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sabato 9 aprile 2011

Intermezzi sulle Apparenze 1 di Raffaele Gorgoni ovvero dove si parla di Luois Vuitton & Co.











La situazione era di quelle alle quali le signore come me non sono molto abituate. Come stare sull’autobus all’inizio della corsa verso il centro. Salgono in molti e pochissimi scendono, così si finisce con l’essere tutti un po’ pigiati. Ogni volta che la leggiadra cameriera con grembiulino e crestina apriva il pesante portone una gentildonna faceva il suo ingresso consegnando paltò e borsa alla servizievole fanciulla. Se mantelli, pellicce e cappotti prendevano la strada del capace guardaroba noi borse finivano sul canapè, più a portata di mano per le sigarette, il cellulare, una ripassata di rossetto e quant’altro. L’ambiente non era dei peggiori. Un paio di Kelly se ne stavano per conto loro nell’hortus conclusus della loro snobberia, Un gruppetto di Gucci ciacolava disinvolto e al capannello si erano aggiunte anche un paio di Hermes. Noi Vuitton eravamo un po’ incerte se fare comunella o restare tra noi. Gli sguardi si incrociavano di continuo. Occhiate come lame, sorrisi al vetriolo, reciproche misurazioni per tutto ma soprattutto sulla consistenza delle carte di credito e dei carnet di assegni che celavamo nei nostri corpi seducenti. Le Kelly avevano tutta l’aria di saperla lunghissima. Sfingee e impassibili. Se non ricordo male qualcuna di loro si era persino fatta un giro tra Regina Coeli e il carcere di Opera quando si smantellò la Prima Repubblica. Acqua passata! Ormai in Italia c’era la piena democrazia dell’alternanza e le Kelly erano comparse anche sui banchi della sinistra più estrema, buone ultime dopo le Gucci. Pare che solo le buste di Hermes resistessero rifiutandosi di andare oltre il centro postdemocristiano ma si sussurrava che ad un certo matrimonio la matura moglie di un gauchiste, che più gauche non si può, avesse sfoderato una piattina con la mitica H. Noi Vuitton, bipartizan da sempre, abbiamo precorso la crisi delle ideologie del Novecento e persino la caduta del Muro di Berlino. Sin da tempi remotissimi facevamo capolino tra i fasci dell’Acca Larenzia senza tralasciare lo chic di Potere Operaio. Ci sentivamo perfettamente a nostro agio in San Babila come negli incandescenti corridoi della Statale. La serata era la suo clou. I saloni rimbombavano delle chiacchiere delle nostre proprietarie che arrivavano al canapè lievemente attutite dalla distanza di gallerie e corridoi marmorei tempestati di quadri importanti e damaschi. All’ennesimo lieve trillo campanello la soccorrevole fantesca accorse per ricevere una ritardataria. Solita scena: paltò nel guardaroba e borsa ad affollare il già affollatissimo canapè. Lieve shock collettivo. Inarcarsi di sopracciglia. Mezzi sorrisi. Rapido incrociarsi di sguardi. Che ci faceva, a quell’ora, un Lui tra tante Lei? Già perché era proprio un Lui, un po’ trafelato, quello che si adagiò, come dopo una lunga corsa, sul nostro canapè. Si, insomma, era uno di noi Vuitton ma era uno zainetto, un Lui in un’ora che avrebbe fatto meglio a restare a casa e lasciare il passo a una bag da pomeriggio. Ma tant’è. Si guardava intorno un po’ spaurito. Doveva essere molto giovane. La sua guttaperca sfiorò leggermente la mia. Farfugliò qualche parola di scusa. Devo confessarlo: avvertii il preludio di un brivido. Nel suo modo d’essere c’era qualcosa di selvaggio, di carnale, nella sua timidezza una domanda di protezione che prometteva di ripagare con una sensualità senza limiti, nel suo imbarazzo l’annuncio del disvelamento di una passionalità travolgente. Una delle Kelly cominciò a fissarlo sfrontatamente. Una busta di Hermes, un’acqua cheta, si passò persino la punta della lingua sulle labbra. Troie! Lo pensai e l’avrei detto se l’ambiente fosse stato diverso. Il caso me l’aveva paracadutato a fianco e se ci fosse stato da dare battaglia non mi sarei certo tirata indietro. Non ero proprio al Dio me l’ha dato, guai a chi lo tocca ma pur sempre à la guerre comme à la guerre. L’epifania di un Lui in quel gineceo aveva reso subito l’atmosfera più elettrica. La conversazione prese immediatamente quota. I gruppi si rimescolavano di continuo ma lo zainetto accanto a me restava come un polo d’attrazione, un magnete, il centro di un sistema che ruotava intorno alla sua arietta da cucciolo spaventato che nascondeva, ma neppure tanto, l’avrei giurato, un implacabile predatore. Cercavo di rassicurarlo con qualche chiacchiera leggera e intanto lasciavo correre lo sguardo sulle sue strisce di cuoio, sugli anelli dorati e le fibbie. Non ricordo se riuscii a trattenere un lieve aggrottarsi delle mie sopracciglia. C’era qualcosa di trasandato sulla sua pelle come se trattenesse qualcosa dell’originaria animalità. Un che di sdrucito e di precario filtrava dalle borchie. Un senso di non finito imprigionava un’energia trattenuta. Era giovane ma era come se avesse già conosciuto il mondo, come se la strada fosse stata la sua casa, come se avesse già ascoltato tante lingue diverse e sconosciute.

“Sei un po’ in ritardo per un the delle cinque...”.

“Già! Un po’ in ritardo...”.

C’era un che di brusco e gutturale nella sua voce.

“Io sono qui dalle cinque in punto e sono già sfinita...”.

“Perché sfinita? Hai l’aria di conoscere tutti. Sono io che qui mi sento un pesce fuor d’acqua...”.

Eccolo lì, pensai. Classica richiesta d’asilo, domanda di protezione, ricerca di rassicurazione. Un figlio di puttana perfetto. Va da se che ho un debole per i figli di puttana che simulano di essere a disagio, che fingono di essere spauriti in un consesso di damazze.

“Vieni da lontano?”.

“Parioli...”.

Che è poi come dire dal nulla. Può essere un attico di via Martelli come un seminterrato di viale Romania.

“E tu?”.

“Da Milano. Via dei Giardini....”.

Così non ci sono equivoci.

“E vieni giù da Milano per un the? Non ve n’è rimasto più di the a Milano?”.

Eccolo qua! Non ha neppure ripreso fiato e già sfodera un tono arrogante e beffardo. E’ un bastardo.

