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sabato 5 settembre 2009

Voglio dirti di Gianni Tursi (Besa editrice)

Gianni Tursi, giornalista e manager, scrive un libro accattivante e denso, che si lascia apprezzare in ogni sua pagina. Parliamo di “Voglio dirti” edito dalla salentina Besa editrice. In questo libro si parla dell’amore in una Milano (anni ’90) degli affari, spietata, veloce, e superficiale. Il protagonista è il “Dottore”, un ricco squalo della finanza, amato e osannato da tutte le donne, il cui fascino risiede soprattutto in quello sguardo triste e malinconico, da uomo che nella vita sentimentale non ha trovato mai pace, perché in pace con se stesso non lo è mai stato per colpa di quell’eterna corsa nel bruciare i traguardi di una carriera fulminante. E Milano non poteva che essere la città ideale per ambientare una storia come questa, dove l’imperativo categorico del “succesfull living” (con tanto di bella vita, macchine di lusso, campi da golf, e amicizie più che facoltose e più che griffate da Versace in poi) riesce a neutralizzare il tempo della riflessione e della vita. Infatti il “Dottore” si lascia più trascinare dalle amicizie erotiche, come le ama definire, con donne che hanno la vita di un giorno e di una notte, anzi per la precisione una deriva, come scelta esistenziale, del lasciarsi amare piuttosto che amare in presa diretta, come una possibile via di fuga da impegni che il protagonista non può certo assumersi: forse felicemente sposato, forse già padre … In un crescente incalzare di eventi si scoprono le trame e le vite di personaggi, si colgono gli intrecci di amori e situazioni, di rapporti tra uomini, donne, mariti, fidanzati, amanti dove vige nella maggior parte dei casi la legge del 3: ovvero del triangolo amoroso. Non trovo difficoltà a definirla una storia che tiene imprigionato il lettore sino alla fine, che in più di qualche suo passo lascia con il fiato sospeso, e che toglie il fiato il più delle volte: il tempo non basta mai, mai e poi mai e i dialoghi e le relazioni umane, come il più delle volte accade in percorsi esistenziali di questa tipologia, corrono sul filo di e-mail, fax, sms. Fondamentalmente il libro è uno spaccato del mondo della finanza a Milano, intriso di yuppismo, avidità e forse un pizzico di amoralità. Il protagonista è un degno erede del rampantismo degli anni ottanta, che idolatra il libero mercato e ne sfrutta le più evidenti incongruenze. È un tipico "self-made man", che si è fatto largo nella giungla della vita, in modo duro e spietato, il tipico “predator”dell'alta finanza, un uomo che vuol essere “larger than life” ma che potrebbe decantare Sun-Tzu come vademecum nella vita e negli affari.

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