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giovedì 21 giugno 2012

PICCOLE DONNE di Louisa May Alcott (Rizzoli). Intervento di Vittoria Coppola


Purezza e semplicità ne hanno fatto un capolavoro della letteratura per l’infanzia. Profondità, vita di giovanissime donne raccontata a piccoli passi, maternità e riflessione sono – al contempo – peculiarità che incontrano anche un pubblico adulto. Il linguaggio fruibile, l’amore,  il sogno di diventare una scrittrice che pervade una delle protagoniste, consacrano il romanzo della Alcott ad opera senza tempo (nonostante sia uscito per la prima volta, in America, tra il 1868 ed il 1869).
Piccole donne che prima di tutto sono sorelle e amiche. Figlie di genitori legati tra di loro nel profondo, a discapito di qualunque distanza (e malattia). La scrittrice è abile a delineare i caratteri delle protagoniste offrendoci la loro quotidianità.  Benché possa apparire molto distante dall’oggi, il romanzo è quanto mai necessario proprio alle nuove generazioni, poiché propone “l’alternativa” più autentica all’esasperata virtualità dei rapporti moderni. Sperando vivamente che, mai e poi mai, l’impercettibile virtuale diventi davvero un’alternativa alla concretezza dei sentimenti! In questo spaccato di vita di piccole donne è forte la figura materna: sempre presente, mai invadente.
Persino la più ribelle tra le figlie, quella che non accetta di avere un ruolo marginale rispetto all’uomo, quella che scrive (e per questo appare strana e complicata), non riesce -   né vuole – fare a meno di parlare con sua madre, che è comunque donna amorevole e carica di esperienza. È donna che può insegnare senza giudicare. Piccole donne è un romanzo necessario. Perché la normalità è necessaria. L’autenticità. La complicità. Il sogno di “essere” prima ancora di “diventare”.




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