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giovedì 11 ottobre 2012

Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald (Minimum Fax). Intervento di Vito Antonio Conte



È raro, molto raro, che rilegga un libro. Ché già una vita intera non basta per leggere tutto quel che meriterebbe d’esser letto… Ma quest’estate (ormai quasi andata) ho ripreso qualche vecchia lettura e qualche classico (che non guasta mai). Non vi dirò di Piero Chiara e di alcune sue pagine che ho riaperto, né d’altri libri spolverati, ma di un classico che ho letto dopo tanto che volevo farlo: “Il grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald. Perché? Perché parlarne ancora? Dopo tutta l’attenzione di cui ha già goduto, e dopo tutte le “scritture” che ne hanno sviscerato il corpo e l’anima, e dopo tutti i film? Potrei rispondere: “per il mio gusto”! Oppure: “per la sua attualità”! O ancora: “perché a febbraio dell’anno che verrà ci sarà la prima del remake del film già interpretato (nel 1974) da Robert Redford e Mia Farrow”! Confesso che sono curioso di vedere la pellicola in 3D di Baz Luhrman e scoprire Leonardo DiCaprio che ci prova con Carey Mulligan, ma –invero- la ragione per la quale vado spendendo qualche parola per questo libro del 1925 è che mi sento più padre e con questa maggiore consapevolezza guardo i miei figli e, nel contempo, sento lo sguardo di mio padre. Sorvolerò su molto, dunque, e lascerò a chi ne avrà voglia l’approfondimento sugli anni venti, su quel che hanno significato gli otto milioni e mezzo di morti e gli oltre venti milioni di feriti irreversibilmente contati all’indomani della prima guerra mondiale, sulla voglia di svago cercata e trovata dai giovani, sull’emancipazione dagli archetipi preesistenti per abbracciare la liberazione dell’individuo, sul boom economico e dei mass media (iniziato con la radio), sull’incredibile mutamento delle arti e, in una parola, sulle cause che hanno aperto al mondo l’ingresso nell’era moderna. Sorvolerò sulla rovina del 1929. E pure sulla degenerazione del sogno sorvolerò. Ascolterò senza nostalgia il jazz del mitico Duke Ellington, farò un passo di fox-trot, guarderò belle gambe saltellare nel charleston, e cercherò di struggervi dentro (soltanto un po’) con un tango. Soltanto musica. Nient’altro. Ché tutto quel che ho cennato –tutt’intero- sta ne “Il grande Gatsby”. Io vi dirò altro. Poc’altro. Che riguarda oggi. E, forse, lo stesso disfacimento d’allora. La mia è stata un’infanzia serena… grazie (anche) a mio padre. E poi ho (più di prima) piena coscienza dell’importanza di mio padre per la mia scrittura… Non è un caso che l’incipit de “Il grande Gatsby” scomodi questo rapporto genitoriale: “Negli anni più vulnerabili della giovinezza, mi padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente. mi disse . Non disse altro, ma eravamo sempre stati insolitamente comunicativi nonostante il nostro riserbo, e capii che voleva dire molto più di questo. Perciò ho la tendenza a evitare ogni giudizio, un’abitudine che oltre a rivelarmi molti caratteri strani mi ha anche reso vittima di non pochi scocciatori inveterati”. Non dirò nulla, quindi, che abbia a che fare con il ruolo paterno nell’educazione né con altro che non sia quel che ho appena espresso, ossia qualcosa di molto particolare che, a ben vedere, può valere per pochi, per chi –come me- scrive… Saranno stati gli ultimi avvenimenti, le recenti esperienze, questo (e qualche altro) libro, ma credo che qualunque scrittura (e, soprattutto, il romanzo) non possa prescindere da quel ch’è stato (e/o da quel ch’è) il rapporto tra chi scrive e suo padre. Comunque. Nel bene e nel male. Ovvio. E senza distinzione (ultronea) di scrittura maschile e femminile. Senza scomodare scienza alcuna. È una consapevolezza iniziata con una sensazione e diventata sempre più forte nel tempo. Non so dire per quale ragione precisa. Se una ragione precisa c’è. C’è che questo percepisco. Non mi va di indagare. Per me è così. E mi fido. Ché “Ognuno pensa di possedere almeno una delle virtù cardinali, anche la più piccola, e questa è la mia: sono una delle poche persone oneste che io abbia mai conosciuto”. Semmai ho scritto qualcosa di degno d’esser ricordato, semmai ancora dovesse accadermi di farlo, è e sarà perché c’è il respiro di mio padre… Credo che il sogno di ogni scrittore sia quello di non finire mai di scrivere (…) e di pubblicare un solo libro, l’unico che non finirà al macero, quello che non ha temperatura sino a allora conosciuta. Ché “Non c’è fuoco né gelo tale da sfidare ciò che un uomo può accumulare nel proprio cuore”. Jay Gatsby (che pure non ho amato…) è stato tutto questo: un uomo sbagliato in un mondo sbagliato capace di regalare in un sorriso “l’intero eterno mondo per un attimo”.


ANIMA LUNGA DI STEFANO CRISTANTE (BESA EDITRICE)



Sguardi sul presente che hanno valore di tagli e ferite, dove il fatto sentimentale si snoda come un pericolo attorcigliato sulle reciproche e irriducibili alterità degli amanti e dove la costruzione dei rapporti affettivi passa per materiali irrazionali – premonizioni, percezioni, immedesimazioni istantanee, deja vu – che solo i versi poetici hanno una speranza di poter trattare. Stefano Cristante investe nel dialogo a distanza con i classici della poesia italiana le proprie chance di scrittura. Verso libero ed endecasillabo rappresentano la sostanza formale dei versi di Cristante che, nella parte finale, trasmigrano nella prosa poetica (agganciata alla creazione di una personale cosmogonia), prima di congedarsi con un inno alla solitudine che chiarisce il suo tragitto narrativo e il suo obiettivo esistenziale.

 Stefano Cristante (Venezia, 1961) è sociologo dei processi culturali e comunicativi presso l’Università del Salento. Anima lunga è la sua terza raccolta di versi, dopo Il rosso dell’oblio (1991) e Visite inattese (2007).

