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domenica 5 luglio 2009

Bisogna raccontare di Maria Zimotti














Vite come atomi. Macchie sull´asfalto, come l´ombra di vita descritta da Camus a proposito dell´esplosione di Hiroshima. “Lasciò – diceva - l´ombra bruciata dell´uomo sul muro”. Neanche il tempo di dire le preghiere, tempo concesso anche agli ultimi condannati, anche a quelli che muoiono nei film western. Vite fugaci come le macchine che vagano come insetti per ogni dove con i respiri delle canzoni che saettano qua e là, appena percepiti dalla ragazza calda di sole che si mangia un gelato sul lungomare che costeggia la ferrovia, che costeggia la statale. Scie di strade attaccate a ferrovie, attaccate a spiagge. Scorci così ce ne sono a migliaia nella nostra penisola bagnata per tre quarti dal mare. Ed è una sera d´estate. Le sere d´estate si va in moto solo per il gusto di sentire l´aria fresca. Atomi, come le vite che nascono per caso. E per caso, quella sera, la reazione chimica. Un treno carico di gpl passa in quella stazione, tra le case. La meccanica e la chimica. La meccanica fa rompere il carrello che lega i vagoni che deragliano. E come la chimica vuole il suo contenuto inerte scivola via silenzioso. Come la vita che aspetta la scintilla che la penetri così, quella bomba di morte silenziosa aspetta il fato. Il fato è quella moto che passa, la scintilla della marmitta trasportata dal vento e come la chimica vuole tutto deflagra. Vite. Queste vite bisogna raccontarle, perchè non restino ombre. Il voyeurismo è imperante oggi come oggi, si sa. Inutile fare gli schizzinosi. Nel voyeurismo c'è il sentimento ambivalente della pietas e del gossip. Che poi è quello che i greci chiamavano catarsi. Il dolore è spesso teatrale. C'è sempre una buona dose di esibizionismo. Non lo confesseremmo mai neanche a noi stessi ma è così. Ma non c'è niente di male. E' il sentimento umano di esserci. E di raccontare. Io la voglio raccontare la vita breve di qualche atomo che ha lasciato ombre sull'asfalto. La nave Italia va con il “ghe pensi mi” del suo guitto padrone mentre la sera d'estate accoglie tanti stranieri. Sempre di più. Alla vigilia di qualcosa di cupo che li farà ritornare nell'ombra, alcuni di loro in questa sera toglieranno il disturbo da sé, qualcuno in meno. Laggiù nell'ombelico d'Italia, nella capitale gli insetti vocianti dei parlamentari nell'arnia sonnolenta del Parlamento stanno per vidimare leggi razziste in nome della sicurezza, dicono loro, in nome della paura. Ma loro, gli stranieri, come cavallette arrivano sempre e si fermano da qualche parte. Anche qui sul litorale toscano ne è appena arrivato uno. Attraversa solo la strada e abbraccia il suo parente. Nell'appartamento in cui sarà ospite come spesso succede, c'è la promiscuità di razze, dettata dal caso. Poi arriva la fiamma, tutto brucia e non vi è più nessuna differenza. “Domani, domani...” arriva dalla radio, sull'onda emotiva di un'altra tragedia vicina nel tempo. Anche qui, esserci. Essere vip e andare nel luogo nel disastro cosicchè anche chi è sfollato si senta vip, nel circolo vizioso dell'essere e apparire. “Domani, domani”, in Parlamento, nell'arnia sonnolenta e litigiosa, ci sarà un altro decreto urgente sul sangue dei morti in questo Paese che mette sempre le toppe e le illumina di telecamere. Intanto la terra trema ancora mentre le macerie d'Abruzzo sono tirate a lucido perchè arrivano i grandi. Il fato, chissà, sta in agguato. Che colpo teatrale, un terremoto che si porti via i potenti del mondo tutti in una volta. Anche questa è catarsi.

fonte iconografica: http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2009/07/02/procuratore_lucca_diretta_viareggio.html