venerdì 5 marzo 2010

Invisibile di Paul Auster (Einaudi)




















Sembra che Paul Auster nella sua ultima produzione sia affetto da una strana compulsione all’artificiosità. Ma può darsi che si tratti solo di una semplice suggestione superficiale e nulla più. Ad ogni modo, questo grande scrittore torna al pubblico italiano grazie ad Einaudi, con il suo ultimo lavoro dal titolo “Invisibile”. Il libro anche se ben farcito di svariate situazioni e personaggi, al limite del tecnicismo narrativo, risulta di agevole lettura. Basti solo sapere che i colpi di scena sono numerosissimi e si debbono leggere con estrema attenzione per non perdere nemmeno un passaggio. Non voglio minimamente parlare del fatto che questo grande autore ripercorre tutte quelle tematiche care alla letteratura americana e soprattutto si occupa puntualmente della famigerata rielaborazione del lutto in tutte le sue fasi, anche perché rischierei di essere noioso e pedante. Stiamo parlando di un vero e proprio capolavoro, dove cinismo e toni davvero forti sono amalgamati con grande maestria. Per non farla lunga, il lettore non riesce a staccare gli occhi dal libro fino alla fine.

Ricordo che l’ultimo libro che ho letto di quest’autore è stato "Un uomo nel buio", e devo dire che mi aveva lascito senza fiato. Poi quest’ultimo libro denso, dove l’autore fa agire i suoi personaggi in maniera immensamente lucida, anche nelle situazioni più bizzarre. E questa non può essere che definita grandezza totale. La storia vede come attore principe un poeta americano, Adam, (siamo nel 1967) che scrive le sue memorie ancor prima di morire. Auster è geniale nel far dubitare sulla veridicità delle cose scritte dal poeta in questione, sino all’ultimo. Adam è incestuosamente innamorato della sorella, Adam scopa con la francese Margot più matura di lui e che ha un amante di nome Born. Un “quadrangolare” che offre innumerevoli scenari, e che questo grande scrittore riesce a comporre e scomporre a suo totale piacimento. Che Paul Auster sia difficile da capire è fuori questione, soprattutto perché la sua è una tipologia narrativa complessa, piena di innumerevoli zone d’ombra, che paiono create per disorientare più che guidare il lettore pagina dopo pagina.

Ma per noi è più che sufficiente quanto sostenuto da Clancy Martin del New York Times sull’ultimo lavoro di questa grande, grande penna: «Appena finito di leggere Invisibile, lo si vorrebbe leggere di nuovo perché il romanzo si muove velocemente, con disinvoltura, quasi sinuosamente, e finisci per preoccuparti di avere letto alcuni buoni passi troppo in fretta. La prosa è un esempio della scrittura americana contemporanea al suo meglio: fresca, elegante, vivace. Dà quella illusione di facilità che viene solo da una ferrea disciplina. E come accade spesso quando si è nelle mani dei maestri, si legge la frase successiva quasi senza avere finito quella precedente. Se, come nel mio caso, una delle ragioni per cui leggete è il grande piacere di innamorarvi di una storia, allora leggete Invisibile. È il romanzo più bello scritto da Auster».

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