“E’ che il Milano, Roma, Milano lo faccio in media un paio di volte la settimana...”.

“Beh, dev’essere na vitaccia....”.

Fu solo una sfumatura. Certo non posso dire di conoscere Roma come Milano ma in quella frase avvertii non un’inflessione ma una sorta di retrogusto che non sapeva di Parioli. Mentre liquidavo con un paio di silenzi ben calibrati il tentativo di intrusione di una delle Kelly ebbi il tempo, non dico di meditare ma di fantasticare. Altro che Parioli! In quel na vitaccia c’era qualcosa che andava da San Lorenzo a Trastevere. Ce ne restammo un po’ a rimirare lo sciacquo delle chiacchiere, i fremiti delle Gucci, l’aria compassata di una Prada nel cicaleccio che si levava dal capannello delle Kelly che si era mescolato alle Hermes e alle Vuitton. Mi seccava dare l’impressione di voler rimanere in disparte con quello sconosciuto silenzioso. Stavo per dirgli qualcosa, una cosa qualsiasi e voltandomi lo colsi in flagrante sbirciata nelle profondità della mia lampo lasciata inavvertitamente semiaperta. Non so se la guttaperca possa arrossire. Certo non arrossivo più da quando, ragazzina, vegetavo in una vetrina di via Condotti. Eppure mi sentii avvampare. Quel bastardo con l’aria più innocente del mondo continuava a guardare nella profondità oscura della mia intimità. Di norma me la cavo con una battuta ma la battuta non venne. C’era qualcosa che si rimescolava sul fondo. Se non era un tubetto di crema lasciato aperto dovevo essere proprio io. Le Kelly, le Prada, le Gucci, le Hermes, le mie sorelline si dissolsero. Era come se su quel canapè fossimo rimasti solo io e lui.

“Non ti sembra di essere un po’ sfacciato?”.

Credo di avere persino balbettato.

“Non ti sembra che possa permettermelo? Non sono mica uno di voi...”.

Lo disse chinandosi ancora un po’ sulla zip aperta.

Fu a quel punto che vidi la sommarietà con la quale il suo rivestimento interno era stato malamente incollato con sbaffi di resina e una zoppicante cucitura di nylon. Miiio Diiiio! Aiuuuto! Un falso! Avrei voluto urlarlo ma non lo bisbigliai neppure. Terribile, lacerante, squassante quella scoperta mi scosse dai manici al fondo, tese allo spasimo le mie solidissime cuciture. Cercai di riprendere il controllo dei miei nervi.Sei una Vuitton, mi dissi. Sei una vera Vuitton! Non puoi fare scenate! Quel bastardo era un falso. Un altro pensiero mi trafisse: se tutta quella masnada che ci circondava avesse scoperto che mi ero fatta abbindolare da un falso zainetto Vuitton sarebbe stato meglio non rimettere più piede a Roma ma il gossip sarebbe volato fino a Milano e Portofino e Porto Ercole e Cortina. Sarei finita sulla bocca di tutti. Piantala! Gli sibilai. L’infame ovviamente sorrise di un sorriso ingenuo e beffardo, candido e sfrontato, infantile ma soprattutto immensamente sexy. Laggiù, nel mio basso ventre, tra mazzi di chiavi, portafoglio, cellulare, occhiali da sole, spiccioli e fazzolettini di carta esplose qualcosa che avrei dovuto ritenere riprovevole, una tempesta dalla quale mi lasciai sommergere senza alcun ritegno. Avvertii che dalla sua guttaperca esalava un afrore aspro, un richiamo sessuale irresistibile che sapeva di negri e di marciapiede, di basso napoletano che di meandro di metropolitana. Avrei dovuto essere indignata.Avrei dovuto. Ma nel sorriso che gli restituii non c’era traccia di indignazione.

venerdì 8 aprile 2011

Vasco Rossi diventa il protagonista di una graphic novel








Vasco Rossi è diventato un cartoon. Poche settimane dopo l'uscita del nuovo album "Vivere o niente", il rocker di Zocca presenta la graphic novel "I had a dream", video della canzone "Ho fatto un sogno". È stato presentato oggi in occasione della rassegna di animazione televisiva promossa da Rai Fiction " Cartoons on the Bay". Oltre cinquemila fotogrammi realizzati con la tecnica del rotoscoping a partire da immagini reali in 3D dall'agenzia Chiaroscuro di Bologna che di solito si occupa delle copertine degli album. «Il personaggio di Vasco doveva avere delle caratteristiche che lo rendessero autonomo dall'originale ha spiegato l'art director Arturo Bertusi – in grado cioè di esistere autonomamente come cartone anche se non fosse mai esistito l'artista. A Vasco è piaciuto moltissimo e l'ha definito il suo alter ego».

Continua su Nuova Società a firma Luigi Nervo. Fonte iconografica Nuova Società

Mistero sul web con Daniele Bossari








Mistero approda su una nuova piattaforma: il web. È appena finita la 4 stagione del fortunato programma televisivo ma chi vuole continuare a seguire il mistero, può farlo, perché la trasmissione sarà trasmessa sul portale di Mediaset a partire dal 12 aprile. Con importanti e clamorose novità. Ogni settimana vi faremo vedere nuovi servizi in esclusiva. Intervisteremo personaggi che hanno segreti da rivelare, vi mostreremo avvistamenti di oggetti misteriosi e li faremo analizzare ai nostri esperti. Potrete anche vedere approfondimenti e aggiornamenti ma soprattutto inediti del programma, confezionati apposta per il web. Ci saranno nuove rubriche e nuovi esperti. Lanceremo dei talk di approfondimento su temi di attualità. Monitoreremo tutto quello che accade intorno a noi per portare alla luce casi inquietanti e sconosciuti. Mistero non si ferma e ha bisogno di voi. Continuate a mandarci le vostre immagini, le più inspiegabili e misteriose, continuate a scriverci e a farci domande, noi vi risponderemo, direttamente dal video. Ogni settimana, cercate Mistero sul sito di Mediaset e potrete accedere direttamente ai nuovi servizi del programma.

Mistero continua, sul web! Qui

Alessia Marcuzzi su Facebook










Inseparabile da Francesco Facchinetti, Alessia Marcuzzi col pancione in divenire continua a fare gli esami di routine riservati alle donne incinta. Ci va con il boyfriend e il figlio Tommaso, avuto da Simone Inzaghi. Il Grande Fratello è agli sgoccioli e finalmente la bionda si prenderà il meritato riposo. Intanto non dimentica di diventare pure lei una 'social girl'. “Ragazzi...sono veramente io! Ho deciso di aprire un Facebook ufficiale, dopo aver trovato un sacco di profili in giro con persone che rispondevano al mio posto! che brutto....vedevo gente che scriveva commenti sui concorrenti del GF o sulla mia vita privata, inventandosi tutto!!!”.

