici dei servizi britannici come l’ex partigiano monarchico Edgardo SOGNO e l’ex comandante repubblichino della Decima Mas Junio Valerio BORGHESE. Finché si arriva al 1976, l’anno che apre al Pci le porte del governo. A Londra progettano un GOLPE. Ma l’ipotesi viene alla fine scartata a favore di un’altra “azione sovversiva”. Si scatena così un’ondata terroristica che culmina nell’assassinio di Aldo Moro.

Mario José Cereghino si occupa di archivi statunitensi e britannici. Ha pubblicato: CHE GUEVARA TOP SECRET (con V. Vasile, Bompiani 2006), LA FINE (con G. Cavalleri e F. Giannantoni, Garzanti 2009), LUPARA NERA (con G. Casarrubea, Bompiani 2009). Giovanni Fasanella è autore di molti libri sulla storia invisibile italiana, tra i quali ricordiamo: SEGRETO DI STATO (con G. Pellegrino e C. Sestieri, Einaudi 2000), CHE COSA SONO LE BR (con A. Franceschini, Bur 2004), LA GUERRA CIVILE (con G. Pellegrino, Bur 2005), I SILENZI DEGLI INNOCENTI (con A. Grippo, Bur 2006), 1861 (con A. Grippo, Sperling & Kupfer 2010). Per Chiarelettere ha pubblicato il Dvd+libro IL SOL DELL’AVVENIRE (con G. Pannone, 2009) e INTRIGO INTERNAZIONALE (con R. Priore, 2010).

Giovanni Fasanella, giornalista, sceneggiatore e documentarista, è autore di molti libri sulla storia invisibile italiana, tra i quali ricordiamo Segreto di Stato. La verità da Gladio al caso Moro (con Giovanni Pellegrino e Claudio Sestieri, Einaudi 2000), Che cosa sono le Br. Le radici, la nascita, la storia, il presente (con Alberto Franceschini, Bur 2004), La guerra civile (con Giovanni Pellegrino, Bur 2005), I silenzi degli innocenti (con Antonella Grippo, Bur 2006), 1861. La storia del Risorgimento che non c’è sui libri di storia (con Antonella Grippo, Sperling & Kupfer 2010). Per Chiarelettere ha pubblicato con Gianfranco Pannone il Dvd+libro Il Sol dell’Avvenire (2009), insieme a Rosario Priore il libro Intrigo internazionale (2010) e insieme a Mario José Cereghino Il golpe inglese (2011).

Antartide, di Laura Pugno (Minimum Fax). Intervento di Nunzio Festa











Matteo freddo come il ghiaccio. Più volte, fra le pagine del magistrale romanzo “Antartide” della poetessa e scrittrice Laura Pugno, i personaggi vengono fotografati in momenti di decadimento fisico e mentale, o più esattamente quando divengono esausti per sforzi fisici e psicologici. Ma, nello stesso numero di volte e foto, scopriamo che ogni persona che viaggia nella narrazione di Pugno è dotata, ormai, d'una lucidità che supera il calcolo logico. Matteo su tutti. Freddo come i ghiacciai dell'Antartide - visitato per lavoro e frequentato quasi per contrappasso o addirittura causa della separazione con sua moglie Sonia - , il protagonista del nuovo e magistrale (abbiamo già detto), sia per scrittura che per cadenza e perfezione 'strategica' del dialogo, romanzo di Laura Pugno è abituato ormai a stare da solo. Dopo la dipartita dei genitori, e dopo la scomparsa, senza morte, ma in un certo senso molto similmente all'estremo passaggio, d'ex moglie, quindi, e figlioletta. L'inizio della storia, d'altronde, ci lascia immaginare se e come Matteo abbia persino tentato il suicidio. Senza dirci la verità, su questo aspetto. Il rientro a Roma, però, non è solamente il mitico rientro dopo questa specie di tentativo di suicidio. Ma più esattamente un rientro nella totale normalità. Dove, insomma, non è possibile non fare i conti, e tutti quanti, con l'ultimissima perdita. Che, poi, la morte del padre di Matteo arriva insieme a quella apostrofata d'altri amici, coetanei, tanto da far pensare al crollo d'una generazione. Eppure non tutto è così semplice. Che, ovviamente, il romanzo offre dei veri e propri colpi di scena. A cominciare, per dire, proprio dagli ultimi gesti di queste persone che andavano verso il fine-vita – che di fine-vita si tratta. Perché i soggetti finiti hanno un destino comune. E nel loro destino, una stessa metà, che non è unicamente la signora Morte: la Casa di Miriam. Una struttura alberghiera spuntata tra Italia e Francia che per giunta mette di nuovo in relazione Matteo e Sonia. Senza, va spiegato, che si tratti d'un ritorno all'incontro. Dietro le finestre della Casa di Miriam, si scopre, accadono altre situazioni e circostanze più che anomale. Oltre che inattese, per lettrici e lettori. Come per Matteo e l'ex Sonia. Risparmiamo, nel nostro spazio, il tuffo nei segreti. Non esimendo, comunque, commenti ultimi sulla forza propulsiva dell'opera di Laura Pugno. La storia cresce, piano piano. In quanto con forza delicata deve andare a prendersi alcuni dei tempi più difficili della storia umana. Morte e malattia. Rapporto genitore/genitrice – figlia/figlio. E infine l'autonomia di giudizio appuntata alla volontà individuale di decidere indipendentemente da tutto e tutti. Antartide è uno del libri che dalle date del 2011 non si potrà cancellare. Le descrizioni di Laura Pugno, che usa una penna svelta e snella, salgono nella mente delle donne e degli uomini del libro, per salire nel dibattito vitale che mai dovremmo tralasciare.

