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martedì 23 luglio 2013

Tg Adnkronos, Unioncamere: nel 2013 persi 250mila posti ...

Monica Maggioni intervista David Thorne

The Sun cambia nome per il royal baby e diventa 'The Son'

Berlusconi rilancia Forza Italia via Facebook

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Delrio: "Condivido l'allarme di Casaleggio" - Politica - Tgcom24

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Intervista a Scalfarotto: «La moratoria sui diritti civili dura da 35 anni» di O. Sabato - Italia - l'Unità - notizie online lavoro, recensioni, cinema, musica

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Soldi ai partiti, Letta in trincea

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Dl Fare, emendamenti tagliati ma non basta: il Governo pone il voto di fiducia - Il Sole 24 ORE

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Sentieri a Sud 2013 dal 26 luglio al 3 agosto 2013 a Kurumuny




Anche per questo 2013 si rinnova l’appuntamento organizzato da Kurumuny con la rassegna “SENTIERI A SUD”, dedicata alle produzioni e agli attraversamenti culturali, tra musica e poesia, tra documentario e racconto, tra cultura antica ed evoluzioni moderne: uno spazio di confronto in un luogo ricco di storia e di storie.
“SENTIERI A SUD” nasce con l’idea di offrire, in uno spazio fisico e un luogo dell’anima, idee e visioni su una terra che è lembo estremo ma anche crocevia di popoli; di favorire una maggiore conoscenza della cultura orale del Salento e di coloro che sono oggi le nuove voci narranti in questa “isola sonante”. Uno degli elementi più significativi della comunità salentina, infatti, è stata ed è tuttora la condivisione di momenti intensi ed espressivi attraverso il canto, la musica, il racconto e la ricerca di uno sguardo altro.
 “SENTIERI A SUD” si svolge in un periodo dell’anno in cui maggiore è il flusso di turisti e a noi piace pensare che questa rassegna sia una chiave di lettura, un modo per entrare in una terra in punta di piedi e scoprirne le bellezze per goderne appieno. Il Salento è finis terra e può offrire orizzonti, luci, profumi, sapori e calore umano anche attraverso una rassegna di musica e letteratura all’ombra dei carrubi.


Venerdì 26 luglio ore 21.00

• Presentazione dell’ultimo lavoro discografico di Daniele Durante
DAMULI N’AUTRA BOTTA. Antologia licenziosa di trenta canti e pizziche dal Salento.
Interventi di Luigi Chiriatti, Roberto Guido e Daniele Durante.
A seguire intervento musicale a cura di Daniele Durante e Francesca Della Monaca.

Per approfondimenti

La cultura orale di un territorio, che trova nei canti una raffinata sintesi poetica e sonora per esprimere la propria visione del mondo, non poteva non cantare la sessualità, attraverso stornelli a dispetto o una delicatissima poetica in rima. Lo fa ricorrendo a metafore e ammiccamenti; inventando nomi e significati al sesso femminile e maschile; alzando un velo trapuntato di versi e parole poetiche che nascondono l’atto sessuale. È molto vasto il repertorio dei canti licenziosi salentini con punte allusive, maliziose, talvolta oscenamente in chiaro, talaltra di difficile comprensione, almeno ad una prima analisi. Non riconoscere questa vena significherebbe negare una delle fonti più vivaci, ispiratrici e accattivanti di tutto il corpus sonoro. I grandi cantori o affabulatori ricorrevano ad eleganti infiocchettature poetiche anche per aggirare l’onnipresente e opprimente dottrina religiosa, che condannava ogni riferimento e pratica della sessualità; l’allusione mirava a non offendere il collettivo senso del pudore e a non turbare le anime dei fanciulli e delle fanciulle, che d’altronde, convivendo e lavorando con gli animali, nella vita di tutti i giorni assistevano in maniera naturale ai loro accoppiamenti. Ci piace pensare che questa difficilissima arte di poetare e cantare potesse essere un veicolo di conoscenza dei comportamenti sessuali e quindi una specie di trasmissione etica sessuale. Nei canti proposti da Daniele, ricorre il ricco vocabolario con cui sono indicati gli organi sessuali; i termini variano di paese in paese e fanno riferimento ora ad oggetti di uso quotidiano (taeddha, farzura, pastinaca, trapanaturu), ora ad immagini attinte ai grandi riti e miti che sostanziano questa terra, ora a figure archetipiche come il monaco, l’aggiustacofane, il cardararu, il giardiniere. Le tracce sonore offrono un ampio ventaglio di arie e testi che – nel doppio senso, nell’ammiccamento, nell’esplicito riferimento alla sessualità, ai suoi organi, al loro uso e consumo – ci testimonia di una poetica musicale che arricchisce di nuovi stimoli il panorama sonoro salentino. (Luigi Chiriatti)