Continua a leggere su Gossip news. Fonte iconografica Vivicool

Noemi e Fiorella Mannoia - L'Amore Si Odia



fonte Youtube - Rtl

Il libro del giorno: Karen Marie Moning. Highlander: amori nel tempo (Leggereditore)












“L’alba sorgeva dall’oceano, oltre le scogliere, con un’impazienza violacea che tingeva le mura di Dalkeith di un color porpora scuro. Nel suo studio, Hawk scrutava la notte filtrare attraverso le porte aperte sul versante occidentale. Lei se ne stava sul ciglio della scogliera, immobile, con la mantella di velluto che svolazzava nel vento. A che cosa pensava, mentre guardava nel vuoto, in direzione del mare? Erano passate settimane da quel giorno alla fucina, settimane rigogliose con giorni fragili e albe delicate, notti vermiglie e temporali estivi. E nei giorni che passavano, quei gioielli delle estati scozzesi, c’erano mille vedute che voleva condividere con lei. Lei era tutta la sua vita. Non aveva modo di tornare da qualunque posto fosse venuta! Lui le avrebbe dato tutto quello che voleva. Tutto, ma lei non doveva lasciarlo. Quello mai. La sua esistenza aveva le sembianze di un inferno dorato e lui non ne trovava l’uscita.”
Per lei supererà le barriere dello spazio e del tempo, perché nulla potrà impedirgli di conquistarla, di stringerla a sé in un abbraccio eterno. Hawk è un predatore leggendario, invincibile sul campo di battaglia quanto nelle camere delle dame di tutto il Regno. Nessuna donna è in grado di ignorarne il fascino, ma mai nessuna è riuscita a scalfire il suo cuore... Fino a che un mago assetato di vendetta trasporta Adrienne de Simone dalla Seattle dei giorni nostri alla Scozia medievale. Prigioniera di un secolo troppo distante da lei, con la sua intraprendenza e i suoi modi diretti, Adrienne diverrà la sfida più ardua che Hawk abbia mai affrontato. E quando i due vengono costretti a sposarsi, Adrienne si ripromette di tenerlo a debita distanza... Ma lui le ha sussurrato che presto non potrà fare a meno di pronunciare il suo nome nel buio della notte, e questa volta lei dovrà ricredersi, perché anche nel più duro dei predatori può celarsi la promessa di una felicità sconfinata. Per assaporarla insieme dovranno vincere le ultime resistenze che stringono i loro cuori.
Karen Marie Moning è nata in Ohio. Dopo aver esercitato per anni la professione di medico legale, ha deciso di intraprendere la carriera dei suoi sogni: quella di scrittrice. Dopo quattro tentativi non andati a buon fine, il romanzo Highlander. Amori nel tempo è stato pubblicato da Bantam, ed è stato nominato a due RITA Award. La sua fortunata serie sugli Highlander ha scalato le classifiche più prestigiose: New York Times, Usa Today, Publishers Weekly. I suoi romanzi hanno ricevuto diversi riconoscimenti ufficiali, e sono stati pubblicati in numerosi Paesi, fra cui Germania, Francia, Inghilterra, Spagna. Romanticismo, suspense e passione, per il primo titolo di una serie che vi farà sognare, scuotendo ogni vostro atomo, dalla prima all’ultima pagina.

Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale di Francesco Bucci (Coniglio editore). Un'anterpima













“Gli scritti di Umberto Galimberti celano un segreto, che questo libro svelerà. Galimberti sapeva da sempre, ne sono convinto, che ciò prima o poi sarebbe accaduto. Anzi, rendendo il segreto nel corso del tempo sempre meno nascosto, lasciandolo sempre più intravedere, quasi mostrandolo, fornisce l’impressione di aver addirittura voluto creare le condizioni per la sua scoperta. Come se volesse liberarsene. Eppure il segreto resiste da oltre trent’anni. Tutti i libri di U.G. (salvo ovviamente il primo) contengono, in misura diversa, una molteplicità di brani, anche molto lunghi (talvolta perfino interi capitoli), già contenuti in suoi precedenti libri, senza che i lettori ne siano resi edotti. I brani, infatti, non sono virgolettati e di essi non sono indicate le provenienze: sono spacciati così, di fatto, come testi originali. I brani sono spesso estrapolati e interpolati più volte: lo stesso brano transita cioè più volte da un libro all’altro nel corso del tempo. Il fenomeno coinvolge non solo i libri, ma anche buona parte degli articoli (scritti su «Il Sole 24 Ore», prima, e su «La Repubblica», poi) e delle risposte fornite ai lettori nella rubrica tenuta settimanalmente su «Repubblica delle donne», nonché i numerosi saggi introduttivi scritti da U.G. per opere altrui. Nel loro inquieto peregrinare, inoltre, i brani non mostrano particolari preferenze, migrando indifferentemente da libro a libro, da libro ad articolo, da articolo a risposta e così via, secondo tutte le combinazioni possibili.”

Comincia così, a bruciapelo, l’introduzione al volume edito da Coniglio editore di Roma, Francesco Bucci dal titolo “Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale” inviatami in pdf dall’autore stesso alla mia casella mail. Un libro scottante (ancor prima della sua uscita), e che è già oggetto di discussioni accese negli ambienti culturali italiani. La prefazione è a cura di una bella penna del giornalismo italiano Luca Mastrantonio. Nell’occhio del mirino di questo libro dunque Umberto Galimberti, uno dei più noti intellettuali italiani, oltre che editorialista de La Repubblica. Francesco Bucci passa al setaccio le opere dello scrittore, dichiarando che tutti i libri di U. G. e numerosi suoi articoli sono frutto di taglia e incolla. Libro assolutamente consigliato, da acquistare fresco di stampa non appena uscito sugli scaffali delle librerie del nostro paese!

Titolo: Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale

Autore: Bucci Francesco

Prezzo di listino: € 14,50

Editore Coniglio Editore

Collana Bassi fondali

Pagine 288

giovedì 7 aprile 2011

'Bentornata topolona': Simona Ventura accoglie così la Fico










"Bentornata topolona". Così, Simona Ventura accoglie Raffaella Fico negli studi de L'isola dei famosi durante l'ottava puntata del reality. La concorrente napoletana, nota alle cronache giudiziarie per le sue presunte partecipazioni ai festini di Arcore, è ritornata dall'isola in forma invidiabile. Bella, con un vestito mozzafiato, la Fico è stata accolta in pompa magna dalla Ventura insieme a Daniel McVicar, l'attore americano anche lui eliminato dal reality.