Maurizio Fumarola-Mauro e Simonetta Grezzi presentano "Quelli di Brioni...i figli degli anni terribili" (Besa editrice). Ospite dell’appuntamento l'On. Alfredo Mantovano



 Sabato 13 Ottobre alle ore 17.00, presso l'Hotel President di Lecce (Via Salandra), l'avv. Maurizio Fumarola-Mauro e Simonetta Ghezzi parleranno del loro "Quelli di Brioni...i figli degli anni terribili" (Besa editrice). Modera l’Avv. Rodolfo Petrucci. Ospite dell’appuntamento l'On. Alfredo Mantovano.

Dopo sessant’anni Fumarola rompe il silenzio e racconta la propria esperienza nel IX Corso per allievi ufficiali di complemento di Marina, che subì la vergognosa cattura e il conseguente trasferimento nei campi di concentramento nazisti.
La storia di un giovane catapultato da un tranquillo ambiente di provincia alle prove atroci della deportazione e della prigionia, narrata per uscire da quel profondo disorientamento che colpì i reduci quando constatarono amaramente che alcuni avvenimenti storici fondamentali erano stati travisati o compresi parzialmente, e che un ampio settore bellico, compreso tra Istria, Balcani ed Egeo, in cui si era consumato il sacrificio di più di un milione di militari, era stato trascurato o addirittura dimenticato.

Solo oggi che aguzzini e vittime sono entrati tutti “nello stesso stato d’innocenza”, ci si chiede se sia finalmente giunta l’ora non di riscrivere la storia, ma di comprenderla fuori da schemi preconcetti, imposti politicamente. In questo senso il testo si prefigge lo scopo di offrire, attraverso una sofferta testimonianza e prescindendo dall’ottica di una sola nazione e di un solo schieramento, una visione più completa e un giudizio più equanime sul significato di quanto in quegli anni terribili accadde.



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mercoledì 10 ottobre 2012

Alcune Verità non si possono tacere!


Politiche della felicità. Controstoria della filosofia. Vol. 5 di Michel Onfray (Ponte alle Grazie)



Come rifondare la sinistra? Onfray non ha dubbi: ispirandosi ai coraggiosi filosofi che, nell'Ottocento, seppero ripensare la felicità umana e tradurla in programma politico. L'anarchico Bakunin, gli utopisti Fourier e Owen, il "liberalista radicale" John Stuart Mill, l'utilitarista Jeremy Bentham progettarono infatti nuove umanità liberate, basandosi sui principi della felicità materiale per il massimo numero di persone: un ideale anche oggi perseguibile e da perseguire a fondo. Proseguendo la sua opera di demistificazione di venticinque secoli di storiografia filosofica, Onfray dedica questo suo nuovo libro a mostrare la dimensione utopica degli edonismi liberali ottocenteschi e a sottolineare le potenzialità degli edonismi socialisti, comunisti, libertari e anarchici. Contro un aspetto importante della mitologia marxista, che relega nell'utopia ogni altro pensiero socialista, Onfray riabilita varie forme di socialismo che anticiparono acquisizioni moderne: un socialismo femminista con Flora Tristan, individualista con Stuart Mill, sperimentale con Owen, gnostico dionisiaco ed ecologico con Fourier, libertario con Bakunin. Un inno all'epoca filosofica che ha saputo immaginare futuri possibili forse più di ogni altra; una dimostrazione definitiva della validità e della fecondità del pensiero di tanti dei suoi filosofi cosiddetti minori.


martedì 9 ottobre 2012

La fisica del diavolo di Jim Al-Khalili (Bollati Boringhieri)



Jim Al-Khalili è un fisico teorico di grande talento comunicativo. Per lui i paradossi apparentemente insolubili sono un'ottima occasione per spiegare come funziona la scienza. Per questo ne ha scelti nove, tra più e meno noti, e sulla loro traccia ha costruito questo libro, divertente, stimolante, ironico e che ha la capacità di sconcertare con la semplice accumulazione di elementi imprevedibili. Insomma, un libro che non lascia riposare la mente. Si va dal classico paradosso di Achille e la tartaruga (del quale però scopriamo un insospettabile risvolto quantistico) alla più semplice domanda che l'uomo può farsi guardando la volta stellata: perché di notte fa buio? Sembra incredibile, ma dietro a questa domanda apparentemente banale si nasconde una delle più eclatanti scoperte della fisica contemporanea, che era lì, alla portata degli esseri umani fin dalla preistoria, ma che ha trovato una soluzione plausibile solo pochissimo tempo fa. Incontreremo anche l'inquietante diavoletto di Maxwell, il povero gatto di Schrödinger, che è contemporaneamente vivo e morto, lo strano caso degli oggetti che si accorciano viaggiando, quello ancor più strano del tempo che si dilata e si contrae a suo capriccio, per non dire del mistero (paradossale anch'esso, grazie a un'intuizione di Enrico Fermi) della vita extraterrestre. Sono i diabolici paradossi della fisica, che danno da pensare, ma alla fine hanno una soluzione insperata.

lunedì 8 ottobre 2012

Esce per Chiarelettere L’Illusionista a cura di Pino Corrias, Renato Pezzini e Marco Travaglio



Esce per Chiarelettere L’Illusionista a cura di Pino Corrias, Renato Pezzini e Marco Travaglio. Il regno di Umberto Bossi politico – già barista, fattorino, installatore di antenne, impiegato all’Aci, supplente, infermiere, finto medico, cantante – è durato un ventennio. Come quello di Mussolini, come quello di Berlusconi. Ora che la marcia trionfale che lo ha portato dalla provincia lombarda alla conquista di Roma si è esaurita e un’intera stagione politica si sta chiudendo, è tempo di raccontarne la storia.

Pino Corrias è giornalista e scrittore. Già inviato speciale del quotidiano “La Stampa”, collabora con “la Repubblica”,“il Fatto Quotidiano” e “Vanity Fair”. Dirigente Rai, è sceneggiatore e produttore di film (LA MEGLIO GIOVENTÙ, Rai1 2003). Tra i suoi ultimi libri,VICINI DA MORIRE (Mondadori 2007) e IL CONTABILE E LE MURENE (Feltrinelli 2012).
Renato Pezzini è giornalista de “Il Messaggero”. Ha fondato e dirige “Oblò”, mensile di informazione libera realizzato con i detenuti del carcere di San Vittore. Con Pino Corrias per Rai2 ha curato l’inchiesta MANI PULITE.

Marco Travaglio è vicedirettore de “il Fatto Quotidiano” e collaboratore de “l’Espresso” e della trasmissione di Santoro SERVIZIO PUBBLICO. Dopo il successo di PROMEMORIA, è in scena con lo spettacolo ANESTESIA TOTALE insieme con Isabella Ferrari. Il suo ultimo libro è BERLUSMONTI (Garzanti 2012).