domenica 11 settembre 2011

Batman: il ritorno di Bruce Wayne (Planeta De Agostini)












Ai testi troviamo lo sceneggiatore Fabian Nicieza, coadiuvato da un nutrito gruppo di autori – Ramón F. Bachs, Pere Pérez, Agustín Padilla e José Avilés – cui spetta anche il compito di coadiuvare i vari team creativi responsabili degli otto one shot e del prologo raccolti nel volume che stringete fra le mani. Batman: Il ritorno di Bruce Wayne rappresenta un tassello fondamentale per comprendere l’immediato futuro dell’universo che gravita attorno alla figura del Crociato Incappucciato.

CYHSY Hysterical Teaser

Oggi mangio da… n.4: VIGNA DEL MAR – osteria (Monopoli - BA)









“Salve, l'Oste vi saluta e vuol rendervi partecipi del progetto eno-gastronomico che sta alla base della Vigna del Mar. Innanzi tutto partiamo dal nome, esistono due perchè ed entrambi affettivi. Vigna del Mar era l'originario nome dell'attuale Osteria della Miseria di Gabicce Monte in provincia di Pesaro dove io, Fanese, ho trascorso per anni centinaia di magnifiche serate in compagnia di vari individui fortunatamente "originali" , di tante bottiglie svuotate fino all'ultima goccia , dell'Oste Guido e dell'Ostessa Sara. Vigna del Mar è anche una città cilena dove ho trascorso ore indimenticabili assieme a degli amici meravigliosi, conosciuti là, nel mezzo di un viaggio di due mesi che mi ha portato dall'Argentina, al Cile, all'Isola di Pasqua. La Vigna del Mar vuole essere innanzi tutto un luogo dove trascorrere intere serate mangiando spero buoni piatti cucinati al momento, con alimenti esclusivamente freschissimi, dei salumi e dei formaggi italiani e stranieri, bevendo naturalmente del buon vino. Non troverete altro da bere se non dell'acqua e qualche buon distillato. Il tutto ascoltando a basso volume ed anche dal vivo musica classica, jazz , canzoni d'autore, senza l'assillo del tavolo che si deve liberare, senza luci accecanti o sfavillanti. In Osteria c'è anche un pianoforte verticale a vostra disposizione ed "a vostro rischio e pericolo" !! La "Vigna del mar" è anche un luogo dove un artista può esporre gratuitamente le proprie opere….spargete la voce. Pochi tavoli, un ambiente rilassato dove potete sostanzialmente fare ciò che volete. Ma adesso parliamo dei vini che vi propongo: sono vini di varie regioni d'Italia con qualche puntata oltre confine. Nomi blasonati e non , tutti buoni, genuini e ben conservati in una cantina climatizzata. Naturalmente la carta è in continua evoluzione e spero in poco tempo di poter aumentare l'offerta. Sono tutti vini che a me bevendoli sono piaciuti e che mi piace proporvi. Spero di avervi presto ai miei tavoli. Arrivederci. (L'Oste)