Continua su La Voce/Fonte iconografica Divertimento.it

HIGH ON FIRE - "Rumors of War"

Per Ruby Polanco lancia canzone sul Bunga Bunga: Testo di Berlusconi










(TMNews) - Nei prossimi mesi si annuncia una nuova 'hit' musicale: "Vamonos al Bunga Bunga", interpretata dal trio Le Munecas, composto da Marysthell Polanco, Diana Gonzales e Aris Espinosa, e scritta da un paroliere d'eccezione: il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Lo ha confermato nei giorni scorsi la stessa Polanco ai microfoni del programma di Radio2 'Un Giorno da Pecora'. "Stiamo incidendo il disco", ha rivelato la showgirl al centro del Rubygate aggiungendo: "E' impossibile fare una canzone senza mettere il Bunga Bunga, agli italiani piace".

Continua a leggere su Virgilio notizie

Fonte iconografca Il Giornale

Il Salento che pubblica a EXPOLIBRO di Bari, dal 7 al 10 aprile 2011






Quest’anno a Bari, nell’ambito della Fiera del Levante si terrà l’ambito appuntamento di “Expolibro”, spazio di ExpoLevante dedicato all’editoria, ai lettori e alle occasioni di incontro con gli autori. L’amore per la lettura e la conoscenza delle case editrici pugliesi domineranno la scena in concomitanza con le celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia e grazie all’organizzazione di decine diversi eventi che prenderanno luogo tra il giovedì 7 aprile e domenica 10 aprile nel Padiglione 9 della Fiera. Le case editrici salentine sono presenti con diversi appuntamenti.

Besa Editrice sarà presente con le sue ultime novità. La casa editrice di recente ha visto classificarsi secondo, nell’ambito “Premio Letterario Via Po”, il romanzo di Antonella e Franco Caprio, “Il segreto del gelso bianco” (Miglior Romanzo Pugliese secondo Puglialibre), oltre a questo i lettori baresi potranno trovare, tra gli scaffali del suo stand la riedizione del fortunatissimo esordio di “Afra” di Luisa Ruggio. Besa sarà a Bari con tre presentazioni ‘al femminile’ che vedranno impegnate, nell’ordine, Francesca Palumbo, venerdì 8 aprile alle ore 19.30, con il suo romanzo “Il tempo che ci vuole”, che verrà presentato presso la Sala “La Polla”; sarà la volta poi di Marisa Di Bello, che sabato 9 aprile alle ore 19.30 presenterà, presso la Sala “Manakis”, il romanzo “La badessa di San Giuliano”, infine la salentina Maria Pia Romano presenterà il suo ultimo libro, un romanzo dal titolo “L’anello inutile”, alle ore 20.00 di domenica 10 Aprile, presso la Sala “La Polla”.

La casa editrice Kurumuny sarà presente domenica 10 Aprile alle ore 18.00, presso la Sala Manakis, con la presentazione del libro che ha letteralmente ‘scaldato gli animi’, nell’inverno appena trascorso, un piccolo gioiello editoriale e al tempo stesso un testo che ha avuto un ottimo riscontro di mercato, ci riferiamo al “Prezzario della rinomata casa di piacere”, curato da Anna Chiriatti e Stefano Donno. I curatori del volume saranno entrambi presenti in fiera per incontrare i lettori.

Lupo Editore, reduce dall’aver ricevuto dall’associazione Puglialibre, il riconoscimento come “migliore casa editrice pugliese” per l’anno 2010, sarà presente con le sue ultime produzioni di poesia, libri per ragazzi e narrativa, in particolare “La malamara” di Giuseppe Triarico, “Cadenza d’inganno” di Alfredo Annicchiarico, “Ho provato a non somigliarti” di Pierluigi Mele.

L’ingresso a EXPOLIBRO 2011 è rigorosamente gratuito, un motivo in più per farci visita e tornare a casa con qualche buona lettura.

Info su come raggiungere EXPOLIBRO e sul programma completo possono essere trovate al seguente indirizzo: http://www.expolibrofdl.it

Il libro del giorno: Aa.Vv., Retrobottega – 10 sillogi inedite (Edizioni Cfr – poiein)













Claudia Ambrosini è una sinologa e cerca, nelle sue poesie, di mettere insieme l’autentica e se vogliamo antica anima lirica lombarda, con le suggestioni dell’antica cultura cinese. Barbaro è uno studente universitario molto schivo e riservato, che esordisce in questa antologia con versi semplici e profondi. Nunzia Binetti, leccese, affronta tematiche della sensibilità femminile e del rapporto con il maschile (nel modo di vedere e sentire anche il mondo e la storia). Vanjo Garbujo è un sacerdote e abita a Musile del Piave (VE); la sua intensa meditazione religiosa sembra prendere spunto e voler seguire lo spirito dialogico della poesia turoldiana. Nunzio Festa con i suoi ritmi anarcoidi in realtà cerca quell’anima popolare del Sud di straordinaria sapienza e di scarsa permeabilità alle chiacchiere del progresso. Lisciani Petrini è invece un poeta attento a ritmi e sonorità inedite, attento alla cultura letteraria classica, alla ricerca linguistica. Alberto Mondi si interroga sul rapporto fra la nostra cultura e quelle orientali, che egli frequenta nei suoi viaggi di lavoro, con l’occhio dell’osservatore attento e un sentimento elegiaco ma anche disincantato. Virginia Murru recupera una poetica della libertà in senso forte, anche come donna, e pur nella mitezza e nella riservatezza del suo carattere esprime con passione l’avversione alle sovrastrutture del nostro stile di vita al registro falso e spersonalizzante dei rapporti umani. Fabio Rocci invece è un poeta attento all’ordine dei simboli e sente con molta forza il problema della verità nella poesia. Infine Anna Ruotolo, con la sua lirica solare, in questa silloge esprime l’idea di positività e di fiducia, senza però mai distaccarsi dalla realtà, dall’identità, dalla terra. Voci quindi molto diverse, per stile, per tematiche. Vi sono autori che hanno alle spalle una o più pubblicazioni, a cominciare da Festa (che ne ha parecchie, poco conosciuto forse perché questa è la sorte di molti poeti “decentrati” dai grandi centri culturali), e a seguire Lisciani Petrini, Garbujo, la stessa Ruotolo (benché giovanissima). Altri hanno forse pubblicato qualche lirica su riviste, o nulla del tutto. (G. Lucini)

