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giovedì 5 maggio 2011

Gli angeli neri. Storia degli anarchici italiani da Pisacane ai Circoli di Carrara, di Manlio Cancogni (Mursia). Intervento di Nunzio Festa












La più interessante di tutte queste lunghe e tribolate storie d'angeli neri è senza ombra di dubbi quella del russo Bakunin. Ma ogni figura evocata da Cancogni, si deve precisare, in questa Storia degli anarchici italiani è degna di ricordo, di rispetto. Dona tantissimo senso di curiosità. Grazie a uno sguardo esterno che è veramente esterno. Persino a volte freddo. Implacabile e tagliente. Che non lascia fuori dalla porta alcune considerazioni che potrebbero, se fossero state messe in pagina da un anarchico o da un anti-anarchico, suonare sgradevoli. E che invece nell'analisi e cronaca di Manlio Cancogni sono un ottimo di più al contenuto. Perché realmente con il saggio, pieno di forza narrativa e coraggio d'invettiva, entriamo nelle vicende e nell'intimità di personalità quali Pisacane, Malatesta, Costa e tante altre. Ma appunto ripartendo dalla premessa che l'anarchico Bakunin fu e disse molto per gli anarchici nostrani (a parte essere essenzialmente un viaggiatore). Per gli italiani che fino a quel momento, invece, non sapevano che di Mazzini e degli ideali mazziniani e al massimo del Garibaldi condottiero privo di timori e macchie. Mentre l'Anarchia nasce dal fumo delle parole e dà parole col fumo delle osterie popolari o delle case spesso borghesi. Perché gli anarchici parlano molto dell'Idea. E, nella maggior parte dei casi, per l'Idea sono pronti a morire. Qualche volta a uccidere. L'espertissimo Manlio Cancogni, classe 1916, che dopo un discorso con Montanelli cominciò a lavorare all''inchiesta' “Gli angeli neri. Storia degli anarchici italiani da Pisacane ai Circoli di Carrara” - raccolta appunto sotto questi segni oggi - con l'opera e con le opere fa, come si dice o come appuntiamo noi qualunquisti, il quadro della situazione. Nel senso che ripercorrendo personaggi fa rivivere la Storia. Con un linguaggio che, poi, mette nelle condizioni di divincolarci dalla morsa d'una fluidità portatrice di chiarezza e fascino indiscreto. Nessun'altra penna, oggigiorno, molto probabilmente, meglio avrebbe fatto il compito. Cancogni, narratore e saggista, giornalista e insegnante, veramente una delle voci imponenti della narrativa post-bellica, con un'operazione efficace sconfigge ogni pregiudizio, ma, soprattutto, elimina le scie più malsane e maleodoranti lasciate dal luogo comune e sostanzialmente sempre riservato ai volti delle persone libere. A soffocare ogni tentativo di riscatto.