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venerdì 6 maggio 2011

L'esordiente, di Raul Montanari (Dalai Editore). Intervento di Nunzio Festa














Fra amore e invidia. Non fra solitudine e amicizia; perché sarà anche che Livio Aragona è diventato alla fine uomo solo e scrittore furbetto, ma senza dubbio le mosse della più giovane e accattivante Veronica Markus un giorno allo stesso esito porteranno. Nella stessa terra di maturità e furberie, appunto. Intanto in “L'esordiente” Raul Montanari, con una brillantezza che mai scontenta, anzi che il più delle volte, appunto, magnifica il fatto che lo scrittore/maturo è maturo pure in ogni senso di proprietà di linguaggio, inventa un corso di scrittura creativa che lo stesso Aragona, personaggio centrale del romanzo, tiene alla maniera del Montanari stesso. E dunque L. Aragona non è che alter ego, probabilmente, dell'autore dell'opera. Ovvero è il personaggio del personaggio. Perché Montanari fa un mito-personaggio così vicino alla realtà da essere prototipo per vivere tutte le vicende, ammantate d'assurdo, di dentro e fuori il sogno d'amicizia ma soprattutto invidia. Sentimenti che sono la struttura del romanzo. E che vanno dentro come ai lati dell'Amore. Tranne, naturalmente, di quello per la mammina. Insomma alla scuola Aragona incontra una ragazza bella e facoltosa con la quale essenzialmente scoperà. Ma pure una ragazza che gli fa completamente perdere la testa dal collo stanco. Tanto, in pratica, da non fargli capire esattamente dell'altro pericolo che corre al suo fianco: Emiliano. Vera, 'sto Emiliano, creatura bellissima nata dalla testa dell'esperto scrittore (Raul Montanari, soprattutto – forse persino Aragona L.). A parte il fatto che trattasi del nuovo compagno della consorte, persino non ancora ex moglie, di Livio. Non saremo così cattivi da dire altro ancora, perché la suspense, non del nero non del thriller non del giallo è tantissima. Con eventi improvvisi che sono addirittura più divertenti e sorprendenti di certi colpi di scena da mercato editoriale. Nonostante, appunto, si tratti molto di comprendere certe dinamiche, se pur già parecchie di queste molto frequentate e conosciute, dell'editoria delle major. Dove, fra le altre cose, ci sono critici che fanno di più che tirarsela e sono al servizio essenzialmente delle merci mentre dovrebbero servire la letteratura. Per non parlare, ancora, di scrittrici e scrittori. Eppure dall'”Esordiente” si potrebbe andare avanti per giorni e giorni. Quando i meccanismi sono tanti: rodati e differenziati per giunta. Il libro di Raul Montanari fa molto riflettere. Oltre che ritrovarci. Dunque si tratta d'un testo dotato di proprietà utili alla rivalutazione delle lettere.