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martedì 9 novembre 2010

Una donna di troppo, di Carl Hiaasen, traduzione di Luca Conti e Luisa Piussi (Meridiano zero). Intervento di Nunzio Festa











La narrativa di Carl Hiaasen, alzata a livello massimo di qualità con questo ultimo “Una donna di troppo”, uscito negli Stati Uniti d’America già nel 2004 e col titolo di “Skinny Dip” – ma per fortuna esiste Meridiano zero, almeno - , è una prova di forza: una prova di forza della letteratura: del poi 2000. Che, su tutto, siamo oltre le migliori pellicole cinematografiche ‘autoriali’. A qualche centimetro di prossimità con la migliore tradizione letteraria internazionale. Hiassen, con questo romanzo, specifichiamo, riesce a tenere perfettamente sullo stesso piano il disastro ambientale che lentamente (ma neppure così tanto) sta annullando il mondo con la bella aderenza dell’ironia, a volte vergata d’ondate piccine di sarcasmo, e persino con la sagacità del noir più giovane come attuale; ma il gioco del ‘noir’ aumenta solamente, eppure forse non ce ne sarebbe perfino bisogno, l’intensità di stretta col romanzo che andiamo a leggere. Insomma Chaz, lo si capisce proprio da subito subito, è un gran pezzo di merda, uno stronzo più che stronzo, un professionista, ma assolutamente non di valore, che ha scelto la biologia quale rifugio per la sua volontà, e possibilità, di carrierismo e soldi in tasca. Un uomo, per di più, atletico e di bel successo con le donne. Di successo, però, almeno fino a quando queste capiscono chi davvero hanno davanti e spesso dentro. E il bastardo, insomma, fa partire la storia, che si chiuderà alle sue spalle anzi sulle spalle sue rovinate infine dagli insetti vari, gettando nell’acqua dell’oceano la moglie che in realtà proprio non merita. Ma, malgrado lui, la donna si salva. Povero lui. Dunque la moglie, gettata in acqua oceanica quale regalo d’anniversario, Joey inizia invece, appena può, dallo sperimentare la progettazione della vendetta. Perché l’ex suo marito, insomma, aveva scelto di sacrificarla, e non per divertirsi maggiormente con l’amante. Darla in cambio alle sua foga di fare il furbo. Sempre contro l’ambiente. Ai servigi d’un inquinatore di prim’ordine. Una persona, tra l’altro, in tutto e per tutto di primo piano. Ma nella trama arriva l’investigatore, pronto ad andare via dalla Florida che più non sopporta, Rolvaag. E il salvatore Mick Stranahan. E il guardiaspalle, redento o quasi, Tool. E, quindi, l’amante Ricca. E il fratello della morta Joey. E i serpenti dell’investigatore Rolvaag. Oltre, chiaramente, a una serie di comparse non proprio secondarie. Carl Hiaasen, giornalista investigativo del Miami Herald con l’obiettivo di documentare proprio lo scempio dell’ambiente, innesca da un’idea di fondo semplicissima una bomba d’avvenimenti e rimandi ad altri episodi sparati nella pagina. Con cattivi e cattivissimi. Traccia pure approvvigionata delle spoglie d’alcuni soggetti che provano a rendere conto al bene. Per essere davvero attenti, si dovrebbe raccontare, facendo magari delle schede, d’ogni personaggio. Persino, appunto, dei serpenti dell’investigatore. Però meglio assicurarsi d’essere presi alla gola dall’ironia impareggiabile di Hiaasen e farci, quindi, incastrare dalla sua opera. Il ‘moderno’ di C. Hiaasen, comunque, forse sta proprio nell’essere moderno a condizione di non tralasciare il punto d’ascolto dell’impegno con la Letteratura. Ovvero tenendo insieme contenuti e scrittura, trama e stile e talento di rara misura. Un brindisi, allora, per la natura. E che i concimi che ammazzano le riserve naturali degli States non diventino persino più imponenti del cemento che s’allarga a dismisura. Come in Italia. Al pari di tanti altri lembi d’universo sventrati solo dalla protervia degli interessi esclusivamente particolari. Assassini ecc. compresi e botte in mezzo.