Il Marchese De Sade, di Dante Serra, a cura di Francesca Mazzucato, con illustrazioni (Odoya). Intervento di Nunzio Festa












Donatiene Alphonse Françoise Marchese de Sade. Questo il nome dell'anima che infuoca la nuova edizione, la precedente era addirittura datata 1950 e titolata non “Il Marchese de Sade” ma “L'avventurosa vita del Marchese de Sade”, della biografia d'uno dei maggiori e più, sicuramente, diversamente interessanti scrittori francesi di tutti i tempi. Perché, appunto, in questo studio, che in un certo senso l'autore definisce “parziale”, ma sicuramente parziale in termini d'approfondimento sul personaggio che tratta e quindi delle ambientazioni sia generali che specifiche non lo è affatto, il soggetto della narrazione, possiamo dire, ovvero dunque il Marchese de Sade e la sua vita, allora diciamo la stessa quasi identica cosa, condiziona tutto il libro; perché l'autore analizzato è una delle personalità delle Lettere che da sempre interrogano, e a vario titolo, l'umanità o la freddezza di cultori e semplici ammiratori della parola. Dante Serra, che veramente fa brillare le “sfumature” citate in sede di nota dalla curatrice Mazzucato, attenta e sempre preziosa per questi testi e non solo, dopo aver spinto la lente su certe morse vitali di George Sand e Balzac, addirittura noncurante d'alcuni giudizi ottenuti da una porzione di critica, sceglie di mettere luci innanzitutto sui costumi settecenteschi che fanno la nazione Francia. A primo focus. Prima di passare, come farà, alla trattazione, diciamo senza troppo rispetto, del cominciamento della vita amorosa e famigliare del Marchese che mai divenne Conte e nonostante la storia del passaggio per generazioni e dinastia degli araldi. Ma Serra non transige neppure in tutto il corpus necessario, oltre la stessa mole di documenti imparati, che invece permette di sentire ogni vicenda ideale legata a libertà assoluta e carcere di più tipi che hanno fatto de Sade. Galera e manicomio, e ben pensanti, insomma. Ma sempre sentendo le parole d'uno scrittore che da 'libertino' puro afferma, per esempio, senza abbassare mai i toni dell'ideale, appunto: “Non è il mio modo di pensare che ha fatto la mia rovina, ma il modo di pensare degli altri. Sì, sono un libertino, lo riconosco: ho concepito tutto ciò che si può concepire in questo ambito, ma non ho certamente fatto tutto ciò che ho concepito e non lo farò certamente mai. Sono un libertino, ma non sono un criminale né un assassino. Il vostro corpo è la chiesa dove la Natura chiede di essere riverita. Tutti i principi morali universali sono oziose fantasie. Sii uomo, sii umano, senza timore né speranza; abbandona i tuoi dei e le tue religioni; tutto ciò è buono solo per armare la mano degli uomini, e il solo nome di questi orrori ha fatto versare più sangue sulla terra di tutte le altre guerre e di tutti gli altri flagelli messi insieme. Rinuncia all’idea di un altro mondo, che non esiste, ma non rinunciare al piacere di essere felice, e di godertela in questo!” Una sezione molto interessante del volume, che non si dimentichi è diviso in undici parti tutte fra loro giustamente connesse, permette agli ignoranti in materia di saperne più precisamente su Sadismo e Masochismo. Ma in un libro del genere è senza dubbio necessario assimilare persino l'ultima, per così dire, delle note. E sia i pro che i contro de Sade dovrebbero entrare in ogni riga del saggio. In una biografia che cattura. Perversamente. Fra le altre cose, come è noto, il ribelle appassionato ha scritto dall'interno della Bastiglia. Su rotoli di benda. Questo serva, in pratica, a scoprire dell'idea stessa che della scrittura aveva il de Sade. Lo storico della letteratura Dante Serra sceglie, allora, di raccontare un “filosofo libertino”. Riuscendoci. La curatrice del volume, scrittrice che da anni scrive e legge del corpo, delle sue mutazioni e delle sue rappresentazioni è la persona che opportunamente avrebbe trattato questa nuova edizione del libro di Serra, ed ha svolto egregiamente la missione. Non possiamo che accogliere.

mercoledì 6 aprile 2011

Belen Rodriguez very hot nel film “Se sei così ti dico sì”



Belen Rodriguez non si accontenta mai e ora è pronta ad uscire nel nuovo film che vede protagonista anche Emilio Solfrizzi. Dopo aver debuttato nel cinepanettone Natale in Sudafrica, la show girl argentina, reduce dall’avventura sanremese, si appresta ad uscire con il film Se sei così ti dico sì. La pellicola è una commedia molto divertente nella quale si vede anche Belen Rodriguez in versione decisamente hot.

continua su Tuttonotizia

Fabrizio Corona ... gossip ad alta definizione!













(IMMEDIAPRESS) Streamit Twww.Tv: Streamit - Twww.Tv, arriva il gossip con il canale di Fabrizio Corona Attraverso questo accordo la Browser Tv in alta definizione inaugura un nuovo segmento editoriale Dallo scorso 29 marzo il network televisivo via internet Streamit Twww.tv ospita sul canale numero 10 della propria piattaforma il progetto televisivo coronastars.twww.tv. Si tratta della prima tv via web interamente dedicata al mondo del gossip. Il canale, realizzato da Fabrizio Corona e diretto da Francesco Bevivino, fa parte di una operazione più ampia che prevede anche il lancio di un settimanale di gossip chiamato Corona Star’s, la cui uscita in edicola è prevista per la metà di aprile, e del relativo portale web, www.coronastars.com, già online da qualche giorno.

http://coronastars.twww.tv è il 142esimo canale ospitato da Streamit Twww.tv, che va così ad inaugurare un nuovo segmento editoriale sino ad oggi mai toccato dal network.

Fonte Adn Kronos

Fonte iconografica: Spettegola

Il llibro del giorno: Adriano Accattino, L'ordine spontaneo (Mimesis)








Nei decenni del secondo dopoguerra va svolgendosi cruenta una lotta sanguinolenta tra due opposte concezioni ontiche e sociali. Confliggono tra loro le differenti prospettive dell’organizzazione e della spontaneità, con il catalogo quanto mai multicolore di conseguenze che esse riflettono sulla convivenza concreta. Sui campi devastati gli uomini s’accapigliano senza immaginare come sia in gioco il loro destino fatale. La lotta decisiva è tra modi inconciliabili di intendere l’esistenza complessiva e la vita singolare di ogni uomo; dipende dall’esito di questo conflitto se per i tempi venturi vivremo soggiogati, oppure potrà inaugurarsi un evo di libertà. Ma ormai dilaga l’esercito dell’idea ordinante. Allo schieramento di fede tetragona si oppongono pochi uomini sparsi: contro le uniformi, a che valgono delle ragioni femminili? In una guerra del genere non si vedono battaglie, non si odono scoppi; non c’è equivalenza nella contesa: si sta combattendo una lotta impari...

