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domenica 1 aprile 2012

Stoner, di John Edward Williams, postfazione di Peter Cameron, traduzione di Stefano Tummolini e di Giuseppina Oneto (Fazi). Intervento di Nunzio Festa


La calma agitazione d'un matrimonio che si rivelerà forse sbagliato viaggia appresso a una vita intera che potremmo dire più che giusta. Finalmente in Italia, e senza moralismi da mercantilisti usiamo questa formalità, dopo che per la prima volta negli Usa uscì nel lontano 1965 per esser ristampato solamente nel 2005, è tradotto il romanzo di John E. Williams "Stoner". La nota accompagnatoria al testo non poteva che esser del Cameron de "Un giorno questo dolore ti sarà utile", infatti l'affinità elettiva la leggiamo in controluce, eppure potremmo aggiungere che, nonostante dettagli di trama molto differenti, un altro grande vecchio vediamo nella letteratura di Williams, ovvero l'attuale Simmons. Ma torniamo alla gemma di Jhon William. Il professor William Stoner, che diventa docente lasciandosi così alle spalle le sofferenze fisiche della terra da arare dei genitori di campagna per ficcarsi in borsa quelle morali e intellettuali dell'insegnamento e dell'apprendimento, uomo-medio eppur speciale che il narratore - come quasi a infierire sul suo personaggio - praticamente (tranne una rara eccezione d'apertura del libro) nominerà sempre usando in esclusiva il cognome, si rifugia nel mondo universitario per sfuggire all'universo della società esterna. Dunque la professione accademica diviene nutrimento dell'anima e allontanamento dalle vicissitudini costruite gratuitamente da una donna che in sostanza mai ha amato suo marito. Un'esistenza piana, a parte le impennate dettate dalle sortite appunto della mogliettina che periodicamente impazzisce, che sa di bollori quanto quella d'un generale in combattimento. Perché nel frattempo davanti e di fianco a Stoner passano le due prime guerre mondiali, il distacco totale dalla famiglia d'origine, il rapporto altalenante con la figlia, la crescita della stessa figlia fino alle scelte potenti che lei assicura ai suoi ciechi genitori, le abitudini di chi insegna al college e di chi lì studia, le carriere varie e le trasformazioni umane, persino il tradimento e la vecchiaia. Come se fosse abitudine. Eppure dentro le situazioni del protagonista, appunto, succedono tanti momenti importanti e tutt'altro che scontati. Sarà la bravura degli autori statunitensi nel descrivere la classe media, comunque sia l'opera di Williams sublima ognuno dei soggetti caratterizzati dalle pagine. Cameron ha perfettamente ragione, tra l'altro, a sottolineare l'enorme cura dell'autore. Una passione che scandalizza chi è affascinato solo dalle storie degli erori della grande storia. Uno scandalo che invece non può che farci piacere. Visto che il romanzo di John Edward Williams, lungamente accantonato, è un dramma che potremmo persino facilmente agguantare per strada. La scrittura da        chirurgo di Willams svilisce la fiction per fare letterario pudore.  


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