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giovedì 5 gennaio 2012

IL LIBRO DEL GIORNO: MAURIZIO CUCCHI O LA PACE SOSPESA DI DANIELA MARCHESCHI (ZONA FRANCA – casa editrice di Cartone)
























«Disperso» è un essere umano che risulta agli altri perduto, smarrito: qualcuno di cui si ignora la sorte, che lascia con ciò nell'ansia e nel dubbio chi lo cerca e lo ama. E il «disperso» per parte sua? È sperso e solo, e prova anche lui la stessa angoscia per la forzata separazione? Oppure l'ha cercata ed è allora contento o indifferente ai sentimenti degli altri? È poi perduto temporaneamente o per sempre? È vivo o morto? L'essere «disperso» è per così dire l'attribuzione prevalente di una qualità soggettiva, nel senso che essa sembrerebbe prima di tutto, e quasi soltanto, riguardare colui o colei che cercano un altro essere umano perduto e lo sentono appunto smarrito.
«Disperso» è però anche qualcosa che viene sparpagliato e distrutto per insipienza, qualcosa che è consumato nell'inutile sforzo di raggiungere uno scopo o una meta in realtà incerti, sfuggenti, lontani. In un simile caso potremmo affermare che l'essere «disperso» concerne l'attribuzione prevalente di una qualità oggettiva, nel senso della dissipazione e dell'inettitudine squadernate davanti agli occhi di tutti.
Tali significati molteplici possono essere ritrovati nella raccolta intitolata proprio Il Disperso, composta fra il 1970 e il 1974 ed edita a Milano, presso la Mondadori, nel 1976: l'opera di esordio1 di Maurizio Cucchi, nato nella stessa Milano nel 1945. Nel poemetto iniziale - La casa, gli estranei, i parenti prossimi - tutto sembra parlare di una oggettiva condizione esistenziale di smarrimento. Da un lato, abbiamo gli oggetti minimi del quotidiano, che appaiono più materiali svariati di un inventario dall'apparenza comunque provvisoria, mai completabile, che piccole cose davvero ordinate, da nido. ...

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