Adriano Accattino è un poeta, anche se i suoi libri di prosa e di ricerca sono più numerosi di quelli di poesia. Ha fondato e diretto alcune riviste di cultura e di scrittura, tra le quali la più importante fu “il martello”, ed ha collaborato ad altre. Ha organizzato convegni, incontri di artisti e critici e ha allestito mostre, curando l’edizione di cataloghi e atti. È anche artista, nel senso che s’interessa di arte e crea opere, che perlopiù non espone.

Balordi di Michele Andreis (Effecu)





















– Lascia stare… minchia ieri con Peppe dicevo
che se dovevo pure pagare il biglietto minchia
a quest'ora avevo già spaccato tutto.
– Minchia, erano morti.

Dall’alba al tramonto. Dall’alba al tramonto. Scorribande di un gruppo ultras. Balordi di Michele Andreis continua idealmente la vicenda dei Furiosi di Nanni Balestrini, ma questa volta la scena della violenza ultras non è Milano ma Torino. Bar, gruppi di tifosi, nebbia, freddo. Precariato perseguito con malcelata ostinazione. Giovani e vecchi immersi in una luce pallida che non muta al passare delle ore, che avvolge la periferia di una città del nord in una coltre che non lascia intravedere nessun domani. Così Michele Andreis fotografa la giornata di un giovane ai margini di se stesso e dell’universo che gli gira attorno. Nell’abitudine dei gesti quotidiani, nella rabbia, nella tensione che cova sempre sotto la pelle di chi vuole affrancarsi da un mondo che sembra rifiutarlo. Che gli scorre sopra. Balordi è un romanzo la cui forza è nell'essenziale voce dell'autore, che non giudica mai i personaggi che si trascinano nelle pagine del racconto, ma si limita solo a scattarne, con rara lucidità, la scabra fotografia. Balordi, di Michele Andreis è in libreria da fine marzo.

Eh ma se quel coglione fa giocare il negro […] Tu ascolta me, lascia stare ieri sera e ascolta me. I negri non sono buoni a giocare perché pensano solo a scopare. Guarda anche questo, ha fatto un po' bene, poi appena ha avuto due soldi in mano, chi l'ha più sentito? […] Ma quale si è fatto male? Lo sai tu? Io non lo so. So solo che poi non ha più fatto una minchia. Ma tu non capisci una minchia, oltre che mi devi quindici euro. Minchia, io sono quarant'anni che lavoro e ne ho viste. Quando ero in Germania lavoravo con un negro e non me ne parlare. Non c'hanno proprio la testa, appena ci davano due marchi per qualche straordinario, quello se li spendeva tutti la sera stessa. Come usciva dal bar andava subito a puttane. E poi non ci sanno fare sul lavoro… non c'hanno proprio la testa. E infatti quando viene qualcuno a chiedere di lavorare io gli dico che negri non ne voglio e glielo dico in faccia perché non è razzismo.

L'autore: Michele Andreis vive a Torino. Nel 2004 ha pubblicato un racconto nella raccolta Giallowave legata ad Arezzowave, nel 2007 un libro di racconti intitolato Ping pong, scritto in coppia con Chicca Vancini, e il romanzo Vicolo cieco. Nel 2011, sempre per effequ, arriva il romanzo breve Balordi.

La collana: Raccolte a tema, romanzi, racconti di viaggio, biografie e molto altro ancora. Libricini di formato tascabile, preziosamente rilegati. La collana Librivolanti è la punta di diamante della nostra casa editrice.

Balordi - di Michele Andreis, Effequ, pp. 96, € 7.

martedì 5 aprile 2011

Il libro del giorno: I buoni vicini di Ryan David Jahn (Fanucci)












Alle quattro del mattino del 13 marzo del 1964, mentre sta tornando a casa dopo aver chiuso il bar in cui lavora, una giovane donna viene aggredita nel cortile del palazzo in cui vive. I suoi vicini di casa assistono indifferenti dalle finestre delle loro abitazioni a quell’aggressione; nessuno interviene o chiama la polizia. Ci sono una donna che crede di aver ucciso un bambino e suo marito che rischierà tutto per provare la sua innocenza; un veterano di guerra che programma il suicidio e un uomo che lo salverà; un ragazzo pronto per partire per la guerra in Vietnam e la madre moribonda che lo lascia andare. E mentre un’ambulanza sembra avvicinarsi al luogo dell’aggressione, altre vite di strada s’intersecano in una lotta contro il tempo: un vecchio professore perseguitato dal proprio passato e un ricattatore sprovveduto in procinto di scoprire chi è veramente la sua prossima vittima. Questo romanzo, scritto nella tradizione letteraria di grandi autori come Dennis Lehane, Richard Price e James Ellroy, ci riporta alla mente il film di Paul Haggis vincitore di tre premi Oscar, Crash – Contatto fisico, e il capolavoro di Alfred Hitchcock, La finestra sul cortile.

RYAN DAVID JAHN è uno scrittore e sceneggiatore statunitense. Ha vissuto in Arizona, California, Georgia, Missouri e Texas. Dopo una breve esperienza nell’esercito, ha lavorato come bidello, operaio e carrellista. I buoni vicini ha ottenuto un grande riconoscimento da lettori e critica e ha vinto il prestigioso premio New Blood Dagger della Crime Writers’ Association nel 2010.

