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giovedì 3 settembre 2009

L’Islam in Italia di Roberto Muci (Congedo editore). Rec. di Angelo Petrelli

















È pensiero comune nell’occidente democratico che per risolvere il problema del terrorismo sia essenziale il dialogo con l’Islam, in particolare con quello “moderato”, approfondendo la conoscenza storica della religione musulmana. Proprio perché l'ignoranza è terreno fertile per i fondamentalismi, per lo scontro tra le culture e per l’odio, la pubblicazione del saggio “L’islam in Italia” di Roberto Muci è stata fortemente voluta dall’istituto di culture mediterranee della Provincia di Lecce. Il volume, edito da Congedo (pp. 430, 60 euro), ha per sottotitolo “Profilo storico e teologico. Possibilità del dialogo interreligioso. Problematiche dei flussi migratori”. Estremamente curato a livello grafico, il testo riporta alla luce delle stupende illustrazioni, dalle serigrafie alle stampe, dagli affreschi alle miniature di edizioni antiche figlie del mondo islamico classico o provenienti da quello delle altre religioni abramitiche, l’ebraismo e il cristianesimo. Le tavole sono poste a corredo della complessa lettura teorica del prof. Muci.
Il testo, illustrando la dimensione storica e teologica dell’Islam (anche riferendosi alle sue comunanze con il Cristianesimo), delinea le tappe di una lettura parallela dei due topoi etico - religiosi. Come in precedenza accennato, il tema del dialogo è al centro di questa trattazione teorica, poiché solo attraverso una comprensione esatta e reciproca le due confessioni, così come i paesi che di queste professano la fede, possono pensare a una comune via che conduca alla pace. Il testo si divide in tre parti, che corrispondono ad altrettante linee programmatiche: necessità di conoscere l’islam; possibilità di dialogo tra cristianesimo e islam; aspetti socioculturali dell’Islam e presenza in Italia. Dando un’occhiata a dati e fatti che ci hanno preceduto, bisogna ricordare che quanto a numero di fedeli sparsi per il mondo, l'Islam (con tutte le sue varianti e divisioni) segue soltanto il Cristianesimo, anch'esso da intendersi nella sua globalità composta di cattolici, protestanti, ortodossi, etc etc. I numeri sono peraltro oggetto di disputa, variando tra il miliardo e 200 milioni e il miliardo e mezzo di devoti. Se in un lontano passato, con “le crociate”, l’occidente si era reso responsabile di continue aggressioni nei confronti del mondo islamico, nel ventesimo secolo, con la dichiarazione “Nostra Aetate” del 1964 il concilio ecumenico Vaticano II aveva teso una mano nei confronti dell’Islam, nella speranza che il “dialogo”, invece della contrapposizione, potesse favorire un’evoluzione in senso moderato della religione fondata da Maometto, caratterizzata per un atteggiamento di forte aggressione nei confronti dell’Occidente Cristiano e così della Chiesa Cattolica.
Mezzo secolo dopo, tale storica dichiarazione sembra poca cosa. Le speranze concilianti si sono purtroppo rivelate infondate. Immergendoci nell’attuale, l’islamismo si caratterizza per una tensione sempre più radicale ed espansiva: le minoranze cristiane subiscono spesso persecuzioni pesanti e sanguinose, dall’Arabia Saudita, all’Indonesia, dal Sudan al Pakistan. I musulmani non nascondono le loro mire di conquista sullo stesso Occidente, con proclami, minacce, atti terroristici. Se i modi e le strategie dell’islamismo cosiddetto “moderato” differiscono da quelli dell’islam degli integralisti e da quello di matrice terroristica, le motivazioni ultime appaiono le stesse: all’assoggettamento di tutto il mondo all’Islam. Questo saggio del prof. Muci è, al contrario, un tentativo di conciliare delle istanze, quelle cristiane e quelle musulmane, spesso lontanissime.
La prefazione al testo è del Prof. Gino Pisanò, fondatore e direttore della collana di studi sulla civiltà mediterranea πόντος (Pontos), docente di Storia delle biblioteche dell’università del Salento. Nel volume è presenta anche un intervento dalla dottoressa Maria Rosaria De Lumé, attuale presidente dell’istituto di Culture Mediterranee, che con queste parole inquadra il lavoro di Muci chiarendone la motivazione più intima: «Conosciamo l'autore da tempo, ne apprezziamo la profondità degli studi, la passione con cui affronta certi temi, il contributo che la sua ricerca dà allo sviluppo del dialogo interreligioso. Sappiamo bene come i suoi lavori siano apprezzati anche a livello internazionale. Quasi doveroso, quindi, per L'Icm, contribuire a diffondere quelli che sono i principi su cui si deve fondare un dialogo tra culture e religioni: la conoscenza dei problemi, la consapevolezza delle differenze. Due condizioni indispensabili per evitare equivoci che derivano spesso da interpretazioni diverse di una parola identica». Roberto Muci, originario di Maglie, è dottore in Storia del pensiero sociologico presso l’Università di Trento. Tra le sue precedenti pubblicazioni ricordiamo: “Religione e Società contemporanea” (Lecce 2002) e “La dottrina sociale della Chiesa nella scuola dell’autonomia” (Casarano 2003).

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