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sabato 19 maggio 2012

LA MAESTRA BAMBINA – Bharti Kumari (Piemme). Intervento di Vittoria Coppola


Una storia vera.  Un pizzico di vita raccontato dalle parole e dagli occhi di una bambina: una Dalit, un'impura. Bharti Kumari, attraverso Abira Dhar, è autrice di “La maestra bambina”. La sua scelta è quella di mettere nelle nostre mani il suo mondo, visto da lei e assimilato, goccia dopo goccia, dalla sua fresca anima. Nella sua India fatta di caste, lei è costretta ad un'esistenza di povertà e sottomissione.  È donna, persino: questo la inchioda ad una condizione sociale senza spiragli, fatta di case di fango e paglia, che vanno via con un incendio, assieme a sua madre: quella adottiva, unica e vera. È la storia autentica di una bimba di dieci anni o poco meno, che viene raccolta vicino ai binari in una affollata e indifferente stazione, da un animo dolce che la cresce con amore incondizionato, quando il mondo intorno la etichetta senza remore come “bastarda”.  È la vita di una bambina che perde quel poco che possiede e, più di tutto, vede volare via l'unica persona che l'abbia considerata essenza di vita e bellezza, al di là delle caste, al di là del suo essere orfana: la sua dolce Ma. Barthi Kumari,  autrice-protagonista, è una bambina che vuole studiare, perché nella cultura vede una speranza concreta. Ama essere utile agli altri, ama insegnare, ama apprendere. È riconoscente sin dalla prima pagina a chi l'ha accolta come una figlia, a chi le ha permesso di inseguire la sua speranza. Ringrazia esplicitamente, dedicando a parole semplici un'intera pagina del suo racconto. Bharti non è mai stata una bastarda. Bharti è viva e sogna.  Per la sua società, la maestra bambina appartiene agli Intoccabili.  A me, dopo aver assaporato la sua storia, piace pensare a come Gandhi chiamava gli oppressi: harijan, ovvero “figli di Dio”.  E allora chiudo il libro e mi domando: in una storia di bambina, una speranza?  E mi rispondo che per la speranza non ci sia posto migliore.

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