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giovedì 20 ottobre 2016
La Poesia di Giorgio Manacorda (Castelvecchi)
Che cos’è la poesia? Se
nessuno è mai riuscito a dare una risposta, forse bisogna cambiare la domanda:
la poesia è necessaria? È un fatto che pochi leggono poesia benché tutti la
scrivano. Allora la poesia è un bisogno? Questo libro sostiene che la poesia è
l’essenza dell’essere. È la caratteristica fondamentale e fondante del nostro
stare al mondo. Senza la poesia non ci sarebbe il pensiero, addirittura non ci
sarebbe la mente. La poesia è una necessità antropologica. È discriminante dal
punto di vista evolutivo, darwiniano. Noi stessi siamo costituiti di poesia. La
poesia ha a che fare con la biologia e con la fisica. Come le correnti
oceaniche, la poesia ha in sé la propria energia. La poesia è la forma della
materia che rappresenta se stessa. Questo è il fare del fare, ovvero il poiein.
Giorgio Manacorda - Nato
a Roma nel 1941, ha insegnato Letteratura tedesca in varie università, ha
scritto su «La Stampa» e su «la Repubblica», ha collaborato ai programmi di
Radio Rai, ha pubblicato poesie (Viaggio al centro della terra, Elliot 2014),
romanzi (Terrarium, Voland 2015), e saggi sulla letteratura tedesca e sulla
poesia italiana. Dal 1994 al2012 ha curato con Paolo Febbraro un annuario
dedicato alla poesia.
Che cosa è il buddhismo. Un maestro e molte tradizioni di Tenzin Gyatso (Dalai Lama) e Thubten Chodron (Mondadori)
Il buddhismo è
praticato da centinaia di milioni di persone in ogni angolo della terra, dalle
grotte del Tibet ai templi di Tokyo fino ai ritiri nei boschi di sequoie degli
Stati Uniti. Tutte le sue diverse tradizioni (quella meridionale Theravada,
basata sul canone pali, e quelle settentrionali del Tibet e dell'Asia
orientale, che fanno riferimento a testi originariamente scritti in sanscrito)
affondano le radici negli insegnamenti di un uomo vissuto in India 2500 anni
fa, che, tradotti in numerose lingue, hanno conosciuto una diffusione globale e
reso il buddhismo una delle religioni più influenti del mondo contemporaneo. In
queste pagine Sua Santità il Dalai Lama e la monaca buddhista americana Thubten
Chodron esplorano, con un'analisi mai condotta finora in questi termini, gli
elementi comuni, le sinergie e le divergenze fra le principali correnti del
buddhismo rispetto ad alcune pratiche e dottrine essenziali: le "quattro
nobili verità" sull'origine del dolore e sulla via per la sua cessazione;
l'"originazione dipendente", ossia il ciclo che dall'ignoranza porta
all'attaccamento, al karma e a perpetuare rinascita, invecchiamento e morte; la
pratica della meditazione, nella sua progressione a vari livelli e i relativi
ostacoli e antidoti; la cura della condotta morale da parte di laici, monaci e
negli stadi di realizzazione più avanzati; la coltivazione delle virtù (fra le
quali l'amore, la compassione, la gioia e l'equanimità). Premessa di Bhante
Henepola Gunaratana.
Pastorale Americana di Philip Roth (Emons:audiolibri)
"Chi è pronto ad
affrontare la tragedia e l'incomprensibilità del dolore? Nessuno. La tragedia
dell'uomo impreparato alla tragedia: cioè la tragedia di tutti."
“Questo è un libro
sulla memoria. Contro tutte le certezze che puoi avere su questa memoria”.
Massimo Popolizio legge con coraggio Pastorale americana espandendo nella sua
interpretazione, se possibile, l’epica del Romanzo di Philip Roth Premio
Pulitzer nel ’97. Parola per parola, riga per riga, pagina per pagina, la prosa
magistrale di Roth da un lato – ora narrazione pura, ora flusso di coscienza,
ora incredibile parodia - e la voce sempre flessibile, sempre giusta di Popolizio
dall’altro, danzano in equilibrio perfetto. Un’analisi dell’America
attualissima, sociologica ma anche emotiva, un flusso potente che Massimo
Popolizio “tenta di governare” – come dice – e che tra gli anfratti, le case
borghesi, certe ritualità sociali che perpetriamo per pura noia, ci mostra il
lato oscuro. Del singolo, della società, della vita. E ci dimostra
in modo inequivocabile, ancora una volta, come si possano dipingere
formidabili affreschi di un paese e di un’epoca secondo la migliore tradizione
del romanzo moderno. Lo chiamavano “lo Svedese”, nel liceo di Newark, New
Jersey. All’anagrafe era Seymour Levov, il ragazzo che tutti avrebbero voluto
essere. Alto, biondo, atletico, ebreo, Levov eccelle nel baseball e – nell’
America degli anni ’50 – è destinato ad eccellere nella vita: il successo
professionale, quello famigliare, la villetta borghese. Ma la lunga ed
estenuante guerra del Vietnam squasserà l’America e coinvolgerà personalmente
Seymour, nel modo più tremendo: l’amata figlia Merry, diventata una violenta
radicale, sparirà con l’accusa di terrorismo. È il rovesciamento, la caduta, la
fine senza appello dell’American dream che lo scrittore Nathan Zuckerman,
abbagliato fin da ragazzo dalla solarità senza ombre dello Svedese, sente la
necessità di narrare. Philip Roth ci mostra il lato oscuro in quello che è un
grande romanzo politico ma anche emotivo. L’ affresco epico di un paese e di
un’epoca in un libro sulla memoria. Lo chiamavano “lo Svedese”, nel liceo di
Newark, New Jersey. All’anagrafe era Seymour Levov, il ragazzo che tutti
avrebbero voluto essere. Alto, biondo, atletico, ebreo, Levov eccelle nel
baseball e – nell’ America degli anni ’50 – è destinato ad eccellere nella
vita: il successo professionale, quello famigliare, la villetta borghese. Ma la
lunga ed estenuante guerra del Vietnam squasserà l’America e coinvolgerà
personalmente Seymour, nel modo più tremendo: l’amata figlia Merry, diventata
una violenta radicale, sparirà con l’accusa di terrorismo.