L’ILLUSIONISTA è il primo titolo dei PROTAGONISTI DELL’ANTIPOLITICA, una nuova serie della collana Reverse dedicata ai politici che hanno distrutto la politica e ci hanno portato alla rovina. Economica, politica e morale. Le loro vicende appartengono già alla storia, per questo vale la pena fissarle in un fermo immagine che ne faccia vedere tutti i contorni in un racconto per parole e fatti da non dimenticare. E conservare a futura memoria per ricordarci quanto l’Italia è caduta in basso.

domenica 7 ottobre 2012

A tempo indeterminato. Manuale di sopravvivenza in azienda di Niccolò Valentini (Aliberti)



Il vostro obiettivo è raggiungere il mitico contratto a tempo indeterminato? Siete stanchi delle vane promesse del vostro capo? Questo libro vi insegnerà come opporvi a quel sistema che vuole tutti precari, ricattabili, sfruttati e frustrati. Districarvi tra colleghi invidiosi, colleghe procaci, capi che se ne approfittano e orari rigidi vi sembrerà una passeggiata. "Nella negoziazione con la potenziale nuova azienda, dovrete arrivare a ottenere una lettera di assunzione. Farete tanti colloqui e non vi diranno nulla sul contratto e sulla retribuzione fino alla fine. Voi dovrete sempre dire che state bene dove state ma che volete migliorare, continuare a stare al gioco assecondandoli in tutte le loro assurde domande e pretese. Dovranno arrivare a pensare che è proprio voi che devono prendere, che non c'è nessuno così bravo e disponibile a quel prezzo sul mercato. Quando finalmente vi consegneranno la lettera, vi diranno quanto vi pagheranno e quale sarà il tipo di contratto previsto, tornate dall'altra parte e fate lo stesso gioco al contrario dicendo che voi vorreste tanto rimanere ma che purtroppo vi hanno fatto un'offerta migliore".

sabato 6 ottobre 2012

Bambini all’inferno di Cecilia Gentile (Salani)



Un corridoio sospeso nel nulla, in mezzo al deserto di una terra disabitata, sempre sotto il tiro delle armi israeliane. È l'ultimo chilometro prima di entrare nella Striscia di Gaza dal valico di Erez. L'autrice lo ha percorso in completa solitudine, con paura. Alla fine si è trovata davanti i barbuti di Hamas, i versetti del Corano, i taxi scalcinati che portano lontano dal confine, le montagne di detriti e i bambini che raspano con le mani per raccogliere calcinacci da riutilizzare. Nella Striscia vivono un milione e mezzo di persone, strette tra il blocco israeliano e l'integralismo di Hamas. Oltre la metà sono ragazzi con meno di 18 anni, il 44 per cento bambini con meno di 15. Questo libro è nato dal loro incontro con l'autrice, Cecilia Gentile, che è entrata nella loro vita, li ha fatti parlare e raccontare.

venerdì 5 ottobre 2012

Maria Pia Romano presenta “L’anello inutile” (Besa editrice)



(avvertenza: in caso di maltempo l’evento si terrà presso la Biblioteca di Tuglie). Il libro, giunto alla sua seconda edizione, viene in questa occasione presentato nella sua nuova veste.

Maria Pia Romano a Tuglie (LE) con “L’anello inutile” (Besa editrice) incontrerà il pubblico dei suoi lettori sabato 6 Ottobre 2012, ore 19,30 presso i Giardini Residenza Mosco (Via Cesare Battisti) a Tuglie (LE) nell’ambito del Festival Nazionale del Libro “Impressioni d’autore”. Dialogherà con l’autrice Ilaria Lia, interverrà, insieme a Maria Pia Romano, Simona Cleopazzo. (avvertenza: in caso di maltempo l’evento si terrà presso la Biblioteca di Tuglie). Il libro, giunto alla sua seconda edizione, viene in questa occasione presentato nella sua nuova veste.

Il Salento prende alla gola. E ti sa rubare l’anima. Luogo troppo selvatico per lasciarsi conquistare. Anche la sua gente è così. Qui le tarantate dicevano di sentire la noia all’inizio del male. Gli uomini andavano a fare l’olio nelle viscere della terra, incitando gli animali a spingere la ruota e stordendosi con l’oppio per non sentire la fatica. Nelle campagne che s’incontrano andando dalle Orte verso il faro della Palascia, la terra è rossa. Ci si può perdere, inseguendo il filo rosso che qui lega la terra, il cielo e l’acqua. Un sottile scoloramento di memorie adriatiche. Un annebbiamento dei sensi. Un capogiro. Cosa rimane quando non si ha più niente da perdere?

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000.
Scrive per alcune testate regionali e nazionali e inoltre si occupa di comunicazione pubblica, uffici stampa e organizzazione di eventi. Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, Linfa (LiberArs, 1998), L’estraneo (Manni, 2005), Il funambolo sull’erba blu, (Besa 2008) e La settima stella (Besa 2008) e il romanzo Onde di Follia (Besa 2006). Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. E’ stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011. Finalista al Premio Letterario Nabokov edizione 2011

sabato 6 Ottobre 2012 ore 19,30

Giardini Residenza Mosco (Via Cesare Battisti) a Tuglie (LE)
nell’ambito del Festival Nazionale del Libro “Impressioni d’autore”

Dialogherà con l’autrice Ilaria Lia
interverrà, insieme a Maria Pia Romano, Simona Cleopazzo.




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La strada di casa di Gorge P. Pelecanos (Piemme)



A ventisei anni, Chris Flynn sa di essersi già bruciato le migliori chance. Dopo un'adolescenza turbolenta, è finito in un carcere minorile per una sfilza di reati, proprio nel momento in cui i suoi coetanei sceglievano l'università da frequentare. Ma ha imparato la lezione: riconoscere i guai e starne alla larga. E così, quando lui e un ex compagno di prigione trovano una borsa piena di soldi sotto il pavimento che stanno ristrutturando, ordina all'amico e a se stesso di non toccarla. E togliersela dalla testa. È suo padre Thomas, ex poliziotto, a gestire la ditta per cui lavorano. L'uomo ha deciso di dimenticare le delusioni e i conflitti del passato e ridare fiducia al figlio: gli sembra che sia maturato, che si sia rimesso in riga. Il giorno in cui Chris non si presenta al lavoro, però, Thomas sa con certezza che il ragazzo è di nuovo in pericolo. Ma capisce anche che non potrà sempre proteggerlo da ogni male. Stavolta, dovrà lasciare che Chris trovi da solo la strada di casa. Ancora una volta, Pelecanos usa le tinte del noir per parlare dell'America della gente comune, in un romanzo che scava nella complessa dinamica di aspettative e rimpianti, perdono e redenzione che costella il percorso compiuto da un padre e un figlio prima di ritrovarsi.

