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venerdì 5 luglio 2019
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giovedì 4 luglio 2019
Impegno e Disincanto in Pasolini, De Andrè, Gaber e Gaetano di Annibale Gagliani oggi a Bologna al Dandy Caffè
"Impegno
e disincanto in Pasolini, De André, Gaber e Rino Gaetano" di Annibale Gagliani
, edito da I Quaderni del Bardo di Stefano Donno giovedì 4 luglio 2019 , alle
ore 19:00, presso il Dandy Caffè Letterario di Bologna in via della Grada 4/e.
Interverrà e dialogherà con l’autore il poeta e critico letterario Pietro
Romano
CON LA PREFAZIONE
DI MARCELLO APRILE, PROFESSORE ORDINARIO DI LINGUISTICA ITALIANA
DELL’UNIVERSITÀ DEL SALENTO E RESPONSABILE DELLA LETTERA “D” DEL DIZIONARIO
ETIMOLOGICO “LEI”
Continuano
in questi giorni gli appuntamenti di rilievo internazionale per il libro di
Annibale Gagliani, «Impegno e disincanto in Pasolini, De André, Gaber e R.
Gaetano», i Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno. Quattro fuoriclasse
del nostro Novecento: un professore, un filosofo e due poeti. In un frangente
storico di profonda povertà valoriale e artistica, essi ci indicano la strada
verso l’Umanesimo Nuovo, analizzando emozionalmente e asetticamente gli ultimi
centosessant’anni d’Italia e del mondo Occidentale (bilaterale). I Quattro emanano
una luce invincibile, in grado di penetrare nelle tenebre contemporanee che
svuotano progressivamente l’individuo. La loro arte è disincanto allo stato
puro: poesia, prosa, cinema, teatro e musica: le armi più potenti per sfuggire
all’omologazione socioculturale del Duemila. Il 68 è un grosso inganno, le mode
del mercato sono letali, la mancanza di sensibilità civile sempre più evidente.
In questo viaggio disincantato, eseguito attraverso i testi, le fonti e le
testimonianze più vicine agli artisti, si può rivoluzionare se stessi,
abbracciando umanamente le incommensurabili profezie.
Per Gagliani
la scelta di affidarsi a questi Quattro a-topos della parola, del silenzio e
del suono non è casuale: «Essi sono i più attuali che la nostra cultura contemporanea
abbia sfornato e lo saranno per sempre, come accade ai più grandi. Sono
visionari, sensibili ed estremamente innovativi. Tutto l’opposto del 99% degli
pseudo-artisti che navigano in mainstream oggi. Quest’ultimi narrano il falso:
i tatuaggi, il look alla moda e l’aria dannata li fa sembrare all’avanguardia,
invece sono obsoleti dentro. I veri narratori della nostra epoca e del prossimo
trentennio sono PPP, FDA, GG e RG».
Come afferma
Paolo Dal Bon – presidente della Fondazione Giorgio Gaber – all’interno del
saggio, «Essi hanno “un’intatta percezione del dolore”. Sono tutti e quattro
intellettuali degli ultimi, narratori delle ingiustizie terrene verso i più
deboli e osservatori delle grandi contraddizioni dell’uomo contemporaneo».
I Quattro Profeti
hanno in comune la letteratura di formazione e le battaglie combattute,
contaminandosi a vicenda indirettamente. Pasolini ha profondamente ispirato,
soprattutto con i suoi Scritti Corsari, Faber, Gaber e Rino Gaetano. De André e
Gaber sono gli artisti di punta del Sessantotto e si sono ritrovati ad avere
una determinante amicizia in comune: Luigi Tenco, che ha collaborato con tutti
e due e dopo la sua morte ha cambiato la vita a entrambi. Riguardo Rino
Gaetano, è cresciuto leggendo Pasolini, ascoltando De André e guardando Gaber a
teatro.