IL SITO

LIVIANA CONTI












Nel 1976 Liviana Troffei esordisce con una linea di maglieria per bambini con il marchio "lamelamatura". L'intuito creativo di Liviana, a capo dell'ufficio stile e le grandi capacità imprenditoriali di Roberto Conti, direttore generale dell'azienda hanno fatto sì che si arrivasse nel 1982 alla prima collezione e alla produzione di un marchio di maglieria donna total look oggi divenuto una realtà e una griffe internazionale: Liviana Conti. Fondata a Savignano sul Rubicone, la sede operativa dove si svolge tutto'ora la maggior parte della produzione, e a Milano la sede espositiva, distribuisce il proprio prodotto oltre che in Italia nei mercati europei e internazionali più importanti: Francia, Germania, Benelux, Spagna, Svizzera, Cina, Giappone, Russia, Hong Kong, Taiwan, Australia e Stati Uniti. Nel 2008 l'azienda è stata acquistata dal gruppo Light Force SpA già proprietario dei marchi TWIN-SET Simona Barbieri e SCEE by TWIN-SET, seconda linea e brand dedicato alle più giovani. Di recente acquisizione anche LUCIANO PADOVAN, noto marchio di calzature da poco entrato a far parte del gruppo Light Force SpA.

Liviana Conti è la signora italiana dell'inventive knitting. Sensibile alle sperimentazioni, la maglieria che produce é il filo che ci guida alla scoperta della personalità della stilista. Il suo mondo percettivo si esplica in un prodotto essenziale e raffinato, discendenza di un'arte concettuale che fa del sofisticato minimalismo un cult dei giorni nostri. Il prodotto, sinonimo di qualità, lavorato con cura artigianale, ricorda un po' gli aiku, massima espressione poetica dove l'immaginazione si ferma su un particolare per restituircene intatta l'essenza.

IL SITO


Il libro del giorno: 11 settembre. Dieci anni dopo di Noam Chomsky (Il Saggiatore)











In "11 settembre", pubblicato poco dopo la tragedia, Noam Chomsky ha analizzato gli attacchi al World Trade Center facendo piazza pulita del groviglio di opportunismo politico, patriottismo a buon mercato e conformismo che ha soffocato il dibattito negli Stati Uniti. Chomsky ha proposto una visione complessa, nella quale l'11 settembre si accompagna all'evoluzione della politica estera statunitense. Una politica spesso aggressiva: dall'America Latina al Medio Oriente, dal Pakistan all'Afghanistan. Una politica che ha risposto alla violenza con la violenza, incurante delle conseguenze. Oggi, come dieci anni fa, "11 settembre" ricorda a tutti noi che l'informazione e la trasparenza sono gli strumenti più validi per prevenire conflitti futuri. Aggiornato dopo l'assassinio di Osama Bin Laden.

HYPERVERSUM di CECILIA RANDALL












Hyperversum non vuole essere un romanzo storico, ma un racconto fantastico, anche se sfiora un avvenimento realmente accaduto come la battaglia che il 27 luglio 1214 a Bouvines contrappose Francia, Inghilterra e Impero, tenendo dietro le quinte il Papato. Mi sono presa libertà storiche e geografiche: come Ian Maayrkas, ho inserito alcuni dati storici come base dell'avventura e ho lasciato che il mio Hyperversum, la mia fantasia, elaborasse liberamente la trama. Ciò nonostante, ho cercato di rimanere fedele alle fonti e di rispettare almeno nelle linee generali persone, luoghi, costumi ed eventi. Molti personaggi nominati nel testo sono storici, primo tra tutti quel Guillaume de Ponthieu che nel 1214 aveva 35 anni ed era cavaliere crociato, figlio del conte Jean de Ponthieu morto in Terrasanta al seguito di Filippo Augusto. Intorno a questa figura ho ricamato la mia trama, così come ho giocato con le biografie di tutti i personaggi storici, accostandovi figure di fantasia. Ho inventato Isabeau de Montmayeur, Jerome Derangale, Guillaume de Mariecour e François de Béarne e spero di essere riuscita a non farli sfigurare al fianco di personaggi realmente esistiti, come Henri de Bar, Etienne de Sancerre o Henri de Grandpré. Con la geografia ho giocato come con la storia. Ho cercato di rispettare il più possibile i luoghi reali, accostandoli però a luoghi inventati. I feudi di Béarne e di Montmayeur non sono mai esistiti, li ho immaginati per ambientarvi la mia trama, collocandoli sul confine della Fiandra dell'epoca, tra le colline dell'Artois e la regione dell'Hainaut. La cartina che si trova in questo sito è perciò inventata da me, ricalcando i confini dei feudi dell'epoca, ma introducendo le varianti di cui avevo bisogno per la narrazione. Nelle descrizioni degli usi e costumi del tredicesimo secolo sono stata invece molto più rigorosa e spero che le mie fonti non mi abbiano tradita. Eventuali imprecisioni sono comunque da imputare a me soltanto. Non me ne vogliano gli esperti di storia per tutte le libertà che mi sono presa nell'elaborare questa trama. Ho voluto giocare tra la realtà e la fantasia e l'unico scopo è stato il divertimento.

