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lunedì 31 gennaio 2011

Canto e oblìo di Giuseppe Goffredo (Poiesis editrice)












Carne e sangue del lutto. Erezione.

Involontario inabissamento. Incarnarsi

nei dei dolori. Gridi barocca. Terra.

Talpa. Torquemada. Tormentilla.

Santa. Inquisizione. Sangue d’ombre

A brandelli soffocate nel singhiozzo

vacui salgono malorce date

nel presagio voci torci menti

oscuri pezzi sguanci di linguaggi

e dentro e prima e dopo pungenti

spermi facce strati di inchiostri

ripetuti sovrapposti in angoli umidi di stoffe

e cazzi lucidati a sangue. Vedi.

Se un giorno ciechi germogli.

Su querci. Erba tenera alle radici

brevi. E comunque qualche fioricello

ne rimane ancora. Luce. Da malebolge

fiorisce la pena che dal male illumina

Nella sacra officina di Giuseppe Goffredo l’oblio è un artigiano che lavora i granelli di luce per prepararli alla trasformazione. Luce che viene addestrata a imprimersi ovunque, uscire, non temere, abbeverarsi come una bestia in fiamme sopra il venir meno dei calendari e dei nomi, di ogni cosa che insomma possa essere ricondotta a un destino funzionale. Su tutto l'Amore ordina, conferisce assoluto al transitorio, diventa il rivelatore o il punto da cui iniziare a stringere una promessa di creazione col mondo, mondo che nell'eros stesso si deifica, si compatta, si inocula e diventa visione per uno stile, ovvero un'affermazione di presenza e di azione. Sottile il potere dell'Amore, difficile da discriminare: ingovernabile e sovrastante, quasi soffio che s'ingenera e produce distanze da colui che elegge, ma pure vicinissimo, immerso nello spazio, iniettato nel flusso degli oggetti, nella povertà dei dettagli e nel respiro della natura dove tutto è consacrato nel suo nome e dove, compiendosi in cicli, forme, ritorni e approdi, prende casa, scrive le sue pagine umane. Il corpo, ricerca di senso esso stesso, si vivifica e si sfalda nell'abbraccio della storia, germogliando come un seme ma compiendo un passaggio a ritroso, fino a risaltare nel mistero di una ricongiunzione che è antecedente persino al mondo. (Carla Saracino)

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