In estrema
sintesi, un professore delle arti, PPP, un poeta tradizionale aperto al futuro,
FDA, un vero filosofo, GG, un poeta fantascientifico che stazionava già nel
futuro, RG, hanno scelto la strada più ardua, non violentando loro stessi ed
esprimendo un’arte di fortissimo impegno e disincanto sociale. Venivano
criticati dagli “intellettuali” del potere, dalla gente frivola che ghettizzava
i loro testi per evidenti deficit di sensibilità. Uniti, tutti e quattro, sono
invincibili. Diventano un’arma dolcissima in grado di colpire e migliorare una
generazione, quella dell’autore. Gagliani spiega le intenzioni del suo lavoro:
«Se il saggio verrà letto da tanti giovani, magari si accenderà la curiosità di
ascoltare con spirito nuovo i cantautori che cito, omaggiando di conseguenza
l’opera totale di Pasolini. Allora sì, questo viaggio avrà un senso. Allora sì,
ne sarà valsa la pena».
«Il primo
libro di Annibale Gagliani è lo sviluppo di un traguardo personale importante,
lungamente pensato, sviluppato, limato, articolato negli anni precedenti, in
cui l’autore ha esercitato una pazienza non comune ed è andato alla ricerca di
fonti e interpretazioni che spesso sono testimoniali e di prima mano […].
Quando si ha a che fare con quattro icone riconosciute della cultura alta e
popolare dell’Italia contemporanea non è facile dire qualcosa di nuovo, o anche
semplicemente non è scontato evitare di scrivere quattro profili staccati e
avulsi, estranei tra loro, tanti quanti sono gli artisti (tutti Maestri della
parola, tre su quattro anche del suono) che l’autore ha illustrato in questo
libro. Ne è venuto fuori un percorso duro, compatto, radicale; un insieme in
cui appare chiaro, nelle persino ovvie diversità di espressioni, temi, percorsi
(anche politici), epoche, che cosa unisce Pier Paolo Pasolini, Fabrizio De
André, Giorgio Gaber e Rino Gaetano. Com’è giusto, Annibale Gagliani salta
sulle differenze e nota affinità mai venute fuori prima, che però sono lì,
pronte per essere scoperte».
(Dalla
prefazione di «Impegno e disincanto in Pasolini, De André, Gaber e R. Gaetano»,
curata dal Prof. Marcello Aprile)
Annibale
Gagliani nasce a Mesagne (BR) il 4 ottobre del 1992. Si laurea con lode in
Lettere Moderne all’Università del Salento, dopo aver discusso una tesi sul
linguaggio disincantato. È tra i vincitori della seconda edizione del Master in
Giornalismo 3.0 di Nuovevoci Network, a Napoli. Comincia il suo sentiero
narrativo ricevendo il premio della critica alla terza edizione del concorso
letterario nazionale “Fuori dal cassetto”, per un racconto dedicato ai
lavoratori dell’ILVA, “La vita è un viaggio favoloso”. Nel 2013 instaura una
collaborazione con l’amministrazione del comune di San Donaci (BR) e diviene
responsabile del laboratorio urbano “Officine Creative”, promotore della
cultura di strada. Nel 2014 costruisce e organizza, assieme al Professore
Marcello Aprile, la rassegna universitaria di seminari rivoluzionari, “Cafè
Barocco Revolution”, che registra cinque edizioni. Nel 2015 lavora come
reporter per la web tv d’Ateneo dell’Università del Salento, The Box Tv. Alla
fine dello stesso anno si distingue come narratore al Workshop giornalistico di
Sportitalia, a Milano. Nel 2016 diventa responsabile della sezione culturale di
«Leccecronaca.it», dove racconta vizi e virtù del Tacco d’Italia. Alla fine del
2016 avvia una collaborazione con «Rompipallone.it», curando una rubrica video
che fonde l’arte al calcio: “L’arte del gusto calcistico”. Nello stesso periodo
è corrispondente di Radio Dimensione Italia per il calcio internazionale,
editorialista di punta per «Sport in Condotta» e ospite della trasmissione
leccese Piazza Giallorossa. Dal 2017 collabora con il «Nuovo Quotidiano di
Puglia», raccontando l’ardente cronaca della provincia di Brindisi. Da gennaio
2018 narra di letteratura e politica per la rivista romana «L’Intellettuale
Dissidente», e di musica e sport per il periodico «Contrasti». È conosciuto
negli ambienti culturali salentini per le sue poesie anarchiche, che profumano
di simbolismo e lasciano un sapore romantico sulle labbra. Tra i suoi modelli
intellettuali, oltre ai Quattro Profeti del saggio «Impegno e disincanto»,
ritroviamo Albert Camus, Roland Barthes, Leonardo Sciascia, Eugenio Montale,
Beppe Viola e Gianni Brera.
