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venerdì 9 ottobre 2009

Alessandro Papetti al Palazzo Reale di Milano. La sua opera più ambiziosa. Intervento di Maria Beatrice Protino














Tre giganteschi tondi, in cui smarrire il proprio senso dell’orientamento: non ci sono indicazioni narrative, non un ordine cronologico. “Il ciclo del tempo”: questo il titolo dei tre grandi ambienti pittorici circolari del diametro interno di 8 metri ciascuno di Alessandro Papetti - realizzati dall’artista in più di un anno di lavoro - che affrontano tre tematiche differenti: l'acqua, il bosco, il vento. Il progetto è stato realizzato per superare la dimensione piatta della tela e parte dai lavori dedicati all’acqua sviluppati dall’artista fin dal 1998, con quadri incentrati sull'idea del bagno di notte e con le grandi piscine che ha esposto in numerose occasioni. La sua sfida è quella di dare sostanza fisica al liquido e di fornire un’immagine romantica e decadente dei soggetti attraverso un processo di spoliazione che rende le figure più fantasmi che presenze.
Essenziale anche l’introduzione del concetto del tempo e dello spazio: per Papetti è fondamentale il gioco dello starci dentro. Il pubblico deve entrare nel quadro e scegliere il suo punto di vista, decidere quando uscire attraversando una vera e propria soglia. Nel secondo cerchio, soprannominato quello del bosco, la pittura sfiora il linguaggio dell’astrazione. Il periodico succedersi dei tronchi degli alberi non poggia per terra, ma galleggia: la natura si fa insidiosa e disorienta.
Allo stesso modo, nel quadro ispirato al tema del vento tutto sembra evaporare e perdere peso e spessore: lo stesso gesto pittorico, con la sua vibrante forza dinamica e la sua carica di energia, diventa il vero protagonista dell'opera. Il vento che è invisibile, intangibile, che svuota o riempie, sembra attraversare il corpo della sola, unica e residuale presenza umana: come ispirare ed espirare.

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