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domenica 3 maggio 2009

La musica sveglia il tempo di Daniel Barenboim (Feltrinelli). Rec. di Maria Beatrice Protino

Si tratta di un libro singolare, che lo stesso autore definisce per musicisti e per non-musicisti: “Piuttosto un libro per le menti curiose di scoprire le corrispondenze fra musica e vita, e la saggezza che diventa comprensibile all’orecchio pensante (…) Sono convinto che sviluppare l’intelligenza dell’orecchio sia una necessità fondamentale”.
Edito da Feltrinelli nel 2007, è un libro in cui l’autore, se nella prima parte fa una riflessione sull’esperienza musicale, nella seconda passa all’esame degli assunti citati attraversando la filosofia spinoziana, per poi soffermarsi sul racconto della straordinaria esperienza dell’orchestra West-Eastern Divan - da lui stesso fondata - che raccoglie musicisti provenienti da Israele, dalla Palestina e da altri paesi arabi: orchestra che, come sottolinea lo stesso autore, si fa prova tangibile di come la cultura favorisca i contatti fra le persone e le avvicini, promuovendone i processi di inclusione e di reciproco rispetto.
B. inizia col dare la definizione della parola musica, e si affida alla precisione e all’obiettività di Ferruccio Busoni - il grande pianista e compositore italiano vissuto a cavallo fra il 1800 e il 1900 che la definì appunto “aria sonora” -, nella consapevolezza che parlare davvero di musica sia in realtà “impossibile”, ma che “tentare l’impossibile mi comunica una sensazione di energia che trovo assai attraente”. Anzi, il suo tentativo è addirittura quello di porre in stretta correlazione “l’inesprimibile contenuto della musica con l’inesprimibile contenuto della vita”, come per trovare nell’idea della musica un modello per la società.
Affascinante la riflessione sul fenomeno fisico del suono e sulla metafora della vita che B. riesce a cogliere. Scrive: “Ecco subito una delle maggiori difficoltà che incontriamo nel cercare di definire la musica: essa si esprime attraverso il suono, ma esso in sé non è ancora musica, ma solo il mezzo tramite cui ci viene trasmesso il messaggio della musica, ovvero il suo contenuto”. Il suono è una realtà che, osservata obiettivamente, “scompare appena cessa: è effimero (…) e svanisce nel silenzio”. Dunque, la stretta correlazione tra suono e silenzio: “la prima nota non rappresenta l’inizio, ma proviene dal silenzio che la precede. (…) Quindi, l’ultima nota deve essere collegata al silenzio che la segue. Sotto questo aspetto, la musica è lo specchio della vita: entrambe cominciano dal nulla e finiscono nel nulla.” Questo implicherà, a sua volta, una riflessione successiva ancora più intensa: “Nel mondo dei suoni, neanche la morte è necessariamente definitiva”, nel senso che cede il suo posto alla nota successiva. Questo fenomeno, che chiamiamo con l’espressione italiana legato, “in musica garantisce l’espressività dell’esecuzione ed è data dal collegamento fra le note, tale per cui s’impedisce a una nota di sviluppare il suo io naturale, ovvero di diventare tanto importante da mettere in ombra la nota precedente. Ogni nota deve essere consapevole di sé ma anche dei propri limiti”. E poi, anche questa volta, un parallelo con la vita: “Le stesse regole che si applicano agli individui nella società, si applicano anche alle note musicali. Per l’uomo è necessario contribuire alla società in maniera individuale; ciò fa sì che l’intero sia maggiore della somma delle parti. Individualismo e collettivismo non devono essere reciprocamente esclusivi: insieme riescono a potenziare l’esperienza umana”.
B. sottolinea la forza, il potere della musica, capace di rivolgersi a tutte le sfaccettature dell’essere umano: alla parte animale, emotiva, intellettuale e spirituale. Come accade, infatti, fra le note di un pentagramma, anche le questioni personali, sociali e politiche non sono indipendenti fra loro, ma anzi, si influenzano a vicenda: “pensiero logico ed emozioni intuitive devono coesistere costantemente. La musica insegna che tutto è collegato”.

Daniel Barenboim (Buenos Aires, 1942) a sette anni dà il suo primo concerto ufficiale nella sua città. Nel 1952 si trasferisce con la famiglia in Israele. A dieci anni debutta come pianista a Vienna e a Roma, poi a Parigi e a Londra e New York nel 1957, sotto la direzione di Leopold Stokowski. Da allora iniziano le sue regolari tournée in Europa, negli Stati Uniti, in Sud America, in Australia e in Estremo Oriente. La sua carriera è piena di riconoscimenti e successi: è stato Direttore musicale dell’Orchestre de Paris, Direttore musicale della Chicago Symphony Orchestra, sino al riconoscimento di Direttore principale a vita della Staatskapelle di Berlino. Nel 1999 fonda, insieme a Edward Said, la West-Eastern Divan orchestra, formata da giovani musicisti d’Israele e dei Paesi Arabi.
Nel 2007 è stato onorato in Giappone del Praemium Imperiale per la Cultura e le Arti e nominato Ambasciatore delle Nazioni Unite per la Pace dal Segretario generale Ban Ki Moon.

La musica sveglia il tempo di Barenboim Daniel
185 p., brossura, Feltrinelli


Curatore Cheah E.
Traduttore Noulian L.