L’AUTRICE LA TROVATE QUI

HYPERVERSUM QUI


sabato 10 settembre 2011

BOX OFFICE 3D - IL FILM DEI FILM



Regia di Ezio Greggio. Nel cast: Ezio Greggio, Anna Falchi, Gigi Proietti, Antonello Fassari, Maurizio Mattioli, Enzo Salvi, Gianfranco Iannuzzo, Biagio Izzo, Giorgia Wurth, Rocco Ciarmoli e Cristiano Militello. Distribuzione: Moviemax.

Oggi mangio da … n.3: OSTERIA LO SCIAMANO a Soverato (CZ)












“Da piccolo, durante le vacanze, per guadagnare qualche soldino mi piaceva fare il cameriere nei ristoranti di Camigliatello. Erano gli anni sessanta, gli anni d'oro dell'Altopiano. Questa passione mi ha accompagnato in sordina per tutto il tempo in cui, per mestiere, mi sono occupato di problemi sindacali. Quando finalmente ho avuto la possibilità e il tempo di occuparmi concretamente di gastronomia, l'ho fatto con l'abito mentale maturato in venticinque anni di pratica di psicologia di massa, cogliendo della nuova attività quasi esclusivamente l'aspetto culturale. Nel frettoloso quotidiano spesso si mangia per calmare l'appetito, nel mio ristorante si mangia per soddisfare un piacere estetico. Intendo il pranzo dei miei ospiti come una rappresentazione, un atto unico che si rinnova ogni giorno, ed io sono Lo Sciamano, il maestro del loro piacere materiale. Ogni tavolo esprime un piacere personale di intendere il piacere, e la mia sfida consiste nell'interpretarlo senza assecondarlo, ma far accettare con gradimento la mia definizione sensoriale del bello. Non mi concedo al mercato. Progetto i miei piatti come cose vive, come opere d'arte create dalla natura. La mia è una cucina di terroir direbbero i francesi, fatta di prodotti locali, stagionali, naturali, ma anche di ambiente, cultura, costumanze che la rendono unica e irripetibile e non la si può esportare: non si possono gustare a Milano le autentiche "sarde alla soveratese" nella stagione loro e cucinate con le spezie e le erbette dei nostri boschi rallegrate dallo scirocco e dal mare colorato. Dopo duemila anni ci stiamo riappropriando del nostro mare, ed oggi la nuova cucina calabrese è quella della costa che si mutua e si lascia sostenere dalle memorie e dai sapori della montagna. Io sono un montanaro sceso alla marina, ed amo il vino rosso, quello fresco morbido e amabile per accompagnare molluschi e pesci, quello più asciutto e tosto quando prevalgono i sapori delle carni. (Gaetano Mocciar)

La cuoca - FRANCESCA RASPA 39 anni, da 17 nella ristorazione. Maturità artistica, inizia a lavorare nel mondo della ristorazione quasi per gioco, e trasferisce in questa esperienza, la passione e la vena artistica che è nel DNA. Nel 1990 lascia la sua Gasperina, paese del Golfo di Nausica per andare nel nord Italia, dove inizia a lavorare per quasi 10 anni in rinomati ristoranti di Milano, Arezzo e Mantova, esperienze che fanno crescere e maturare la giovane Francesca. La nostalgia delle proprie radici, del mar Jonio, la accarezza e la spinge verso il ritorno nella sua terra. L'incontro con Lo Sciamano è casuale, ma si rivela subito forte e passionale, come sanno essere le donne di questa terra. Conferma in questa nuova esperienza la forza e la potenza della sua vena artistica-culinaria, sprigionando immaginazione, fantasia e creatività. Francesca è, insieme a me, il motore magico dello Sciamano.

