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mercoledì 11 febbraio 2026

IO CANTO 2 Deluxe CD di Laura Pausini

 

















“Io canto 2” non è solo un nuovo CD di Laura Pausini: è il ritorno di una fuoriclasse dentro il repertorio degli altri, un viaggio emotivo nella memoria musicale italiana (e non solo) che suona insieme rassicurante e leggermente destabilizzante.

Un tributo 20 anni dopo

A vent’anni dal primo “Io canto”, Pausini riprende il filo del discorso con un secondo capitolo che abbandona l’idea di semplice esercizio di stile per trasformarsi in un atto di devozione al canzoniere che l’ha formata. “Io canto 2” esce il 6 febbraio 2026 e arriva in più formati fisici: CD standard, CD deluxe (anche autografato), doppio vinile standard in diversi colori (nero, rosso, perlato) e un doppio vinile deluxe autografato in edizione limitata color argento. È un progetto pensato chiaramente per chi vive ancora il disco come oggetto, da toccare, collezionare, esporre accanto agli altri capitoli della sua discografia.

Tracklist: un canzoniere sentimentale

La scaletta di “Io canto 2” è una mappa sentimentale dell’ascoltatrice Laura prima ancora che dell’artista Pausini: Ornella Vanoni, Umberto Tozzi, Zucchero, Giorgia, Lucio Dalla, Loredana Bertè, Madonna, Tribalistas, fino ai brani più recenti come “16 marzo” di Achille Lauro. In apertura, “Ritorno ad amare” imposta subito il tono: una dichiarazione di intenti che suona come manifesto dell’intero progetto, tra nostalgia controllata e voglia di rimettere al centro la canzone d’autore. Passando da “Quanno chiove” a “Dettagli”, da “E poi” a “Un senso”, ogni titolo è un tassello di un archivio emotivo condiviso da generazioni di ascoltatori italiani.

La vera sorpresa è l’orizzonte allargato verso l’estero: l’inclusione di “La isla bonita”, “Já sei namorar” e altre tracce legate all’Italia per storia, rimandi o percorso personale di Pausini introduce una dimensione transnazionale coerente con la sua carriera internazionale. Accanto alla versione italiana, infatti, esiste anche il gemello “Yo canto 2”, destinato al mercato ispanofono, con una tracklist parallela che rilegge altri classici in lingua spagnola.

Produzione e arrangiamenti: comfort zone o nuova pelle?

Dal punto di vista sonoro, “Io canto 2” è un disco curatissimo, lucidato come ci si aspetta da una delle voci più riconoscibili del pop italiano contemporaneo. La produzione gioca spesso in difesa: arrangiamenti eleganti, pulizia estrema del suono, scelte che mettono in primo piano la voce e riducono al minimo il rischio di sporcature e strappi. In alcuni episodi, però, questa perfezione formale rischia di anestetizzare l’urgenza: la recensione di Newsic segnala ad esempio l’uso di elementi trap in “Quanno chiove” come ridondanti, e alcuni assolo di chitarra come più estetici che realmente necessari.

Anche la rilettura di “La isla bonita” perde parte della malizia synth e notturna dell’originale per adagiarsi in una lettura molto composta, quasi da standard pop adult contemporaneo. Resta però la caratura interpretativa: Pausini sa come “abitare” le canzoni, modulando dinamiche, accenti e respiri in modo chirurgico, con un controllo che conferma la solidità di una voce che non ha più nulla da dimostrare.

Cosa rende “Io canto 2” interessante nel 2026

Nel 2026, in un panorama in cui l’album di cover rischia spesso di essere percepito come operazione facile o di ripiego, “Io canto 2” si posiziona come un disco di manutenzione della memoria – una cura affettuosa del repertorio, più che una rivoluzione. È un lavoro che parla soprattutto a chi ha un rapporto fisico e identitario con queste canzoni: chi ricorda dove si trovava la prima volta che ha ascoltato “Un senso”, o chi ha consumato “E poi” nelle cuffie dei primi anni Novanta.

Per chi scrive di musica, è un album che invita a discutere di tradizione, eredità e responsabilità dell’interprete nel maneggiare brani così radicati nell’immaginario collettivo. Non è un disco che cerca di sorprendere a ogni costo, ma un lavoro che preferisce stare in ascolto della storia, restituendola con rispetto quasi devoto, consapevole che, a volte, il gesto più radicale può essere proprio quello di non voler riscrivere tutto da zero.


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