Splendido lavoro quello che Mup presenta sulla figura di un grande della nostra letteratura, ovvero Giuseppe Pontiggia. Non deve trarre in inganno il fatto che si tratti di un volume collettaneo, dove più autori si cimentano sulla definizione della cifra stilistica, scritturale, aneddotica di quest’autore, per poi tentare di creare dei percorsi ermeneutici su tutta la sua produzione indispensabile per comprenderne la grande complessità e il valore. Il lavoro in oggetto viene suddiviso in IV parti ovvero: La scrittura; Le Letture; La Voce; La Presenza. Gli autori sono Amedeo Anelli, Paolo Febbraro, Francesca Gatta, Leonardo Lattarulo, Daniela Marcheschi (la curatrice), Luisa Marinho Antunes, Roberto Randaccio, Giuseppe Marchetti, Ambrogio Borsani, Francois Bouchard, Rossana Dedola, Paolo Di Paolo, Giovanni Maccari, Francesco Napoli, Gino Ruozzi, Luigi Caricato, Cristiana De Santis, Laura Lepri, Silvia Sereni, Giampaolo Di Cocco, Roberto Barbolini, Piero Dorfles, Ernesto Ferrero, Alberto Longatti, Piero Lotito, Giancarlo Maggiulli, Nicola Pedone, Alessandro Tamburini, Mimma Forlani. Si tratta di interventi puntuali, e soprattutto utilissimi per quanti ancora non hanno avuto modo di conoscere l’opera di Pontiggia. Spesso per alcuni di questi scritti si registra una certa complessità nei passaggi che li determinano strutturalmente, ma niente paura perché l’obiettivo della divulgazione di quest’opera rimane invariato e veramente accessibile a tutti, ed anzi quasi fa venir voglia di andare in libreria e seguire le indicazioni bibliografiche suggerite. Pontiggia è morto da circa sei anni, e la curatrice Daniela Marcheschi non ha lesinato su nulla, proprio perché un autore del calibro di Pontiggia nulla ha risparmiato nella sua vita e nella scrittura.. Narratore, saggista e critico letterario, si è occupato sia di autori classici sia contemporanei. Ha collaborato alla rivista «Il Verri», diretta da Luciano Anceschi, a partire dagli anni Sessanta scrive per la casa editrice Adelphi, poi la sua lunga collaborazione con la Mondadori, e in particolare all’ «Almanacco dello Specchio» sin dal primo numero uscito nel 1961, e ancora la sua presenza sul Sole 24 Ore e interventi prefattivi, curatele e chi più ne ha più ne metta. Ma soprattutto un uomo che ha sempre saputo coniugare in ogni aspetto del suo tracciato biografico ironia e pietas, due caratteristiche che lo hanno portato a cogliere come pochi uomini sanno fare la viltà, l’ambiguità, l’ipocrisia del nostro agire quotidiano. Ed ecco allora che a sei anni dalla morte di Giuseppe Pontiggia, emerge questa significativa raccolta di ricordi, testimonianze, documenti inediti, che getta luce migliore sulla sua opera e sulla sua figura. Daniela Marcheschi, studiosa di rara finezza, inserisce all’interno del libro testi in grado di scansionare l’attività complessa e multiforme di questo autore oltre i conformismi e le mode. Un percorso da intraprendere necessariamente, un viaggio appassionante attraverso le “vie dorate” delle sue parole.
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giovedì 12 novembre 2009
Le vie dorate: con Giuseppe Pontiggia a cura di Daniela Marcheschi (Mup – Monte Università Parma)
Splendido lavoro quello che Mup presenta sulla figura di un grande della nostra letteratura, ovvero Giuseppe Pontiggia. Non deve trarre in inganno il fatto che si tratti di un volume collettaneo, dove più autori si cimentano sulla definizione della cifra stilistica, scritturale, aneddotica di quest’autore, per poi tentare di creare dei percorsi ermeneutici su tutta la sua produzione indispensabile per comprenderne la grande complessità e il valore. Il lavoro in oggetto viene suddiviso in IV parti ovvero: La scrittura; Le Letture; La Voce; La Presenza. Gli autori sono Amedeo Anelli, Paolo Febbraro, Francesca Gatta, Leonardo Lattarulo, Daniela Marcheschi (la curatrice), Luisa Marinho Antunes, Roberto Randaccio, Giuseppe Marchetti, Ambrogio Borsani, Francois Bouchard, Rossana Dedola, Paolo Di Paolo, Giovanni Maccari, Francesco Napoli, Gino Ruozzi, Luigi Caricato, Cristiana De Santis, Laura Lepri, Silvia Sereni, Giampaolo Di Cocco, Roberto Barbolini, Piero Dorfles, Ernesto Ferrero, Alberto Longatti, Piero Lotito, Giancarlo Maggiulli, Nicola Pedone, Alessandro Tamburini, Mimma Forlani. Si tratta di interventi puntuali, e soprattutto utilissimi per quanti ancora non hanno avuto modo di conoscere l’opera di Pontiggia. Spesso per alcuni di questi scritti si registra una certa complessità nei passaggi che li determinano strutturalmente, ma niente paura perché l’obiettivo della divulgazione di quest’opera rimane invariato e veramente accessibile a tutti, ed anzi quasi fa venir voglia di andare in libreria e seguire le indicazioni bibliografiche suggerite. Pontiggia è morto da circa sei anni, e la curatrice Daniela Marcheschi non ha lesinato su nulla, proprio perché un autore del calibro di Pontiggia nulla ha risparmiato nella sua vita e nella scrittura.. Narratore, saggista e critico letterario, si è occupato sia di autori classici sia contemporanei. Ha collaborato alla rivista «Il Verri», diretta da Luciano Anceschi, a partire dagli anni Sessanta scrive per la casa editrice Adelphi, poi la sua lunga collaborazione con la Mondadori, e in particolare all’ «Almanacco dello Specchio» sin dal primo numero uscito nel 1961, e ancora la sua presenza sul Sole 24 Ore e interventi prefattivi, curatele e chi più ne ha più ne metta. Ma soprattutto un uomo che ha sempre saputo coniugare in ogni aspetto del suo tracciato biografico ironia e pietas, due caratteristiche che lo hanno portato a cogliere come pochi uomini sanno fare la viltà, l’ambiguità, l’ipocrisia del nostro agire quotidiano. Ed ecco allora che a sei anni dalla morte di Giuseppe Pontiggia, emerge questa significativa raccolta di ricordi, testimonianze, documenti inediti, che getta luce migliore sulla sua opera e sulla sua figura. Daniela Marcheschi, studiosa di rara finezza, inserisce all’interno del libro testi in grado di scansionare l’attività complessa e multiforme di questo autore oltre i conformismi e le mode. Un percorso da intraprendere necessariamente, un viaggio appassionante attraverso le “vie dorate” delle sue parole.
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