Le sorprese che mi riserva il mio amico Andrea Di Consoli mi stupiscono ogni
volte e ogni volta mi soddisfano. Successe qualche tempo fa, quando per esempio
seppi dell'antologia curata da Camillo Langone per Vallecchi, "I
maledetti", opera che mai avrei desiderato (per dirvi solamente una cosa:
all'interno è persino stipato un saggio di Marcello Veneziani - insignificante
e pacchiano come tante altri suoi scritti) se non fosse stato che il volume
contenesse un saggio - meticoloso e appassionato come al solito - proprio
d'Andrea. Un'antologia, dunque, impreziosita dall'articolo firmato Di Consoli
ma non solamente da quello, e tra gli elementi interessanti sono disposto a
elencare, e non per mero dovere, la prefazione targata Scaraffia Giuseppe. Un
testo, in sostanza, che aggiorna le visioni di Caravaggio, Cagliostro,
Paganini, Nietzche, Verlaine, van Gogh, Rimbaud, Wilde, Crowley, Campana, La Rochelle, Céline, Evola,
Kinski, Gainsbourg, Ciampi, Matzneff, Stones, Best, T. van Gogh. Molto
interessante, specie per chi ama alcune scritture acide e coltissime (Gurrado,
Tedoldi, Lenzi). Questa la premessa, per dire. Dato che poco tempo fa sul
Quotidiano delle nostre collaborazioni leggevo l'anticipazione della prefazione
d'Andrea Di Consoli al poema di Angelo Mellone, autore tra l'altro che non
conoscevo ancora, "Addio al sud" edito dalla bimba romana Irradiazioni.
In un passaggio necessario della nota, d'altronde, Di Consoli diceva che:
"come ogni morto è la morte, ogni meridionale è il Meridione". Tesi
in un certo senso ripresa successivamenta da Giuseppe Galasso sul Corriere del
Mezzogiorno, dove il saggista pugliese ha proposto quanto "la sorpresa
maggiore é (...) la sicurezza della linea, per così dire, ideologica, di questo
testo e che lo fa inserire nel solco della migliore tradizione
meridionalistica". E nonostante non sia del tutto convinto del principio
di Galasso, devo ammettere comunque che almeno il tormento ideologico di
Mellone l'ho respirato fin dal cominciamento della lettura. Un poema che m'ha
ricordato il Corso meno surreale e che ho apprezzato maggiormente dove il poeta
"nazionalista" sparava contro i benpensanti. O, anzi soprattutto,
eppur di questo dovrei aver persino paura, ammetto da appassionato e amante del
"pensiero meridiano" e della "decrescita" obbligatoria per
intenderci, il poeta sputa in faccia ai radical chic che imperversano sulla
scena pubblicata non solo italiota. E seppure ami la musicalità, i suoni della
parola, il fermento dell'"oratoria" civile di Mellone, che al
contrario mio ha il coraggio d'apprezzare l'italianità delle squadracce
'fascio-futuriste' e omaggiare persino i soliti forti e devoti del fascio di
Salò, arriva nelle mie orecchie con tutta la sua carica persino dotata di
voglia di nostalgia. Non mi fa rendere plausi alla poesia di Mellone, di certo,
l'escamotage del Pasolini che potrebbe essere oggi regista nei paesi del Meridione
perennemente bastonato e sconfitto, eppure approvo incodizionatamente le
immagini del Mezzogiorno che Angelo Mellone, da anni emigrato nella Capitale, è
costretto a restituirci. Quelle del Sud che ci fa stare in tensione tutte le
volte che qui stiamo o da qui partiamo. Tra la Taranto della diossina
fertile e la Lucania
delle Piccole Dolomiti magnifiche capaci d'annunciare il cadavere d'Elisa Claps
sotterrato nell'alto della più blasonata chiesa potentina. Brigantaggio
permettendo, piemontesizzazione permettendo, ché fra l'altro Mellone si dice
'anti-briganti', i pugni al suolo che Mellone offre rimbombano nelle mie
orecchie e danno tutto l'odio e l'amore che ci sono.
Addio al Sud. Un comizio furioso del disamore, di Angelo Mellone, prefazione
di Andrea Di Consoli, Irradiazioni (Roma, 2012), pag. 84, euro 8.00; I
maledetti. Van Gogh, Nietzsche, Rolling stones e altre vite verso l’inferno, a
cura di Camillo Langone, AA. VV., prefazione di Giuseppe Scaraffia, Vallecchi
(Firenze, 2010), pag. 188, euro 17.00.

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