“Separé” racconta del mondo dell’avanspettacolo. Perché si è interessata a questo momento della storia del costume e dello spettacolo?
In realtà volevo scrivere un romanzo sugli odori. Gli odori sono di due tipi: quelli familiari che riconducono alla quotidianità, alla famiglia e quelli che riconducono al mondo dei sogni. L’odore del soffritto, del bucato, del caffé, fanno parte del mondo delle esperienze della vita di ogni giorno. Il mondo sognato è fatto di essenze e da qui il passo è breve verso il mondo della donna e di quella dello spettacolo in particolare. La donna del varietà compariva e scompariva, come una meteora, lasciando nostalgia e la memoria olfattiva di un profumo. L’olfatto ha una capacità evocativa e può raccontare, come ben ci ha insegnato Proust.
Parlando di quel mondo ha voluto segnare le differenze che distinguono il mondo dello spettacolo di oggi e di ieri?
È stato un punto di arrivo. La storia mi ha trascinata. La minuzia descrittiva del mondo dello spettacolo di ieri può essere la chiave di comparazione tra quello che era e quello che è l’universo dei lustrini e delle paillette.
“Separé” è un’opera di fantasia o è un romanzo che racconta una vicenda di vita vissuta.
Ci sono aspetti autobiografici. Avevo più o meno sette anni e con la mia famiglia assistetti a uno spettacolo di avanspettacolo. Me lo ricordo bene. Era un mondo lontanissimo da me che vivevo in un paesino sperduto, l’impressione è indelebile e il lettore la ritrova nella voce narrante della bimba, nipote della protagonista, che vive con la zia e l’accompagna in teatro attendendo in camerino la fine dello spettacolo.
Quindi ci sono, nel personaggio della bambina, aspetti in cui si riconosce?
Sicuramente. La scoperta della scrittura, è la mia. Ho raccontato esattamente il modo in cui io mi sono avvicinata alla scrittura. Quello è il mio pezzo d’infanzia, ma è nella psicologia femminile di Giorgia, la protagonista, che io mi riconosco. Come lei, anch’io tendo a rinviare la soluzione di un problema e ad assumere decisioni istintive che possono rivelarsi sbagliate. Come lei, divento aggressiva, ariete che cerca di sfondare il muro. Mi ritrovo in questo personaggio.
Si ritrova anche nel suo spirito di abnegazione?
Giorgia ha condizionato la sua vita per occuparsi della nipote e anch’io agirei nello stesso modo per le persone che amo. Credo sia una caratteristica che accomuna molte donne.
Qual è il romanzo, tra quelli di cui è autrice, che ama di più?
“I mercanti dell’anima” .
Vuole spiegarci il perché?
Mi piace il romanzo storico, amo la Storia. Adoro immaginare la vita di gente vissuta in un periodo storico lontano. Adoro rappresentare la vita di gente anonima che non trova spazio nelle pagine della Storia.
Quindi ha rimpianto per l’assenza di un Grande Fratello ante litteram che documentasse gioie e dolori di un’epoca passata?
No. Non è questo che intendo. Io sono interessata alla vita reale, concreta, i personaggi del Grande Fratello sono fittizi costruiti ad hoc. Chi partecipa a quella trasmissione è sotto i riflettori e si adegua al ruolo che gli è stato assegnato. A me interessa mettere in luce un’epoca e le modalità di vita in quel contesto storico e in quelle condizioni. È una passione, una passione che mi accompagna sin da quando ero una studentessa.
A quando il nuovo romanzo?
È in cantiere. Sto lavorando a un racconto documentaristico sulla famiglia Storace, nel periodo tra le due guerre.
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