Il rapper che celebra il proprio funerale (e manda sold‑out il marketing)
Numeri che gridano “supereroe delle classifiche”, mentre lui sceglie la mossa opposta: si mette in bara in copertina, trasforma l’iconografia del proprio funerale in concept visivo e titola il disco come un requiem per l’idolatria.
La morte dell’eroe diventa la miglior campagna di lancio possibile per un artista che, mentre macina record, ti dice: “Nessuno può essere un idolo perché siamo tutti esseri umani”.
Tracklist come manifesto: dall’ultimo a cadere a Davide e Golia
Il funerale dell’idolatria: come trasformare un concept in macchina comunicativa
- Non è shock gratuito: è una strategia per disinnescare la trasformazione in santino da cameretta proprio nel momento in cui i numeri lo spingerebbero alla statuetta di cera.
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L’eroe che rifiuta il mantello (mentre conquista le classifiche)
È come se ogni copia venduta aggiungesse un chiodo alla bara dell’eroe, ma al tempo stesso rendesse più forte la sua tesi: abbiamo un bisogno disperato di proiezioni salvifiche, e nessuna di queste regge l’urto del tempo.

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