Recensione di Alessandra Peluso su Il Quinto Accordo. Guida alla padronanza di sè. Un libro di saggezza tolteca di Don Miguel Ruiz, Don Josè Ruiz (Edizioni Il Punto d’Incontro)

Questo manuale sembra lo scrigno della vita perfetta, il paradiso che tutti vorremmo, e che secondo gli autori Don Miguel e Don Josè Ruiz è possibile realizzare in ognuno di noi. Occorre seguire 5 regole fondametali chiamate “Accordi”. Trovare gli accordi come in musica perchè la vita prenda armonia: essere impeccabile con la parola; non prendere nulla in modo personale; non supporre nulla; fare sempre del proprio meglio; essere scettico, imparando ad ascoltare. Questi sono i cinque accordi che derivano dalla saggezza tolteca - i Toltechi vivevano nel Messico meridionale - che ricerca la profonda verità condivisa da tutte le sacre tradizioni esoteriche del mondo. Non è una religione, ma un modo pratico per raggiungere la felicità e l’amore. Pertanto, se c’è qualcuno che fornisce le chiavi della felicità non possiamo non accoglierlo. Ecco che ci si addentra nella lettura magica del libro e qui innanzitutto, don Miguel consiglia ad ognuno di noi, a chi fosse interessato a conoscere queste vie di verità, ad essere impeccabile con la parola. Spiega che ognuno di noi è programmato ad inviare un messaggio, deve però avere il coraggio di raccontarlo, creando così la propria verità che è la vita. Raccomanda di dire sempre ciò che si conosce senza menzogna. Ricorre ad una immagine che sembra richiamare un dipinto di Botticelli: «Se credete di essere un artista, tutto diventa di nuovo possibile. Le parole sono il vostro pennello e la vostra vita è la tela. Potete dipingere tutto quello che volete, potete persino copiare il dipinto di un altro; ma ciò che esprimete è il modo in cui vedete voi stessi, il modo in cui vedete l’intera realtà. Quella che dipingete è la vostra vita, e com’è la vostra vita dipende dal modo in cui usate la parola. Bellissimo consiglio, ma quanti di noi non si lasciano condizionare da qualcuno o qualcosa? E troppi sono i messaggi distorti che inviano ogni giorno i mass-media, che ci convincono a cercare la menzogna e non la verità. Vivere la propria vita nella libertà e nella consapevolezza è una grande vittoria e lo si fa seguendo il secondo accordo: “Non prendere nulla di personale. Non dover più organizzare la propria vita in base alle opinioni degli altri è un grande passo per realizzare la libertà personale. A tal punto, pare che tutte le filosofie vengano meno quando niente è spiegabile se non la propria vita che è perfetta. Mentre, afferma don Miguel ci hanno insegnato da sempre che non siamo perfetti, nulla di più falso, è una grande menzogna da scacciare: ognuno di noi è perfetto ed è messaggero della propria verità che è la vita. Il terzo accordo invece dice: “Non supporre nulla”. Non esiste la menzogna, non esistono i conflitti se non nella nostra mente. Il quarto accordo: “Fai sempre del tuo meglio”. Vivi pensando di vivere la tua vita soltanto tua, dove la mente non è più condizionata dal tiranno, il giudice o la vittima. Ossia “vivi senza giudizi nè pregiudizi”. E infine: “Sii scettico, ma impara ad ascoltare”.  Così con straordinaria serenità e apertura di cuore l’autore invita ad accogliere il suo messaggio e partecipare a realizzare questo sogno: una nuova umanità in cui tutti vivono nel’armonia, nella verità e nell’amore. In questo sogno - aggiunge don Miguel Ruiz - possono partecipare tutti, indistintamente, a qualunque religione o filosofia si appartenga, qualunque sia il maestro, tutti sono invitati a condividere questo sogno.  Il mondo potrà essere cambiato amando se stessi, godendo la vita, facendo del proprio mondo un sogno paradisiaco. I Cinque Accordi vogliono essere gli strumenti per cambiare il proprio mondo. Ed è possibile se si è impeccabili con la parola, se non si prende nulla di personale, se non si suppone nulla, se si fa sempre del proprio meglio e se si è scettici ascoltando, non ci sarà più guerra nella vostra testa: ma ci sarà pace.  E con queste certezze, sapendo di non perdere nulla, che è il caso di accedere a questo “sogno” raccontato nel libro Il Quinto Accordo con amorevole semplicità, come una madre quando narra una fiaba al proprio bambino. Conferisce serenità all’animo, apre il cuore alla speranza. Migliorare la propria vita forse sì è possibile, vale la pena scommettere, come la scommessa di Pascal: «Ogni giocatore azzarda con certezza per guadagnare con incertezza; e azzarda certamente il finito per guadagnare incertamente il finito senza peccare contro la ragione. In un giuoco in cui vi sono eguali probabilità di vincere o di perdere, arrischiare il finito per guadagnare l’infinito ha evidendemente la convenienza massima». La dottrina pascaliana per credere in Dio, io la adotto per credere in se stessi.  


giovedì 4 ottobre 2012

Il manoscritto ritrovato ad Accra di Paulo Coelho (Bompiani)



14 luglio 1099. Mentre Gerusalemme si prepara ali invasione dei crociati, un uomo greco, conosciuto come II Copto, raccoglie tutti gli abitanti della città, giovani e vecchi, donne e bambini, nella piazza dove Pilato aveva consegnato Gesù alla sua fine. La folla è formata da cristiani, ebrei e mussulmani, e tutti si radunano in attesa di un discorso che li prepari per la battaglia imminente, ma non è di questo che parla loro il Copto: il vecchio saggio, infatti, li invita a rivolgere la loro attenzione agli insegnamenti che provengono dalla vita di tutti i giorni, dalle sfide e dalle difficoltà che si devono affrontare. Secondo il Copto, la vera saggezza viene dall'amore, dalle perdite sofferte, dai momenti di crisi come da quelli di gloria, e dalla coesistenza quotidiana con l'ineluttabilità della morte. "Il manoscritto ritrovato ad Accra" è un invito a riflettere sui nostri princìpi e sulla nostra umanità; è un inno alla vita, al cogliere l'attimo presente contro la morte dell'anima.