Info sull’autore/curatore

Daniele Durante




Mercoledì 31 luglio ore 21.30

• C’È UN CASTELLO DI COTONE
Visioni, arabeschi, adorabili parole
di e per Antonio Verri
Reading con Roberta Pappadà e Fabrizio Gemma
accompagnamento musicale di Rocco Nigro
Introduce Maurizio Nocera



Sabato 3 agosto ore 21.00

• Presentazione del progetto LE SALENTINE, carte da gioco.
Interventi di Giovanni Chiriatti, Alessandro Sicuro,
A seguire MERCATI GENERALI, racconto in musica di ‘U Papadia e Guit Armando
più ospiti.

Le Salentine - Le carte da gioco hanno la forma di una tessera rettangolare in carta o plastica, delle dimensioni di una mano. Una serie completa di carte viene nominata mazzo. Le carte da gioco sono tra gli strumenti più usati dagli illusionisti, e in ambito esoterico sono importantissime nella lettura che viene fatta con la cartomanzia. Per molti le carte sono un ambito oggetto di collezionismo. La più diffusa serie di carte in Italia è quella delle carte “napoletane”.
Celebre negli anni ottanta una famosa partita di scopone giocata tra l'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, l'allenatore della nazionale di calcio Enzo Bearzot ed i calciatori Dino Zoff e Franco Causio. La partita, si svolse sull'“air force one italiano” che riportava nel nostro paese la squadra che aveva appena vinto il Mondiale di Calcio 1982 in Spagna. Il gioco delle carte unisce generazioni di italiani, da tutte le regioni (visto che esistono mazzi di carte con semi di tradizioni iconografiche regionali differenti), mossi dal desiderio della convivialità e di un momento di spensieratezza da trascorrere insieme.
La casa editrice Kurumuny, che da anni porta avanti un percorso editoriale incentrato sulla ricerca musicale ed etno/antropologica, dopo il successo della prima edizione che ha incontrato il favore di ferventi aficionados delle carte da gioco, propone una seconda ristampa ricca di sorprese, proprio nel cuore della calda estate salentina.
Le salentine nascono dal desiderio di creare un mazzo di carte da gioco legato al territorio e alla sua storia pur mantenendo una giocabilità pari a quella delle carte regionali napoletane, a cui si ispirano e di cui conservano la peculiarità dell’aspetto cromatico, Il mazzo è composto da quattro semi che si richiamano alla tradizione e ne diventano sintesi simbolica. Queste carte sono uno strumento di gioco senza pari, e allo stesso tempo rappresentano un biglietto da visita per il Salento e la sua cultura, dato che la simbologia riprodotta offre cenni e riferimenti ai riti e miti, all’arte, ai costumi che poi trovano un ulteriore approfondimento sul sito dedicato: www.cartesalentine.it

Le salentine sono state disegnate interamente a mano, realizzate e prodotte in Salento da B22 e Kurumuny.


ingresso gratuito
Info Kurumuny
Telefono: 0832801528
Cellulare: 3299886391
redazione@kurumuny.it

Il posto delle donne di Rossana Campo (Ponte alle Grazie). Intervento di Nunzio Festa




