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venerdì 12 giugno 2009

Moana Pozzi: dal film con Violante Placido al libro di Ivan Guerrerio per Agenzia X

Sono davvero curioso di vedere il film su Moana Pozzi di Sky e chi meglio di Violante Placido, vuoi per bellezza, vuoi per un non so che di sguardo che ricorda la pornodiva scomparsa prematuramente a 33 anni, poteva interpretare un ruolo così intrigante ma anche così delicato, dal momento che di banalità potrebbero farsene in abbondanza, soprattutto in questo caso. Cosa ci dovremo allora aspettare? Verrà tolto quel velo di mistero che a tutt’oggi circonda la sua morte? Sembra che l’intenzione della produzione di questo film sia diretta a mostrare Moana dalla sua giovinezza, in un contesto cattolico e borghese, al porno con il mitico Riccardo Schicchi, alla politica, al matrimonio e alle amicizie con potenti personaggi politici. Naturalmente il tutto non potrà prescindere dal considerare il mondo hard che l’attrice viveva con semplicità e senza falsi pudori. Ciò che comunque rimane nell’immaginario collettivo di questa donna senza inibizioni è proprio il suo senso di libertà, una voglia profonda di ribellione, ed una sensualità elegante mista ad una forza sessuale al di là di ogni volgarità. Moana ha rappresentato il sogno erotico di moltissimi uomini ma forse è stata una valida insegnante in spregiudicatezza per tante donne. Chissà allora se Violante Placido, Giorgia Wurth (Ciocciolina) o Elena Bouryka (Baby Pozzi) sono riuscite a calarsi nelle parti … ma poco importa alla fine. Quello che dovrà emergere alla fine sarà solo la storia di una donna a suo modo eccezionale e straordinaria come la Pozzi. Intanto per rimanere in tema dal 6 giugno 2009, Agenzia X, pubblica l’intrigante “Splendido splendente" di Ivan Guerrerio, dove l’autore ripercorre l’intero tracciato biografico di Moana Pozzi secondo un punto di vista assolutamente inedito. L’Io narrante è affidato alla voce di Marzio Milani, che conosce l'attrice nel 1978, in un’età delicata , spregiudicata, problematica come solo l’adolescenza può essere, e segue con lo sguardo puro di chi è innamorato la parabola pubblica ed esistenziale della protagonista. L'Italia che fa da scenario è quella che cambia, dagli anni ottanta (forse della Milano o della Torino da bere?!) sino ai nostri giorni, e il rapporto castrante con il desiderio e la morale di un paese alla fin fine condannato ad un perpetuo provincialismo, al di là anche dei suoi goffi voli da tacchino, come direbbe Francesco Guccini. Con uno stile impeccabile, a metà tra il giornalismo da gossip e quello d’inchiesta, Ivan Guerrerio restituisce vita al mito e lo mostra sotto la fulgida luce del pop.