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venerdì 3 agosto 2012

Senz'anima. Italia 1980-2010 di Massimo Fini (Tea). Intervento di Nunzio Festa


Pubblicata per la prima volta nel 2010 presso Chiarelettere, l'antologia di scritti giornalistici di Massimo Fini, "Senz'anima", che raccoglie gli interventi su L'Europeo, Pagina, Il Giorno, Il Tempo, L'Indipendente, Il Borghese, Class, Quotidiano Nazionale, Il Gazzettino, Giudizio Universale, Libero, La Voce del Ribelle, Il Fatto Quotidiano, torna in libreria oggi grazie a Tea: ma dovrebbe esser ripubblicato, magari anche con nuove edizioni ovviamente ampliate, ogni anno. Perché i graffi di Fini sono potenti. Quindi contro il potere. E dunque descrivono, senza ammiccamenti di sorta e/o invaghimenti troppo onerosi, figure storiche e momenti della storia italiana: dall'Ottanta del Socialismo craxiano dentro la sua fine al 2010 del 'cuoco di Napoleone' Silvio Berlusconi divenuto personaggio di punta / personalità riferimento come da analizzare coi raggi x. Epperò facciamo un passettino indietro. Intanto pensando a quel Fini che meno di dieci anni fa sul Resto del Carlino era sfidato periodicamente dal minimo Mentana in una rubrica di contrapposizione d'opinioni. A quello che poi, prima di diventare qualità ulteriore del Fatto, inventa La Voce del Ribelle (2008). Arrivando a pensare già nel 2005 il movimento politico Movimento Zero. Da socialista scomodo qual'é stato e, soprattutto, giornalista corrosivo sicuramente non é possibile per nessuna e nessuno dirsi d'accordo al cento per cento con Fini; eppure dall'esordio da saggista de "La Ragione aveva Torto?" non si possono che commentare i suoi articoli che in senso pienamente positivo. Anche, appunto, quando non o non del tutto condivisibili. "Il vizio oscuro dell'Occidente" é forse il suo pamphlet più importante. Senz'altro il meglio riuscito. Adesso leggiamo invece i drattamicamente spassosi pezzi che descrivono Santoro, Scalfari, Panebianco, Galli della Loggia, Vespa, Cossiga, Napolitano. Ritratti che ci fanno ripensare, naturalmente, l'attualità. Comunque il merito fondamentale di questo libro é di raccontare proprio quanto e in che maniera l'Italiano, grazie anche e non solamente alle sue classi dirigenti, ha subito nel corso degli anni un'involuzione culturale che non pare arrestarsi. Insieme ai suoi paesaggi. Non a caso sono riviste da Fini la Milano Due dei bambini tristissimi e le cementificazioni di massa degli ultimi decenni. Con quei processi che hanno discrutto il territorio e bruciato la morale dell'italiano da sempre e comunque - per via di massa silenziosa e maggioranza rancorosa - clerico-fascista. Un'umanità senza umanità. Perché priva oramai, in quanto privata e privatasi, dei suoi valori. 

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