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giovedì 10 marzo 2011

La passione del calcio, di Franz Krauspenhaar (Perdisa Pop). Intervento di Nunzio Festa











Molti appassionati di calcio, oltre a essere arrabbiati con noi per la superficialità d'analisi, potranno essere almeno e - di contro - contenti di trovare (in pillole) nel nuovo libro di Franz Krauspenhaar “La passione del calcio” molte delle loro vicissitudini. Di stati d'animo. Perché l'autore ha voluto dare questa volta alle stampe. A creare “un romanzo autobiografico sull'Italia calcistica degli ultimi cinquant'anni”; ma letta attraverso gli occhi d'un tifoso non tifoso, anzitutto. Certamente non d'un ultra. Eppure d'uno che ha l'occhio molto attento e, diciamo appunto visto il genere di che tratta, allenato. Krauspenhaar, autore di “Era mio padre” “Le cose come stanno” “Cattivo sangue” e altri libri di spessore, romanziere, poeta e saggista, decide ora d'arrivare a un memoriale che prende in esami limiti e possibilità offerte dalle passioni: con particolare attenzione alla passione del calcio. Sport e letteratura. Quasi alla stregua dell'amato Brera. Penna fine, galvanizzante, a tratti urticante, molto grintosa. Voce e parole che i tifosi di tutte le squadre non dimenticheranno per i prossimi secoli almeno. Ma su tutto spicca Diego Armando Maradona. Passeggia anzi fa passetti di danza e passi con il pallone sulla testa d'ogni calciatore citato. Persino più in alto di Sivori o Riva. Con questo piccolo regalo agli sportivi e gesto esemplare per i non sportivi, lo scrittore, parlando innanzitutto di sé, legge l'Italietta attraverso la lente 'disturbante' della passione calcistica. Presa a metafora, ovviamente, come tra l'altro anticipato, d'ogni passione almeno dell'uomo medio. Tra la “trasmissione” che decide di dare attenzione al dettaglio che caratterizza veramente i tempi, al dettaglio che espresso in forma e sostanza di letteratura è documentato attraverso i tempi del privato col pubblico. Perché lo scrittore Krauspenhaar, ancora parlando di se stesso, spiega o descrive a tutti quanti cosa significa e qual'è il risultato d'avere e, soprattutto, custodire per coltivarla almeno a periodi, una passione. L'inchiostro intimo del poeta e scrittore prende a bocconi il passato ultimo o quasi del calcio. Dove esisteva gloria. Quando non era il tempietto del Berlusconi. E lo scrittore, di certo, racconta una storia collettiva: facendo della sua vita questa base di partenza dentro la quale ridisegnare pagine comunitarie. Le parole, dunque, questa ricerca assecondano. Con essere e malessere.

giovedì 18 dicembre 2008

Lo sciopero d'autore di Franz Krauspenhaar

"Questa è la colonna videosonora del mio sciopero dell’autore, ispirato allo sciopero dell’autore di cui si è ampiamente parlato sulle colonne doriche di Nazione Indiana, e poi ripreso dal blog multiautore Ibridamenti.
Nel frattempo, io con il mio blog personale www.markelo.net e altri scrittori, abbiamo tambureggiato. Tra i propugnatori dello sciopero dell’autore, come Vincenzo Ostuni, si è deciso di creare un sito internet www.scioperodellautore.org nel quale vengono immessi i vari contributi alla discussione. La discussione è uscita dai blog entrando dalla porta trionfale del social network Facebook, dove sono stati pubblicati altri interessanti contributi
".


"Ecco, l’autore rischia la propria vita, nel senso della propria dignità, senza la possibilità di parare i colpi. In un mondo letterario e giornalistico assurdo. In un mondo letterario e giornalistico italiano assurdo, che pretende di far vivere la cultura con il volontariato dell’autore. Perché in Italia la cultura è considerata un lusso per pochi eletti. Eletti che, per poter fare bene il proprio lavoro, devono sacrificare molte cose, e vivere a volte con grosse difficoltà economiche".

"In un mondo letterario nel quale i bookjockeys (felice neologismo creato anni fa da Tiziano Scarpa) dettano le regole, nel quale i D’Orrico, sprezzantemente, promuovono la letteratura che fa loro comodo, come se un lettore diventasse critico, come se i lettori dei siti come Anobii potessero fare critica e spiegare cosa è un libro agli altri lettori… In questa carneficina della giustizia e del buonsenso, tra le stanze puzzolenti della “pescheria-letteratura”, cioè sui banconi del “pesce-libro” che viene sostituito a breve, perché puzza presto, sostituito da altro pesce-libro destinato anch’esso a marcire in fretta, l’autore è spesso il pescatore di pesci di razza che non vengono nemmeno acquistati per un assaggio".



Questi sono tre estratti dall'intervento di Franz Krauspenhaar su Nazione Indiana.
Questo è il link,
http://www.nazioneindiana.com/2008/12/18/siamo-i-fangio-della-cultura-che-non-paga/
leggete, e fate girare ... non è un imperativo categorico, ma è segno di responsabilità e onestà intellettuale aderirvi

Stefano Donno