Come fuoco nell’arca di Marisa Pelle (Besa editrice)



Gocciole di cera che il tempo// ha rappreso sulla pelle// le nostre ore sommesse silenziose// Luce affilata che deflagra// da una candela spenta// tersa alabastrina// luce che s’interna nel tessuto// delle cose.


Marisa Pelle, calabrese di origine, è nata ad Ardore ( RC ). Ha pubblicato le seguenti sillogi di poesie: Fiore di cactus (Messina 1987), Scagliosi silenzi (Messina 1991), Fatamorgana (Messina 1996), Sulla cifra del tempo (Messina 2004), Sul crinale del giorno (Besa, Nardò 2008), Dai gradini del Persephoneion (Besa, Nardò 2010) che hanno riscosso il consenso dei critici e sono risultate finaliste in occasione di varie rassegne letterarie. Sue poesie, edite e inedite, sono presenti in diverse antologie e in alcune riviste letterarie; in particolare è risultata finalista per l’edito al Premio A. Contini Bonacossi 2009 con la silloge Sul crinale del giorno, al Premio Rhegium Julii – Inedito 2010 con la silloge Dai gradini del Persephoneion e Inedito 2011 con la silloge L’ala mancante. Il suo profilo letterario e una scelta della sua produzione sono inseriti nell’Antologia a cura di Carmelo Aliberti Poeti siciliani del secondo Novecento (Bastogi Ed. 2003), nella Letteratura italiana Poesia e narrativa dal secondo Novecento ad oggi, a cura di Lia Bronzi - vol. II (Studio critico e testi) – Bastogi Ed. 2007-2008 e nell’Antologia internazionale Poeti della nuova frontiera “Segnali 2008-2009” a cura di Paolo Borruto.(RC) e in “Segnali e Interventi 2010” a cura di Paolo Borruto (RC).


mercoledì 3 ottobre 2012

Exit di Alicia Giménez Bartlett (Sellerio)



Exit è una villa di campagna immersa nella natura. Un giardino lussureggiante, stanze e saloni arredati con gusto, quadri antichi, candelabri sul caminetto, lucenti cassettoni sui soffitti. Qui, nell'annuncio abbagliante della calura estiva, uno alla volta arrivano gli ospiti. Due giovani donne: Clarissa, fragile e intensa; l'elegante Pamela, bella quanto caustica. Il finanziere Finn, uomo raffinato e colto, eccellente conversatore. La vedova Tevener, una signora con i capelli rossi allegra e sensuale. Il signor Ottosillabo, macchinista ferroviere, il poeta Léonard, capelli a spazzola e sguardo penetrante, sempre capace di provocare gli altri. In poco tempo diventeranno intimi e amici, pronti a vivere e a dissolversi nel gioco del destino e della passione. Gli ospiti sono stati accolti da due medici in camice bianco e dall'infermiera Matea, specializzata in psicologia, che prepara cene e pranzi squisiti. Sottili fette di roast beef, uova e salsicce, scintillanti frittate, teglie con pasticci di carne e formaggio, aringhe affumicate e cestini traboccanti d'uva. La musica accompagna il passare del tempo, tra canzoni tzigane e boleri, sonate al chiaro di luna e contagiose melodie jazz. Tutti insieme, gli ospiti, i medici e l'infermiera, condividono colazioni e banchetti, passeggiate, escursioni, chiacchiere e battibecchi.

martedì 2 ottobre 2012

Chi è nato prima, il lettore o lo scrittore? Angelo Orlando Meloni dialoga con Simonetta Bitasi a Casa delle Letterature



Mercoledì 10 ottobre h. 18.00, presso il bellissimo scenario di Casa delle Letterature in piazza dell'Orologio 3 a Roma, un incontro, a colpi di parole, libri e citazioni sui due vertici opposti della lettura: il dibattito fra Angelo Orlando Meloni e Simonetta Bitasi sarà la proroga letteraria della manifestazione "La scelta delle donne", andata in scena proprio a Casa delle Letterature dal 17 maggio al 19 settembre 2012.

Angelo Orlando Meloni è nato a Catania e vive a Siracusa. Ha scritto la raccolta Ciao campione e il romanzo Io non ci volevo venire qui, edito quest'ultimo nella collana L'italiana di Del Vecchio Editore. Aggiorna saltuariamente un blog di colore verde come la speranza, la benzina e l’ecologia.
Simonetta Bitasi realizza da molti anni progetti di promozione alla lettura per ragazzi e adulti. Il suo lavoro è leggere e come lettore ambulante organizza gruppi di lettura e incontri dedicati ai libri in biblioteche, librerie, circoli culturali, bar e case private. Collabora come consulente-lettore agli acquisti delle biblioteche. Ha scritto e scrive di libri e lettura per le pagine culturali della Gazzetta di Mantova, e su vari periodici tra cui Diario e Liber e da febbraio 2012 si occupa della pagina letteraria di GQ Italia. E' tra i collaboratori che hanno curato l'ultimo aggiornamento della Garzantina di Letteratura (2007).
campione e il romanzo Io non ci volevo venire qui, edito quest'ultimo nella collana L'italiana di Del Vecchio Editore. Aggiorna saltuariamente un blog di colore verde come la speranza, la benzina e l’ecologia.

Simonetta Bitasi realizza da molti anni progetti di promozione alla lettura per ragazzi e adulti. Il suo lavoro è leggere e come lettore ambulante organizza gruppi di lettura e incontri dedicati ai libri in biblioteche, librerie, circoli culturali, bar e case private. Collabora come consulente-lettore agli acquisti delle biblioteche. Ha scritto e scrive di libri e lettura per le pagine culturali della Gazzetta di Mantova, e su vari periodici tra cui Diario e Liber e da febbraio 2012 si occupa della pagina letteraria di GQ Italia. E' tra i collaboratori che hanno curato l'ultimo aggiornamento della Garzantina di Letteratura (2007).


