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mercoledì 9 settembre 2009

Melodia del contatto di Ramon Trinca (Editrice Zona)

Apre domani all’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco (U.S.A.) la mostra dal titolo “Drawings from Life” di Lawrence Ferlinghetti, il novantenne poeta della Beat Generation fondatore della storica casa editrice americana City Lights. Poi tra le mani (quasi per coincidenza astrale) mi capita questo lavoro di Ramon Trinca che sintetizza in maniera esemplare più che le coordinate stilistiche e contenutistiche della Beat, le categorie del Pulp (pure troppo!): studenti, artisti, ubriaconi. E un po’ di Ferlinghetti, Bukoswski, Ginsberg lo ritroviamo tra le pagine di questo volume, con qualche accento tendente al gothic-noir, forse un po’ neo-decadente per certi aspetti. Ma veniamo nello specifico. La raccolta di Ramon Trinca dal titolo “Melodia del contatto” (editrice Zona) che consta di 76 componimenti poetici, risulta essere di un buon livello, anche se si sa purtroppo che la poesia per quanto realizzata puntualmente nella sua dimensione poietica e ben curata nella forma e nello stile da un autore, difficilmente trova mercato nel mondo dell’attuale editoria, e dunque risulta pregevole l’impegno di questa casa editrice a continuare a credere nel mondo dei versi. Il filo conduttore dell’intero lavoro presentato in questo libro è quello della deriva, onto-fenomenologica, da intendersi sia come senso di spaesamento nei confronti delle cose, delle persone, che dei ricordi e della memoria anche sensuale, amorosa. Ma soprattutto serpeggia una forte consapevolezza sull'estraneità della coscienza nei confronti della natura oggettivantesi nella crudele realtà, vista come vuoto angosciante privo di alcuna coscienza da parte del soggetto percipiente. Pare poi che l’autore voglia dimostrare coi suoi versi, una specie di dualismo tra ciò che è cosciente e ciò che è incosciente. Una vita in bilico dunque su un unico e inevitabile flusso di esperienze senza un senso, che provoca una grande vertigine. Il poeta è immensamente solo, percepisce il Vuoto, perché non c'è un Dio a cui fare riferimento e porre domande e questo genera disperazione, solitudine, disordine. Questa condizione del sentirsi esistere è già vissuta come un essere nichilisticamente altro da sé, un non-esserci totale e immenso, nonostante pare essere assurda per Trinca anche questa visione, perché senza uno scopo apparente, ed è circoscritta all’essere per il vivere e per il morire, dove gli eventi ci vengono incontro come fenomeni e non possiamo percepirli come tali se non vengono in contatto con il nostro essere cosciente. L’intera produzione poetica presentata in questa sede segue una prosa poetica bilanciata con guizzi ritmici interessanti. Una storia quella raccontata in versi dall’autore che ci porta a riflettere se nella nostra esistenza siamo disertori o “disertati”!

71

Alcolici dentro stanze,
appartamenti, citofoni;
alcolici dentro giornali,
sorpassi, emergenze,
dentro sudori, ascensori,
speranze, omicidi.

Alcolici dentro la perversa bava del buio,
la occultata saliva del giorno,
dentro un raggio del sole,
dentro palpate, ordinazioni,
cestini, neuroni,
alcolici di generazioni.

Di alcolici
Le stazioni ne sono piene.

Anche gli aeroporti
Ne sono pieni.

E non ci sono parcheggi.