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giovedì 23 giugno 2011

Il libro del giorno: Christine Koschel, Nel Sogno in bilico (Mursia)



















È stato pubblicato in questi giorni il volume di Christine Koschel, Nel sogno in bilico, a cura di Amedeo Anelli, per i tipi di Mursia, nella collana Argani diretta da Guido Oldani. La nostra redattrice Christine Koschel è fra i maggiori poeti tedeschi del Secondo Novecento; nel risvolto di copertina Guido Oldani scrive: «Si vive con un dizionario di alcune decine di parole. Tutto al contrario per Christine Koschel; lei sa che il poeta è una piccola isola in un oceano di termini, da cui pescarne pochi, e ad uno ad uno, con la fatica della lenza, usando per esca il proprio animo, perché il cesto si colmi lentamente, apertis verbis, e solo quando occorra veramente. Una poetessa inestricabile dalla sua biografia, il cui lavoro poetico è quasi scambiabile vicendevolmente con la sua persona o personalità, così appartata e il cui parlarne richiede quasi già una certa violazione. L’infanzia della piccola Christine è segnata dalle drammatiche conseguenze della Seconda guerra mondiale. Giovane poetessa, emigrerà in controtendenza, verso sud, a Roma, dove l’amicizia con Ingeborg Bachmann e con Cristina Campo – unitamente alla sua vocazione intrinseca – la terranno al riparo dalla sterile agevolata salotteria e, fino ad oggi, dall’attenzione di troppa editoria. È un «poids égoûtté» la scrittura della Koschel, fra i più significativi poeti del nostro tempo, con anche momenti come di residualità tutta europea dell’esperienza, dove ogni parola in più appesantirebbe vanamente il bagaglio del pellegrinare della poesia. Se dovessi fare qualche eventuale riferimento italiano ai suoi versi, penserei a certi vociani o al riservatissimo Roberto Rebora, nipote del più noto Clemente.Ma si sa, la Koschel ha avuto anche a che fare con il fecondo Gruppo 47, in Germania. Viene a mente allora, per i suoi testi, la delicatezza di un cespuglio invernale; non ha senso ricercarvi una ricchezza floreale. Pure, una gelata improvvisa fa sbocciare, da quei segni di matita, una delicatissima galaverna. Ne viene un imprevedibile giardino di bianco, sia di concretezza che di avvolgente sognabilità».
A portare in italiano i suoi traduttori storici in un’opera corale che dà il senso del lavoro dialogico di ascolto e interrelazione fra culture che il tradurre stesso rappresenta. Le traduzioni intrecciano generazioni di germanisti: Maria Teresa Mandalari, Maura Del Serra, Anita Raja, Silvio Aman, Daniela Marcheschi, Enrico Piccinini, Paola Quadrelli; raccolgono accanto a nuove traduzioni i testi usciti nelle riviste «AC», «Kamen’», “«Poeti e Poesia» ed in altri luoghi.
Christine Koschel è nata a Breslavia, in Slesia, nel 1936. Finiti gli studi ha lavorato a Monaco come aiuto regista teatrale e cinematografico. Nel 1961 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, Den Windschädel tragen. Trasferitasi a Roma nel 1965, ha collaborato ad antologie e riviste italiane e internazionali e ha curato con Inge von Weidenbaum l’opera di Ingeborg Bachmann in quattro volumi per la casa editrice Piper di Monaco. Tra le sue raccolte poetiche, Pfahlfuga (con una nota di Ilse Aichinger, 1966), Zeit von der Schaukel zu springen (1975), Das Ende der Taube (1992), Ein mikroskopisch feiner Riss (2002), L’urgenza della luce (a cura e con un saggio introduttivo di Amedeo Anelli, traduzione di Cristina Campo, 2004), Einen Lidschlag offen (2009).
Christine Koschel, Nel Sogno in bilico,
a cura Amedeo Anelli
MURSIA, pp. 66 - € 15,00

giovedì 5 maggio 2011

Gli angeli neri. Storia degli anarchici italiani da Pisacane ai Circoli di Carrara, di Manlio Cancogni (Mursia). Intervento di Nunzio Festa












La più interessante di tutte queste lunghe e tribolate storie d'angeli neri è senza ombra di dubbi quella del russo Bakunin. Ma ogni figura evocata da Cancogni, si deve precisare, in questa Storia degli anarchici italiani è degna di ricordo, di rispetto. Dona tantissimo senso di curiosità. Grazie a uno sguardo esterno che è veramente esterno. Persino a volte freddo. Implacabile e tagliente. Che non lascia fuori dalla porta alcune considerazioni che potrebbero, se fossero state messe in pagina da un anarchico o da un anti-anarchico, suonare sgradevoli. E che invece nell'analisi e cronaca di Manlio Cancogni sono un ottimo di più al contenuto. Perché realmente con il saggio, pieno di forza narrativa e coraggio d'invettiva, entriamo nelle vicende e nell'intimità di personalità quali Pisacane, Malatesta, Costa e tante altre. Ma appunto ripartendo dalla premessa che l'anarchico Bakunin fu e disse molto per gli anarchici nostrani (a parte essere essenzialmente un viaggiatore). Per gli italiani che fino a quel momento, invece, non sapevano che di Mazzini e degli ideali mazziniani e al massimo del Garibaldi condottiero privo di timori e macchie. Mentre l'Anarchia nasce dal fumo delle parole e dà parole col fumo delle osterie popolari o delle case spesso borghesi. Perché gli anarchici parlano molto dell'Idea. E, nella maggior parte dei casi, per l'Idea sono pronti a morire. Qualche volta a uccidere. L'espertissimo Manlio Cancogni, classe 1916, che dopo un discorso con Montanelli cominciò a lavorare all''inchiesta' “Gli angeli neri. Storia degli anarchici italiani da Pisacane ai Circoli di Carrara” - raccolta appunto sotto questi segni oggi - con l'opera e con le opere fa, come si dice o come appuntiamo noi qualunquisti, il quadro della situazione. Nel senso che ripercorrendo personaggi fa rivivere la Storia. Con un linguaggio che, poi, mette nelle condizioni di divincolarci dalla morsa d'una fluidità portatrice di chiarezza e fascino indiscreto. Nessun'altra penna, oggigiorno, molto probabilmente, meglio avrebbe fatto il compito. Cancogni, narratore e saggista, giornalista e insegnante, veramente una delle voci imponenti della narrativa post-bellica, con un'operazione efficace sconfigge ogni pregiudizio, ma, soprattutto, elimina le scie più malsane e maleodoranti lasciate dal luogo comune e sostanzialmente sempre riservato ai volti delle persone libere. A soffocare ogni tentativo di riscatto.