Nel terzo Millennio, non posson
che esser le opere sull'identità smarrita e/o frammentata il luogo privilegiato
d'indagine e rappresentazione, a tratti persino di moderno/realismo, della
società. Grazie a "Un uomo in movimento", opera seconda quindi di Mauro
Orletti, proprio dentro questa non-dimensione torniamo a perderci. Ad
analizzarci. Con in più, però, il racconto d'una verità che agisce e reagisce
in mezzo alla crisi generale dei valori: la comunione e liberazione del prete
Giussani (cuore primario della Compagnia delle Opere - il tentacolo
platealmente economico-finanziario). Si comincia, ché così pareva, con
l'amicizia fatta di silenzio e televisione di Dario e Armando, il comunista e
l'anarchicheggiante. E si continua con l'ingresso in scena del ciellino Matteo
che ha il compito d'attirare lo stranito Armando nel senso di mamma Cl: e il
lavorìo di Matteo raggiunge lo scopo. 'Sto Matteo, infatti, ogni pagina che
passa diventa più antipatico a chi legge. Perché deve imporsi. Prendere la
coscienza d'Armando. Rubare la sua libertà, le poche certezze accumulate nelle
svogliatezza di letture titolate "L'uomo che dorme", e basta. Mentre,
in effetti, Perec cammina, Armando si fa rimbambire dall'evangelizzazione, se
davvero così si può dire, dei figlioletti di Giussani. Fino, è evidentemente,
all'implosione. Ovvero fino a quando l'esplosione delle volontà (?) del
protagonista del romanzo divengono altro tassello delle vite di comunità e
comunione, insomma. Matteo, insomma, fa una bomba dalle contraddizioni del pensiero
in costruzione del soggetto preso all'amo. Questo romanzo d'Orletti è una delle
belle notizie che abbiamo avuto recentemente. Privo di retoriche forzate o
forzose, legge perfettamente il presente. Epperò prendendosi gioco della
verità. Seppur col dovere della dimostrazione della cronaca. Mauro Orletti, con
fluttuazioni della trama che ci rendono persino tracce dell'accanimento contro
la libertà che i dogmi della Chiesa sempre hanno rafforzato nei secoli, ci
dipinge. Al netto delle necessità dei dipinti di Pedretti. Domani dal
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martedì 13 novembre 2012
Un uomo in movimento di Mauro Orletti (Discanti). Intervento di Nunzio Festa
Nel terzo Millennio, non posson
che esser le opere sull'identità smarrita e/o frammentata il luogo privilegiato
d'indagine e rappresentazione, a tratti persino di moderno/realismo, della
società. Grazie a "Un uomo in movimento", opera seconda quindi di Mauro
Orletti, proprio dentro questa non-dimensione torniamo a perderci. Ad
analizzarci. Con in più, però, il racconto d'una verità che agisce e reagisce
in mezzo alla crisi generale dei valori: la comunione e liberazione del prete
Giussani (cuore primario della Compagnia delle Opere - il tentacolo
platealmente economico-finanziario). Si comincia, ché così pareva, con
l'amicizia fatta di silenzio e televisione di Dario e Armando, il comunista e
l'anarchicheggiante. E si continua con l'ingresso in scena del ciellino Matteo
che ha il compito d'attirare lo stranito Armando nel senso di mamma Cl: e il
lavorìo di Matteo raggiunge lo scopo. 'Sto Matteo, infatti, ogni pagina che
passa diventa più antipatico a chi legge. Perché deve imporsi. Prendere la
coscienza d'Armando. Rubare la sua libertà, le poche certezze accumulate nelle
svogliatezza di letture titolate "L'uomo che dorme", e basta. Mentre,
in effetti, Perec cammina, Armando si fa rimbambire dall'evangelizzazione, se
davvero così si può dire, dei figlioletti di Giussani. Fino, è evidentemente,
all'implosione. Ovvero fino a quando l'esplosione delle volontà (?) del
protagonista del romanzo divengono altro tassello delle vite di comunità e
comunione, insomma. Matteo, insomma, fa una bomba dalle contraddizioni del pensiero
in costruzione del soggetto preso all'amo. Questo romanzo d'Orletti è una delle
belle notizie che abbiamo avuto recentemente. Privo di retoriche forzate o
forzose, legge perfettamente il presente. Epperò prendendosi gioco della
verità. Seppur col dovere della dimostrazione della cronaca. Mauro Orletti, con
fluttuazioni della trama che ci rendono persino tracce dell'accanimento contro
la libertà che i dogmi della Chiesa sempre hanno rafforzato nei secoli, ci
dipinge. Al netto delle necessità dei dipinti di Pedretti. Domani dal
primitivismo.
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