È il rovesciamento, la
caduta, la fine senza appello dell’American dream che lo scrittore Nathan
Zuckerman, abbagliato fin da ragazzo dalla solarità senza ombre dello Svedese,
sente la necessità di narrare. L’affresco epico di un paese e di un’epoca in un
libro sulla memoria.
Massimo Popolizio è
attore teatrale e cinematografico. La lunga collaborazione con Luca Ronconi lo
ha visto interprete di oltre trenta spettacoli del grande regista: dal Re Lear
al Peer Gynt, fino alla recente Lehman Trilogy. Vincitore del Nastro d’Argento
per il doppiaggio maschile in Hamlet nel 1996, tra le sue innumerevoli
interpretazioni cinematografiche ricordiamo Romanzo criminale (2005), Mio
fratello è figlio unico (2007), Il Divo (2008)
e Il giovane favoloso (2014). Per Emons ha già letto La morte a Venezia
di Thomas Mann (2015).
DAL 27 OTTOBRE IN
LIBRERIA IN CONTEMPORANEA CON L'USCITA DEL FILM PASTORALE AMERICANA letto da MASSIMO
POPOLIZIO
mercoledì 19 ottobre 2016
L' allieva segreta del pittore di Charlotte Betts (Newton Compton)
Una storia magica ed
emozionante ambientata nella Londra del XVII secolo. Londra, 1688. Beth Ambrose
ha sempre condotto una vita tranquilla e protetta a Merryfields, la casa di
famiglia alla periferia della capitale inglese. Un luogo dove i suoi genitori
offrono rifugio alle anime malinconiche. È qui che Beth, artista appassionata e
brillante, si lega all'inquieto pittore Johannes, che nutre il suo talento e la
prende come apprendista. Quando in città le tensioni politiche iniziano a farsi
sentire, nel cuore della notte bussa alla loro porta Noah Leyton, con una
proposta che sconvolgerà l'intero mondo di Beth. Nel frattempo a Merryfields
trova rifugio un nuovo ospite misterioso, che dà a Beth l'opportunità di realizzare
le proprie ambizioni artistiche. Ma ben presto lei si renderà conto che c'è un
prezzo molto alto da pagare... Mentre la Gloriosa Rivoluzione getta il Paese
nel caos, riuscirà Beth a trovare il coraggio di seguire il proprio cuore e
difendere tutto quello che ha di più caro?
Poesia d'oggi. Un'antologia italiana di Paolo Febbraro (Elliot)
Fra il 2013 e il 2014,
Paolo Febbraro ha curato una rubrica di poesia sulle pagine culturali del
"Sole 24 Ore". Ogni settimana appariva una poesia allora inedita di
un autore italiano vivente, accompagnata da una sua breve biografia e da una nota
di commento ai versi. "Poesia d'oggi" ha proposto via via
un'originale scelta d'autore che ora viene raccolta in volume, volendo fornire
al pubblico un avviamento alla lettura e alla scoperta della migliore poesia
contemporanea. Disposti in ordine cronologico, dai maestri come Pier Luigi
Bacchini e Franco Loi fino ai giovani Matteo Marchesini e Mariagiorgia Ulbar,
questi poeti disegnano un panorama della nostra letteratura in versi,
svelandone la forza e la varietà. Le singole poesie, poi, chiamano a ulteriori
approfondimenti, e anche per questo vengono accompagnate da un'introduzione
generale e dall'interpretazione di uno dei protagonisti della scena poetica
odierna. Premessa di Armando Massarenti.