"Se la cinematografia italiana fosse ancora quella dei primi anni Ottanta, questo libro diverrebbe un film. Lo dirigerebbe Alina Marazzi, Emma sarebbe, chi sa, Sonia Bergamasco, Maxine senza dubbio Lola Créton e la filosofa Catherine Forest, chi lo sa, magari una Maddalena Crippa
La cinematografia italiana è in mano, come pare, a Paolo Sorrentino: per cui ci si tiene il libro e, come si suole, se ne aspetta un altro, ma di corsa e, se possibile, un poco più lungo". Rare volte ci capita di prendere a prestito così tante parole, per le nostre scritture di letture. Ma queste di Giovanni Choukhadarian non possiamo lasciarle solamente su www.mentelocale.it. Quindi ne approfittiamo volentieri, per testimoniare il nostro apprezzamento verso "Il posto delle donne" di Rossana Campo; anche perché di sguincio polemizzano su un altro aspetto (che più di così non ce la sentiamo di toccare, però): l'ex Belpaese, appunto quando era Belpaese o giù di lì, aveva veramente il suo 'cinema d'autore'. Comunque Emma fa la cameriera in un bistrot parigino. Ed è stata scaricata dal suo amore, Carmen. Dunque incontra casualmente la giovane e apparentemente spensierata Punketta, al secolo Maxine. Che invece muore proprio dopo un paio di giorni dalla lampante avventura con Emma. Che poi si pone l'obiettivo, "obbiettivo" scriverebbe un altra bella penna italiana, di trovare il motivo dell'inattesa, improvvisa, assurda scomparsa della ballerina di lap dance. Cinematrografico all'ennesima potenza, l'ultimo romanzo di Rossana Campo, passata per un illuminante libricino sulla pratica buddista - del quale tra l'altro vi diremo presto -, diventa una pellicola alla Allen mischiata alla farina di Bertolucci ripassato nel colore d'Antonioni. Alcune pagine sono fionde sicure di ferirci. Perché trovano gli altri obiettivi: maschilismo e violenza sulle donne. Ma resi meno asfissianti in quanto descritti in una trama tutta fatta da curve erotiche e compassione. Allentate a loro volta dalla potenza comica, a tratti perfino sardonica, d'una Campo da Oscar della Narrazione. In questa storia l'autrice di "In principio erano le mutande", utilizzando anche citazioni imbattibili d'opere letterarie (vedi l'omaggio alla Stein, che passa per l'amica e confidente, appunto, Kiki Stein) e musicali, sottotraccia pone il mistero delle cose. Quando sia oppure non sia questa mondo "il posto giusto per le donne", nella vita può capitare comunque di sostituire una mancanza con pensieri fissi usati quali, volta per volta, mete da raggiungere senza far troppo pensare alla sconfitta subita. "Il posto delle donne", a dir poco godibile assasi, è un'altra felice opera della scrittrice nata a Genova. Allora per questo va riletto almeno una volta all'anno.

LI.MON.E: Libri, montagna e… - Quotidiano online della provincia di Cuneo

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Libri: sei Delay o Book-buster? - Per Lei - Tgcom24

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Internazionale » Musica » Esce a settembre “Meticci”, nuovo cd inediti della Vanoni

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lunedì 22 luglio 2013

Only in America with Larry the Cable Guy : Eating Contest

Pesca, da oggi fermo biologico in Alto Adriatico...

Terremoto nelle Marche, la gente scende in strada

Mino De Santis e Nandu Popu (Sud Sound System) domani per la prima del video ufficiale "Pezzenti". E a seguire concerto



Nella magnifica veste dei Giardini del Duca di Martano ci sarà l'attesa presentazione del videoclip “Pezzenti” (Muddhriche-Ululati, Lupo Editore) con il genio artistico di Gianni De Blasi alla regia. Sarà presente Nandu Popu (Sud Sound System) e Giovanni De Santis. Segue il concerto di Mino De Santis. Presenta Mauro Bortone
Evento imperdibile! Martedì 23 luglio 2013, ore 21.30 - Giardini del Duca - via Calimera - Martano (LECCE).


Ogni qual volta si ascolta Mino De Santis, si hanno ben chiare le sue radici, la sua storia, le origini musicali e i suoi ascolti al juke box. La voce e l'ironia amara di De Andrè, ma anche l'impegno di Stefano Rosso o la compostezza di Paolo Conte. Ma per non abbandonarsi a facili semplificazioni, bisogna fermarsi un attimo e rimettere play. Mino De Santis è a tutti gli effetti un fuoriclasse, unico nel suo genere perché ama ancora raccontare e lo fa come potrebbe fare un fotografo con le sue istantanee, un pittore impressionista nel fermare tutto su una tela o il saggio del paese nel riferire vizi e virtù della sua gente. Con dovizia e ironia.
Anche in questo terzo album “Muddhriche prodotto dall'etichetta Ululati (Lupo Editore) si raccolgono piccoli momenti di vita quotidiana, come fossero proprio molliche minute ed essenziali, messe insieme per farne pane e nutrimento. Ci sono le "macchiette", i personaggi del paese: “Lu prete” scaltro e smaliziato o la “La bizoca e la svergognata”, apparentemente diverse ma "le stesse e l'hanno sempre saputo". 
C'è la bellezza e la malinconia degli "Anni" passati tra casa, chiesa e sogni di libertà ma anche il sud amaro dei “Pezzenti” (feat Nando Popu/Sud Sound System), quegli immigrati trattati come animali tra “patruni e capurali”, senza diritti o assistenza, pagati venti euro alla giornata me definiti lo stesso invasori. 
E tra mandolino e fisarmonica, si continua a raccontare di quei “Radical chic”, quelli bravi a dare definizioni, che hanno così poco da dire ma tanto da parlare. 
A poco a poco le “Muddhriche” compongono il quadro di un uomo che, come ben rappresentato dalla copertina del disco, dall'alto, osserva, riconosce, cerca di individuare quelle briciole, le piccole cose che continuano a dargli godimento. È un carnevale di personaggi e situazioni, dove si respira a pieni polmoni l'aria scanzonata di un bonaccio che ama quello che compone perché è il suo modo di continuare a credere al sogno di anarchia.