IL SITO


DKNY – DONNA KARAN NEW YORK










The mission of the Donna Karan Company, as a design driven company, is to represent the international pulse of New York in the design, marketing and delivery of a complete lifestyle system to a global customer. We will apply the highest standards of creativity, integrity, quality and innovation to our products and concepts. DKNY - Simply stated, DKNY is the energy and spirit of New York. International, eclectic, fun, fast and real. DKNY addresses the real-life needs of people everywhere, from work to weekend, jeans to evening. Both fashionable and friendly, DKNY consistently delivers its unique mix of style around the world.

ABOUT DONNA KARAN - "Everything I do is a matter of heart, body and soul," says Donna Karan, chief designer of the international company that bears her name. "For me, designing is an expression of who I am as a woman, with all the complications, feelings and emotions." In fact, Karan credits her feminine instincts for the success of the company she founded in 1984 with her late husband Stephan Weiss, which went on to be come a publicly-traded enterprise in 1996, and then five years later, was acquired by its present owner, the French luxury conglomerate, LVMH , Moet Hennessy Louis Vuitton. Says Karan, "That I’m a woman makes me want to nurture others, fulfill needs and solve problems. At the same time, the artist within me strives for beauty, both sensually and visually. So design is a constant challenge to balance comfort with luxe, the practical with the desirable." How Karan meets that challenge can run from the simplicity of a bodysuit (where it all began) to the artisan glamour of a limited edition hand-painted devore dress. Whatever form the design takes, Karan will tell you it begins and ends with the body - its sensual expression, sense of security, and freedom of movement. A modern system of dressing, Karan’s concept is based on seven easy pieces, where a handful of interchangeable items work together to create an entire wardrobe that goes from day to evening, week day to weekend, season to season. "I’m designing for an international man and woman. A creative person who never knows where a day is going to take them," says Karan. "That’s why New York is on the label. It sets the pace, the attitude." Speaking in a multi-cultural language of fashion, Karan is inspired by the life and innate style of the artist. Quintessential hallmarks include black cashmere, leather, stretch and molded fabrics, often developed by Karan, as well as silhouettes that wrap and sculpt the body. For Karan, it’s never been just about clothes; It’s about lifestyles. She sees the entire picture from head-to-toe, from function to aesthetic. Handbags and shoes are designed right alongside the clothes. "How do I dress the leg?" inspired Donna Karan Hosiery. "The right bra?" Donna Karan Intimates. "The perfect glasses?" Donna Karan Eyewear. The list goes on to include belts, accessories and, as Karan puts it, "Everything you need to pull yourself together." Karan’s quest for the perfect jeans, as well as her desire to dress her daughter Gabby, resulted in the 1989 birth of DKNY. Fast fashion with an urban mind-set, DKNY is what Karan calls "the pizza to Collection’s caviar." DKNY grew so popular and diverse that other brands and labels spun from it, including DKNY Jeans, DKNY Active, DKNY Underwear, DKNY JEANS Juniors, and DKNY Kids. (Not surprisingly, Karan’s grandkids and friends’ kids had much to do with the latter). Like Collection, DKNY has an accessories and shoe collection to underscore its New York City street-smart look. Karan saw that the many men in her life, starting with her husband, also needed a sophisticated system of dressing. Considering Karan’s father was a custom tailor, a menswear collection was inevitable, and it was founded in 1992. Since men cannot live by double face cashmere suits alone, DKNY Men emerged a year later in answer to his casual, sport side, which then beget its own dress shirt and tailored clothing collections. Determined to seduce all the senses, Karan took on the world of beauty in 1992 under the business and creative leadership of her husband, who designed the bottles and jars for the signature fragrances and their ancillary products. The beauty division went on to introduce best-selling fragrances. Completing the lifestyle approach to design, in 2001 Karan introduced a Donna Karan Home collection "all about touch and feel," which includes everything from luxe bedding and candles to cashmere throws, and DKNY home, which accents interiors with fashion-forward bedding and accessories. Donna Karan International has an excess of one hundred company-owned and licensed free standing Donna Karan Collection, DKNY, and DKNY JEANS stores worldwide. The first flagships opened in London - DKNY in 1994, and Collection two years later. 1999 marked the opening of the uptown New York City DKNY flagship store, located at 60th Street and Madison Avenue, and two years later, came the downtown DKNY flagship on West Broadway in SoHo. Bringing it back to where it all began, in 2001 Karan opened the Donna Karan New York flagship store, the premiere Collection showcase, at 819 Madison Avenue. Designed as "a serene escape from the city’s chaos," a dramatic indoor/outdoor river rock garden runs through the townhouse’s ground floor. For Karan, it literally and creatively began in New York. She was born into fashion on Long Island. Not only was her father Gabby Faske (who died when Karan was three) a tailor, her mother Helen was a showroom model and fashion sales rep. Even Karan’s stepfather Harold Flaxman was in the fashion business. So it was only natural that Karan, while still in high school, designed her first collection and staged her first show. Following her second year at Parson’s School of Design, Karan was hired by Anne Klein for a summer job . After three years as an associate designer, Karan was named successor following Klein’s death in 1974. Louis De ll’Olio , a Parson’s friend, joined her a year later. Together, they designed the Anne Klein Collection. In a foreshadow of DKNY , Karan created Anne Klein II in 1982, originating the concept of bridge and lifestyle dressing in fashion. After ten years of designing Anne Klein, Karan was ready to go out on her own with the support of Weiss and partner Takiyho, Inc. the owner of Anne Klein & Co. Fall 1985 saw the first Donna Karan New York Collection and the reaction from the press and retailers proved once again that Karan made fashion history. Throughout her long career, Karan’s peers have acknowledged her achievements with numerous accolades. The Council of Fashion Designers of America has saluted her six times; and most recently in 2010 she was nominated for their Womenswear Designer of the Year Award. In 2003, Karan was the first American designer to receive Fashion Group International's "Superstar Award." A year later, Karan's alma mater Parson's gave her an Honorary Doctorate to commemorate her contribution to the school and fashion industry, and in 2007, Glamour magazine named Karan one of their Women of the Year. Using her company’s visibility and resources for social causes is a heartfelt priority. A member of CFDA’s Board of Directors, Karan conceived and spearheaded its Seventh on Sale benefits to raise funds for aids awareness and education. Karan co-chairs the annual New York "Kids for Kids” events for the Elizabeth Glaser Pediatric Aids Foundation, as she has since its 1993 inception, as well as underwrites "Super Saturday,” an annual designer flea market/barbeque founded with the late Liz Tilberis in 1998 to benefit the Ovarian Cancer Research fund. To facilitate her many on–going philanthropic involvements, in 1999, Karan and Weiss established the Karan Weiss foundation. Karan's Urban Zen Initiative, founded in 2007, is the culmination of Karan's philanthropic efforts. Explains Karan, "I have founded the Urban Zen initiative to create a working structure for advancing wellness, preserving culture and empowering children. These are causes that mean the world to me."

