mercoledì 9 luglio 2014

Più del tuo mancarmi, di Emiliano Gucci (Noripios). Intervento di Nunzio Festa



Emiliano Gucci con i cinque racconti che compongono la triste melodia di “Più del tuo mancarmi”, accende fiammiferi nelle nostre viscere. Ogni racconto ci fa male. La letteratura di Gucci, questa volta, non gioca scherzando col superficiale, come c’era stato dato in abitudine, ma graffia negli stomaci nostri. Si parte con una donna che abbandonata dodici anni prima, con figlio in grembo poi chiaramente cresciuto senza il padre naturale, deve vedersi bussar alla sua porta l’uomo che l’aveva lasciata a se stessa. Un uomo che torna a parlare dell’amore nei suoi confronti come nulla fosse successo. Poi un paio di stivali buoni a gelare un altro padre colpevole. Oppure un uomo appena lasciato dalla sua donna che decide di catapultarsi in casa dell’amante del suo genitore morto, mentre anche sua madre sta per morire: quindi il passato raccontato dalla donna rimette tutto in discussione. E da qui, forse, potremmo dare il senso del libro stesso. Perché ogni racconto, appunto, gela proprio in quanto capace di spiegarci che il dubbio mai deve morire. Le storie d’amore che reggono ogni vicenda di Gucci, tutte dette con voce praticamente esterna al quadro, sono messe in un certo segno ogni volta in crisi da situazioni che i protagonisti o i comprimari di queste, mai avevano visto oppure mai avrebbero potuto capire. Gucci ci dice come nulla è reale al cento per cento. Ci fa vedere quanto possiamo sbagliarci se pensiamo solamente a coccolare certezze. Tutto può cambiare. Possiamo di sicuro aver commesso errori. Non aver visto. E ogni chiusa d’Emiliano Gucci, più raggelante a ogni racconto, sottolinea proprio che non tutto può esser vero per l’eternità. Con Più del mio mancarmi lo scrittore toscano dimostra che anche scegliendo il racconto quale genere letterario rimane una delle migliori penne italiane.

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