Benito Mussolini non è stato soltanto un politico, un soldato, un
dittatore che si faceva chiamare Duce. Non è stato soltanto l’uomo che
ha chiuso tutti i partiti politici al di fuori di quello fascista,
abolito le libertà e controllato la stampa. Non è stato soltanto il capo
di governo che ha dato all’Italia un impero conquistando l’Etiopia,
l’alleanza con la Germania nazista di Adolf Hitler e le vergognose leggi
razziali. Mussolini è stato anche un fine scrittore e un grande
giornalista. E, in questa grande opera omnia, abbiamo pubblicato tutte
le sue opere. «La mia vita dal 29 luglio 1883 al 23 novembre 1911»:
libro che Mussolini iniziò a scrivere il 4 dicembre 1911, quando aveva
28 anni, e nel quale racconta la sua vita, e cioè le vicende tristi e
liete che fino ad allora l’avevano turbato o fatto gioire. «Il mio
diario di guerra, 1915/1917»: viene raccontata la Prima Guerra Mondiale,
che convinse Mussolini della necessità della guerra stessa, data la
condotta dei soldati d’Italia che gli radicò nell’animo la convinzione
non meno profonda della vittoria italiana. Pubblicò questo diario per
far sì che questa sua convinzione potesse diventare il vangelo
collettivo degli italiani, scritto affinché chi non avesse combattuto la
Grande Guerra in trincea venisse a conoscenza del debito di
riconoscenza che doveva ai soldati italiani. «La dottrina del fascismo»:
venne pubblicata nel 1932 all’interno dell’enciclopedia Treccani, la
più importante impresa di ricerca culturale italiana e rappresentava una
parte del lungo elaborato che componeva la voce “Fascismo”. Il saggio
fu redatto per metà dal filosofo Giovanni Gentile, che compilò la prima
parte intitolata “Idee fondamentali”, e per l’altra metà da Benito
Mussolini, che scrisse la seconda parte intitolata “Dottrina e politica
sociale”. Il testo sarà il cardine dell’ideologia fascista per oltre
dieci anni, fino alla mattina del 25 luglio del ’43, quando il Re fece
arrestare Mussolini ponendo fine al suo lungo governo durato vent’anni.
«Vita di Arnaldo»: il Natale del 1931 fu il più triste per Mussolini. Il
21 dicembre 1931 morì improvvisamente il fratello Arnaldo. Quando
Benito fu nominato presidente del Consiglio da Vittorio Emanuele III, la
direzione del giornale, ormai divenuto organo del partito, passò nelle
mani di Arnaldo. Il 25 dicembre il Duce, sconvolto, iniziò a scrivere
questo libro in ricordo del caro fratello. «Parlo con Bruno»:
nell’estate del 1941 Mussolini, illuso da quasi vent’anni di vittorie,
confidava al ministro degli Esteri e suo genero, Galeazzo Ciano: “la
guerra è vinta”. Ma, il 7 agosto, l’amato figlio del duce, Bruno, moriva
durante un incidente di volo, mentre nel cielo di Pisa guidava un nuovo
motore quadrimotore da bombardamento della Piaggio. Una domanda
affliggeva il duce durante quei tristi giorni, mentre scriveva questo
libro dedicato all’amato figlio e quando cupo andava a trovarlo, ormai
rinchiuso, per sempre, dietro una lapide: “Quanto tempo dovrà
trascorrere prima che io discenda nella cripta di San Cassiano per
dormire accanto a te il sonno senza fine? Ecco un interrogativo che non
mi turba”. Di tempo non ne dovette trascorrere molto. «Pensieri pontini e
sardi»: il 25 luglio 1943, dopo la riunione del Gran Consiglio del
fascismo che lo sfiduciava, Mussolini fu arrestato dai carabinieri e
trasferito nell'isola di Ponza, dove, a partire dal 2 agosto, cominciò a
scrivere il diario che tenne fino al giorno della sua liberazione,
avvenuta quando si trovava a Campo Imperatore, per mano di Otto
Skorzeny, il 27 agosto. Nel diario Mussolini, ormai deluso e sconfitto,
riversava tutta la sua tristezza: Scrisse: “Una voce mi dice: se tu
fossi morto, non avresti lasciato lo stesso palazzo Venezia, villa
Torlonia, la Rocca delle Caminate, parenti ed amici, e tutto quel che ti
era caro? La voce non considera che io ho abbandonato tutto ciò da
vivo. Eppure è come se fossi morto”. «Storia di un anno, il tempo del
bastone e della carota»: anno 1944. L’Italia...
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