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giovedì 14 luglio 2011

La guerra degli Angeli di Heather Terrell (Newton Compton)











La sempre più brava Newton Compton porta in libreria un libro “fuori stagione” nel senso che può tranquillamente leggersi senza pregiudiziali stagionali come il mercato dell’editoria impone. Parlo de La Guerra degli Angeli dell’avvocatessa e scrittrice tra le più celebri dell’urban fantasy (vi consiglio un giro sul suo sito http://www.heatherterrell.com/content/index.asp) ma autrice anche di imprtanti romanzi storici tradotti in diversi paesi del mondo. La storia ci parla di Aurelia, inquieta sedicenne, che vive nello sperduto Maine dove a malapena riesce a contenere un suo straordinario potere: quello che sfiorando le persone riesce a entrare nella loro memoria destinale. Lei lo sapeva si sentiva lontana dai suoi coetanei, si sentiva distante anni luce da un destino comune … Un giorno nella sua città arriva Michael, giovane solitario, seducente, biondo, dalla carnagione diafana. Scoppia tra loro un piccolo “big-bang” e prepotente la sensazione di non essersi conosciuti solo in quell’occasione e che qualcosa, un segreto forse che si perde nella notte dei tempi, li rende vicini l’una all’altra. Ritmo incalzante, scrittura piena di colpi di scena, per chi ama il genere urban/gothic/fantasy questo libro sarà una leccornia!
“Vidi le tende gonfiarsi al vento dei primi giorni d’autunno che soffiava lieve dalla finestra aperta della mia camera. La notte mi chiamava, e io risposi al suo invito. Scostai le coperte, andai alla finestra e mi librai nel cuore buio della notte. Il vento soffiò più forte dietro di me, mentre volavo tra le strade scure e indistinte della mia piccola città. Serpeggiando tra le case in mattoni dei vicini immersi nel sonno, mi godetti il puro piacere del volo e la segretezza del mio viaggio. Ero così persa in quella sensazione, che l’altissimo campanile della chiesa settecentesca della mia città si stagliò all’improvviso dinanzi a me. L’esile guglia imbiancata bloccò il mio volo, costringendomi per un momento a scendere e a librarmi a mezz’aria davanti al rosone istoriato della chiesa. Benché la vetrata fosse pallida e incolore nel cielo notturno, ebbi l’impressione che mi fissasse come un predicatore dal pulpito. Giudicandomi. Come mai non l’avevo mai notata prima? Negli altri sogni che avevo fatto? All’improvviso, una raffica di vento mi sferzò il volto; era freddo e umido, impregnato di salsedine. D’un tratto, la chiesa e le strutture della città, e persino le strade, mi parvero opprimenti, e desiderai intensamente l’oceano aperto. Sollevai e allargai le scapole. Distesi le gambe e le braccia per acquistare velocità. Mi allontanai dalla chiesa con una svolta brusca a sinistra e puntai verso l’aria tonificante – e liberatoria – del mare poco lontano. La civiltà scomparve mentre sfrecciavo lungo le scogliere frastagliate e le spiagge sassose della costa del Maine.”