L’uccello del malaugurio di Camilla Läckberg (Marsilio)



Fjällbacka sta per lasciarsi alle spalle un altro dei suoi lunghi inverni silenziosi, e nella Giunta cittadina c'è chi è ansioso di attirare l'attenzione sul piccolo centro della costa. Quale occasione migliore di un reality show, con telecamere piazzate dovunque a riprendere luoghi e persone che entreranno nelle case di decine di migliaia di telespettatori? La proposta è approvata, i riflettori puntati, ma l'arrivo del cast crea non poco scompiglio, tanto più che il produttore, consapevole che gli scandali aumentano l'audience, si diverte ad alimentare le tensioni tra i concorrenti. Ma il trambusto mediatico rischia di assorbire anche le risorse della polizia, e il vicecommissario Patrik Hedström, già distratto dai preparativi per il suo matrimonio con Erica, è in affanno: le indagini su una donna morta in circostanze sospette vanno a rilento. Cercando faticosamente di mettere insieme i pezzi di un caso dai mille colpi di scena, tra minacce, segreti e sterili menzogne, Patrik trova un diario e vecchi ritagli di giornale che potrebbero contenere indizi preziosi. E anche un collegamento con un caso molto simile avvenuto solo qualche anno prima. Non gli resta che insistere, per arrivare ad aprire una breccia nel muro di silenzio che la piccola comunità di Fjällbacka erge a difesa della propria immagine, che vuole conservare irreprensibile.

Non tutte le verità possono essere rivelate!


C.R. & F. presenta "Due ruote una vita" di Raffale Polo (Lupo editore) il 5 ottobre 2012 ore18,30 a Lecce presso il Museo Sigismondo Castromediano



L’Associazione C.F. & R. presenta in collaborazione con la Libreria Palmieri di Lecce, la presentazione del volume   "Due ruote una vita" di Raffale Polo (Lupo editore) che si terrà il 5 ottobre 2012 ore18,30 all’auditorium del Museo Sigismondo Castromediano in viale Gallipoli a Lecce. Relazionerà sul libro Raffaele Gorgoni (scrittore e giornalista Rai). Intervengono: Anna Palmieri (Libreria Palmieri); Raffaele Polo (autore); Gianluca Pasca (Presidente C.F. & R. - Centro Formazione e Ricerca). Modera - Stefano Donno (critico e scrittore)
La figura di Manfredi Pasca, leggendario corridore leccese, si intreccia con l’atmosfera crepuscolare degli anni dal dopoguerra a oggi, in una Lecce fatta di stenti, fame, miseria e sacrifici. Ma anche di buoni sentimenti, ideali, onestà e impegno, fiducia incrollabile nella volontà umana che, se ben instradata, supera qualsiasi difficoltà. Anche la sofferenza, anche la morte, anche la disperazione per le perdite più dolorose. Manfredi diventa, allora, un vero e proprio eroe, e le sue gesta, la sua vita possono riassumere l’epopea del Grande Popolo Salentino, indomito protagonista delle nostre piccole, grandi Storie.
Raffaele Polo - Nasce a Piacenza il 2 aprile 1952. È pubblicista dal 1978; laureato in Lettere e in Pedagogia, vive e lavora a Lecce. Ha pubblicato di recente  “Il Cielo in ogni stanza” (Lupo editore, 2009); Leccesità (Luca Pensa editore, 2010).

Info
Prov. Monteroni - Copertino
73043 Copertino - Lecce (Italy)

Telefono: 0832.949510
Fax: 0832.937767

Ananas e zenzero di Jacqueline Gentile (Besa editrice) alla Feltrinelli di Bari il 3 ottobre 2012



Ananas e zenzero di Jacqueline Gentile (Besa editrice) sarà presentato mercoledì 3 Ottobre 2012, alle ore 18.30 presso La Feltrinelli di Bari (Via Melo, 119). Dialogherà con l'autrice la giornalista Annamaria Ferretti. Interverrà la scrittrice Francesca Palumbo

Ananas e zenzero è un romanzo narrato in prima persona, in cui la freschezza dell’ironia e della comicità accompagnano il percorso di crescita di una donna che trasforma un momento di profonda crisi in un’opportunità per poi scegliere coraggiosamente la strada del cambiamento come nuovo progetto di vita. Marta Sabia ha trentatré anni, vive con Cindy, cura la rubrica della posta del cuore per la rivista femminile “Stelle & Charme” e la sua relazione sentimentale più lunga è durata sei mesi. Quando incontra Andrea, ennesimo flirt di Cindy, e se ne innamora, Marta inizia un processo di confronto con se stessa in cui prende piano coscienza del fatto che l’esistenza da lei condotta non corrisponde ai suoi desideri: le bugie che dice a Cindy le gravano pesantemente sulla coscienza, le vessazioni di Clara, il suo capo, la schiacciano, la gelosia la acceca e i suoi sogni di bambina fanno capolino a ricordarle che non era questo quello che si augurava per il suo futuro. Dopo la partenza di Cindy per gli Stati Uniti, Marta entra in una spirale discendente: si licenzia e, sull’onda della rabbia frammista a dolore, litiga furiosamente con Andrea. Giorni di buio isolamento nella sua casa vuota la trascinano a toccare il fondo costringendola a stare in contatto con la sua sofferenza e con la sua vita oramai svuotata. Ma proprio lì, nella tristezza del niente, Marta ritrova se stessa e il suo amore per Andrea: primi passi di una nuova esistenza tutta da inventare.


Jacqueline Gentile è nata a Brooklyn (New York) nel 1973. Vive a Bari dove svolge la professione di counsellor a orientamento gestaltico e di formatrice. Ha pubblicato la raccolta di racconti Ho scelto me (2007).

lunedì 1 ottobre 2012

Un amore di angelo di Federica Bosco (Newton Compton Edizioni)



"Libera di danzare senza schemi e regole ferree, libera di studiare con chi volevo senza più obbedire ai canoni rigidissimi delle scuole prestigiose o ai capricci di insegnanti frustrati, libera di esprimere me stessa". Mia ha avuto l'occasione che attendeva da sempre: un'audizione alla Royal Ballet School. Ma quando si è trovata su quel palco, quando ha capito che la possibilità di entrare in quella scuola era a portata di mano, ha sentito di non voler rinunciare alla libertà di danzare senza regole, vincoli, costrizioni. Accanto a lei, anche nelle decisioni più difficili, c'è sempre stata la voce di Patrick, eterea presenza che non la lascia mai. Dopo il suo "no" alla Royal, per Mia può iniziare una nuova vita: lei e Nina, superate finalmente tutte le incomprensioni che le avevano divise, decidono di trasferirsi a Londra. Mia trova una scuola d'arte che la entusiasma, la Brit, mentre Nina prova a frequentare un corso di giornalismo. Ma Londra non è solo divertimento e cambiamenti: le due amiche dovranno anche affrontare la difficile gravidanza di Nina. A sostenerle, come sempre, ci sarà l'incorporea figura di Patrick. Finché un giorno...

