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venerdì 20 marzo 2009

Il realismo drammatico di Andy Warhol. Di Maria Beatrice Protino





















Oggigiorno sei considerato anche se sei un imbroglione: puoi scrivere libri, andare in tv, concedere interviste. Sei una grande celebrità e nessuno ti disprezza per questo anche se sei un imbroglione. Sei sempre una star. Questo avviene perché la gente ha bisogno delle star più di ogni altra cosa.
Scriveva questo Andy Warhol nel suo libro The Philosophy of Andy Warhol, la cui prima pubblicazione risale al 1975.
Warhol sapeva bene che i nuovi media stavano cambiando il modo di pensare degli americani e determinando una trasformazione antropologica della società: come altri artisti suoi contemporanei, anche lui aveva lavorato nel mondo della pubblicità e della comunicazione di massa a sufficienza per intuire questo stato di cose.
Quando Warhol riporta sulla tela l’immagine della bottiglia di Coca-Cola o delle lattine Campbell’s, se ritrae i divi del cinema e lo fa in maniera reiterata (si pensi alle sue produzioni in serie), questo avviene perché vuole rapportarsi al sociale in maniera tutt’altro che inconsapevole o ingenua: egli rivendica un rapporto morale con la società americana dell’epoca. Questo spiega anche il perché di certi suoi atteggiamenti provocatori e apparentemente frivoli: aderendo al dettato dadaista per cui “arte uguale vita”, rispecchia i fenomeni della società a lui contemporanea e li studia dall’interno, perché ciò che gli interessa è recepire e registrare sulla sua tela tutto quello che gli sta attorno.
Si appropria di foto trovate su cui interviene non semplicemente ritoccandole o agendo sui volumi, ma alterandone addirittura la percezione attraverso l’utilizzo di ampie fasce di colore a tinte piatte, riuscendo nell’intento di dar vita ad un evidente conflitto percettivo dell’opera nel suo insieme. Il suo realismo non mira alla riproduzione quanto più fedele possibile del paesaggio urbano o della fauna umana: Warhol vuole dare solo delle informazioni sul soggetto ritratto, in modo da lasciare un messaggio oggettivo, che nulla ha più a che vedere col punto di partenza, ma attua quella cd eliminazione del soggetto per cui si verifica il paradosso di un’arte che, pur guardando alla realtà, vuole rappresentarne una metafora.
I colori accattivanti mostrano un unico soggetto alla volta e non lasciano spazio alla narrazione, riportano sguardi freddi e quasi privi di sentimenti, tanto da risultare finalmente visione di una società che, condizionata dal modo in cui i media sovrappongono la verità e la menzogna, la finzione e la realtà, perde di vista la coscienza e crede si possa nascondere addirittura miseria e sconfitta esistenziale dietro un velo di apparente felicità.




Warhol ha seguito strade battute da altri, ma l’ha fatto con una genialità tale da conferire all’insieme un aspetto assolutamente nuovo, al punto da poter essere preso come modello per l’arte a venire.





<Quel che c’è di veramente grande nell’America è che si è dato il via al costume per cui il consumatore più ricco compra essenzialmente le stesse cose del più povero. Mentre guardi in tv la pubblicità della Coca-Cola, sai che anche il Presidente beve Coca-Cola, Liz Taylor beve Coca-Cola e anche tu puoi berla. Una Coca è una Coca e nessuna somma di denaro ti può permettere di comprare una Coca migliore di quella che beve il barbone all’angolo della strada. Tutte le Coche sono uguali e tutte le Coche sono buone. Liz Taylor lo sa, lo sa il Presidente, lo sa il barbone, lo sai tu> . Andy Warhol, The Philosophy of Andy Warhol, 1975.