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Il libro del giorno: Il tribunale delle anime di Donato Carrisi (Longanesi)












Roma è battuta da una pioggia incessante. In un antico caffè, vicino a piazza Navona, due uomini esaminano lo stesso dossier. Una ragazza è scomparsa. Forse è stata rapita, ma se è ancora viva non le resta molto tempo. Uno dei due uomini, Clemente, è la guida. L'altro, Marcus, è un cacciatore del buio, addestrato a riconoscere le anomalie, a scovare il male e a svelarne il volto nascosto. Perché c'è un particolare che rende il caso della ragazza scomparsa diverso da ogni altro. Per questo solo lui può salvarla. Ma, sfiorandosi la cicatrice sulla tempia, Marcus è tormentato dai dubbi. Come può riuscire nell'impresa a pochi mesi dall'incidente che gli ha fatto perdere la memoria? Anomalie. Dettagli. Sandra è addestrata a riconoscere i dettagli fuori posto, perché sa che è in essi che si annida la morte. Sandra è una fotorilevatrice della Scientifica e il suo lavoro è fotografare i luoghi in cui è avvenuto un fatto di sangue. Il suo sguardo, filtrato dall'obiettivo, è quello di chi è a caccia di indizi. E di un colpevole. Ma c'è un dettaglio fuori posto anche nella sua vita personale. E la ossessiona. Quando le strade di Marcus e di Sandra si incrociano, portano allo scoperto un mondo segreto e terribile, nascosto nelle pieghe oscure di Roma. Un mondo che risponde a un disegno superiore, tanto perfetto quanto malvagio. Un disegno di morte. Perché quando la giustizia non è più possibile, resta soltanto il perdono. Oppure la vendetta. Questa è la storia di un segreto invisibile...

Guillemots - Made-Up Lovesong #43


Music video by Guillemots performing Made-Up Lovesong #43. (C) 2006 Polydor Ltd. (UK) (On VeVo)

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