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sabato 14 gennaio 2012

Il libro del giorno: 1860 - La Stangata di Francesco Del Vecchio (Libellula Edizioni - Collana Popoli e Culture)























I tasselli essenziali del “puzzle” della storia unitaria inseriti correttamente al loro posto, attraverso le testimonianze dei protagonisti, la freddezza della logica, la conoscenza dei fatti e la passionalità del narratore. La creazione di uno stato federale che fu proposta da Cattaneo e dai Borbone, avrebbe costituito l’unica possibilità di realizzare una vera unità della penisola, nel rispetto delle diversità culturali, economiche e territoriali.Non a caso, fu immediatamente scartata dagli indebitatissimi Savoia e Cavour e dai “fondamentalisti” Mazzini e Garibaldi, tutti “pilotati” dalla massoneria inglese.
Oggi quella proposta può ancora tornare buona ma solo a condizione di ripristinare la verità storica e riequilibrare la bilancia del dare e dell’avere . Riecheggia nelle pagine di questo vero e proprio “Bignami della contro storia risorgimentale” il vero grido di dolore di un popolo umiliato dalle infamie di chi rese possibile l’invasione coloniale del 1860, quella che solo la storia uffi ciale continua a defi nire: Risorgimento e che anziché unire deluse l’universale aspirazione unitaria delle popolazioni italiche.

lunedì 14 settembre 2009

UN UN EBREO GARIBALDINO di Joseph Marcou-Baruch (BFS). Rec. di Angelo Petrelli

Il "garibaldinismo", fenomeno ampiamente studiato e analizzato, continua ad arricchirsi d’interessanti contributi critici basati sulla connessione tra i rapporti ideologici, religiosi e psicologici che ne hanno alimentato la storia. Edito dalla pisana BFS, “Un ebreo garibaldino” è una lodevole edizione degli “Appunti di un garibaldino” di Joseph Marcou-Baruch. Il testo, per la prima volta tradotto in italiano dall’originale in francese, è curato da Valentina Vantaggio, studiosa che collabora con le cattedre di Storia delle relazioni internazionali e Storia dell’ebraismo dell’Università del Salento. Marcou-Baruch, nato a Costantinopoli da famiglia ebraica nel 1872 e nipote di un rabbino ashkenazita, visse un’avventurosa quanto coraggiosa esistenza. Dotato di una personalità complessa e volubile (per non dire fragile), affascinato dai moti risorgimentali, partecipò alla lotta per la causa ebraica e alla cosiddetta “lotta per le nazioni” in nome di quello spirito di fratellanza internazione derivante dalla rivoluzione francese che mirava “all'autodeterminazione dei popoli”, pur con la particolare ambizione, come ebreo, dell’affermazione del movimento sionista. In occasione della guerra greco-turca, alla quale prese parte tra i volontari guidati da Ricciotti Garibaldi (secondogenito dell’Eroe dei Due Mondi), Marcou-Baruch scrisse gli “Appunti di un garibaldino”. Morto suicida a Firenze alla giovane età di ventisette anni (nel 1899), disperato a causa della fine del fidanzamento con l’italiana Maria Rabenazza, è considerato uno dei personaggi più interessanti apparsi sulla scena ebraica ottocentesca. L’edizione ora pubblicata è introdotta da Maurizio Antonioli, docente di Storia contemporanea dell’Università Statale di Milano. Con queste poche parole, Marcou-Baruch esprime i suoi ideali e le motivazioni che lo spinsero nel 1897 a recarsi ad Atene per combattere a favore dell’autodeterminazione ellenica della penisola: «Non si tratta ora della Grecia soltanto; si tratta piuttosto di un principio, quello della libertà dei popoli in oriente. Se anche morissi in Grecia, sarebbe per l’oriente libero e nell’oriente libero il giudaismo è compreso». Gli “Appunti di un garibaldino” narrano le vicende storiche, quelle personali e intime dell’autore accadute durante il soggiorno nel Pireo. L’agile volume (117 pagine, 10 euro) raccoglie i discorsi e le riflessioni del giovane ebreo concernenti la quotidianità della compagnia di garibaldini e il suo amore per gli ideali di libertà presenti nel giudaismo.

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