Il Salento trova nuove parole, quelle puntute, del graffio autoriale. Anarchiche quanto basta per tener desto l'animo e l'occhio allo sguardo: quello dritto, che mai s'inchina e fa riverenza. Mino De Santis è così, ama il ridere, il soffio e lo spiffero. (Mauro Marino)
Mino De Santis è un ascolto che il tempo e la pratica portano a metabolizzare. Non è la risata di turno ciò che arriva e resta. Ma un ondulato senso di profondità che scolpisce immagini nella memoria e libera l'ascolto dalla superficialità attorno (Erika Sorrenti e Francesco Aprile)
Mino ha scritto una pagina di canzone popolare vera, del popolo del Salento che si libera dalla pur splendida prigionia del tamburello, dell'organetto e del violino e approda ad un linguaggio nuovo, fatto di dialetto e di italiano colto al volo, masticato, rimasticato e sputato fuori in una nuova forma di colostro, vero alimento con il quale crescere i piccoli. Musica accattivante, di uno che sa suonare la chitarra, la lascia nei suoi accordi semplici, quasi ondeggianti come un materassino gonfiabile sulla bonaccia (Pino De Luca).
Autoironico e impietoso… lo definirei un “verista” per come descrive la realtà sociale e soprattutto quella di tanta umanità. Ha il suo modo singolare di vedere la realtà e di declinarla in versi. È un sognatore ingenuo e intellettualmente onesto. Insofferente a qualsiasi regola, non scenderebbe mai a compromessi, ha l'anima libera e resta anarchico anche quando non sarebbe il caso. Ha una singolare genialità, un'autentica vena artistica che differisce da qualsiasi accomodante musicalità “popolare” oggi cosi volgarmente e insopportabilmente stereotipata (Giuseppe De Santis).


INFO


Ufficio Stampa OverecoAgenzia


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domenica 21 luglio 2013

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sabato 20 luglio 2013

Shen Wei rilegge i Carmina Burana

Anche quest'anno torna la spiaggia a Parigi

Domani 21 luglio 2013 a Lecce Mino De Santis e Lupo Editore presentano al Ministro Cécile Kyenge il video “Pezzenti”



La Puglia terra di pace e frontiera di accoglienza o terra di sfruttamento e di caporali? È questo uno degli interrogativi, quello più emblematico, da cui ha preso le mosse il sondaggio che il Centro Servizi Volontariato Salento in collaborazione con Eurispes Puglia sta effettuando in questi giorni, in occasione dell’aggiornamento del dossier “Uomini, o no?” pubblicato nel 2012 e dedicato ai temi dell’immigrazione nel Salento. Un dossier che racconterà della nostra terra e della nostra cultura, svelando il vero volto dei salentini e dei pugliesi sui temi più vicini al rapporto con l’altro. Il Ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge  sarà presente al laboratorio di democrazia domenica 21 luglio dalle ore 16,00 alle ore 18,00  presso l’Hotel Hilton Garden Inn di Lecce in via Cosimo De Giorgi 62. All’incontro, organizzato dal CSV Salento con il patrocinio di CSV Puglia Net, Forum Terzo Settore, CSV Poiesis e Caritas Puglia, parteciperanno: Luigi Russo del CSV Salento che presenterà il “Dossier immigrazione Salento e sondaggio sul razzismo”, don Maurizio Tarantino della Caritas Puglia, Daniele Ferrocino (Comunità Emmanuel) Portavoce del Forum provinciale, Luigi Conte (Agesci) portavoce vicario,  e l’ospite d’eccezione il ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge.