L’arte dell’inganno, di Vittorio Giacopini (Fandango). Intervento di Nunzio Festa








La romanzata biografia non-biografia dello scrittore B. Traven, “L’arte dell’inganno”, è un’appassionate libro di Vittorio Giacopini che riesce a coinvolgere lettrice e lettore addirittura più della precedente opera ‘sul’ genio della musica Parker. E molto merito, lo si deve riconoscere, va sicuramente alla stessa vita a dir poco avventurosa e piena di mistero dello scrittore molto probabilmente d’origini tedesche Traven, o come veramente si chiamava. Con una prosa che avvince passo per passo, tra inganno e fantasia, oltre dunque il carattere già originale d’una cronaca che tocca la Germania dei sogni di riscatto del proletariato e il Messico dei sogni di riscatto degli indigeni oltre ovviamente alla Storia di rivoluzioni e guerre e repressioni massicce, Vittorio Giacopini nuovamente riesce a tenere viva l’attenzione di chi legge in maniera prepotente. Sempre. E questo è solamente il primo punto. Che, si deve capire, questo capolavoro di Giacopini è degno delle migliori biografie d’artista e d’intellettuali che biografi d’esperienza hanno scritto e scriveranno. Ma non è, questo, che solo un altro punto. Un puntino che anticipa l’altro dettaglio. Uno dei puntini della favola. L’altro dettaglio è persino più duro, ostico. Cioè che la materia prima che ha voluto studiare Giacopini è di quelle che mettono tanto in difficoltà. Insomma non sarebbe stato possibile scrive né un romanzo puro né una biografia pura, partendo da B. Traven. E facendo rivivere lo scrittore B. Traven, ovviamente al netto delle sue identità però con, allo stesso tempo, ogni sostegno delle sue opere e dei suoi cambi di vita. Ret Marut, una delle tante firme prive di documento dello scrittore quando ancora ‘forse’ non era scrittore, ai tempi di Rosa Luxemburg e Spartaco fu prima attore dilettante, che avrebbe voluto essere professionista, ma poi soprattutto agitatore politico e animatore insieme a penna principe d’un giornale con il quale si cercava di tenere sempre in allerta, alla maniera degli anarchici – che Traven anarchico è stato (e forse questa è addirittura l’unica certezza a disposizione) – il proletariato della Germania prima del nazismo. Ma, ci chiediamo, è pare chiederselo anche l’autore, Marut era il figlio non riconosciuto del Kaiser? Per questa ragione, insomma, non era sempre tenuto in cella e persino gli permisero la fuga mentre tutti i compagni finivano in prigione e uccisi? E in questa disputa di certo Traven, o come davvero si chiamava, non s’inserisce. Mai. La cosa bella, invece, è che Giacopini rende perfettamente ambientazioni e vite che sanno, oltre che di rabbia e coraggio, di questa mitica arte dell’inganno che B. Traven aveva inventato per sfuggire alla norma del mondo. Per opporsi, persino, con metodi tutti suoi chiaramente, alle prove sottomettenti del capitalismo, del Sistema. Inutile, in questa sede, riprendere in mano la trama. Perché non siamo, per così dire, che dentro e fuori tutto Traven. Perfino oltre la sua vita. In un romanzo che lo scrittore Vittorio Giacopini inventa per mettere nello stesso spazio ideale grande storia e grandi storie. Naturalmente, dopo la lettura del testo, tantissime e/o tantissimi almeno proveranno a cercare gli introvabili libri firmati B. Traven. Ma alla fine chi era Traven? Non c’interessa. In quanto quel che deve interessare è sapere che sono esistiti uomini il cui esempio di libertà assoluta ha messo in crisi il resto dell’umanità soggetta alla branchie del successo. Giacopini sceglie di scrivere questo libro con una lingua che non rinuncia a nulla. Quasi parafrasando il soggetto della dannazione. Tra divagazioni, tutte linguistiche, che smorzano la fluidità del racconto e che però in contemporanea servono per alleggerire il macigno del tema di fondo. L’identità. Necessità e non: d’identità. In un mondo di barbarie.

lunedì 4 aprile 2011

Il libro del giorno: Wingsworld vol.1 di Francesco Ruccella (Libellula edizioni)








E' diventato libro il fantasy che ha già conquistato in Rete il cuore di centinaia di lettori Libellula Edizioni è orgogliosa di presentare il primo volume della saga fantasy WINGSWORLD, Il mistero della pietra di Leda. Il volume era uscito in anteprima assoluta in formato ebook, su www.ebookyou.it

“Il mistero della pietra di Leda” è il primo libro della saga di Wingsworld, un fantastico mondo abitato da meravigliose creature. Leda è una giovane wingson, carina, vivace e intelligente. Come tutte le ragazze, ama passare le giornate a divertirsi con le amiche. Ma ciò che aspetta con più ansia è il giorno in cui, finalmente, riceverà il suo medaglione. Un medaglione magico che ricevonotutti i wingson all’età di 17 anni. In ogni medaglione comparirà, al centro del ciondolo dorato, una pietra. Il colore della pietra stabilisce quali strabilianti poteri il wingson, da quel momento, sarà in grado di gestire! Finalmente, anche per Leda arriva il grande giorno! Ma non sa ancora che qualcosa sta per accadere: qualcosa di imprevesto, qualcosa di inspiegabile, qualcosa che cambierà la sua vita per sempre.

FRANCESCO RUCCELLA - è nato a Regalbuto e ha 19 anni. Abita a Catania dove studia alla facoltà di scienze e tecniche psicologiche. Il mistero della pietra di Leda è il suo primo romanzo ed il primo volume della saga di Wingsworld edito da Libellula edizioni.

Info: Libellula Edizioni, via Roma 73, 73039 Tricase (Le)

Tel. 0833.772652 Mail - info@libellulaedizioni.com

Poesie del panesalame di Carlo Carlotto a cura di Pasquale Vitagliano (Edizioni CFR - poiein)





















Già dal titolo trapela la cifra stilistica dell’autore, quel tono dimesso che ne contraddistingue tutta l’opera in versi. Una poesia – la sua – che rifiuta l’aulico, il retorico, il ridondante, l’ampolloso per un periodare semplice basato sulla concretezza dei termini. Una lingua calata nel quotidiano con inserti vari sia dall’inglese, sia da sapienti spunti dialettali, come il subric di «Schizzi di favole» di gusto gastronomico o il Garibuia di stampo favolistico della medesima poesia. Un titolo, dicevo, di tono basso, da scampagnata tra amici, all’ombra variegata di un albero o sotto la penombra di un pergolato, quasi che i versi debbano fluire impastati di vita e di realtà. Anche in quest’ultima raccolta il poeta ci ricorda come l’uomo non sia il centro dell’universo, bensì soltanto un insignificante «granello di sabbia», una parte infinitesimale, un punto nello spazio infinito. Emblematica a questo proposito è la poesia Contemporaneamente, che guarda un po’ alla lezione dei grandi poeti del nord Europa, soprattutto la polacca Wisława Szymborska: Mentre proprio non ci pensavo,//indaffarato in trascurabili affari,// gli alberi hanno continuato//a sintetizzare clorofilla,//le sorgenti a sgorgare acqua,//i mari a sdraiarsi sulle spiagge// come se non esistessi per nulla. Le figure retoriche, come similitudini e metafore, sono molto parche, ridotte all’essenziale. Un esempio di come un’immagine naturale possa trasfigurarsi in modo quasi lineare, con un procedimento a specchio, è quella del noce a novembre della poesia «Corallo». Con un processo di scambio e analogie, l’albero autunnale diventa «altro», quasi visione metafisica: Aggrappato allo scoglio//della zolla algida,//sarebbe un corallo//se fluttuasse nel mare//anziché nell’aria//il noce a novembre,//grigio e giallo. Carlotto scrive poesie usando parole scarne nella loro fulgida nudità, nel loro significato intrinseco, come un tempo i contadini costruivano i muri a secco accostando le pietre una sull’altra con grande sapienza, senza l’uso di cemento. A tratti balenano lampi di humour sottile e graffiante, spunti di indignazione da poeta engagé. (Remigio Bertolino)