Il farmacista di Ilhéus di Vincenzo Celano (Giovane Holden edizioni)
Questa consacrazione, è
firmata Vincenzo Pardini. Fra i massimi scrittori e critici italiani, Pardini -
sarà per l'amore grande condiviso per gli animali e/o esclusivamente per le sue
doti eccelse nella scrittura - a nostro avviso, consacra Vincenzo Celano
(Castelluccio Inferiore - Potenza, classe 1935); ma, andiamo poi a capire, è la
lettura del romanzo breve "Il Farmacista di Ilhéus" a fortificare la
convinzione di Pardini che di certo sottoscriviamo. Urge, però, un passetto
indietro. Fondatore dal '75 di Club per la Beccaccia e del Primo Gruppo
Cinofilo della Basilicata, perfino con pure più noti amici di avventura,
agitatore culturale da decenni, Celano da tempo può o poteva contare
sull'amicizia "colta" di persone come: Giorgio Barberi Squarotti,
Maria Luisa Spaziani, Piero Chiara, Mario Rigoni Stern, Cesare Marchi, Enrico
Vallecchi, Raffaele Nigro etc. Due anni or sono, fra le altre cose, Vincenzo
Celano con "L'animale a sei zampe" (EdiGrafema, Policoro), ha vinto
la selezione "narrativa regionale" del Premio Letterario Nazionale
"Carlo Levi". "Il Farmacista" è la storia tormentata di un
uomo che giovane lascia il paese natìo, dove la sua anomalia sessuale è stta
accidentalmente scoperta nel corso della gara degli "sticchiaruli"
(corsa di ragazzi nudi) e dove la sua natura di diverso gli impedisce di vivere
una vita normale. Imbarcatosi clandestino su un piroscafo diretto in Brasile,
approda quindi alla Ilhéus del titolo dove diventa prima tagliatore di canna da
zucchero, poi, ragazzo di bottega nella farmacia all'aperto del dottor Ruggero
Pace, don Rogerio per i clienti che la frequentano. Ma alla morte del
farmacista, l'ex tagliatore e la reincarnazione perfetta del titolare e per i
clienti continuerà ad essere solo e semplicemente don Rogerio. Tuttavia, a
causa della sua diversità, anche là venuta alla luce, improvvisamente conosce
un amaro degradante destino, che trascina la sua vita ai margini di una
discarica nello stato di Bahia, dove per caso lo incontra Campoleone, un
pittore che è approdato oltreoceano spinto da un'ossessione giovanile, a
partire dall'Italia meridionale, per studiare e ritrarre i policromi uccelli
degli ambienti umidi del Pantanal e con l'ambizione di emulare i pittori
fiamminghi approdati in Brasile, nel periodo coloniale, al seguito delle
spedizioni olandesi. La Curiosità di Campoleone, fa venire a galla il passato
rimosso del protagonista. Ed ecco, allora, l'accento, tolta l'apertura a
effetto sulla discarica, il parallelo ancora con la forte carica erotica di
molti passaggi, che fanno del senso del sesso i sensi della vita.
Giornalista e
scrittore, Vincenzo Celano (classe 1935) risiede in Lucania, a Castelluccio
Inferiore, dove è nato e si occupa di problemi socio-culturali, di regia
teatrale dialettale e del recupero e valorizzazione delle tradizioni popolari.
Naturalista, che ama dichiararsi semplicemente “navigatore di boschi”, vive con
il cruccio di non sapere quante migliaia di chilometri ha percorso a piedi da
quando ha cominciato a camminare. Nel 1981, con l’inedito Non alghe d’oro ma
frutti di vivissimo fuoco ha vinto il premio di poesia Città di
Legnano-Giuseppe Tirinnanzi e, nel 1989, ha pubblicato presso l’editore Manni
la raccolta di racconti I pesci non hanno oroscopo per la sera. Nel 2006, il
Museo Civico di Storia Naturale della Città di Jesolo gli ha conferito la
medaglia d’oro con diploma di merito alla carriera letteraria. Per i tipi di
Edigrafema, nel 2013 è uscito il suo romanzo L’animale a sei zampe, che ha
ricevuto il premio letterario nazionale Carlo Levi.
martedì 18 ottobre 2016
Transito all'ombra di Gianluca D’Andrea (Marcos y Marcos)
Nervoso nella lingua e
nello stile, nervoso nello sguardo che getta sulle cose, il 'Transito,
all'ombra' di Gianluca D'Andrea procede lungo uno stretto crinale, lo
spartiacque tra io e mondo, destino individuale e storia collettiva, estrema
possibilità di rappresentare o narrare e verosimile impossibilità di trovare un
senso, luce e buio, dovere di memoria e dimenticanza. Il Transito è movimento,
divenire, talvolta persino epico, o pura caparbia vita che insiste e non vuole
finire; ma l'ombra in cui avviene quella di un acquario in cui 'Passano le
figure, inseguono gli eventi' e 'la giustizia si sposta nello stesso / luogo,
si sgrana in tempi impercettibili'. Lo spazio e il tempo della raccolta hanno
nomi e confini: l'Italia, tra Messina e Treviglio, il secondo Novecento e le
sue crudeltà sottaciute; e tuttavia queste coordinate sfumano a tratti in altri
tempi e in altri spazi più immani, biologici e geologici, se 'la terra è
statica in milioni di anni senza noi, ci raggiunge e vomita'. È in un simile
contesto tra disperazione e speranza, che la vicenda umana dantescamente
's'immilla'." (Fabio Pusterla)
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