Cenni biografici
Andy Warhol, nome d'arte di Andrew Warhola (Pittsburgh, 6 agosto 1928 – New York, 22 febbraio 1987), è stato un pittore, scultore e regista statunitense.
Fu figura predominante del movimento pop art americano.
Dopo la laurea, ottenuta nel 1949, si trasferì a New York.
La grande mela gli offrì subito molteplici possibilità di affermarsi nel mondo della pubblicità, lavorando per riviste come Vogue e Glamour.
Morì a New York il 22 febbraio 1987.

giovedì 19 marzo 2009

Andy Design e Paintings ... New Radical Design

Si accende il design in Zona Tortona.Ancor prima che l'area si trasformi, in occasione del Fuori Salone, nella vetrina più importante del design mondiale, Andy infiamma il quartiere con il suo design eccentrico e glamour.
In vetrina l'ultima produzione di oggetti e dipinti dell' artista_designer:
dipinti, manichini, radio, chaiselongue, slot machine, sedute, tavoli e inediti puff.

Quello di Andy è un design che richiama le esperienze radical da Mendini agli Archizoom.
Andy ripropone con toni originalissimi il tema del make-up unendo l'esperienza delle avanguardie degli anni '70 con accese tonalità new pop.
Il passaggio dalla pittura al design è immediato.
I colori fluon donano doppia vita agli oggetti, di giorno eclettici e bizzarri di notte fluorescenze che dominano lo spazio.
Un barocco mai scontato ed effervescente, glamour e dai toni vintage.
Nella "società dello spettacolo" gli oggetti divengono oggetti del desiderio e il designer star. Il design si discosta da una concezione minimale e puritana e si allinea alle ben più interessanti esperienze del new radical design.

Quello di Andy è un viaggio visionario e senza paracadute in una realtà parallela che somiglia a quella conosciuta.
Il giovane artista briantese parte da elementi del paesaggio quotidiano, da oggetti dell'arredo urbano, da angoli frequentati di continuo e perfettamente conosciuti, da volti di amici e personaggi fin troppo noti, laccati e a volte indigesti, che arrivano in presa diretta dal mondo dello star system e da quello gommoso dei cartoons, per approdare ben presto in un universo acido, deformato, psichedelico dove panorami e presenze hanno carattere allucinatorio, dove la vibrazione e la vertigine hanno preso il posto della tranquillità , dell'azione reiterante e della sicurezza.

Nelle sue opere Andy comincia con una ricerca certosina sulle forme e le iconografie di un soggetto, sui significati e gli atteggiamenti di un personaggio, sui caratteri e comportamenti di una figura storica, mistica, leggendaria.
Poi inizia a comporre, come fosse una musica.

Andy fotografa un istante, un flash back e lo ridispone in un'ottica surreale. Emozioni, esperienze e colori vivono in una dimensione al tempo stesso lucida e caotica. Un collage neopop (con un occhio a Warhol e l'altro a Haring), un enorme patchwork in salsa acida, una poetica fatta di frammenti, di storie cominciate e mai finite, di flash che arrivano in presa diretta dagli anni Ottanta e dl vissuto dell'artista trentacinquenne.

Nato a Monza nel 1971 Andy si specilizza nel ramo della grafica pubblicitaria e dell'illustrazione a Milano e contemporaneamente sviluppa la sua attenzione nei confronti della musica, studiando il saxofono e i sintetizzatori, fino a collaborare ad un progetto musicale chiamato Bluvertigo.
Dopo anni di turnee, apparizioni televisive e implicazioni discografiche, Andy si propone oggi in diversi ruoli, cercando di unire diverse forme di espressione artistica.

Organizzatore:: VOGHERA11 GALLERY, via voghera, 11 MILANO
da giovedì 2 aprile 2009 alle ore 19.00 a giovedì 16 aprile 2009 alle ore 19.00
Luogo: VOGHERA11 ARTGALLERY
Indirizzo: via voghera, 11
Telefono: 390239811630
E-mail: info@voghera11.com

VOGHERA11 ARTGALLERY
www.voghera11.com

presenta:

ANDY
DESIGN & PAINTINGS

"NEW RADICAL DESIGN:
SI ACCENDE IL DESIGN IN ZONA TORTONA"

02 - 16 APRILE '09 vernissage: giovedi' 02 Aprile ore 19.00

c/o VOGHERA11 ARTGALLERY
via voghera, 11 Milano

orario:
lunedì_sabato: 15.00/20.00

Ufficio Stampa:
VOGHERA11 ARTGALLERY
via voghera, 11 20144 Milano
tel/fax: 02 39811630
info@voghera11.com
www.voghera11.com