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giovedì 24 maggio 2012

Il silenzio dei vivi di Elisa Springer (Marsilio). Intervento di Vittoria Coppola


Elisa si sente colpevole e inadeguata.  Dopo aver vissuto l'indicibile sulla propria pelle di giovane donna, la colpa le dilania l'anima. La colpa di essere ancora viva. L'autrice de “Il silenzio dei vivi” è protagonista di un'esistenza fatta di persecuzione, campi di concentramento, treni sovraffollati, violenza, umiliazioni. Si conosce l'atrocità del nazismo grazie ai libri di storia. Quasi la si sfiora, però, quando a parlare sono le persone che quell'atrocità l'hanno subita. Alcuni studiosi hanno paragonato l'autrice Elisa Springer a Primo Levi. Tant'è che numerose sono le scuole che adottano il suo libro all'interno del programma scolastico. Ciò che accomuna i due scrittori è certamente la voglia di trasmettere al lettore il senso del dovere verso la conoscenza dei fatti e, soprattutto, nei confronti della memoria. Elisa trova in sé il coraggio di raccontare, dopo anni e anni intrisi di ricordi struggenti. È una borghese ebraica che viene inghiottita dall'inferno. E una borghese ebraica che vede morire centinaia di persone e, più di tutti, i suoi genitori. È una ragazza borghese ed ebraica che arriva a pesare 28 chili di anima e coraggio, che riesce a fare ritorno a Vienna e che pensa alla “mano di Dio”, quando la parentesi più buia della nostra storia vede arrivare la cosiddetta soluzione finale. Un linguaggio potente, quello di Elisa Springer. E la potenza è quella della semplicità.  Perchè l'indicibile va assolutamente raccontato, e gli orpelli linguistici c'entrerebbero ben poco.

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