Nel corso dell’appuntamento Mino De Santis presenterà al ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge  e al pubblico del Laboratorio di democrazia il videoclip “Pezzenti” (Muddhriche-Ululati, Lupo Editore) nato dal genio artistico di Gianni De Blasi alla regia, e che ha visto la straordinaria partecipazione di Alessandro Haber e di Nandu Popu dei Sud Sound System. Si tratta di un omaggio che l’artista salentino intende fare come frutto di un lavoro di ricerca da sempre incentrato sul dialogo e sull’autenticità del vivere, ma soprattutto emblema fortissimo di quella carica di solidarietà che il popolo salentino ha sempre e da sempre dimostrato nei confronti di altri popoli e altre geografie di vissuti.

Muddhriche - Ogni qual volta si ascolta Mino De Santis, si hanno ben chiare le sue radici, la sua storia, le origini musicali e i suoi ascolti al juke box. La voce e l'ironia amara di De Andrè, ma anche l'impegno di Stefano Rosso o la compostezza di Paolo Conte. Ma per non abbandonarsi a facili semplificazioni, bisogna fermarsi un attimo e rimettere play. Mino De Santis è a tutti gli effetti un fuoriclasse, unico nel suo genere perché ama ancora raccontare e lo fa come potrebbe fare un fotografo con le sue istantanee, un pittore impressionista nel fermare tutto su una tela o il saggio del paese nel riferire vizi e virtù della sua gente. Con dovizia e ironia.
Anche in questo terzo album “Muddhriche prodotto dall'etichetta Ululati (Lupo Editore) si raccolgono piccoli momenti di vita quotidiana, come fossero proprio molliche minute ed essenziali, messe insieme per farne pane e nutrimento. Ci sono le "macchiette", i personaggi del paese: “Lu prete” scaltro e smaliziato o la “La bizoca e la svergognata”, apparentemente diverse ma "le stesse e l'hanno sempre saputo". 
C'è la bellezza e la malinconia degli "Anni" passati tra casa, chiesa e sogni di libertà ma anche il sud amaro dei “Pezzenti” (feat Nando Popu/Sud Sound System), quegli immigrati trattati come animali tra “patruni e capurali”, senza diritti o assistenza, pagati venti euro alla giornata me definiti lo stesso invasori. 
E tra mandolino e fisarmonica, si continua a raccontare di quei “Radical chic”, quelli bravi a dare definizioni, che hanno così poco da dire ma tanto da parlare. 
A poco a poco le “Muddhriche” compongono il quadro di un uomo che, come ben rappresentato dalla copertina del disco, dall'alto, osserva, riconosce, cerca di individuare quelle briciole, le piccole cose che continuano a dargli godimento. È un carnevale di personaggi e situazioni, dove si respira a pieni polmoni l'aria scanzonata di un bonaccio che ama quello che compone perché è il suo modo di continuare a credere al sogno di anarchia.

Il Salento trova nuove parole, quelle puntute, del graffio autoriale. Anarchiche quanto basta per tener desto l'animo e l'occhio allo sguardo: quello dritto, che mai s'inchina e fa riverenza. Mino De Santis è così, ama il ridere, il soffio e lo spiffero. (Mauro Marino)
Mino De Santis è un ascolto che il tempo e la pratica portano a metabolizzare. Non è la risata di turno ciò che arriva e resta. Ma un ondulato senso di profondità che scolpisce immagini nella memoria e libera l'ascolto dalla superficialità attorno (Erika Sorrenti e Francesco Aprile)
Mino ha scritto una pagina di canzone popolare vera, del popolo del Salento che si libera dalla pur splendida prigionia del tamburello, dell'organetto e del violino e approda ad un linguaggio nuovo, fatto di dialetto e di italiano colto al volo, masticato, rimasticato e sputato fuori in una nuova forma di colostro, vero alimento con il quale crescere i piccoli. Musica accattivante, di uno che sa suonare la chitarra, la lascia nei suoi accordi semplici, quasi ondeggianti come un materassino gonfiabile sulla bonaccia (Pino De Luca).
Autoironico e impietoso… lo definirei un “verista” per come descrive la realtà sociale e soprattutto quella di tanta umanità. Ha il suo modo singolare di vedere la realtà e di declinarla in versi. È un sognatore ingenuo e intellettualmente onesto. Insofferente a qualsiasi regola, non scenderebbe mai a compromessi, ha l'anima libera e resta anarchico anche quando non sarebbe il caso. Ha una singolare genialità, un'autentica vena artistica che differisce da qualsiasi accomodante musicalità “popolare” oggi cosi volgarmente e insopportabilmente stereotipata (Giuseppe De Santis).


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