Alle spalle della mezza democrazia e della giusta rabbia di chi lotta per un mondo migliore, nel cuore del buio molle e aggressivo, contro giustizia e partecipazione collettiva, agiscono una serie di nemici del popolo sovrano. Questo pare essere, a primo acchito, il motivo ispiratore del coinvolgente romanzo di Luca Rastello, “Piove all’insù”. Il racconto accenna al rigurgito degli anni di delirio fascista, comunque, in quanto questo serve a presentare l’identità e la strada d’alcuni protagonisti delle vicende. Situazioni, però, che si sviluppano soprattutto tra gli anni Sessanta e gli Ottanta. Periodo che è pure la crescita, ovviamente, di generazioni. E di singoli. Per esempio il protagonista d’una trama che riesce a tenere dentro i momenti più oscuri e problematici del secondo Novecento d’Italia: passando da Agnelli a Borghese e Gelli: insomma mantenendo un posto di rilievo per puntini che hanno tenuto sotto scacco un paese spesso inconsapevole e anche bigotto. Rastello, servendosi d’un linguaggio impastato - a tratti - sia della scorrevolezza d’un discorso diretto scarno sia dalla maestria di descrizioni e narrazione voluta puntale e molto più attenta ai dettagli e alla forma raggiunge un livello narrativo altissimo. Il romanzo è l’opera brava a raccontare la voglia di fare politica, persino in pezzi di tempo difficili come la fine degli anni Settanta. Il rapporto con la violenza, il sesso. Ma in special modo i valori e i controvalori presenti negli anni dell’essere umano. Senza tralasciare l’aumento della circolazione dell’eroina. I momenti più coinvolgenti di “Piove all’insù”, che l’autore Luca Rastello destina a tutte e tutti epurato dal tentativo della nostalgia più banale o pura, sono di sicuro quelli che percorrono i tentativi di trappole paramilitari che oramai in parte sono noti (compresi il colpo di stato quasi fatto) e le piccole vittorie insieme alle grandi sconfitte dei lavoratori costantemente in lotta. Tanto per cominciare, con la lente tenuta in mano da uno scrittore che vuole entrare e uscire, riuscendoci davvero bene, nei meandri dell’oppressiva quanto tiranna Fiat e in organi vitali d’una Torino che è solo una fetta, se pur diversa e particolare, dell’Italietta sempre come sempre per sempre dedita al saluto clerico-fascista. In tutto ciò, come sappiamo e non dobbiamo dimenticare, il Potere e i Poteri che in maniera giornaliera cercano di sconfiggere la verità, ometterla oppure renderla innocua. Quando invece le verità che questi ci nascondono sono spesso dolorose. Piove all’insù da forza e coraggio, innanzitutto perché è una prova che esistono almeno persone che sanno testimoniare.
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martedì 10 novembre 2009
Piove all’insù, di Luca Rastello, Bollati Boringhieri (Torino). Recensione di Nunzio Festa
Alle spalle della mezza democrazia e della giusta rabbia di chi lotta per un mondo migliore, nel cuore del buio molle e aggressivo, contro giustizia e partecipazione collettiva, agiscono una serie di nemici del popolo sovrano. Questo pare essere, a primo acchito, il motivo ispiratore del coinvolgente romanzo di Luca Rastello, “Piove all’insù”. Il racconto accenna al rigurgito degli anni di delirio fascista, comunque, in quanto questo serve a presentare l’identità e la strada d’alcuni protagonisti delle vicende. Situazioni, però, che si sviluppano soprattutto tra gli anni Sessanta e gli Ottanta. Periodo che è pure la crescita, ovviamente, di generazioni. E di singoli. Per esempio il protagonista d’una trama che riesce a tenere dentro i momenti più oscuri e problematici del secondo Novecento d’Italia: passando da Agnelli a Borghese e Gelli: insomma mantenendo un posto di rilievo per puntini che hanno tenuto sotto scacco un paese spesso inconsapevole e anche bigotto. Rastello, servendosi d’un linguaggio impastato - a tratti - sia della scorrevolezza d’un discorso diretto scarno sia dalla maestria di descrizioni e narrazione voluta puntale e molto più attenta ai dettagli e alla forma raggiunge un livello narrativo altissimo. Il romanzo è l’opera brava a raccontare la voglia di fare politica, persino in pezzi di tempo difficili come la fine degli anni Settanta. Il rapporto con la violenza, il sesso. Ma in special modo i valori e i controvalori presenti negli anni dell’essere umano. Senza tralasciare l’aumento della circolazione dell’eroina. I momenti più coinvolgenti di “Piove all’insù”, che l’autore Luca Rastello destina a tutte e tutti epurato dal tentativo della nostalgia più banale o pura, sono di sicuro quelli che percorrono i tentativi di trappole paramilitari che oramai in parte sono noti (compresi il colpo di stato quasi fatto) e le piccole vittorie insieme alle grandi sconfitte dei lavoratori costantemente in lotta. Tanto per cominciare, con la lente tenuta in mano da uno scrittore che vuole entrare e uscire, riuscendoci davvero bene, nei meandri dell’oppressiva quanto tiranna Fiat e in organi vitali d’una Torino che è solo una fetta, se pur diversa e particolare, dell’Italietta sempre come sempre per sempre dedita al saluto clerico-fascista. In tutto ciò, come sappiamo e non dobbiamo dimenticare, il Potere e i Poteri che in maniera giornaliera cercano di sconfiggere la verità, ometterla oppure renderla innocua. Quando invece le verità che questi ci nascondono sono spesso dolorose. Piove all’insù da forza e coraggio, innanzitutto perché è una prova che esistono almeno persone che sanno testimoniare.
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