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martedì 21 giugno 2011

Il libro del giorno: 10 BUONI MOTIVI PER ESSERE CATTOLICI di Valter Biraghi e Giulio Mozzi (Laurana editore)














«Viviamo in un continuo cicaleccio, in un rumore di fondo fatto di stupidaggini. Qualcuno cerca di ingannarci, di farci credere che non siamo cristiani. Perché? Perché un cristiano non ha paura. E questo mondo è dominato dalla paura. L’Apocalisse è diventata la cifra del futuro. Ma apocalisse, in greco, vuol dire rivelazione». (Tullio Avoledo, dalla prefazione)
Nell’Italia dei nostri giorni che cosa sia il cattolicesimo nessuno lo sa davvero. Certo, si conosce la storia di Gesù per come ci è stata raccontata da bambini e per come viene ricordata ogni tanto dalla televisione. Certo, si trovano numerose chiese in tutte le nostre città. Certo, a Natale e a Pasqua si sta a casa dal lavoro, si festeggia e magari si va pure a messa. In più capita che il Papa o qualche rappresentante delle gerarchie si esprima pubblicamente e di volta in volta noi o rigettiamo o reputiamo importante quel che è stato detto. Ma che cosa sia il cristianesimo, e cosa ci sia scritto dentro quello spesso librone che è la Bibbia, ci sfugge. Ecco allora che arriva un libro dal titolo provocatorio ma dai contenuti serissimi: "10 BUONI MOTIVI PER ESSERE CATTOLICI", scritto da Valter Binaghi e Giulio Mozzi, prefazione di Tullio Avoledo. Un libro che ci racconta una grande storia d’amore, quella tra un Creatore e le sue creature. Storia d’amore che ha, come tutte le storie d’amore, i suoi momenti felici e le sue cadute. E storia in cui l’Amante sa essere spietato nelle sue punizioni a tal punto da mandare il Diluvio Universale, ma anche così appassionato da volersi fare carne e provare il grande mistero dell’uomo: la morte.
In Italia, non c’è religione che sia più sconosciuta del cattolicesimo. Il dibattito pubblico si sfoga a commentare le prese di posizione della gerarchia pro o contro le politiche del governo, o a rivangare interminabili discussioni attorno alla morale sessuale. Ma il cattolicesimo è tutt’altra cosa: è, prima di tutto, una storia d’amore, difficile e contrastata come tutte le storie d’amore, tra un Creatore e le sue creature. È la storia di un’attesa della fine. È la storia di un Dio che contempla con meraviglia gli uomini e decide di sperimentare Egli stesso il loro grande mistero: la vita nella carne e la morte.
Ci volevano due scrittori per arrischiarsi nel tentativo di raccontare l’immaginario cattolico inteso come un contenitore pieno di storie che hanno a che fare con noi tutti. Cattolici essi stessi, non hanno voluto scrivere un ennesimo catechismo conformistico o alternativo. Non hanno voluto né compiacere la gerarchia né dispiacere a essa.
Hanno voluto piuttosto mostrare come l’essere cristiani cattolici sia oggi, in Italia, la più radicale diversità sperimentabile.
Valter Binaghi è nato nel 1957. Insegna storia e filosofia in un liceo della provincia di Milano, dove vive con moglie e due figli. Tra i suoi romanzi: Robinia Blues (Dario Flaccovio, 2004), La porta degli Innocenti (Dario Flaccovio, 2005), I tre giorni all’inferno di Enrico Bonetti cronista padano (Sironi, 2007), Devoti a Babele (Perdisa Pop, 2008) e I custodi del talismano (SottoVoce, 2010).
Giulio Mozzi è nato nel 1960. Ha pubblicato sei raccolte di racconti, di cui una, Il male naturale, è stata riproposta da Laurana Editore a gennaio 2011 con successo di pubblico e di critica. Con Clementina Sandra Ammendola ha curato l’inchiesta Abitare. Un viaggio nelle case degli altri (Terre di mezzo, 2010). Del 2009 è il pamphlet Corpo morto e corpo vivo. Eluana Englaro e Silvio Berlusconi (Transeuropa).

venerdì 13 maggio 2011

10 grandi donne dietro 10 grandi uomini, di Isabella Marchiolo, prefazione di Alessandra Casella (Laurana). Anteprima di Nunzio Festa











Mancano pochissimi giorni all'arrivo in libreria il nuovo, fresco, a tratti scoppiettante libro della giornalista e scrittrice calabrese Isabella Marchiolo “10 grandi donne dietro 10 grandi uomini”; questo nuovo libro di Isabella Marchiolo, che ben conosciamo e non da oggi, e che dimostra giorno dopo giorno una maturazione di scrittura e una consapevolezza letteraria sempre crescente, autrice che alterna appunto prosa a giornalismo, entra a far parte d'una nuova linea di libri che la Laurana dell'antico Mozzi e del nuovissimo Vaccari, passando per l'oramai famosa Tomassini, fa per dare un poco d'ossigeno vero e pulito al presente. In vista d'un futuro possibile. Perché, appunto, questo volume è il primo della neo-nata collana “Dieci!”: voluta dall'editore Garlisi e dall'editor Gabriele Dadati e, immaginiamo, consigliata dal Giulio Mozzi che sappiamo. Con tanto di illustrazione di copertina, per giunta, che è opera a sé, 'stavolta di Silvia Rastelli. Se nel comunicato di lancio sentiamo che “la nuova collana si poene come obiettivo quello di scavare dentro il detto 'Dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna', quasi a volerlo ribaltare”, in realtà questo ultimo libro di Marchiolo, che ricordiamo recentemente in veste d'autrice d'un'interessantissima intervista inopportunamente titolata “LadyMen” e prefata da Cecchi Paone, è un modo di guardare con rispetto ma anche giusta distanza a dieci grandi figure, donne, che per diverse ragioni hanno raggiunto fama e celebrità. Ed è vero, sempre o quasi sempre, che le donne stanno un passo in avanti e assolutamente non uno indietro dei mariti ecc., perché devono pensare molte volte a fratelli, sorelle, figlio e/o genitori. D'esempi, insomma, ne potremmo fare davvero tanti. A partire da ogni privato. La scelta d'Isabella mette nel testo Michelle Obama a braccetto con Rita Borsellino e Yoko Ono. E non solo. Eppure questa volta dovremmo ripensare, molto probabilmente, nel tempo che strapazza l'etica e i sentimenti puri, a Mina Welby che veramente “mette al centro del suo amore il desiderio di morire del marito”. Marchiolo riesce ancora una volta a commuovere. Che con pezzi di vita di queste donne rappresenta simbolicamente il mondo intero. “E non è per una sorellanza di genere – dice direttamente l'autrice, quasi ad accennare in un pezzo del libro alla tanto discussa 'solidarietà femminileì - , perché anch'io sono una donna. No, questa sarebbe semplicemente un'associazione logica: le donne generano vita, e senza di loro a un certo punto dell'umanità non rimarrebbe comunque nient'altro da salvare. Insomma, questo significa che non potete estinguerci o decidere di cancellarci da un elenco ideale delle cose importanti”. Per aggiungere: “Inoltre credo poco alle possibilità della scienza di procreare al di fuori di un grembo femminile. Dunque, almeno nel futuro che fino ad adesso riusciamo a immaginare, siamo ancora indispensabili”.