Contemporaneamente

Mentre proprio non ci pensavo,//indaffarato in trascurabili affari,//gli alberi hanno continuato//a sintetizzare clorofilla,//le sorgenti a sgorgare acqua,//i mari a sdraiarsi sulle spiagge// come se non esistessi per nulla.// E in effetti me l'hanno dimostrato

domenica 3 aprile 2011

Il libro del giorno: La Leggenda del morto contento di Andrea Vitali (Garzanti)





















È il 25 luglio 1843, una mattina d'estate senza una nube e con una luce che ammazza tutti i colori. Due giovani in cerca d'avventura salpano su una barchetta con tre vele latine. Dal molo di Bedano, li segue lo sguardo preoccupato del sarto Lepido: non è giornata, sta per alzarsi il vento. L'imbarcazione è presto al largo, in un attimo lo scafo si rovescia. Un'imprudenza. Una disgrazia. Ma la tragedia crea un problema. A riva viene riportato il corpo dell'irrequieto Francesco, figlio di Giangenesio Gorgia, ricco e potente mercante del paese. Il disperso è Emilio Spanzen, figlio di un ingegnere che sta progettando la ferrovia che congiungerà Milano alla Valtellina. Due famiglie importanti. Bisogna a tutti i costi trovare un colpevole. Per la prima volta, Andrea Vitali risale il corso del tempo verso l'Ottocento, per raccontare un altro squarcio della sua Bellano. Ritroviamo così l'eco della dominazione austriaca, con i notabili e i poveracci, gli scapestrati e le bisbetiche, le autorità e gli ubriaconi... Tra lacrime e sorrisi, "La leggenda del morto contento" racconta una storia di padri e di figli, di colpevoli e di innocenti, di giustizia e di malagiustizia: ottocentesca, ma solo in apparenza.

Ternitti di Mario Desiati (Mondadori): intervista a cura di Enzo Mansueto









È in libreria solo dall’altro giorno, e già si parla del nuovo romanzo di Mario Desiati, Ternitti (Mondadori, Milano 2011, pp. 264, euro 18,50) come di uno dei libri dell’anno, probabile candidato al premio Strega. Una soddisfazione, per lo scrittore di Martina Franca, trentaquattro anni il mese prossimo, che a Roma s’è ritagliato uno spazio ragguardevole nel mondo dell’editoria. In queste settimane sono in corso le riprese del film, diretto da Pippo Mezzapesa, tratto dal precedente romanzo, Il paese delle spose infelici. Un buon momento, insomma, per Desiati, che con quest’ultima prova dimostra la misura di un narratore ormai sicuro e consapevole.

Desiati, come ha lavorato a questo romanzo, in cui l’economia della scrittura del reale lascia alitare un respiro epico ed idillico?

«È un libro che scrivo da cinque anni, ma con molta parsimonia, direi quasi una pagina al giorno. Negli ultimi tre anni, ogni mattino, ho scritto un pezzettino della storia di Mimì. Ho consegnato il romanzo soltanto quando ho avuto la certezza che la storia fosse pronta. C’era già tutto da questa estate, c’era il finale, c’erano le varie quadrature del cerchio, ma mancava qualcosa e quel qualcosa era un pezzo di Cesare Brandi sulle pietre di Puglia. Mi ha permesso di capire che noi pugliesi viviamo davvero su un ossario e che i muri a secco, i trulli e le pajare di cui parlo tanto nel romanzo, contro altri materiali come il cemento, siano niente altro che le anime morte che dopo secoli si ritrovano e si riaggregano nelle costruzioni a secco».

Come è arrivato al titolo?

«Ternitti in dialetto vuol dire anche tetto. Il dialetto ha questi prodigi dalla sua e mi ha permesso di intitolare questo romanzo così, perché ha una piega importante il tetto di una fabbrica per la storia di Mimì. In principio il libro doveva chiamarsi Eterno. Ma, avendo scritto Vita Precaria e Amore Eterno risultava ridondante».

Già ne «Il paese delle spose infelici» la figura femminile muoveva l’azione. Ma qui è centrale: una sorta di vicenda matriarcale che da Rosanna a Mimì ad Arianna indica un’ipotesi di redenzione, al femminile, per il nostro Sud…

«Credo che l’unica speranza in questo paese sia che oggi le donne prendano il potere, ma lo prendano davvero senza intermediazioni maschili come le quote rose. Non è un caso che in Italia al momento sia in atto un conflitto di genere più che i soliti conflitti generazionali, e che i maschi che governano a tutti i livelli siano maschere di un machismo che declina verso il patetico. Mimì è come la reduce di una guerra, perché l’amianto poco alla volta le sottrae le persone vicine o le inquina. La peste non la contagia con il male dei polmoni, ma con quello del cuore e dei sentimenti. E attraverso le difficoltà diventa più forte, come tante ragazze del sud italiano dopo il secondo conflitto mondiale».

Leuca, Lucugnano, Tricase e altri luoghi tracciano nel libro una mappa del Salento sospesa tra memoria e presente: a quale Italia ci conduce?

«A quella di Don Tonino Bello: ci sono migliaia, milioni di cose in quel pezzo di terra. Per me è un po’ una patria interiore, che amo soprattutto d’inverno quando i paesi profumano di camino».

È in corso la lavorazione del film dal penultimo romanzo. L'approdo cinematografico ha condizionato la scrittura di quest’ultimo?

«Per niente! Sono due mondi e due lavori diversi. Se uno scrittore scrive una storia perché pensa che diventi un film ha proprio sbagliato mestiere. Il romanzo è mio, il film è di Pippo Mezzapesa. Per me sarà uno shock emotivo non da poco vedere i tre protagonisti in carne e ossa, perché in Veleno, Zazà e Annalisa c’è veramente un pezzo grande della mia storia personale. Ho già prenotato l’analista…».

(intervista a cura di Enzo Mansueto - pubblicata su autorizzazione del curatore - tratta dal Corriere del Mezzogiorno del 2 aprile 2011 a pag.19)

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