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giovedì 12 febbraio 2026

Tanto domani muori di Antiniska Pozzi (HarperCollins Italia)

 “Casa auto lavoro / tanto domani muori”. È scritto su un muro poco lontano dalla ferrovia, nella periferia nord di Milano, vicino a casa di Anna, che ha sei anni e un rumore che le abita la testa, un cubo che rotola nel buio mentre nella stanza accanto il padre russa e la madre veglia i propri fantasmi. Al terzo piano dell’edificio in klinker marrone dove abitano, Anna osserva i suoi genitori consumarsi. È figlia di un operaio, Nino, che sognava di fare il calciatore e ora cerca la felicità nelle cose semplici, e di Adriana, che è nata in Toscana, vicino al mare, non lavora ed è segnata da una malinconia che non trova nome né sollievo, dalla costante paura della disgrazia. Una disgrazia annunciata durante l’infanzia dalla Canuta, una sorta di spettro che popola incubi e racconti familiari.

Accanto a loro Anna cresce, la bambina introversa e accondiscendente si trasforma in un’adolescente piena di domande, in cerca di una voce che non sia solo eco del mondo da cui proviene, mentre gli anni Settanta trasformano il Paese. Finché le crepe del mondo si spalancano anche nella sua vita, e la tragedia, che sua madre da sempre attendeva, diventa realtà.

Antiniska Pozzi ha la voce di chi è abituata a scrivere poesia, e si vede. Tanto domani muori è un libro prezioso, per la lingua, lirica e capace di colpire al cuore chi legge, per la ricostruzione di un mondo familiare e il passaggio di un’epoca, per la capacità di trasformare il dolore in arte e un romanzo di formazione in un racconto universale, in una riflessione al tempo stesso intima e politica sull’appartenenza, il lutto, il riscatto, simbolo di un’intera generazione sospesa tra sacrificio e desiderio di futuro







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mercoledì 11 febbraio 2026

IO CANTO 2 Deluxe CD di Laura Pausini

 

















“Io canto 2” non è solo un nuovo CD di Laura Pausini: è il ritorno di una fuoriclasse dentro il repertorio degli altri, un viaggio emotivo nella memoria musicale italiana (e non solo) che suona insieme rassicurante e leggermente destabilizzante.

Un tributo 20 anni dopo

A vent’anni dal primo “Io canto”, Pausini riprende il filo del discorso con un secondo capitolo che abbandona l’idea di semplice esercizio di stile per trasformarsi in un atto di devozione al canzoniere che l’ha formata. “Io canto 2” esce il 6 febbraio 2026 e arriva in più formati fisici: CD standard, CD deluxe (anche autografato), doppio vinile standard in diversi colori (nero, rosso, perlato) e un doppio vinile deluxe autografato in edizione limitata color argento. È un progetto pensato chiaramente per chi vive ancora il disco come oggetto, da toccare, collezionare, esporre accanto agli altri capitoli della sua discografia.

Tracklist: un canzoniere sentimentale

La scaletta di “Io canto 2” è una mappa sentimentale dell’ascoltatrice Laura prima ancora che dell’artista Pausini: Ornella Vanoni, Umberto Tozzi, Zucchero, Giorgia, Lucio Dalla, Loredana Bertè, Madonna, Tribalistas, fino ai brani più recenti come “16 marzo” di Achille Lauro. In apertura, “Ritorno ad amare” imposta subito il tono: una dichiarazione di intenti che suona come manifesto dell’intero progetto, tra nostalgia controllata e voglia di rimettere al centro la canzone d’autore. Passando da “Quanno chiove” a “Dettagli”, da “E poi” a “Un senso”, ogni titolo è un tassello di un archivio emotivo condiviso da generazioni di ascoltatori italiani.

La vera sorpresa è l’orizzonte allargato verso l’estero: l’inclusione di “La isla bonita”, “Já sei namorar” e altre tracce legate all’Italia per storia, rimandi o percorso personale di Pausini introduce una dimensione transnazionale coerente con la sua carriera internazionale. Accanto alla versione italiana, infatti, esiste anche il gemello “Yo canto 2”, destinato al mercato ispanofono, con una tracklist parallela che rilegge altri classici in lingua spagnola.

Produzione e arrangiamenti: comfort zone o nuova pelle?

Dal punto di vista sonoro, “Io canto 2” è un disco curatissimo, lucidato come ci si aspetta da una delle voci più riconoscibili del pop italiano contemporaneo. La produzione gioca spesso in difesa: arrangiamenti eleganti, pulizia estrema del suono, scelte che mettono in primo piano la voce e riducono al minimo il rischio di sporcature e strappi. In alcuni episodi, però, questa perfezione formale rischia di anestetizzare l’urgenza: la recensione di Newsic segnala ad esempio l’uso di elementi trap in “Quanno chiove” come ridondanti, e alcuni assolo di chitarra come più estetici che realmente necessari.

Anche la rilettura di “La isla bonita” perde parte della malizia synth e notturna dell’originale per adagiarsi in una lettura molto composta, quasi da standard pop adult contemporaneo. Resta però la caratura interpretativa: Pausini sa come “abitare” le canzoni, modulando dinamiche, accenti e respiri in modo chirurgico, con un controllo che conferma la solidità di una voce che non ha più nulla da dimostrare.

Cosa rende “Io canto 2” interessante nel 2026

Nel 2026, in un panorama in cui l’album di cover rischia spesso di essere percepito come operazione facile o di ripiego, “Io canto 2” si posiziona come un disco di manutenzione della memoria – una cura affettuosa del repertorio, più che una rivoluzione. È un lavoro che parla soprattutto a chi ha un rapporto fisico e identitario con queste canzoni: chi ricorda dove si trovava la prima volta che ha ascoltato “Un senso”, o chi ha consumato “E poi” nelle cuffie dei primi anni Novanta.

Per chi scrive di musica, è un album che invita a discutere di tradizione, eredità e responsabilità dell’interprete nel maneggiare brani così radicati nell’immaginario collettivo. Non è un disco che cerca di sorprendere a ogni costo, ma un lavoro che preferisce stare in ascolto della storia, restituendola con rispetto quasi devoto, consapevole che, a volte, il gesto più radicale può essere proprio quello di non voler riscrivere tutto da zero.


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