domenica 30 settembre 2012

Dimmi che c’entra l’uovo di FABIO NAPOLI (Del Vecchio Editore). Intervento di Alessandra Peluso



Anch’io son curiosa di sapere come fa ad uscire l’uovo dal frigo. Che c’entra quest’uovo? Sarà forse un paradosso burlesco per evidenziare agli occhi del lettore quant’è machiavellica la nostra società? Dove tutto conta e niente è indispensabile alla vita? “Dimmi che c’entra l’uovo” è il titolo bizzarro del romanzo scritto magistralmente da Fabio Napoli. Letto tutto in un fiato, vogliosa di giungere alla conclusione del romanzo, sperando in un lieto fine come nei film o nelle favole, speranza vana. In realtà, si tratta di uno specchio riflesso dell’esistenza individuale e sociale precaria. È l’essenza della vita odierna, della ricerca disperata di un lavoro per guadagnarsi da vivere o sopravvivere come accade a Roberto Milano, protagonista della storia con altri giovani coetanei nella realtà romana. Una metropoli che se da un lato può offrire opportunità, dall’altro disorienta, spersonalizza l’individuo e lo mercifica, descrizione che riporta alla memoria la quantomai attuale opera “La Filosofia del denaro” di Georg Simmel. Fabio Napoli romanza la vita odierna e lo fa con una semplicità strabiliante regalando scene di un film come se il lettore dovesse farne parte, e purtroppo forse qualcuno dei lettori si sentirà davvero un soggetto coinvolto. Il protagonista Roberto Milano, precario, giovane laureato svolge tanti lavori per guadagnarsi da vivere come comparsa in film porno, insegnante privato, pizza express, tutti rigorosamente  precari; licenziato puntualmente, ripone l’ultima speranza in un colloquio per lavorare in un fast-food e pagarsi almeno l’affitto. Qui incontra una ragazza Marianna, spigliata, affabile, e si lega sia affettivamente che “professionalmente”. Insieme infatti intendono organizzare una banda per rapine, la cosiddetta “Banda dei precari”. A quanto pare unico modo, unica via d’uscita per avere soldi in tempo breve e senza sacrifici. I ragazzi,  tuttavia, non hanno fatto i conti con il destino, il sacrificio infatti c’è ed è grande. È questo cambierà le sorti ai giovani precari, vivendo nel timore di essere scoperti e presi dalla polizia. “La banda dei precari” potrebbe anche essere il titolo del libro così come il titolo della vita di ognuno di noi attualmente precario. L’esistenza è precaria, gli affetti, il lavoro: tutto diventa parte di un bisogno. Lavorare per guadagnare e soddisfare dei bisogni. Non esiste un posto fisso, appare un miraggio, anzi un mito degli anni ’80. Ogni cosa è abitualmente precaria e come emerge dal romanzo la possibile soluzione per guadagnarsi un “pezzo di pane” sembra rubare o compiere azioni che non riguardano certamente un lavoro dignitoso.  Potrebbe essere una provocazione quella dell’autore oppure no. Tuttavia spesso è realtà. Recita l’art. 4 della Costituzione italiana: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società». Non è fantascienza, non è realtà: è raccapricciante pensare che l’articolo appena citato non rispecchi la società contemporanea dove il diritto al lavoro è una mera chimera, non un diritto di tutti. È sufficiente ascoltare i TG o leggere i quotidiani per capire la misera condizione della maggior parte della gente. Aumenta la sfiducia in sé stessi e negli altri, la paura, la sofferenza o peggio la non accettazione della precarietà in una non vita rappresentata dal suicidio. a con questo “Dimmi che c’entra l’uovo”? Qui Napoli s’ingegna a creare un episodio al limite del reale, è una domanda di un test attitudinale in un colloquio di lavoro al quale Roberto prende parte per poter lavorare, se superata la prova, in un fast-food. Insomma un pò come i test che dobbiamo affrontare oggi per qualsiasi concorso dove un quesito logico rimmarrà irrisolto per l’intera esistenza in quanto incompreso o incomprensibile.  Inoltre, il romanzo è animato da un forte spirito di solidarietà e di coraggio. Vuole rincuorare il lettore comunicando che nonostante tutto occorre reagire purchè si possa giungere ad un cambiamento, ad un miglioramento per una società equa ed uno Stato che garantisca un lavoro dignitoso a chi ha voglia di lavorare e soprattutto a chi merita. E la meritocrazia non sia soltanto un appannaggio usato dai potenti e dai ricchi per illudere e ingannare i poveri.  A proposito della crisi, della precarietà: temi affrontati nel romanzo di Fabio Napoli, cito una riflessione di Einstein su “Il mondo come lo vorrei” (1931): «La crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso. La creatività nasce dall’ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato (...). L’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla». Vuole essere un augurio, una speranza.

Kurumuny Edizioni a Li Ucci Festival di Cutrofiano (Lecce) con “Io scrivo la realtà” di Cici Cafaro e “Ricci i tuoi capelli, arie e canti popolari” di Cannole. Dal 3 al 6 ottobre 2012



