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giovedì 9 giugno 2011

Mario Gregu, Nato all'inferno a cura di Mario Arosio (Salani Editore)











Sono nato il 16 aprile 1934 nello stazzo Salcunceddi (Balaiana) comune di Luogosanto (Sassari) – Sardegna. Sono il terzo di sei fratelli: Ilario, nato nel 1927, Paolino (1929). Dopo di me sono nati Pietro (1937), Salvatore (1940), Ottavio (1942). In mezzo ne sono nati altri due che sono morti subito (non conosco le date). La mia memoria inizia nel 1938 nello stazzo di nome Bucchitoitu. Essendo la mia famiglia di pastori mezzadri, mio fratello Ilario seguiva papà nei campi per la produzione di grano e legumi. Ricordo che univano due buoi con un legno fra le corna, chiamato giuali, al quale fissavano un lungo legno con all’estremo un grosso tronco, chiamato aratro che era appuntito e gli fissavano all’estremità un ferro chiamato albata che serviva per dissodare la terra per la semina. Il fratello Paolino custodiva le capre, la mattina le portava al pascolo e alla sera le riuniva in un recinto chiamato mandra. Poi con le mani schiacciava la tetta della capra e spruzzava il latte dentro un secchio. Dopo, la mamma faceva il formaggio e il siero lo metteva sul fuoco e affiorava una crema che mamma chiamava brocciu (ricotta).
“Morta mia madre di noi si occupò zia Maria (sorella di mamma). Fece domanda all’orfanotrofio Sant’Angeli di Sassari che accettò i due piccoli Ottavio e Salvatore ma non me perché dissero che ero troppo grande. Pietro lo adottò la nonna. Io rimasi a casa insieme a papà, Ilario, e Paolino. Di lì a poco scomparve anche papà che se ne andò via, chissà dove, senza dire niente. Anche i due fratelli Ilario (diciotto anni) e Paolino (sedici anni) se ne andarono in qualche stazzo come servi. Così rimasi solo in quella casa sporca, buia e senza niente da mangiare, perché ero troppo grande per l’orfanotrofio e troppo piccolo per guadagnarmi da mangiare con il lavoro. Dopo qualche giorno mi venne a trovare un vecchio con un carretto trainato da un asino, mi portò in un orto, mi dette una zappa e mi disse: «Quando avrai dissodato quel campo ti do da mangiare» e scomparve. Verso sera ritornò, vide il campo dissodato e disse: «Bravo!» Mi dette un pezzo di pane e un pezzetto di formaggio. Mi sentivo miracolato perché dopo molti giorni finalmente mangiavo. Nei giorni a seguire il tutto si ripeteva.”