“THE DOORS” - The Doors Em direção ao próximo bar de whisky: Com discografia atualizada em apêndice by Giuseppe Calogiuri ( I Quaderni del Bardo Edizioni per Amazon)
É preciso ter coragem.
Sim, é preciso ter muita coragem para pedir para eu escrever o prefácio de um
livro que fala sobre uma banda dos anos ’60. Isso porque, inclusive para você
que está lendo, qual é o primeiro pensamento que vem à sua mente? Com certeza
umas daquelas bandas de insuportáveis hippies malucos, pacifistas, lerdos e sem
sal do estilo de Mamas&Papas ou Jefferson Airplane (tenho certeza disso).
Felizmente, mesmo naqueles anos terríveis do ponto de vista musical, algumas
estrelas apareciam na escuridão. E, talvez, uma estrela brilhou mais que todas:
a estrela do The Doors! E é exatamente sobre esta estrela que este livro fala,
ou melhor, narra. E Giuseppe Calogiuri, conhecendo meu ponto fraco, soube
encontrar o meio e a coragem certa. Mas, vamos começar pelo começo...No dia 4
de janeiro de 1967, The Doors lançou seu primeiro álbum auto-intitulado. Não se
tratava de um ano qualquer. Aquele 1967 marcaria para sempre a historia dos
Estados Unidos, antes, e do inteiro mundo ocidental, depois. Há alguns anos, as
forças armadas de Whashington lutavam numa guerra não oficial longe de casa.
Desde o início de seu mandato presidencial, o “progressista” John F. Kennedy
começara a recrutar os garotos de seu País para jogá-los do outro lado do
mundo. The Golden One (citando The Human League), filho de uma família que se
enriqueceu desproporcionalmente graças ao comércio ilegal de álcool, afundou os
Estados Unidos na lama do Vietnã. Seu sucessor, Lyndon B. Johnson, continuou o
trabalho. Ou melhor, levou a guerra à consequências extremas.No dia 7 de agosto
de 1964, o Congresso americano aprovou a H.J. Res. 1145 (mais conhecida como a
“Resolução do Golfo de Tonkin”) e entregou ao Presidente Kennedy um cheque em
branco para levar as tropas americanas onde ele considerasse necessário. Foi o
começo da presidência imperial. Foi também o início, na prática, do
recrutamento obrigatório para os jovens americanos. Aquela carne fresca era
necessária. Era essencial para lutar nos pântanos e nas selvas do sudeste da
Ásia. Em 1968, haveria 500.000 soldados empregados no Vietnã (com infiltração
também no Camboja e Laos para perseguir os charlie).Neste clima, as
universidades eram as instituições mais afetadas pela guerra. Os garotos que
"ganhavam" a loteria maligna do recrutamento, tinham apenas três
opções: 1) aceitar o alistamento; 2) fugir, talvez no Canadá (como Jack
Nicholson); ou 3) escolher o caminho da objeção de consciência. A terçeira
opção era uma escolha difícil, colocava o individuo fora da sociedade e, por
isso, requeria muita coragem. Um campeão esportivo que se encontrava no topo da
sua carreira recusou o alistamento várias vezes e, em 20 de junho de 1967, foi
julgado culpado por traição. Aquele homem era Muhammad Ali!Um novo caminho
tinha que ser encontrado. E a música era fundamental como meio de agregação
para todos aqueles que queriam fazer alguma coisa (...) (Por Daniele De Luca)
tradução por Ilaria Bisanti Diretora Accademia Italiana Pellegrini
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