Da mercoledì 3 a sabato 6 ottobre a Cutrofiano, in provincia di Lecce, va in scena la seconda edizione de Li Ucci Festival, quattro giorni di convegni, workshop, mostre, estemporanee di pittura, presentazioni di libri e concerti per ricordare i cantori dello storico gruppo salentino, custode delle tradizioni popolari degli 'stornelli', dei canti d'amore e di lavoro, spesso improvvisati al ritmo del tamburello. Uccio Bandello e Uccio Aloisi sono stati depositari e interpreti di una tradizione raccolta e coltivata da una nuova generazione di musicisti, cantori e ricercatori. Nel corso degli anni, il gruppo ha coinvolto, oltre ai due cantori di Cutrofiano, anche Uccio Melissano, Narduccio Vergaro, Uccio Casarano, Uccio Malerba, Pippi Luceri, Giovanni Avantaggiato e Ugo Gorgoni. Il Festival, organizzato da Sud Ethnic con la direzione artistica e organizzativa di Antonio Melegari, con il contributo di Comune di Cutrofiano, Istituto Diego Carpitella, Grecìa Salentina, Fondazione Notte della Taranta, Fondazione Notte di San Rocco e con il Patrocinio di Provincia di Lecce, Regione Puglia e Università del Salento, coinvolgerà anche quest'anno un centinaio tra studiosi, musicologi, musicisti e musiciste, cantanti, danzatrici e si chiuderà sabato 6 ottobre con un concerto-evento per celebrare, nella sua città natale, la figura di Uccio Aloisi, straordinario interprete della musica tradizionale salentina, scomparso il 21 ottobre 2010. Sul palco allestito in Piazza Municipio si alterneranno i Vecchi Cantori di Zollino, Antonio Amato, Enza Pagliara, Antongiulo Galeandro, Antonio Castrignanò, Zimbaria, Carlo Canaglia ensemble, Melegari & i suoi compari, Gianluca Longo, Gianni De Santis, Su’ d’est, Menamenamò, Dario Muci, Le Sorelle Gaballo, Giancarlo Paglialunga, Kamafei, Triace, Puccia from Apres la classe, Massimiliano Morabito, Cardisanti, Orchestra Sparagnina, Alessia Tondo, Emanuela Gabrieli, Edo Zimba, Canzoniere Grecanico Salentino, Annacinzia Villani, Giovanni Avantaggiato, Andrea Stefanizzi, Paolo Pacciolla, N.Scott Robinson, Silvia Perrone, Maristella Martella, Emanuele Licci, Mauro Durante, Stefano Calò e molti altri. Dopo aver suonato per più di trent’anni al fianco di Uccio Bandello (scomparso nel 1998), Uccio Aloisi ha continuato a proporre i suoi stornelli in tutta Italia e sul palco della Notte della Taranta. Negli ultimi anni Uccio è stato un “trait d’union tra le forme dell’espressività tradizionale e le nuove pratiche reinventive dei patrimoni tradizionali”, come sottolinea il coordinatore artistico della Notte della Taranta e consulente scientifico dell'Istituto Diego Carpitella Sergio Torsello. “Uccio Aloisi era un personaggio chiave del “paesaggio sonoro” salentino che tuttavia, negli anni dell’iperbolico revival della pizzica, s’era reinventato un ruolo, una “identità”, rimanendo sempre fedele a se stesso, alla sua appartenenza a un mondo culturale che ormai non c’è più. Uccio Aloisi era così. Un maestro senza cattedra, un sontuoso “albero di canto” cresciuto in una terra amara ma ricca di colori e di suoni. Che grazie a lui non morirà”. Sono già aperte le iscrizioni al workshop di tamburi a cornice tenuti nei giorni del festival dal percussionista statunitense N. Scott Robinson (Tecnica lap style), da Andrea Stefanizzi (tamburello) e Paolo Pacciolla (tecniche di improvvisazione in India e Tecniche di composizione per ensemble), che coordineranno l’ensemble di tamburi a cornice “Battere nuovi ritmi” che si esibirà il 5 ottobre in Piazza Cavallotti (per iscrizioni e informazioni: info@liuccifestival.it - 3290399779 - 3807025709). Sabato 6 ottobre spazio anche al seminario di danze popolari in collaborazione con Tarantarte tenuto da Maristella Martella (per info e iscrizioni 3394492300).
L'articolato programma ospiterà inoltre il convegno Battere nuovi ritmi: il tamburello (3 ottobre), numerose mostre (tra le quali 'Cornici dal mondo' di Francesco Paolo Manna, in collaborazione con La Società italiana tamburi a cornice,e l'Arte nel piatto, dedicata alla lavorazione e decorazione della terracotta), il concerto 'Ricordando Uccio Bandello' con la partecipazione dei Cardisanti, di Lina Bandello, figlia del cantore, di Uccio Casarano (storico organettista del gruppo Li Ucci) e altri ospiti (3 ottobre nel Parco Verde) e l'esibizione dei Kamafei (4 ottobre al Jack'n'Jill). Il festival ospita inoltre Bar-Cultura con la partecipazione di Nandu Popu (4 ottobre) e del suo romanzo d'esordio 'Salento, fuoco e fumo' (Laterza) e la presentazione dei due volumi “Ricci i tuoi capelli” (Le Donne di Cannole) e “Io Scrivo la realtà” (Cici Cafaro) pubblicate da Kurumuny.

Kurumuny Edizioni a Li Ucci Festival di Cutrofiano  (Lecce)  con Io scrivo la realtà di Cici Cafaro e Ricci i tuoi capelli, arie e canti popolari di Cannole (show case)  il 5 ottobre 2012  al Bar Caffè Saracino di Cutrofiano  - ore 18,00

Info

sabato 29 settembre 2012

Novità in libreria: “Angeli dimenticati” (Youcanprint) di Nicola Capecchi



Un terribile incidente ferroviario. La Freccia del Nord A 407 proveniente da Setterville e diretto a Blow City, precipita per cause misteriose in un canyon. Muoiono circa 300 persone. Poco distante dal luogo dell’incidente si trova una piccola cittadina, Busyville, dove il Tempo pare si sia fermato chissà da quanto. Marc Rosendale, avvocato in carriera sull’orlo di un forte esaurimento nervoso, torna dopo più di trent’anni a Busyville dalla sua famiglia, un po’ per ritrovare se stesso, un po’ per nostalgia. Qui nulla sembra essere cambiato, ma circolano voci, a causa di una serie di suicidi inspiegabili, che quella città sia un posto maledetto. Solo voci? Marc intende andare a fondo sulla questione, e quello che scoprirà andrà oltre i limiti dell’umana comprensione…

“Marc, su consiglio del proprio psichiatra, si concede una vacanza dal lavoro per riposarsi. Egli sceglie di tornare al suo paese natale per rivedere i suoi genitori, che non vede da trenta lunghi anni. Busyville è una piccola città con pochissimi abitanti, rimasta ferma a trenta anni prima, chiusa al mondo esterno progredito, per vivere in una voluta e ostinata vecchia cultura. Una cittadina di gente per bene e caratterizzata da una grande tranquillità. Ma ben presto Marc si renderà conto che si tratta di una tranquillità del tutto apparente, quando in città cominceranno a verificarsi strani fenomeni, nei quali si troverà personalmente coinvolto. Quali misteri si nascondono all’interno di questa apparentemente tranquilla cittadina? Cosa troverà Marc indagando su quanto sta accadendo?

Marc troverà anche l’amore in città, un amore bellissimo, forte e puro, un amore che andrà oltre ogni difficoltà, un amore che andrà oltre la morte.”

“Angeli Dimenticati” (Youcanprint) di Nicola Capecchi, Narrativa, pag. 212, ISBN: 9788866185482

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